username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa. Libero pensatore, poeta, appassionato di arte, musica, cinema (e altro ancora) nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto: cittadino del mondo intero!

sabato alle ore 16:03

Leggende nerazzurre: Luis "Luisito" Suarez Miramontes

Il racconto

 Suarez venne in Italia, acquistato dall'Inter di Angelo Moratti ed Helenio Herrera, nel giugno del 1961: proveniva dal Barcelona F. C., nelle cui fila aveva vinto due titoli nazionali (1959, 1960), una "copa del Re" (1959), due coppe delle Fiere (1955-58, 1958-60) ed aveva disputato la finale di coppa Campioni del 1960 a Berna, persa contro i portoghesi del Benfica. Nato il 2 maggio del 1935 a La Coruna, arrivò nel nostro paese nel pieno della maturità tecnica (nel 1960 aveva vinto il "Pallone d'oro", trofeo che premia il miglior giocatore della stagione in Europa) e dopo che il boss" Herrera aveva scaricato l'argentino Angelillo (uno dei tre "angeli dalla faccia sporca") alla Roma in seguito a folli polemiche. Moratti dovette sborsare la cifra (astronomica per i tempi) di duecentocinquanta milioni: ma i soldi furono ben spesi! Al giocatore iberico, infatti, è legato il periodo più luminoso della storia moderna del club milanese, sponda nerazzurra: per quelli come me, tifosi dell'Inter sin da bambini, assolutamente leggendario ed indimenticabile! Suarez fu l'uomo più rappresentativo della grande Inter europea e mondiale, il leader carismatico in campo e fuori, fulcro del centrocampo dotato di notevole acume tattico e grande visione di gioco. La sua prima partita in nerazzurro fu un amichevole con i brasiliani del Palmeiras mentre nel nostro campionato esordì il ventisette agosto del 1961 a San Siro contro l'Atalanta (vittoria per 6-0). Con l'Inter conquistò tre scudetti (1963, 1965, 1966), due coppe dei Campioni e due coppe Intercontinentali (1964, 1965); disputò anche la finale di coppa Campioni nel 1966 (persa a Lisbona col Celtic per 2-1) e la coppa Uefa nel 1962 e nel 1970. Con la maglia delle "furie rosse" di Spagna disputò trentadue partite (l'ultima nel 1972 contro la Grecia) e segnò quattordici reti, vinse il titolo europeo nel 1964, partecipò ai mondiali del 1962 (Cile) e del 1966 (Inghilterra). Nel 1970 venne ceduto alla Sampdoria con la cui maglia chiuse la sua prestigiosa carriera. Smessi i panni del calciatore ha indossato quelli del tecnico mostrando le stesse doti di lucidità  e modestia che lo avevano contraddistinto in campo. Ha allenato in Italia le giovanili del Genoa, poi - in successione - Cagliari, Spal, Como e Inter; in Spagna il Deportivo La Coruna. Dopo aver guidato la nazionale under 21 del suo paese alla finale europea di categoria nel 1984 ed al titolo continentale nel 1986 (battendo l'Italia di Azeglio Vicini e di Gianluca Vialli), due anni dopo ha sostituito Miguel Munos sulla panchina della nazionale maggiore. Ha guidato le "furie rosse" agli europei del 1988 in Germania e ai mondiali del 1990 in Italia.

Commenti
Accedi o registrati per lasciare un commento