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Racconti di Luciano Ronchetti

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  • 17 aprile 2020 alle ore 9:21
    Fronte del porto

    Come comincia:  Alcuni giorni fa ho visto un ragazzo di colore che discuteva animatamente con due poliziotti (- sarà del Gabon? - mi sono chiesto dentro di me. - O forse, chissà, è nigeriano? Ma no, dai, sarà di San Fernando de Monte Cristi oppure di Fort-de-France...ma che importa, in fondo, di dov'é!). Ho assistito alla scena, dall'altro capo della strada. Non  sapevo perché i tre discutessero; quando tutto è finito e i due poliziotti si sono allontanati a bordo della loro auto, ho fatto un fischio al ragazzo e li ho fatto cenno di fermarsi. Mi sono avvicinato a lui (come me, non indossava la mascherina: ma che importa, mi son detto ancora, - forse, è un pazzo, un lucido pazzo come me, o magari soltanto uno di quelli che ha capito tutto, chissà: che ha capito come stanno realmente le cose...chi ti vuol fregare e pensa solo a far rispettare i decreti e chi, invece, ti vuole realmente bene!) e senza neanche chiederli come si chiamasse (forse si chiamava Charles, o forse, chissà, Manuel oppure semplicemente Johnny...ma che importa, in fondo, come si chiamava!) ho battuto un "cinque" sulla sua mano (- chi se ne fotte del virus, chi se ne fotte del decreto! - ho pensato dentro di me.) e gli ho detto: - Ehi, man, va per la tua strada!

    Taranto, 17 aprile 2020.

  • Come comincia:                                               Chi ancora persuadere a stare al tuo amore?                                                                    Chi ti offende? Se infatti fugge presto ti cercherà,                                                              se non vuole doni, te ne farà, se non ama, presto amerà  

    Pamela e Rebecca, due giovani musiciste inglesi (l'una pianista, l'altra suonatrice di contrabbasso), erano amiche inseparabili sin dall'infanzia, vissuta insieme e spensieratamente a Windermere, la più frequentata stazione di soggiorno della regione dei Laghi o Lake District (contea di Cumbria), situata tra le boscose colline del lago omonimo.

     E Windermere, incantevole quanto tranquilla cittadina di appena ottomila anime, è famosissima in tutto il mondo per essere stata, nella prima metà del XIX°secolo, la capitale del romanticismo inglese. La "prima generazione" di poeti e scrittori romantici, infatti, (da William Wordsworth a Robert Southey, da Samuel Taylor Coleridge a Charles Lloyd, Johnny Wilson, Thomas de Quincey, etc.) si riunì e visse in questi luoghi della Scozia sud-occidentale (oltre a Windermere ci sono altri piccoli paesini sparsi nella regione: Ambleside, Hawkshead, Coniston, Patterdale, Keswick, Grasmere, Cokermouth, Kendal), meravigliosamente amèni e incontaminati nonché dalla primordiale natura e semplice che tanto li ispirarono nel loro scrivere e declamare versi.

     Le due ragazze "nutrirono" la loro adolescenza e gli anni seguenti al college (frequentato anch'esso insieme a St. Alban' s, nella contea della Greater London) di poesia, soprattutto, ed idilliaca natura. Già a dodici anni, tuttavia, avevano cominciato a cercarsi per simpatia ed affetto ma anche per qualcos'altro. Un giorno di settembre, infatti, prima di partire per il college, quelle sensazioni, e quei desideri, e quelle pulsioni  sino ad allora rimaste velate e inespresse, uscirono finalmente allo scoperto: Pam e Reby (i rispettivi diminutivi con cui erano chiamate in famiglia), durante una gita in barca a Belle Isle, isoletta al centro del lago ad appena tre miglia da Windermere, si baciarono voluttuosamente, prima, eppoi si accarezzarono sensualmente, si amarono e possedettero perdutamente, eroticamente e omosessualmente. Tornate alle rispettive abitazioni, decisero tuttavia di non riferire nulla dell'accaduto ai propri genitori; di tenere, cioè, nascosto il loro amore sicure che quelli non avrebbero compreso né tanto meno accettato il fatto (le famiglie di entrambe, infatti, appartengono all'alta aristocrazia borghese e nobiliare britannica, legata a logori ed antiquati schemi mentali quanto a principi perbenisti e retrogradi): fino a quando i tempi li avrebbero consentito di fare il contrario. Partirono per il college due giorni dopo, col rapidissimo delle British Railways Harrogate-Leeds-Londra e lo frequentarono insieme per quattro lunghi anni (Pamela studiò letteratura greca e pianoforte; Rebecca, invece, scienze naturali e contrabbasso); facendolo, inoltre, senza mai rivelare a nessuno il segreto condiviso, che le teneva unite in quel momento particolare (quasi come fosse un doppio filo d'étamine, tanto rado ma al tempo stesso talmente congiunto da mostrare di netto la sua trama all'occhio che lo osserva) e che le avrebbe tenute poi assieme per tutta la vita, né mai mostrare ad anima viva le loro tendenze omosessuali e la loro passione "incestuosa e contronatura": una prova eccezionale di carattere, coraggio e determinazione, nonché di forza d'animo, maturità ed abnegazione ma anche, e soprattutto, una immensa prova d'amore. Il giorno della consegna dei diplomi, però (sarebbe caduto in un sabato di metà maggio), le due ragazze decisero che fosse arrivato il momento di cambiare lo stato delle cose e rivelarsi al mondo ed alle proprie famiglie. E così avvenne, infatti! 
    Il padre di Pamela, David Flint (tipo brizzolato sulla cinquantina, aria da baronetto e pipa perennemente in bocca), arrivò sulla sua Jaguar B18 serie Uno color ruggine insieme alla moglie Prudence (donna di mezza età, elegante di portamento, ben vestita e ben...assortita) direttamente da Newcastle dove entrambi avevano trascorso i giorni precedenti (lei partecipando ad un torneo di bridge, invece lui ad un raduno del club della "caccia e della giarrettiera", associazione filantropica, filoaristocratica e ultra conservatrice, nata con l'intento di promuovere in tutto il Regno Unito l'arte venatoria, appunto; oltre a far rivivere lo splendore coloniale dell'impero britannico, rievocandone gesta e imprese passate). Erano le dieci in punto, la cerimonia sarebbe cominciata a mezzogiorno. Pamela attese il padre nella hall dell'aula magna e quando lo vide entrare, insieme alla madre, si avvicinò ad essi notevolmente sbiancata in volto. L'uomo, allora, chiese: - Figliola, siamo forse inaspettati? Sembra tu abbia visto due fantasmi!
     In effetti, la ragazza era abbastanza tesa, no per la consegna dei dilplomi ma per ciò che lei e la compagna avrebbero rivelato, di lì a poco, alle rispettive famiglie. 
     - No, papà, - rispose (quando era nervosa, come in quel caso, lo chiamava per esteso e no "pà"!). - Non preoccuparti, è soltanto l'ansia per oggi: tu è la mamma non avete colpa!
     Era poco sincera, evidentemente: in cuor suo sapeva benissimo ciò a cui andava incontro. I tre, intanto, s'avviarono nell'aula magna (già gremita in ogni ordine di posto, nonostante l'orario) e si sistemarono nella penultima fila sulla destra rispetto al palco, sedendosi sulle poltrone centrali. Nel frattempo Rebecca aspettava ancora i genitori per strada: seduta su una panchina nella Main Street, la via principale di St. Alban's, ch'é tutta inghingherata di pini e lecci e dove si affacciano, a sud il Quirkej Castle, casatorre del secolo XV°, a nord il Cashel Palace, palazzo georgiano del 1730 rimodernato, ora albergo quadristellato (della catena Donovan's&Mc Allister, con sedi sparse in tutto il Regno Unito), con tanto di piscina olimpionica annessa e duecento stanze ultralux, un tempo sede dell'arcivescovado. Dietro, invece, in Dominic Street, di fronte a un grande drugstore abbandonato, sono le rovine del St. Dominic's Friary, chiesa domenicana del secolo  XIII° con torre sulla crociera. Alle undici e trentasette anche i genitori di Rebecca finalmente giunsero (per loro disgrazia, un ingorgo sull'autostrada, tra Cheltenham e Aylesbury, nei pressi di Oxford, a trentacinque miglia da St. Alban's, li aveva rallentati). La madre Frances (della dinastia Rotschild), una donna energica seppur minuta, abbastanza simpatica sui quarantacinque (capelli lunghi e ricci, volto ben truccato, orecchini di perla verdi e rossi portati a mo' di ciondolo ed un diadema di brillanti a diciotto carati a bella mostra sul collo), aveva un diavolo per capello (anzi, sui capelli visto che ne aveva tantissimi!) ed uscendo dalla macchina, una Triumph "Madeira" color caffelàtte, gridò con foga al consorte (Benny Nunn, V° baronetto della dinastia Nunn-Westmoreland), tipo robusto, circa cinquant'anni, coi capelli fulvi e una strana voglia a forma di fragola stampata vicino all'orecchio destro:
     - Diamine, Ben, era ora che arrivassimo, ancora un po' e avremmo fatto in tempo a ripartire senza neanche aver disfatto le valige né visto nostra figlia diplomata!
     La donna aveva ragione: in effetti, mancavano pochi minuti appena all'inizio della cerimonia. Rebecca si avvicinò ai due di corsa (nel frattempo il padre aveva posteggiato la macchina di fianco all'entrata della scuola) e rivolgendosi al padre disse:
     - Papà, come mai così in ritardo?
     - Sai, Reby, - rispose l'uomo, - i contrattempi sull'autostrada sono sempre in agguato!
     - Va bene, - fece la ragazza, - entriamo pure, mi spiegherai dopo, se vuoi!
     I tre entrarono nell'aula magna e si posizionarono (questione di coincidenze fortuite oppure, chissà ?!), manco a farlo apposta, dietro i genitori di Pamela, seduti già da un pezzo insieme alla figlia. Non salutarono, però, i Flint (le due famiglie, oltre a essere dirimpettaie sulla Donovan Street, a Windermere, - le ville di entrambe, anzi, sembrano essere incollate tra loro col nastro adesivo, per quanto sono vicine! - si conoscevano da immemore tempo). La cerimonia cominciò ed il rettore, John Dumbar, professore emerito di scienze naturali (laureatosi ad Oxford nel 1971 con una dissertazione sui coleotteri della Tanzania!), tipo grassoccio ma distinto, sui sessanta ben portati, originario di Lizard, estrema punta nord della Cornovaglia, prese a parlare.
     - Signore, signori, genitori tutti, allieve ed allievi: grazie di essere quì, quest'oggi. E' la 399^cerimonia di consegna, questa - (il St. Alban's è uno dei college più vecchi del Regno Unito: il quinto per "età" dopo i sommi Oxford e Cambridge, Eton ed Edinburgo) - ed è davvero speciale perché cade ad un anno esatto dal 400°anniversario della nostra gloriosa scuola e...bla, bla, bla, andando avanti ancora per altri tredici noiosi e interminabili minuti (lo furono, evidentemente, soprattutto per Pam e Reby!). Dopo di che cominciò a chiamare sul palco, uno per volta, gli studenti (lo faceva, usanza atipica della scuola, per nome e no per cognome), fino a che venne il turno di Pamela, chiamata per prima rispetto alla compagna. Al termine della cerimonia nell'aula antistante a quella posta di fianco alla sala mensa, di solito usata per conferenze ed eventi affini, venne offerto ai convenuti un brunch a base di tartine (con burro, salmone e caviale), aperitivi vari (sherry e vermouth bianco), yorkshire pudding (budino caldo) alla vaniglia e macedonia. Tutto si svolse nel breve lasso d'una ventina di minuti: dopo di che ognuno fece ritorno alle proprie abituali attività. Pam lasciò i genitori e corse da Reby; dopo averla raggiunta, la fissò per un attimo negli occhi eppoi le prese le mani ed esclamò raggiante: - E' il momento! 
     Così entrambe (tenendosi per mano) tornarono in fretta dai loro genitori i quali, nel frattempo, avevano preso a discorrere vicino alla macchina dei Flint, posteggiata di sbiego davanti ad una cabina telefonica e poco distante dalla scuola, sulla Chelmsford Road. Pam, che ancora teneva per mano la compagna (con la sinistra stringeva la destra di Reby, nella destra portava una cola chiusa), fu la prima a parlare rivolgendosi alla madre Frances:
     - Sentite, - disse, - noi due abbiamo da dirvi una cosa...; non appena ebbe pronunciate quelle parole il padre di Reby fece con tono baldanzoso ed allegro:
     - Ah! Ah! Abbiamo capito, ragazze, vi servono dei soldi, volete fare un bel viaggetto, eh?
     - No, non credo pà, - disse questa volta Reby, - sembra che non abbiate capito nulla!
     - Allora spiegatevi meglio, su vìa, fatelo per favore: siamo tutti orecchie, pronti ad ascoltarvi, - fece il padre di Pam, rivolgendosi ad entrambe.
     - Sapete, - fu nuovamente Pam a rispondere, - io e lei, io e Reby... - si interruppe appena un attimo, colta dall'emozione, eppoi riprese a parlare (lo fece in modo molto diretto ed alquanto esplicito), - insomma, io e Reby ci amiamo; sì, siamo amanti! Sono quasi quattro anni che lo siamo e stiamo insieme: questa è la realtà delle cose, è l'unica ed inequivocabile verità!
     (Tutto era accaduto, infatti, durante quella "capatina" a Belle Isle, l'isoletta poco distante da Windermere, dove le ragazze erano state quattro anni addietro, poco prima di partire per il college: lì avevano scoperto di amarsi ed avevano fatto l'amore per la prima volta; da allora erano diventate oramai una cosa sola...come due corpi separati e avvolti in una gigantesca anima!).
     - Cooosa? Ti rendi conto di quello che hai detto e di ciò che state facendo, voi due? - Esclamarono tutti e quattro (cioé, i genitori di entrambe) in coro, anzi, all'unisono, come se avessero un megafono incorporato e fossero collegati tra loro con un filo elettrico ed una spina attaccata ad una presa di corrente. 
     - Certo che mi rendo conto: stiamo facendo la cosa giusta! - replicò Pam con decisione. (Era determinata, la ragazza, come non mai...per far valere le sue ragioni: molto più di qualche minuto prima!). - Sono perfettamente consapevole e del tutto in me, non mi sono fatta di nulla e non ho bevuto neanche un vermouth né una semplice e schifosissima camomilla, sappiatelo!
     Dopo aver ascoltato quelle parole, il padre di Pam si avvicinò alla figlia con piglio ben deciso e poco amichevole, e senza pensarci su neanche un attimo le mollò un ceffone sulla guancia sinistra: l'impronta delle fede nuziale era ben visibile ma lei...la ragazza, però, replicò a quel gesto violento ed inconsulto del genitore con parole altrettanto eloquenti:
     - Sai, pà, - fece, - (lo aveva chiamato così, questa volta e no papà come quando era nervosa: quindi era abbastanza calma e lucida) - non avresti mai dovuto farlo. La state prendendo davvero molto male, tutti voi, ma lo sapevamo, io e Reby; eravamo certissime che sarebbe successo: tantissime volte abbiamo immaginato, io e lei, che sarebbe andata a finire così.
     - Ma dai, su, Pam, non scherziamo! - disse la madre di Reby. - Avete soltanto diciassette anni, siete ancora delle ragazzine, in fondo, e... - la stessa Reby, allora, la interruppe con veemenza e fece:
     - No, mamma, ne abbiamo già diciotto, l'avete dimenticato? (Entrambe, infatti, chissà se per ironia della sorte oppure a causa di semplici coincidenze astrali, avevano festeggiato il compleanno della maggiore età un settimana prima della consegna dei diplomi; entrambe, cioé, nate sotto il segno astrologico del toro, il sette maggio: come se fossero delle gemelle siamesi venute però al mondo da genitori e in famiglie differenti).
     - E' proprio come dici tu, Reby, hai perfettamente ragione! - esclamò il padre di Pam, questa volta, anticipando tempestivamente i genitori stessi della ragazza. - Ma siete ancora delle ragazzine, cresciute, magari, e mature quanto volete per la vostra giovane età, ma sempre e comunque delle ragazzine, no delle donne fatte e compiute che siano magari in grado, già, di prendere una decisione così tanto delicata, di tale spessore etico e morale...sessuale; e poi, su, avete tutto il tempo...e un marito davanti a voi, sì, un marito e dei figli che vi aspettano per la vita!
     Pam, così, del tutto insensibile alle parole del padre (con assoluta nonchalance di stampo puro transalpino), riprese a parlare, e questa volta lo fece con una foga che non aveva mai mostrato in sua vita sino ad allora; ed era anche visibilmente commossa (sui suoi bellissimi occhioni da cerbiatta, azzurri come il mare ed il cielo messi uno sopra l'altro, insieme...sembravano dipinti da un solo pittore ma racchiudevano, in sé, la purezza delle madonne di Caravaggio, la sensualità delle donne di Tiziano o del Veronese e la luminosità d'un ritratto impressionista, vi fecero capolino alcune lacrime). Tuttavia, quei sentimenti contrastanti provati dalla ragazza ma che, al contempo e in un certo modo si completavano tra loro ed annullavano vicendevolmente con estrema rapidità, come una sorta di "turbinio" inspiegabile, fecero sì che essa non perdesse lucidità e... stranamente appariva più decisa di qualche istante prima (era chiaro che in quel frangente cruciale difendeva il futuro con la sua compagna e si batteva per entrambe, difendeva la stessa sua vita, le ragioni del sentimento piuttosto che quelle della logica...del cuore, dinanzi alla razionalità lucida quanto si vuole ma estremamente becera ed un pò retrò degli adulti!):
     - Vedo, cavolo, che non avete capito proprio un bel nulla, - disse - e...
     -  No, ripensateci, ragazze! - esclamarono nuovamente in coro i quattro adulti, (i "vecchi", come li definivano le ragazze stesse, a volte, parlando tra di loro) interrompendola per un sol attimo. Lei, infatti, riprese a discorrere e sempre con più fermezza, ribadì:
     - Ci abbiamo già pensato, sapete, quattro anni fa, cinque, non abbiamo null'altro su cui ripensare! - a quel punto la ragazza si fermò ancora, poi riprese concludendo in modo perentorio: - se solo tornassi indietro, capite, e fossi costretta di nuovo a farlo lo rifarei tale e quale cento volte e no una soltanto, senza esitazione; rifarei quello che ho fatto senza pensarci su un attimo ed amerei Rebecca come se fosse la prima volta, più di prima. Quello che c'é tra me e lei era già scritto nelle stelle da prima che nascessimo: non potrete mai capirlo, voi, neanche se vivreste altri duemila anni! (Probabilmente anche l'altra avrebbe risposto a quel modo: per filo e per segno, con le stesse, identiche e sentite parole; quasi come fossero state registrate in anticipo!).
     Dopo quanto detto da Pam, ascoltato dalla sua bocca che sembrava essere stata quella di un oracolo boscimane, (o forse svizzero, chissà, per la perentorietà con cui le parole erano state scandite!) tutti si zittirono. Poi la ragazza si avvicinò alla compagna, le prese la mano destra con la sinistra ed entrambe andarono via, senza salutare i genitori. Avevano deciso, (e) lo avevano fatto da molto tempo, forse; probabilmente dal giorno della famosa gita (o "capatina" che dir si voglia) sul lago, a Belle Isle. Entrambe, quella mattina, presero alcune decisioni importanti per il futuro e la loro vita: avrebbero fatto un viaggio insieme (in Grecia); al ritorno in Inghilterra, poi, avrebbero lasciato casa, per sempre, ed i genitori, e sarebbero andate a vivere per proprio conto in una dependance nell'east-end londinese. La mattina del diciotto giugno, infatti (erano appena le sei e cinquanta), un giovedì piovoso (come non di rado accade nelle lande di Albione anche a primavera inoltrata o ad inizio estate), le due ragazze presero il treno per Londra: da Victoria Station, poi, un'altro ancora per Folkestone. Dalla cittadina del Kent si imbarcarono sull'overcraft per Calais, in Normandia; di lì, poi, alle diciassette e trentasei pomeridiane, presero il T. G. V. (Train Grande Vitesse) che le portò dapprima a Parigi eppoi a Lione. Nel capoluogo del Rodano giunsero ch'eran quasi le ventitré. Era tardi, il traffico dei treni a La Part Dieu (la stazione centrale) interrotto per la notte: decisero, così, di pernottare e presero una stanza doppia all'hotel "de Gerland", sulla place Vendome, poco distante dalla stazione, di fronte all'Hotel de Ville. L'indomani mattina, dopo aver fatto abbondante colazione, a base di pane tostato, bacon, uova strapazzate e brioches al burro, le due salirono sull'eurostar "197TSS" delle ferrovie  private francesi "Liberté": destinazione Roma! Nella capitale italiana giunsero nelle prime ore pomeridiane (erano le diciassette in punto: alla faccia della superstizione!). Pam scese dal treno per prima e domandò a Reby:
     - E' la stazione Termini, chissà a che ora parte il primo treno per la Puglia?
     - Non preoccuparti, dai, ci penseremo dopodomani! - rispose l'altra.
     - Come dopodomani?- fece ancora Pam. - Non s'era detto che saremmo ripartite subito, appena arrivate quì?
     La "rossa" (Reby, infatti, aveva i capelli naturali biondo-ramati scuri, tendenti al rosso, appunto; mentre Pam, dal suo canto, era invece castana scura sin dalla nascita: entrambe ragazze bellissime!) aveva pensato bene, così, istintivamente (o "a pelle", come spesso era solita dire lei stessa), che avrebbero soggiornato nelle città eterna ("caput mundi", secondo un Caio Giulio che di cognome faceva Cesare) un giorno in più rispetto alla tabella di marcia prefissata; lo aveva fatto soltanto lei, questa volta, senza interpellare la compagna: in passato, infatti, le decisioni importanti (come del resto anche quelle più futili) le avevano sempre prese di concerto ma...Reby disse:
     - Su, dai, Pam, restiamo un giorno almeno quì, dopo tutto Roma è la città più bella al mondo. Ti scongiuro: ho sempre sognato di vedere le bellezze di questo luogo!
     Un sosta forzata ma ben accetta, in fondo: Pam, infatti, annuì piegando il capo in avanti, come un umile servitore, senza dire nulla. Le due presero così una stanza (la numero centoventisette, una doppia: come a Lione), all'albergo "Genova", in via Cavour, poco distante dalla stazione e nei pressi di Santa Maria Maggiore, una delle quattro "grandi basiliche" della città. Vi lasciarono i bagagli e senza neanche cambiarsi d'abito  e rifocillarsi ("en passant", come avrebbero scritto, forse, o meglio ancora detto, Baudelaire o Jacques Prevert), come se fossero state punte da una tarantola di mare o prese, chissà, da una arcana voglia di scoperta della bellezza commista a una sorta di istintiva frenesia artistica (simile alla frenesia "alimentare" che sovviene, a stomaco vuoto, ad amorevoli quanto simpatiche creature quali coccodrilli, piranha e diavoli di Tasmania), cominciarono, senza un attimo di sosta né respiro, a girare per la città in lungo e in largo: un dopo l'altro si gustarono, così, (poi divorandoli, ancor prima che col pensiero o la ragione, cogli occhi e con la bocca...come se fossero delle inermi prede)  Colosseo e Fori Imperiali, piazza del Popolo e Pantheon, Circo Massimo, Castel sant'Angelo, piazza del Vaticano e San Pietro...eppoi a piazza Navona, e su a Trinità dei Monti; con ritmo incessante fino a tardissima sera quando, letteralmente distrutte (solamente nel fisico, però!) e col sole oramai latitante da un bel pezzo, rientrarono in albergo dove si tuffarono sul letto a riposare, una volta ancora senza fare doccia né cenare. L'indomani mattina, prestissimo (eran poco più che le sei: i galletti italici, a quell'ora, sono ancora immersi nel sonno mentre i gentlemen d'oltremanica hanno già aperto gli occhi e forse il becco, chissà, da ben prima...pur non essendo galletti!) ingurgitarono colazione al sacco e poi si recarono in stazione, dove trascorsero le successive ore nell'ampia sala d'attesa, già gremitissima di turisti e pullulante di voci del mondo, nonostante l'ora: le due ragazze, tuttavia, riuscirono stranamente ad estraniarsi da tutto e in tutto quel chiassoso, colorito trambusto che li ronzava attorno, quasi a volersene prendere gioco, caddero in una sorta di dolce e silenziosa trance dove...a farne le spese, ahilui!, fu l'enorme orologio posto sulla parte di parete della sala di bianco interamente colorata (il resto era dipinto di giallo e di rosso a strisce verticali): Pam e Reby, contemporaneamente, lo fissarono in maniera talmente intensa che quello, infatti, sembrava dovesse prendere fuoco da un attimo ad un altro e forse...quasi a volerlo ammalliare (alla stessa stregua di taluni incantatori di serpenti indiani o tamil), a volerne fermare il ticchettio delle lancette per stringerlo, alla fine, tra le loro braccia come fosse un adone. Ma il tempo trascorse e...la rossa fu la prima a risvegliarsi, a "ritornare" da quello strano vagabondare, dal lungo loro vagare dolcemente. Dop'aver consultato la guida presa dalla sua valiga, in maniera abbastanza repentina ma pur minuziosa (era la più metodica, Reby, ed anche quella più precisa tra le due), disse alla compagna:
     - Il primo utile per Bari (era l'intercity che le avrebbe portate in Puglia) è alle undici, sul binario tredici. Andiamo, dai, siamo in ritardo!
     - Va bene! - fece allora Pam. - Prendiamo pure quello: mi fido di te, sei tu il capostazione, tu sei la mia dolce metà, lo sai benissimo!
               
     
     

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

  • 06 aprile 2020 alle ore 10:43
    Storie di animali - Due uccelli sui...generis

    Come comincia:  Il cacapo' (Strigops habroptila, secondo la classica nomenclatura linneiana) è specie endemica e binomiale (nota anche coi nomi di cacapo o kakapo' - in lingua maori kakapo, appunto, "pappagallo notturno" - ma vien detto inoltre strigope e sirocco) della Nuova Zelanda (in particolare dei tre isolotti meridionali di Codfish/Whema Hou, Anchor e Little Barrier, dove sono in atto programmi di recupero e monitoraggio e dove vive in assenza assoluta di predatori, nonché in due grandi isole del Fiordland, Resolution e Secretary, in cui sono in atto programmi di ripristino dell'habitat ed ecosistemi adatti alla specie). Esso vanta un primato alquanto curioso ed ha una precipua nonché stranissima particolarità che lo contraddistingue tra i rappresentanti numerosi della sua specie: infatti, oltre ad essere il pappagallo più pesante al mondo (può raggiungere i quattro chilogrammi di peso) è anche l'unico a non volare! (ben ovvia conseguenza, questa, delle sue notevoli ed inusuali dimensioni). In natura, oramai, esistono non più di duecento esemplari, di cui poco più di centocinquanta sono adulti secondo le stime, risalenti al 2016, della IUCN: la colonizzazione e la caccia spietata da parte dei nativi, prima, e poi l'introduzione senza criterio e logica di mammiferi alloctoni quali gatti, cani, topi, furetti ed ermellini effettuata dagli europei, lo hanno portato sull'orlo di estinzione. Il maschio di questo buffo e curioso uccello, poi, di tanto in tanto (o meglio: quando gli "ormoni" del piacere e della passione amorosa, oserei dire!) svolge un'altrettanto strana attività che di sicuro lo rende tra gli animali più insoliti e stravaganti al mondo (- il pappagallo più insolito del pianeta, - lo definisce, appunto, Lisa Signorile, nota biologa, zoologa e scrittrice barese, che dal 2012 scrive per National Geographic Italia, nel suo "Animali da salvare", apparso tradotto in italiano per il Gruppo Editoriale L'Espresso nel 2016): mentre gli altri simili suoi dormono, accade infatti che esso vada in cerca oltre che di cibo (frutti, semi, radici, foglie, nettare, etc.), anche di una compagna con cui accoppiarsi. Tuttavia, anche per un tipo come lui, che dal punto di vista erotico-sentimentale non si fa mai eccessivi scrupoli di sorta (la pratica della poligamia è pura
    routine per questa specie!), la suddetta impresa sembrerebbe abbastanza ardua, direi, se no addirittura impossibile, visto l'esiguo numero di esemplari adulti esistenti: ma si sa, "l'amore è cieco" (recita un vecchio adagio), ovvero...non conosce confini né orari di sorta, né sa leggere tra le aride e scarne righe di cifre e statistiche!
     Anche il pinguino (phylum Cordati, classe Uccelli, ordine Sfenisciformi, famiglia Sfeniscidi) è un uccello, seppure nell'immaginario collettivo - visto che è sprovvisto di ali e non vola affatto - venga considerato soprattutto parente prossimo all'uomo piuttosto che un provetto icaro. Ed anche costui, purtroppo, è tra gli animali più a rischio di estinzione: triste primato, è da dire, per questo buffo, mansueto e simpaticissimo rappresentante della fauna mondiale! Le specie maggiormente a rischio sono le seguenti: pinguino degli antipodi dagli occhi gialli, pinguino beccogrosso (Eudyptes pachyrhynchus), pinguino ciuffodorato (Eudyptes chrysolophus), pinguino del Capo (Spheniscus demersus), pinguino di Humboldt (Spheniscus humboldti), pinguino saltarocce meridionale (Eudyptes chrysocome). Il pinguino degli antipodi dagli occhi gialli, conosciuto anche col nome di pinguino dagli occhi cerchiati di giallo (Eudyptes sclarteri) o hoiho (in lingua maori) è, appunto, una specie binomiale diffusa nell'emisfero australe, in particolare in Nuova Zelanda: ha il dorso brunastro, ventre e petto invece chiarissimi. Cause del pericolo estinzione sono le seguenti: riduzione di habitat, introduzione di specie alloctone da parte dell'uomo (ad esempio Mustelidi come gli ermellini, oppure gatti e topi), pesca commerciale sfrenata ed inquinamento. Nella penisola di Otago (zona meridionale del paese, a carattere prevalentemente agricolo), negli anni scorsi, è stato avviato un importante progetto a salvaguardia di questa specie: speranza "all-black", dunque!

  • Come comincia:  Il gatto dai piedi neri (Felix nigripes) è senz'altro il più piccolo tra i Felidi africani (circa 1-2,8 chilogrammi di peso) ma è anche il più "grazioso" nell'aspetto per via del suo mantello e del riflesso notturno blu intenso dei suoi occhi; il più...mimetico (o "trasformista") ed infine il meno noto. Vive nella savana e nelle vaste pianure semiaride del Sud Africa ed ha abitudini prevalentemente notturne, pur non essendo assiduo frequentatore di discoteche, pub ed...affini: è questo il precipuo motivo per cui è quasi impossibile osservarlo in natura, anche per fotografi e naturalisti esperti e quand'anche questi usassero le più avanzate e sofisticate tecnologie agli infrarossi o simili. La sua esistenza, come stabilito dallo IUCN nella sua "red list" (meno di diecimila individui ed in netto calo, secondo stime risalenti al biennio 2016-17, con inserimento in fascia gialla, ossia "vulnerabile"), è già da oltre un decennio messa in pericolo, a causa della drastica riduzione dell'habitat (o conversione del suo areale, che dir si voglia, in zone dedite all'agricoltura e alla pastorizia), dalla scarsità sempre più accentuata di prede a disposizione nonché - causa ultima ma non meno importante delle altre - dalle cattive abitudini umane: trattasi, nella fattispecie, di trappole ed esche avvelenate lasciate per predatori di taglia ben più grande, come sciacalli e altri gatti selvatici, che però finiscono sempre per essere letali per lui. All'opposto del gatto (ma in natura, o meglio nel mondo animale, si sa, gli opposti pur non attraendosi, come accade nella fisica, in certo qual modo - e quasi sempre - si completano!), vi è un animale che, oltre ad essere un killer spietato, non ha molto fascino: l'uranoscopide (uranoscopidae). Molti (anzi, la maggioranza assoluta dei "non addetti ai lavori") ritengono - a torto, direi - che il più spietato killer dei sette mari nonché dei tre oceani annessi sia l'orca (ricordate il titolo di un noto film degli anni settanta che faceva "L'orca assassina"?) ma, invero, non è affatto così: la palma del migliore (o del peggiore: dipende da quale prospettiva, se umana o del mondo animale, si considera la questione!) non spetta alla suddetta né, tanto meno, allo squalo bensì al pesce di cui scritto. Si pensi che questo strano figuro (dall'aspetto a dir poco...sgraziato!) può ingoiare un pesce in appena sessanta microsecondi (per essere chiari, ovvero tradotto in...chiarezza: meno di un secondo!). Famiglia di pesci ossei appartenente all'Ordine perciformi (perciformes), quella degli uranoscopidi è difffusa nelle acque marine tropicali e temperate del globo tutto, dalle superficiali a quelle estremamente profonde o abissali (vi sono, tuttavia, anche alcune specie di acqua dolce). L'unica specie nel Mediterraneo (presente anche in Atlantico orientale) è il pesce lucerna o pesce prete (Uranoscopus scaber), il quale è caratterizzato da una livrea di tonalità brunastra. Al mondo vi sono nove Generi comprendenti ben cinquantaquattro specie di questo pesce. La specie più antica è proprio quella mediterranea, scoperta e catalogata nel 1758 dallo stesso Carlo Linneo. 

  • Come comincia:  La ghiandaia dei pini, scoperta e catalogata dal naturalista ed etnologo tedesco Maximilian Wied-Neuwied nel 1841 (il suo nome scientifico è Gymnorhinus cyanocephalus), è un uccello piccolissimo (al massimo arriva a pesare centocinquanta grammi) ma molto intelligente: come tutti i rappresentanti della sua classe, in genere, e in particolar modo della sua famiglia (Corvidi). E' un uccello tutto di colore azzurro, la testa è però di un tono di blu più scuro. Vive e nidifica negli stati della costa occidentale degli Stati Uniti (in particolare, quelli del sud-ovest): il suo areale è vastissimo, andando dall'Oregon alla California, dall'Arizona al Wyoming, all'Oklahoma, al Nebraska ed al New Mexico, le Montagne Rocciose e lo Utah. Nei suoi spostamenti, spesso lunghissimi, però, questa specie è stata avvistata anche nello stato messicano di Chihuahua e in quello canadese del Saskatchewan. Esso si nutre esclusivamente di pinoli (ricca fonte di proteine) che trova in abbondanza nelle foreste di ginepri, o di pini del Colorado e di varie altre specie di conifere. Accade che li raccolga, durante i mesi caldi, sotterrandoli poi in diversi punti. In inverno si nutre di questi semi dopo averli ritrovati (essendo dotato di una memoria infallibile, quasi a prova di...Alzheimer!) esattamente nei punti in cui li aveva sotterrati. Vive, solitamente, in grandi stormi (da duecentocinquanta a cinquecento individui) e i piccoli (cosa strana assai ma simpatica alquanto), i quali non lasciano mai lo stormo in cui sono nati, durante la loro vita, una volta cresciuti aiutano ad allevare i fratelli più piccoli. Questa specie, come del resto tantissime altre oramai, tra le quasi diecimila conosciute nel nostro pianeta, è in pericolo di estinzione: la IUCN (International Union for Conservation of Nature), infatti, la inserisce in fascia color giallo (vulnerabile), con un numero di esemplari nettamente in calo negli ultimi anni. - La sua distruzione è in gran parte dovuta a politiche miopi - scrive Luisa Signorile nel suo "Animali da salvare - vol. 3°". Per la biologa e naturalista barese, infatti, la colpa del declino di questa specie è da addebitarsi in toto allo United States Forest Service, il quale classificò le foreste di pini e ginepri del territorio americano come "non commerciali" e "prive di valore": questo sancì - in certo qual modo - il de profundis della ghiandaia in quanto - nel ventennio 1940-60 - scrive ancora la studiosa, - le amministrazioni locaIi seguirono una politica di totale eradicazione di questo ecosistema, causando la morte di milioni di uccelli.

  • Come comincia:  Parafrasando il titolo di un noto romanzo dello scrittore colombiano Gabriel Garcìa Marquez, nobel della letteratura nel 1982 ("L' amore al tempo del colera", da cui il regista britannico Mike Newell, nel 2007, trasse una bellissima pellicola con Giovanna Mezzogiorno e Javier Bardem nei ruoli dei protagonisti, Fermina e Florentino) mi è venuto in mente il titolo da dare a questo mio breve racconto: "Accade al tempo del corona virus" . In realtà non si tratta di un vero e proprio racconto (magari romanzato o sotto forma di favoletta per bambini!), anzi, diciamo pure che racconto non lo è per nulla (neanche un po'...forse!). Invero, trattasi, ciò che andrò a scrivere, di vita; di storia di vita: nuda e cruda, sacrosanta, vera, vissuta...che più nuda e cruda, sacrosanta, vera e vissuta non credo possa esistere! Di questa storia (o notizia che dir si voglia) nessuno è a conoscenza (e dicasi letteralmente nessuno...tranne, magari, pochi "intimi": ovvero, coloro che - come me - bazzicano nottetempo su blog e siti anarco-libertari, i quali riportano notizie come queste che vengono dal sommerso; cioè, da un mondo di cui nessuno - o quasi - sa nulla ma...che esiste, cribbio!), di questa storia (o notizia che dir si voglia) non vi è traccia alcuna nei mass media di "regime" e nè - invero - nulla è emerso (messo a tacere ad arte, o ad hoc, come dicevano gli antenati latini, chissà: perchè tutto deve andare - giocofòrza - bene?!), neanche sotto forma di scarno comunicato stampa, da organi costituzionali ed istituzionali: dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri al Viminale, dal Ministero di Grazia e Giustizia alla locale Prefettura. E dire che un noto trailer, che da alcuni giorni passa sulle reti Mediaset, così proclama (anzi, va tranquillamente sbandierando senza mezzi termini): - Le notizie sono una cosa seria, scegli editori responsabili, gli editori veri: scegli la serietà! - Ascoltando il suddetto (sia chiaro, però la mia non è stupida demagogia: anche altre emittenti, appartenenti ad altri gruppi e cordate, non sono da meno nel proporre pubblicità simili e nel tacere su verità "oscure"!), spesso in questi giorni e in queste ore interminabili mi viene da ridere; ma ora, dopo aver letto la notizia di cui ragguaglierò più avanti, mi viene da piangere, direi! Certo, le notizie sono davvero una cosa seria, ma se lo sono perché mai (quasi) nessuno (tranne gli "aficionados" di cui detto sopra) è a conoscenza di quanto andrò ad esporre? Non è forse notizia seria (nonché degna di nota e cronaca) quella riguardante la (misteriosa?!) morte di un ragazzo di appena ventidue anni? Non è (in sè e per sè) già la morte stessa una cosa seria, sempre e comunque? (anche quella che non accade a causa di un virus lo è: cazzo!). Ignorare la morte di un nostro simile significa avere poco rispetto della vita umana: non soltanto di quella altrui ma anche - e soprattutto - della propria. Eppure, c'era già chi lo pensava (chi la pensava come me: fortunatamente!) e lo scrisse anche, da qualche parte (nonché molto tempo prima di quanto lo stia facendo io). Fu Francis Picabia, notissimo quanto eclettico pittore francese, vissuto tra il 1879 e il 1953 (operò, nella sua carriera artistica tanto nell'ambito dell'impressionismo, prima, quanto in quello dell'astratttismo, del cubismo, del dadaismo e del surrealismo, poi), che ebbe a dire, appunto: - La morte è una cosa seria. Si muore da idioti o si muore da eroi: che poi è la stessa cosa! - Eppure quel ragazzo ventiduenne di cui dirò è morto: non era certamente un eroe (di quelli, le cui gesta riempiono le prime pagine dei giornali o sono al centro di tanti servizi di cronaca televisiva o mediatica in queste settimane!), ma è bello che...è morto per davvero: forse ucciso, ancor prima che dal caso, dalle circostanze e dalla natura delle cose ma, soprattutto dalla noncuranza, dalla scelleratezza, dalla insensibilità e dalla mancanza di rispetto verso la vita e la morte che finanche servitori dello Stato - a dir poco vili - hanno mostrato di possedere. Di seguito, quindi, ecco lo stralcio della lettera inviata il ventisette marzo scorso (il mittente stesso ha poi vivamente pregato di farne circolare il suo contenuto ovunque sia possibile farlo) all'Assemblea permanente contro il carcere e la repressione di Udine-Trieste (sembra un nome di fantasia e di stampo, quasi, risorgimentale; una organizzazione di carbonari e reazionari che lottano contro l'usurpatore straniero: è invece quella di un gruppo di persone che oggigiorno lotta contro il potere istituzionale e i suoi soprusi!), in cui si parla testualmente della morte di un detenuto avvenuta il precedente giorno quindici nella casa circondariale di via Spalato, a Udine: "...quel ragazzo aveva ventidue anni ed è morto, era da tempo che stava male, che non veniva preso in considerazione. Si era ripetutamente lesionato, tagliato con lamette. In questi ultimi giorni lamentava febbre e che stava male, ma l'unica cosa che hanno fatto è stata di aumentargli la terapia di metadone e di subitex in quantità spropositate e psicofamaci. Infatti, il tutto ha causato la morte, per lo più. Il defibrillatore era già rotto da mesi e mesi. La cella l'hanno aperta dopo venti minuti quindi alle sette e venti della mattina e l'unico soccorso che ha avuto è stato solo un assistente che ha provato a rianimarlo ma con le mani perché l'apparecchio è rotto. Poi hanno aspettato ore prima che arrivasse un dottore e il magistrato con tutta calma. Il corpo è restato ad aspettare quà dentro fino poco più tardi delle tredici. Vergognoso poi che il ragazzo avesse problemi di tossicodipendenza e lo tenessero al terzo piano, e neanche lo ascoltavano e controllavano. Voglio che queste cose siano riferite così da mettere tutti a conoscenza delle cose vergognose e orribili che succedono nel carcere di Udine. Lo hanno ammazzato. La responsabile dell'area sanitaria non c'era, manca da quindici giorni. E' tutto vero". Parole sconcertanti quelle appena scritte, mi hanno lasciato senza...parole quando le ho lette - allibito quasi - un paio di giorni orsono. Non posso, però, che concludere in questo modo: trattasi dell'ennesima morte di carcere e se essa sia annunciata o meno non sta a me affermarlo; una morte, tuttavia, di cui non importa un fico secco a nessuno e che nessun quotidiano riporterà mai neanche in calce, magari, ai suoi ridondanti titoloni strappalacrime di questi giorni (quelli che spesso aumentano la tiratura...in tempi non sospetti: adesso, invece, si dice che servano per di più a sensibilizzare l'opinione pubblica!); una morte che nessun notiziario annuncerà mai neanche sottovoce (magari dopo l'ennesimo annuncio logorroico: "restate a casa", "andrà tutto bene", "dimostriamo di essere un grande paese", "denunciate i trasgressori" "siate infami e delatori" e...bla, bla, bla!). Ripeto: trattasi dell'ennesima morte di carcere e in carcere, null'altro. Ai tempi del corona virus accade anche questo: non è un "pesce d'aprile"!

    Taranto, 1 aprile 2020. 

  • 16 marzo 2020 alle ore 19:08
    Il profeta

    Come comincia: La realtà, invece, erano miserabili città in rovina dove gente denutrita si trascinava su e giù con scarpe che lasciavano scoperti i piedi, dentro certe case novecento che si tenevano su a furia di toppe e di cartone e di tela cerata, e che puzzavano sempre di cavoli e di cessi otturati. (George Orwell, 1984). 

  • Come comincia: La noia è il prodromo principale dell'oblio: il quale, quando arriva e se arriva, è quello stato in cui si perde, non sempre però, la percezione dell'io assoluto (oppure, se credete, quella assoluta dell'io); e non si ha più memoria, e non si hanno più ricordi, e non si ha più il senso del tempo, delle cose e delle persone che sono intorno a noi. Per alcuni, però, esso (ossia quello stato) può rivelarsi, per certi versi ed aspetti ed in determinati momenti dell'esistenza, taumaturgico se non addirittura catartico.
    "Tutto sommato c'è la caviamo egregiamente: sotto questa cascata di stelle d'oro...e perline filanti (almeno una volta all'anno è così!)".

  • 16 marzo 2020 alle ore 13:30
    Ehi man! (il monito e l'appello)

    Come comincia: Puoi essere tutto ciò che vuoi; puoi fare tutto ciò che vuoi; puoi avere ciò che vuoi, puoi dire ciò che vuoi: se lo vuoi; puoi avere, dire e fare ciò che vuoi: se lo vuoi! Puoi sognare e camminare sull'acqua: puoi persino sognare di camminare (davvero) sull'acqua! Ma puoi davvero farlo?...Soltanto, però, uomo: non devi mai esser triste, non puoi farlo perché non è cosa ben accetta; perché è cosa invisa assai su questa terra a questo mondo! Ehi man, puoi esser tutto ciò che vuoi...davvero?! 

  • 16 marzo 2020 alle ore 13:20
    La sentenza, la voce... l'incontro

    Come comincia:  Qualcuno disse un giorno: - Non siamo programmati per amare, credere&sognare; ricordare, sperare o distruggere ciocchè abbiamo costruito; lo siamo soltanto per nascere, vivere eppoi (in un battibaleno) morire! -. Tanti anni dopo, in una sacra assoluta notte da tregenda, però, una voce profonda ed oscura, arcana mi sussurrò, nell'orecchio destro più volte e più volte (più e più volte ancora lo fece, quasi infinite: ma non era la befana!): - Vieni, oh sì vieni, nei sogni vieni; troverai ciocché ti serve, quì vi troverai l'impossibile e il nuovo!...Un simoniaco incontrai, allora, ed una giovane vergine nuda, dai biondissimi capelli e cogli occhi azzurri: entrambi mi presero per mano ed andammo insieme verso la casa del rabbino.

  • Come comincia: dal teatro dell'assurdo; a: Samuel Beckett&Eugene Ionesco.
    Personaggi
     - Bardo scemo;
     - Coro (fuori scena);
     - Spettro (giovane);
     - Watt Molloy (nel racconto dello spettro).

    (contro; l'assurdità delle convenzioni "reali" e della realtà che le circonda, già scritta dagli uomini e...standardizzata, appunto, dalle convenzioni e dalla routine); pro: fantasia ed immaginazione.
                                               = Protasi o introduzione = 
    (lettura facoltativa ad opera del bardo scemo)
    - Perché - mi domando - realtà e immaginazione non possono coesistere?Il divario tra le due sfaccettature della nostra esistenza è, a pensarci bene, meno marcato di quanto non si creda e di quanto, in realtà, non lo sia...e le convenzioni di routine (o consuetudinarie) entrambe mortificano, anzi, mortificano eppure stroncano e tarpano le "ali" tanto all'una (la realtà), quanto all'altra (l'immaginazione). E pensare che non servirebbe tanto, anzi, ben poco basta - dico io, che sono solo scemo anziché altro! - affinché le due facce della stessa medaglia possano coesistere e pacificamente convivere: ci vuole soltanto un po'di fantasia, di minuta e povera fantasia (magari comprata alla rinfusa o di contrabbando, chissà!) - o immaginazione - appunto (nonché un foglio di carta bianco ed una penna a sfera che lo percorra tutto, in lungo ed in largo, apposta per riempirlo!)... Sì, basta poco; poco basta (me lo diceva anche il mio trisavolo, il duca di Camembert, che per niente era scemo come me, anzi, non lo era proprio ma che morì pazzo in un castello della Cornovaglia durante un temporale estivo: la sua morte fu meglio di un temporale, di quel temporale!); davvero veramente poco (ma poco poco, eh: non di più!) per creare una realtà diversa, una realtà "autre": una realtà di immaginazione. 

                                              = MONOLOGO =
    (lettura facoltativa al pubblico: da parte dello spettro).
    Per: masochisti lucidi - ed un po'scemi, forse - ma di certo non malati di "grandeur" (come lo sono, invece, gli abitanti della Franca Contea); intellettuali pazzi ed anarcoidi - di certo non masochisti mansueti, a riposo né a corto di idee - ma di certo non malati di "autocompiacimento" masturbatorio ed eiaculatorio: ovvero, giammai atti a masturbarsi la mente (no l'ano né il clitoride, direi!) di autocompiacimento.
    - Luogo della scena = Elsinor, regno di Danimarca (sopra una botola chiusa piena di pattume).
     - Sapete? - vi domando (e mi domando, chissà, me lo domando anch'io?!) dove sia l'isola di Carnascialia, anzi, vi domando (e mi domando, purtroppo!) dove si trova? (Diciamo che non ce l'ho presente...anzi, non lo immagino proprio!).
     (Coro): - O potenze onnipotenti del cielo, fatelo guarire; fatelo rinsavire dal (suo) male di vivere...riportatelo cortesemente, se potete (voi che tutto potete), sulla retta via!!! -.
     - Ma è molto, molto semplice, direi; anzi, piùcché semplicissimo, oserei proprio dire: si trova (cioé, si troverebbe) ad est, anzi, ad ovest ditutte le isole che non ci sono e non ci sono mai state neanche una volta (ma non essendo, però, essa medesima, né a est né a ovest - ed invero né a sud né a nord di...nessun posto!); e di fronte, in veritas, alla terra che non c'é e in dentro fino all'arcipelago di Nessuno (proprio come il nome di  colui che "non uccise" Polifemo...avete inteso bene: non siete sordi né claustrofobici!), cioé di Altrove; ossia: in qualche posto...sarà! (questo è sicuro: più certo di un assioma di fiori appassiti!).
     (Coro): - O potenze onnipresenti nel cielo, fatelo smettere, per favore; fatelo smettere davvero dal (suo) impossibile blaterare, dal suo farneticare rumoroso ed inverosimile!
     - Balle, son tutte balle: ma balle vere (sono), però...mic'altro! - Lo scorso anno un mio amico (Watt Molloy, un quarantenne brizzolato di Dublino, cioé un dubliners puro, figlio di Aaron&Rebecca) è stato lì; sì, per davvero...è proprio stato su quell'isola, tutto seriamente per intero e tutto d'un fiato: (vi) soggiornò per più di un mese (beato lui, forse; anzi, spero!), un fottutissimo disperso mese sul calendario (era febbraio o era dicembre? Chi può mai dirlo: nessuno sa quale esso fosse!)...soggiornò su quell'isola, sconosciuta e dimenticata dagli uomini e dal divino: aveva letto (dissero) del suo esistere su un depliant, che lo aveva trovato - bontà sua - in una agenzia turistica a Calcutta nord, la quale credo proprio si chiamasse (la) "Khamasutra's Farm 88&son".
     (Coro): - Dio mio! Questa non è follia cieca: è solo pura follia! -
    - Aveva letto, [lui], mi disse a bruciapelo senza urlare, tanto sul viso, quanto in dentro le orecchie (sì, era proprio lui, solo e soltanto lui, il mio amico Watt Molloy: il dubliners di prima!) quanto segue sopra quell'isola: "Trattasi di un luogo ove tutto evapora, anche l'aria; e (ladd) ove vi sono immense distese di papaveri gialli (di quelli coltivati nelle serre che non sono mica come quegli altri coltivati alacremente dai contadini del Kurdistan settentrionale: quelli sono altri papaveri...appunto!) e di mimose verdi (quelle coltivate in Brasile dai coloni portoghesi, non quelle coltivate ovunque dalle donne senza speranza ogni sette di marzo degli anni bisesti!). I fiori, anche quelli che non vengono coltivati (chissà perché mai succede così?) emanano, nottedì e nottegiorno, cioé quello dopo la notte precedente, un intenso profumo di mirto e di ambrosia (proprio quella tanto cara ai poeti): talmente spiccato da rendere l'aria (che, però, non c'è in quanto evapora ancor prima di venire al mondo!) quasi del tutto nulla...direi irrespirabile!
     (Coro): - Oh, angeli del cielo, pensateci voi; pensateci voi ve ne preghiamo!
     - Ora, credo, che in molti si domanderanno (non certo su "due piedi", ma senza ombra di dubbio con la voglia in canna di spa...sapere!) così: - Ma l'aria è davvero irrespirabile, pro...tanto irrespirabile su quella dannata isola? - Sì, sì, proprio tanto - rispondo io; allora...- lo è talmente (almeno tanto quanto) che neanche una coppia di cani segugio, accoppiata da molti anni, ed anche perfettamente addestrati (poco importa se a Camp David: nei pressi del luogo in cui, nel 1979 si riunirono i più grandi coglioni della terra, vi è un CAC = campo addestramento cani; o in Transilvania: nei pressi delle tenute di appartenenza, un tempo, al Principe Vlad III°di Valacchia, vi è un ulteriore CAC = più rinomato dell'altro!) nella ricerca di tartufi...no, di cadaveri morti (o di persone scomparse&presunte vive) riuscirebbe a trovare, in una fogna, il cadavere - appunto - in avanzato stato di putrefazione di un barbone (morto), nascosto perdipiù in un sacco per la spazzatura: pieno di escrementi (sterco&urina tutti insieme!!) di cavallo! Ora...- capito l'antifona?; no, no...avete capito che razza di profumo giri e che vige su quell'isola? - .
     (Coro): - Fatelo rinsavire: vaneggia!
     - Balle, belle e buone: ma sempre balle; non vaneggio: sono più lucido di ieri; e ancor più di ieri l'altro, direi! Allora, dicevo che il mio amico (Watt, sempre lui: è l'unico che io abbia mai avuto!) - poi - mi disse d'esser stato lì un mese intero (potrebbe essersi trattato di un mese tra agosto e settembre: ma come dettovi innanzi nessuno lo sa per certo!), senza - tuttavia - esserci mai sta...arrivato; & di esserci arrivato senza esserci mai stato: lo fece con un aereo invisibile (lo era, seppur non fosse un'aereo "privato"!), privo di equipaggio ma col pilota automatico perfettamente addestrato per la bisogna (credo si trattasse di un Boeing 747 della linea tutta d'un pezzo, battente bandiera di Andorra, "Direkt where you want") che lo portò sin quasi vicino all'ingresso di un hotel trasparente (anzi, pressappoco invisibile!); ch'era (già) - uno dei due hotel esistenti sull'isola - (l'altro esiste già, ma...deve ancora esser costruito!): tutto ricoperto d'oro blu (fu importato - deve essere così - con containers tascabili modello, "Maske"&"Tex", tutti provenienti dalle terre sottovento, su una nave che si chiamava "Beagle" o forse...era proprio la "Hesperance", chissà!) e magnòlie rosse lustre e luccicanti; anzi, luccicanti e basta...di rosso!
     (Coro): - Santo Iddio: sei proprio sine speranza, caro spettro!
     - Eppure il mio amico, si proprio lui; anzi, ancora - e sempre (di) più - lui, pure mi disse, però, d'aver prenotato una room (con bagno senza doccia, ma con vista sul mare: beato, beatissimo lui!) in quel dannato fottutissimo hotel: tuttavia, a parer mio, resta il fatto che è inconfutabilmente certo - o quasi - che quell'hotel, essendo piùcché trasparente, anzi, invisibile non avesse né room, né reception, né tantomeno altro...nulla, nulla e nulla di niente! Lui, però, il mio amico (era sempre e solotanto Watt Molloy, di Dublino: anzi, direi proprio  quel particolare Watt Molloy e no un'altro!) mi disse di avervi soggiornato in quell'hotel: è contento lui, contenti tutti quanti!
     (Coro): - il tuo amico, caro spettro, era proprio sine speranza e quando ti raccontò ciocché tu vai dicendo, vai blaterando ora, era proprio in quello stato...così, ancor prima che lo fossi e diventassi come e peggio di lui!
     - Senza speranza non lo è mai nessuno: anzi, sine speranza, qualche volta, qualcuno lo diventa; cammin facendo e suo malgrado...mettendoci del suo, magari, ma senz'altro a furia di prender calci nel culo! Ma mettiamola pure così, riguardo al mio amico: diciamo che non essendo mai stato un lurido e sacrosanto bugiardo e neanche uno squallido baro della mente di professione, cioé, non avendolo conosciuto io mai come tale, perché mai, mi domando, non avrei dovuto credergli?
     (Coro): - siete proprio "senza speranza", tu e il tuo amico, caro spettro!
     - Balle! Son tutte balle vere queste che racconto; dovete credermi! Infatti, infatti, sono tutte vere...proprio tutte quante: per filo e per segno, sennò perché le racconterei?! Alla fine di tutto, perciò, dovrei; anzi, devo proprio dirvi ciocché vado a dire...segue: il mio amico (Watt Molloy, di Dublino), che non è mai stato (bontà sua!) - credo (anzi, lo spero vivamente...lo penso!) - vita natural durante un figlio di puttana emerito né tanto meno matricolato (e ci sarebbe, chissà, pure da giurarci!), visto che sua madre, il cui nome da nubile era Rebecca Twist &...Wilson, e la quale fu una santa donna, lo mise al mondo in uno spedale cattolico di Belfast dopo averlo "regolarmente" concepito in una volta sola insieme al padre, il quale da celibe, nonché pure da sposato, faceva di nome e cognome Aaron O'Gara Molloy...- lo lessi proprio avanti ieri, casualmente, sfogliando gli obituaries del Wall Street Journal, anzi, sul Times (mica "pizza&fichi" a cena, mica roba da ridere da quattro soldi bucati:mica...o sti cazzi!) alla pagina 999 dell'edizione del giorno prima, anzi, della sera precedente - è morto molto prima d'un anno fa (probabilmente sarà un anno e mezzo) non lasciando in giro né figli orfani, né mogli vedove, però: (e) quindi - é - probabile, quasi piùcché facile, che non ci sia mai stato a Carnascialia!
     (Coro): - Sei proprio senza fondo, spettro...irrimediabilmente!
    - Tuttavia, io stesso il giorno prima dell'altro avevo già letto sul World Almanac of Mysterious Land del 2016, edito dalla casa editrice Penguin di Londra (roba grossa davvero, mica cavoli verdi a colazione!) dell'esistenza dell'isola suddetta, di quella detta isola...di Carnascialia. Tengo a precisare tantissimo, infatti, che il suddetto libro, a pagina 869, riporta la dicitura seguente: "Carnascialia, è l'isola (dis) abitata da circa 3800 abitanti, con la superficie di 0,000,000 chilometri quadrati. Essa si trova...bla, bla, bla; comunque, di certo da qualche posto si trova: visto che é scritto in quel po'po' di libro deve essere per forza cooosì! Per cui, da ciò tutto di cui "sopra" dettovi - e delucidato - (ne) deduco due salienti fatti, che sono assurdi sinanche all'inverosimile ma di certo non fantastici, anzi, direi che essi sono assurdi (assurdamente) veri, cioé inconfutabilmente veri e piucché certi: in primis, che il mio amico carissimo (Watt Molloy: uomo integerrimo e giusto che però non è stato incoronato santo da nessuno!) è stato su quell'isola almeno una volta, nella sua vita; la quale isola, tuttavia, forse non c'é; in secundis, che quell'isola forse - sì - non c'è, ma il mio amico - proprio là - c'é stato per davvero...seppur dopo esser morto, a seguito di una lunga e sfortunata malattia: e non prima!
     (Coro): - Sei proprio senza fondo, spettro...irrimediabilmente (come è vero che le calendule sono dei fiori e no delle scimmie antropomorfe della Nuova Guinea!). Pregheremo per Voi, per te e per lui, con solerzia; pregheremo ogni giorno per la vostra salvezza anche se non c'é speranza per due tipi come voi...sarà perfettamente inutile: nulla potrà mai salvarvi!   

     
       

  • 27 febbraio 2020 alle ore 18:02
    Sport's memories: Orenthal James Simpson

    Come comincia: E'stato uno dei più grandi runners (corridori) nella storia del football americano. Nato a San Francisco il 7 luglio del 1947, fu soprannominato "the legend" al termine della finale di college del 1967 tra U. S. C. (University of Southern California, la sua università) e U.C.L.A. (University of California - Los Angeles). Nel corso della gara Simpson aveva segnato la meta decisiva dopo una corsa di ben sessantaquattro yards. Nel suo anno da senior vinse l'Heisman Trophy, riconoscimento che premia il miglior dilettante della stagione. Fu anche sprinter di valore eccelso: durante la carriera universitaria aiutò U. S. C. a battere il mondiale della staffetta 4x110 yards (402,34 metri) per ben tre volte (tutte nel 1967) correndo insieme ai compagni Earl McCullouc, Fred Kuller e Lennox Miller, giamaicano; nello stesso anno stabilì anche il personale di 9'4 sulle 100 yards che gli valse il sesto posto ai campionati N. C. A. A.

  • 21 febbraio 2020 alle ore 16:15
    I due giunchi (la ragazza di fiume)

    Come comincia:  - Allora, mi vuoi portare ad appoggiarti sulle sponde del tuo corpo nudo? - Chiese Dalila al suo amante.
     - Certo, - rispose quello, con voce lieve; - mi piacerebbe tantissimo abbracciarti, stringerti tra le mie braccia e poi fare l'amore con te...a suggellare la nostra passione e il nostro volerci bene attraverso indimenticabili momenti di voluttà e piacere. Poi, insieme, come due giunchi inermi lasceremmo le sponde dei nostri corpi e ci faremmo trasportare dalla corrente: restando in balia di essa, delle nostre fantasie e dei nostri sogni...

    Taranto, 21 febbraio 2020.

  • 18 febbraio 2020 alle ore 10:13
    Non si può imprigionare il cielo...

    Come comincia:  Una volta mi trovavo disteso a terra su uno sterminato campo pieno di fiordalisi e girasoli in amore; e mentre andavo osservando in faccia il tersissimo cielo presente sopra i miei occhi, una piccolissima farfalla arcobaleno di getto si avvicinò a me e mi parlò:
     - Ehi, tu, steso a terra; si tu, proprio tu, quando osservi così il cielo te lo puoi disegnare in te stesso il suo immenso spettacolo, il suo grande palcoscenico: e qualora passi l'ombra di una nuvola sul tuo corpo disteso, e se lo racchiuderai (poi) nel tuo cuore e nel tuo (di) sguardo avvertirai "qualcosa". Dopo di che, la farfalla volò via...ma io, dentro di me, pensai: - come si fa a racchiudere il cielo nel cuore, imprigionarlo in uno sguardo...significherebbe, semmai, fermare l'orizzonte in un ricordo!

  • Come comincia:  -  Quella montagna, laggiù, sembra così insignificante ma potra decidere il nostro destino! - Disse il capitano Akab all'equipaggio in fermento, mostrando ben alta la croce rosso fuoco che teneva stretta nella mano destra.
     - Signore, signore, signore! - Gridò il piccolo mozzo Jim Hawkins.
     - Che c'é ragazzo? - Disse allora Akab.
     - E'la montagna incantata, quella, signore? - Chiese Jim.
     - No, ragazzo, - rispose Akab; - assolutamente no, ma alle sue pendici costruiremo la nuova grande arca e veleggeremo verso il "futuro".
     
    da: "Quaderni psichedelici", 2017. 

  • 17 febbraio 2020 alle ore 10:42
    Amori folli... ancora (ancora&ancora!)

    Come comincia:  Il mio amico Johnny amava tantissimo le rondini: un giorno, però, sparò a due di loro che volavano in cielo tra le nuvole, uccidendole. Egli amava la sua donna, l'amava più della sua stessa vita: un giorno, però, la uccise sparandoli in mezzo agli occhi; egli amava la (sua) vita, l'amava alla follia: un giorno, però, la prese a calci e si impiccò!

    da: "Quaderni psichedelici", 2017. 

  • 15 febbraio 2020 alle ore 15:24
    Intorno alla natura

    Come comincia:  La natura non è mai futile o casuale né puramente decorativa: essa persegue - immutabilmente - un disegno (ed un piano) ben preciso; essa fa fede (e risponde) - perpetuamente ed incessantemente - a leggi ben precise e prestabilite. Pertanto, quando (o se) l'uomo cerca di rompere tale incantevole, magico e superbo nonché millenario equilibrio che per alcuni è sacro, per altri invece soprattutto inspiegabile, attraverso comportamenti a dir poco incauti, sciocchi ed incoscienti, se non quando addirittura deplorevoli e criminali, non solo mette a repentaglio la vita della natura ma anche quella dei suoi simili: infatti, egli [l'uomo] ne è esso stesso parte integrante ma non la possiede, non è il suo padrone...eppur vero è che ad essa egli appartiene come alla terra, alla vita ed alla morte stessa e no - invece - il contrario!

  • 12 febbraio 2020 alle ore 13:39
    Sport's memories - Francis Morgan "Daley" Thompson

    Come comincia:   Nato a Notting Hill, Londra, il 30 luglio del 1958, da padre nigeriano e madre scozzese, può essere considerato - a buon diritto - uno dei più grandi atleti della storia dello sport britannico. A diciassette anni concluse il suo primo decathlon totalizzando 6685 punti. Nel 1976, quando era ancora junior, partecipò alle Olimpiadi di Montreal finendo diciottessimo. Dopo i Giochi tornò in Canada e stabilì il nuovo record mondiale juniores con 7905 punti. Sempre da junior, nel 1977 fu campione europeo a Donetsk (attuale Juzovka, all'epoca in Russia, oggi città dell'Ucraina) e migliorò tre volte il suo record mondiale (7921, 8124 e 8190 punti). Nel 1978 vinse i Giochi del Commonwealth (a Edmonton, Canada) ma fu secondo agli Europei di Praga, battuto dal sovietico Aleksandr Grebenyuk. Da quel momento infilò una serie incredibile di vittorie (dodici), restando imbattuto sino al 1987. Nel 1980 batté il suo primo record del mondo da senior (8648 punti il 18 maggio a Gotzis, in Austria) e vinse l'oro alle Olimpiadi di Mosca. La sua vittoria fu favorita, secondo alcuni tecnici ed esperti di atletica, dall'assenza dei tedeschi occidentali Guido Kratschmer e Siegfried Wentz che a luglio aveva battuto il suo mondiale (8676 punti a Filderstadt). Egli, tuttavia, confermò la sua straordinaria forza e il suo spirito combattivo nel biennio successivo trionfando agli Europei di Atene nel 1982 (8774 punti davanti a Hingsen ed al tedesco-est Siegfried Stark) e nella prima edizione dei Mondiali, a Helsinki, nel 1983 (8714 punti ancora davanti al tedesco-ovest Jurgen Hingsen). Nel 1984, a Los Angeles, compì il capolavoro della carriera, vincendo il secondo alloro olimpico dopo magnifica battaglia col rivale Hingsen. Al termine delle due giornate di gara (il decathlon, definita prova multipla, comprende dieci specialità dell'atletica distribuite tra corsa, lanci e salti, e si svolge nell'arco di due giorni: in ognuno di essi vengono disputate cinque gare), i due furono divisi soltanto da centocinquantadue punti e Thompson batté il record del mondo che il tedesco aveva stabilito appena due mesi prima a Mannheim, in Germania (8832 punti). Secondo osservatori, tecnici ed esperti quella fu unanimamente considerata la più bella gara di decathlon mai disputata! Due anni dopo, al Neckarstadion di Stoccarda batté nuovamente Hingsen nei Campionati Europei. Il 1987 segnò l'inizio del suo declino atletico ed agonistico. Ai Mondiali di Roma, per colpa di un malanno inguinale che lo aveva costretto ad interrompere la preparazione, non poté difendere al meglio il titolo conquistato quattro anni prima e finì nono nella gara vinta dal tedesco orientale Torsten Voss (8680 punti davanti al tedesco-ovest Wentz ed al russo Pavel Tarnavetskiy). L'anno seguente, ai Giochi di Seoul, fu ancora fuori dal gioco delle medaglie e si piazzò al quarto posto: alle spalle della coppia tedesca-orientale Christian Schenk e Torsten Voss e del canadese di colore Dave Steen. Nel 1989 subì un delicato intervento al ginocchio sinistro per rimuovere una escrescenza tumorale benigna: ciò gli impedì di partecipare, nell'inverno del 1990, ai Giochi del Commonwealth disputatisi a Christchurch, in Nuova Zelanda. Dopo aver saltato, nel 1991, anche i Mondiali di Tokyo, l'anno seguente tentò di qualificarsi per le Olimpiadi di Barcelona ma non raggiunse il punteggio richiesto. Al termine della stagione annunciò il suo ritiro dall'atletica, soprattutto a causa dei frequenti problemi al tendine del ginocchio. E'tornato allo sport firmando un contratto come pilota ufficiale della Peugeot. Nell'estate del 1994 disputò la pre-season ed alcune amichevoli con la squadra inglese di football del Reading, dopo di che coronò il suo grande sogno infantile militando nelle file del Mansfield Town (club di terza divisione), dapprima, e poi in quelle dello Stevenhage Borough FC e dell'Ilkeston FC, club dilettantistico. Nell'estate del 1994, mentre si allenava sul manto erboso del campo secondario del Reading, Coombe Park, così dichiarò a Mervyn Brewer, giornalista di "The Independent", noto quotidiano londinese che da alcuni anni esce in formato completamente digitale: - Da ragazzo avevo due sogni: vincere l'oro olimpico ed essere un calciatore professionista. - Atleta completo (nel 1979 fu campione nazionale nel salto in lungo, dove vantava un primato personale di 8,01) e match-winner autentico (dotato di quel "fighting-spirit" o della cosiddetta "stamina" che tutti gli abitanti delle isole britanniche si portano dietro nel loro dna!), forte nei concorsi quanto nelle corse, fece del dinamismo e della velocità i suoi punti di forza  (vantava tempi eccezionali: 10'26 nei 100 metri, 20'88 nei 200 e 14'04 sui centodieci ad ostacoli), nel corso della sua prestigiosa carriera. Personaggio fu, egli, fuori dalle righe e in perenne dissidio coi media di tutto il mondo: spesso prese posizioni scomode su questioni di attualità o sostenne battaglie difficili (si batté, ad esempio, contro il razzismo e le discriminazioni sessuali, ma ultimamente ha preso anche posizione sulla cosiddetta "questione scozzese", ovvero del mantenimento - o meno - dell'attuale status quo della Scozia nei confronti della Gran Bretagna), sempre fu contro convenzioni e compromessi. La sua esuberanza, tuttavia, di concerto alla sua simpatia e carica umana mancano molto all'atletica attuale, sempre più rivolta alla ricerca affannosa dei records; sempre più soggiogata dagli interessi degli sponsors ed asfissiata dai ritmi inumani dei networks televisivi. - Penso che negli ultimi dieci anni l'atletica leggera abbia perso un po'la sua popolarità. Quindi lo sport deve lavorarci. - Dichiarò nel 2010 (all'epoca era ambasciatore nel mondo delle Olimpiadi di Londra del 2012) sulle colonne di "Gulf News", quotidiano in lingua inglese pubblicato a Dubai, negli Emirati Arabi. - Dovrebbero provare a renderlo più semplice per i bambini...interessarli promuovendolo a livello scolastico.

    - Punteggi in "big-events"(*)
    punti 8847    OG   1984   Los Angeles            8-9 agosto
      "      8811    EC    1986   Stuttgart/Stoccarda 27-28 agosto
      "      8774    EC    1982   Athens/Atene          7-8 settembre
      "      8714    WC   1983   Helsinki            12-13 agosto
      "      8663w CG    1986   Edinburgh                27-28 luglio
      "      8522    OG   1980   Moscow/Mosca        25-26 luglio 
      "      8470w  CG   1978   Edmonton                7-8 agosto
      "      8424    CG    1982   Brisbane                  4-5 ottobre
      "      8306    OG    1988   Seoul                       28-29 settembre 
      "      8257    EC     1978  Prague/Praga           30-31 agosto
      "      8124    WC    1987  Rome/Roma             3-4 settembre
      "      7330    OG    1976  Montreal                    29-30 luglio
    (*) =  big events: le quattro manifestazioni che sono "grandi eventi" nel calendario internazionale (Olimpiadi, Campionati Mondiali, Campionati Europei, Giochi del Commonwealth, etc); w: wind assisted (prestazione ottenuta con gare col vento superiore ai 4 metri/secondo); OG: Olimpic Games/Olimpiadi; EC: European Championships/Campionati Europei; WC: World Championships/Campionati Mondiali; CG (Commonwealth Games/Giochi del Commonwealth).
     

  • 10 febbraio 2020 alle ore 20:23
    Le sue lacrime

    Come comincia: Un bimbo palestinese...lui non sa nulla della storia, non conosce i libri di storia (forse non avrà neanche la posssibilità di imparare a leggere e a scrivere), tuttavia piange ugualmente: spesso le lacrime dei bambini, in Palestina, sono lacrime di "sangue"!

    Taranto, 10 febbraio 2020. 

  • 08 febbraio 2020 alle ore 20:33
    Sport's memories - Jean Borotra

    Come comincia:  Nacque nel 1898 a Domaine du Pouy, cittadina della regione basca francese nei pressi di Biarritz, nel dipartimento dei Pirenei Atlantici. Uno dei "quattro moschettieri", insieme agli amici-rivali Jacques Brugnon, Henri Cochet e René Lacoste, che vinsero la Davis ininterrottamente dal 1927 al 1932 e dominarono la scena del tennis mondiale tra l'ultima decade degli anni venti e i primi anni trenta del secolo passato (nel 1993, l'anno prima della sua morte, dichiarò: - Quando hai combattuto in due guerre come ho fatto io ci sono alcuni ricordi  che ti segnano per sempre, ma far parte dei moschettieri è stata una delle mie più grandi gioie. Abbiamo avuto un meraviglioso cameratismo!). Figlio di pastori, rimase orfano di padre quando aveva meno di otto anni. Praticò il calcio, il rugby e la pelota (lo sport nazionale basco) e si avvicinò al tennis soltanto a venti anni. Personaggio di grande caratura, in campo e fuori, giocatore grintoso e spettacolare (famosissimi erano i suoi colpi di volée) ma anche uomo modesto e generoso, fu soprannominato dagli inglesi "il basco volante" per le sue doti atletiche non comuni, per il suo gioco e per un basco di colore blu che indossava spesso anche in campo. La sua vita fu ricca di aneddoti, avventure e disavventure, degna di un personaggio salgariano o di un protagonista di un racconto di Rudyard Kipling. A Wimbledon, si pensi che solo la sua auto, oltre quella del sovrano Giorgio V°, poteva giungere sino ai bordi del central court (campo centrale). Durante il secondo conflitto mondiale venne deportato in Germania (nel campo di Sachsenhausen) e poi incarcerato dagli americani per collaborazionismo (era stato, infatti, Ministro dello Sport nel governo autoritario e filonazista presieduto dal maresciallo Henry-Philippe-Omer Pétain ed instauratosi a Vichy nel biennio 1940-42). Vinse il suo primo titolo dello slam a Parigi, nel 1924 (i Campionati di Francia si disputano dal 1891 ma acquisirono carattere di internazionalità a partire dal 1925). Nel torneo di casa bissò il successo nel 1931 e fu finalista nel 1925 e nel 1929: entrambe le volte sconfitto dall'amico rivale Lacoste. Vincitore a Wimbledon nel 1924 e nel 1926 (fu finalista nel 1925, 1927 e 1929) e finalista agli U. S. Open nel 1926, agli Australian Open del 1928 vinse tutti i titoli in palio (singolare, doppio e doppio misto). In Davis giocò cinquantaquattro matches vincendone trentasei (diciannove in singolare, diciassette in doppio). Grande doppista, vinse in carriera quattordici titoli dello slam (nove in doppio, cinque nel doppio misto) tra cui quello "storico" del 1925 a Wimbledon in coppia con la leggendaria Suzanne Lenglen, sua connazionale e da molti considerata come la più forte giocatrice d'anteguerra (dominò il tennis femminile dal 1919 al 1926, vincendo ventuno titoli slam: Gianni Clerici, noto giornalista, scrittore e storico del tennis la definisce in un suo libro "la più grande tennista del XX°secolo"!). Vanta nella sua carriera un record prestigioso e un ruolino di marcia impressionante: fu campione nazionale ben cinquantanove volte (dodici in singolare al coperto), venti volte campione d'Inghilterra (undici in singolare al coperto) e per due volte (entrambe nel singolare al coperto) fu campione degli Stati Uniti. Vinse ottantacinque tornei internazionali e fu medaglia di bronzo nel doppio misto (in coppia con
    Lacoste) alle Olimpiadi di Parigi del 1924. Fu anche atleta molto longevo: giocò, infatti, ben trentanove stagioni nel circuito internazionale, dal 1920 (prima partita in assoluto al torneo di Biarritz, il 7 maggio, contro il fratello Fred) al 1965 (ultima partita contro il britannico Eric Fulby, il 24 ottobre nel corso dell'International Club Gran Bretagna-Francia), inoltre ha giocato in Davis sino alla soglia dei quarantotto anni e continuò a farlo fino agli ottanta anche tra i veterani e i masters; nel 1963, partecipando all'età di sessantacinque anni e 320 giorni al torneo di doppio a Wimbledon (in coppia col connazionale Mustapha Belkhadia), divenne il più vecchio giocatore di sempre ad averlo fatto (il vincitore più vecchio nel singolare maschile resta invece il leggendario giocatore britannico Arthur William Charles Wentworth Gore, che nel 1909 trionfò alla "veneranda" età di quarantun anni e 155 giorni!). Esercitò la carica di presidente della federazione internazionale nel biennio 1960-62. Nel 1988 si risposò, all'età di novanta anni, con Janine Bourdin (in prime nozze, nel 1937, era stato sposato con Mabel de Foret da cui aveva avuto un figlio, Yves, e da cui divorziò dieci anni dopo). E' morto il 17 luglio del 1994 ad Arbonne, proprio mentre la Francia incontrava la Svezia in Davis. Il giorno successivo al suo decesso così scrisse, nel necrologio sulle colonne del  "New York Times", Christopher Clarey, firma notissima del tennis mondiale e da oltre un quarto di secolo corrispondente in Francia, Spagna e Stati Uniti del suo giornale: - Era il beniamino della folla, soprattutto di sesso femminile, per la sua esuberanza, e se costretto ad inseguire la pallina sugli spalti si toglieva il berretto e baciava le mani delle donne che aveva scomodato. Inoltre, aveva l'abitudine di concedere punti agli avversari se capiva che l'arbitro aveva sbagliato nel suo giudizio (fu un po', a suo modo, l'antesiniano artigianale e naif del moderno "occhio di falco" nel tennis o del TMO - Television Match Officer - nella palla ovale, i quali sono atti a correggere, sovente, gli errori commessi dagli arbitri attraverso riprese televisive esterne ma parallele alle vicende agonistiche) - . In definitiva, esso è stato uno dei più grandi campioni che il tennis possa ricordare nella sua ultracentenaria storia ma fu, soprattutto, un vero galantuomo, direi, ed inguaribile romantico!

    - Hanno detto di lui
    "Potremmo raffigurare Borotra come uno di quegli dei indù di bronzo con più mani" (Gabriel-Ren Domergue, Paris Soir, 1929). 

    - Posizione nelle classifiche mondiali (*)
    1924: sesto; 1925: sesto; 1926: secondo; 1927: quarto; 1928: quinto; 1929: terzo; 1930: terzo; 1931: settimo; 1932: terzo.
    (*) Prima delle classifiche computerizzate, del circuito ATP e del circuito World Tour, a fine stagione alcuni esperti compilavano graduatorie semi-ufficiali su riviste specializzate. Quelle dal 1914 al 1938 sono state compilate da A. Wallis Myers e pubblicate sull'Almanacco Illustrato del Tennis, edito in Italia dalla Panini, Modena.
    - Vittorie e finali dello Slam al dettaglio (**)
    a) Singolare
    Wimbledon    1924   W  R. Lacoste               6136613664
    R. Garros      1925    L   R. Lacoste               756164
    Wimbledon    1925    L   R. Lacoste               63634686
    Wimbledon    1926    W  H. Kinsey                866163
    U. S. Open    1926    L    R. Lacoste              646064
    Wimbledon    1927    L   H. Cochet                4646636475
    Australian O. 1928    W  R. Cummings          6461465763
    R. Garros       1929    L   R. Lacoste              6326602686
    Wimbledon     1929    L   H. Cochet               646364
    R. Garros       1931    W  C. Boussus            26647564
     
    Fonti bibliografiche e telematiche:
    - Guinness International Who's Who Of Sport, Peter Matthews, Ian Buchanan&Bill Mallon; Guinness Publishing Limited, Enfield, Middlesex (England);
    - Thetennisbase.com;
    - The New York Times (articolo del 18 luglio 1994 nella edizione online). 

  • 06 febbraio 2020 alle ore 12:49
    Il grido

    Come comincia:  La "Esperance" veleggiava tranquilla nottetempo quando all'improvviso, vicino Port San Giulian, al calar della notte, la vedetta Anthony Mellersh grido': - Terra, terra a babordo, capitano...vedo fuoco arcobaleno sollevarsi in cielo! -. Era il venerdì 17 (di) novembre 1826. 

    Taranto, 18 marzo 2016.

  • 04 febbraio 2020 alle ore 18:12
    Partire

    Come comincia:  Per diverse notti il giovane Salomon scrutò la luna seduto su una panchina del "molo 17" da dove, qualche tempo dopo, sarebbe partito per una nuova vita. Infine, partì: nella paura e nel dolore, lo fece; pieno di rabbia, carico di ricordi ed incertezze...Visse. Diventò qualcuno.

    Taranto, 4 febbraio 2020.

     

  • 31 gennaio 2020 alle ore 16:10
    Il coraggio

    Come comincia:  Nella foresta divampo'un incendio immane: tutti gli animali, compresa sua maestà il leone, fuggirono di gran lena dinanzi alle fiamme. Solo un minuscolo colibrì volava in senso contrario, portando una goccia d'acqua nel becco. - Cosa credi di fare? - gli chiese il leone. - Vado a spegnere l'incendio! - rispose il colibrì. - Con una goccia d'acqua soltanto? - Io faccio la mia parte! - rispose il colibrì. 

  • 31 gennaio 2020 alle ore 16:02
    Le domande (in) discrete

    Come comincia:                                                                                                              da: Isaak Babel
     
      Come sono fatti gli assassini? Sono passionali o spietati? O forse, entrambe le cose: chissà! Che cosa spinge mai l'assassino ad uccidere? Vanità, forse; senz'altro rabbia e rancore, ma...Una volta ho desiderato ardentemente di uccidere un uomo, il mio peggior nemico; di offenderlo per più di un'ora, martoriarne il suo corpo e le sue membra prima di berne il suo sangue, catturare la sua essenza e ingoiarne le sue melmose viscere, i suoi maleodoranti liquami: volevo scoprire, a quel modo, che cosa fosse mai in realtà la vita, a che cosa assomigliasse la vita di un uomo, quella di ognuno di noi lungo la nostra via, il nostro cammino.

  • 30 gennaio 2020 alle ore 19:05
    Il santone e la giovane vedova

    Come comincia:  - Non sapevo fossi in casa, altrimenti non avrei bussato così forte alla tua porta, - disse il prete e santone Isaia alla giovane vedova (la quale li aveva aperto la porta tutta in ghingheri discinta); - ma non avevo cattive intenzioni, sai, mia bella giovin fanciulla, -aggiunse lo stesso, appena un attimo dopo.
     - Pensa alla salute! Pensa alla salute, prete! - fece quella, e poi richiuse la porta sbattendola in faccia all'uomo senza complimenti. Il prete andò via e lungo la strada ripeté più volte a se stesso: - Chissà dove ho sbagliato?