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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

17 dicembre 2020 alle ore 14:05

Non posso farlo! (seconda parte)

Il racconto

 - Comandi! - esclamò Henri all'ufficiale, seduto davanti a lui. Era il capitano Nomas, un tipo simpatico coi baffi e le basette lunghe, il quale comandava la postazione: alle sue spalle due soldati sul riposo, col fucile tenuto basso. - Sono il tenente Henri Galthier, del XV° battaglione di fanteria. Con me porto due miei compagni, il soldato semplice Alain Kantorek ed il sottotenente François Lucy, che mi aspettano fuori.
- Buongiorno, tenente! - fece l'altro. - Stia pure comodo...riposo! riposo! Siete destinati alla decima compagnia. Quando esce di quì vada sempre dritto, avanti a lei, costeggiando la strada di fianco al bosco. Arriverà giusto in trincea: tre, quattrocento metri ancora da camminare, no di più! Quando sarete là, lei ed i suoi uomini, qualcuno sarà ad attendervi, al comando e poi...vi daranno sistemazione. Buona fortuna! L'ufficiale era stato chiaro, proprio come un libro stampato a differenza però che...i libri, a volte, non seguono fili logici prestabiliti nella loro narrazione, nel loro esporre agli altri parole scritte: spesso scantonano, deragliano sui sentieri dell'animo umano! Il tenente così salutò l'ufficiale di grado superiore, dando un colpo secco ben assestato coi tacchi degli stivali e portando la mano destra sopra il cappello. Poi disse:
 - Bene, signore! Grazie infinite! Henri sapeva già tutto, però; conosceva per filo e per segno dov'era destinato sin da quando aveva lasciato il battaglione ma si sa, in fondo, come stanno le cose tra i militari: tutto ordine, ordini e disciplina, inutili scartoffie, precisione ed ossessiva quanto maniacale ripetitività anche in tempi come quelli. Eppoi, ognuno passava da quel posto quando arrivava: era tappa obbligata, l'ingresso sul fronte occidentale da dove poi gli uomini venivano dislocati in vari punti delle trincee. Quello era il punto di snodo (sembrava - senza esserlo però - il punto d'arrivo d'un treno a scartamento ridotto: quel mezzo di locomozione, cioé, che di lì a poco verrà usato - sovente e volentieri - in vari strategici punti della contesa col nemico per spostare truppe) verso l'infe...la porta che conduce al paradiso dei soldati, alla gloria: quello da dove si "comincia a ballare!", come disse il sergente maggiore Katczinsky, mattina precedente, dop'aver udito alla radio il proclama del governo. Henri uscì con piglio deciso dalla casetta e disse agli altri: - Andiamo, ragazzi!
 
- Arrivo in trincea. La collina del disonore.
 Erano le otto e quaranta, i tre non portavano ritardo alcuno sulla tabella di marcia. Infatti, dieci minuti più avanti giunsero alle trincee. Quelle erano state scavate alcuni giorni addietro dai soldati del genio per fornire appoggio alle truppe in transito (era da alcune settimane, infatti, che la situazione tra i due Stati vicini, ora in guerra, era tesissima ai confini e ogni cosa lasciava intendere quello che sarebbe accaduto di lì in avanti!), tuttavia diverranno in breve il punto strategico e nevralgico della guerra stessa; luogo di doloroso e sanguinoso stallo; la casa dei soldati da una parte e dall'altra e purtroppo, per molti - tantissimi - anche l'ultima...il loro camposanto, spesso profano!

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