username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Luciano Ronchetti

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Luciano Ronchetti

  • Come comincia: Ieri sera, come tutti i venerdì del corrente anno, feste strane e bagordi d'ogni tipo all'UFO, noto club psichedelico dell'East-side londinese, in Tottenham Court Road, al civico 86, in cui si esibiscono da qualche tempo vari gruppi della scena musicale underground tra cui Pink Floyd, Soft Machine, Crazy World of Arthur Brown, Tomorrow ed altri meno noti. E fin qui nulla di nuovo. La notizia, grave e ridicola allo stesso tempo, è questa: arrestato il ministro degli Interni Arthur Coombs-Newton, trovato in possesso di ben trenta grammi di pura canapa indiana, di quella buona (a detta di molti presenti ed esperti dell'argomento!).
     - Si vedeva ad occhio ch'era buona, anzi, di quella super - ha dichiarato Jane Luxbury, diciannovenne presente alle feste ed alla musica della serata!
     L'altra notizia, forse ancor più stra...curiosa della prima (meglio sarebbe dire che si tratta di una notizia nella notizia, l'una, cioè, più clamorosa dell'altra!) è che il caro nostro ministro teneva ben nascosta la "roba" nell'elastico interno che reggeva le sue calze da...donna: sic!
     - Il ministro, - ha raccontato alla stampa il portavoce della polizia, John Newcombe, nella successiva conferenza stampa, - indossava biancheria intima femminile di chiara provenienza parigina. -
     Il tutto è stato appurato nel corso dell'ispezione, effettuata alla presenza dell'avvocato Brixton James, del foro di Chelsea, nella sala interrogatori del IV° commissariato.
     Notizia nella notizia, come scritto: curiosa, scandalosa e drammatica al contempo!
     Voglio concludere il mio pezzo in questo modo: ahi! ahi! caro ministro; certe cose non sono per membri rispettabili del governo, queste cose è meglio lasciarle fare a quelli  che sono abituati a farle, a gente come Arnold Layne. Queste cose, semmai, si fanno soltanto sulla parte "oscura" della luna!
    (Notizia - immaginaria - elaborata da una notizia - vera - apparsa il 28 gennaio 1967 sulla fanzine underground International Times).

                                                = Note musicali a margine =
     Il 15 ottobre del 1966 "International Times", il primo giornale underground europeo, venne lanciato con un grosso party musicale alla Roundhouse di Londra. I Pink Floyd suonarono davanti a duemila persone proiettando speciali diapositive su di loro e sul pubblico.
    Nel gennaio del 1967 Joe Boyd, direttore musicale dell'UFO, produsse il primo 45 giri dei Pink Floyd, "Arnold Layne", un pezzo di Syd Barrett: parla di un travestito e pervertito che ruba biancheria femminile nelle lavanderie a gettone. Le principali radio pirata dell'epoca, Radio London e Radio Caroline, si rifiutarono di passare il brano: ufficialmente per eccesso di prudenza, da parte di due emittenti ch'erano pur sempre fuorilegge, ma secondo alcuni a causa del rifiuto dei discografici a pagare adeguata "mazzetta"!
     Infine, da notare ancora, che sempre alla Roundhouse si tenne, nel dicembre dello stesso anno, un festival della poesia, in cui si esibì, tra gli altri, il poeta newyorchese Allen Ginsberg. 

    da: "Quaderni psichedelici", 2017.

  • 12 giugno alle ore 12:37
    Strani incontri a...Zanzibar

    Come comincia: Dopo il tempo delle frappe e delle chiacchiere (o: stranezze di Candelora)

    Andando - che me n'andavo - a zonzo per le strade (stregate) dalla luna di Zanzibar, mentre nulla facevo se non che ruminar sui pensieri miei, d'improvviso ch'era - sì d'un botto - anzi, d'un tratto (a bella prima) in un bar sito lungo i bordi d'un ampio e solitario boulevar(d) il ramingo fantasma del poeta Zanzotto incontrai; il quale, esso, mi riconobbe (ci eravamo frequentati, quando lui era in vita, in alcuni salotti del Veneto bene, che lui, però, detestava e frequentava soltanto per "facciata"!), mi fermò e mi chiese:
     - Ehi, "straniero" (mi chiamava così: lo faceva benevolmente, con fare paterno!), come ti va la rima? Scrivi ancora poesie? 
    Al che io, di rimando in questa (ch' è proprio codesta e non...qualcun altra!) maniera,  così li risposi:
     -Non c'è male, grazie tante sua eccellenza, sua eminenza, sua...mmm; anzi, meglio di prima!
    Lui [il poeta: anzi il fantasma del poeta!], allora, mi fissò per qualche istante e poi, con burlonesca aria e divertita, esclamò:
     - Ma vaffan...quale eminenza (del cavo...), quale eccellenza (sì, del caz...); ma dai su, amico mio, lasciamo stare i convenevoli e gli appellativi: vieni con me che ti offro da bere! (Pur essendo un fantasma, adesso, il "maestro" non aveva perso la sua genuinità ed il suo essere...alla mano!).
     E così fu: entrambi prendemmo posto intorno ad un tavolino del bar su nominato (non so il nome, però, visto che non aveva insegne) e ci intrattenemmo a parlar del più e del meno. E, per la cronaca, strada facendo (ossia: per trascorrere meglio quelle ore) ingurgitammo i seguenti malsani liquidi: otto birre da tre quarti "bevi&zitto",  quattro aperitivi "a digiuno prima dei pasti", dieci cocktail "strizzacervello, rompipalle"... - Alla faccia del bicarbonato di sodio! - avrebbe probabilmente detto la buona anima di un principe.
     Il fatto strano, però, quello ancor più strano di questa pur stranissima vicenda, fu questo: entrambi [io ed il poeta, anzi, il suo fantasma] sopravvivemmo al nostro parlottio e, soprattutto, restammo del tutto sobri e vegeti dopo gli annessi (e connessi) che n'erano seguiti.
     Nel frattempo s'era fatta alba. Io e Lui ci salutammo ed ognuno di noi riprese ad andare per la sua strada, ovvero: io, a camminare a zonzo - e solitario - per le strade di Zanzibar, lui a fare il poeta, cioè, il fantasma ramingo del poeta!

    Taranto, 16 febbraio 2016.

  • 10 giugno alle ore 18:34
    Sono diventato comodamente intorpidito

    Come comincia: Divagazioni floydiane...intorno a una canzone
    da: Comfortably Numb
                                                                       all'amico Syd (principe della scena psichede-                                                                     lica londinese degli anni sessanta).
                                                                       Ricorda quando eri giovane
                                                                       Splendevi come il sole
                                                                       Continua a risplendere, pazzo diamante
                                                                       Ora c'è uno sguardo nei tuoi occhi
                                                                       Come i buchi neri in cielo
                                                                       Continua a risplendere, pazzo diamante. 

    Sono diventato comodamente intorpidito, lo so: lo sai? Sono stato ad un passo dal baratro, proprio laddove qualcuno, anni addietro, predisse sarei stato leggendomi la mano; lo so: lo sai?
    Ma tu, caro fratello, e tu, dolce sorella; voi due che non lo siete e di certo siete più lucidi e veri di me: siete sicuri di saper e poter ancora scegliere? Siete sicuri di poter e saper fare ancora la cosa giusta? Siete sicuri di camminare sulla strada giusta, di percorrere la strada giusta? Allora [fratello e sorella], siete proprio sicuri di tutto questo?
    E lo siete anche di saper o poter distinguere una cosa dall'altra? Non è facile, lo so: lo sai, lo sapete? 
    Nella vita è tutta una questione di colori: di bianco e di nero, di rosso e di blu, di giallo e di verde; il resto son soltanto sfumature: di grigio!
    Allora, siete sicuri di saper ancora distinguere una cosa dall'altra? I sogni dalla realtà, la verità dalla menzogna? Il paradiso dall'inferno? Un tramonto vermiglio da un fiore irto di spine o da una rosa purpurea? Un'eclisse di luna da un black-out del vostro cuore? Una calda carezza amica da una gelida coltre di nebbia o da una bastarda notte di dicembre che rapisce i vostri pensieri? Una dolce brezza estiva da un'oscuro presagio? Allora, fratello e sorella, pensate di riuscire a distinguere, pensate davvero di riuscirci? Non è facile, lo so: lo sai, lo sapete?
    Io sono diventato comodamente intorpidito, lo so: ma riesco, tuttavia, nel mio torpore, ancora a scegliere e a distinguere; a scegliere e a distinguere insieme: sicurissimo di saperlo fare!
    Sono diventato comodamente intorpidito, lo so: ma riesco ancora ad ascoltare la "voce" del vento, a sentirla sibilare nelle mie orecchie e toccare il mio cuore; a sentirla battere sulla mia faccia come fosse un tam tam impazzito; riesco ancora a sentirla sulla mia faccia come una stilettata di notte colpire il tuo sonno e violare i sogni; riesco ancora ad addormentarmi e a risvegliarmi: sicuro di esser vivo...e se la mia testa, però, verrà travolta dal tempo, dall'impietoso scorrere di quel vecchio "spilorcio", io penserò di non esser mai nato!

                                                                                          Con precisione casuale
                                                                                    Hai cavalcato la brezza d'acciaio   
                                                                                 Avanti, gaudente, visionario
                                                                                     Avanti, pittore, pifferaio
                                                                                     Prigioniero, splendi. 

    da: "Quaderni psichedelici, 2017"

  • 25 dicembre 2018 alle ore 19:59
    Il fantasma del tenente francese

    Come comincia:                                                                                                                                           Il  fantasma della sua donna vide il tenente Francois Deleçour seduto che era, a scrutare il cielo, sul molo "13" di Durbanville in una notte stellata di tanti, tantissimi anni orsono. Il tenente aspettava la sua nave, l'Hesperance, un piccolo cargo che aveva battuto tutti i mari del globo, su cui si sarebbe imbarcato per terre lontane.
    La sua donna - una bellissima "rossa" di nome Sophie - era morta di colera anni prima a Zanzibar: mentre i due erano insieme in vacanza.
    Apparve quella sera al tenente: portava, come al solito, i lunghissimi suoi capelli sciolti che erano solcati dal vento caldo di scirocco, portava una sottoveste leggera e trasparente di nylon rosa che ricopriva i suoi bei seni turgidi; e sembrò andasse incontro al suo amato.
    Il tenente, mentre aspettava la sua nave, la vide per un attimo...nulla più!
    Quell'attimo, però, quella visione quasi istantanea (durata appena un pò!) li bastarono: il giovane, infatti, cambiò subito idea; egli non avrebbe più preso la nave per partire lontano...
    Tornò a casa e dall'indomani riprese a fare quello che aveva sognato di fare sin da bambino e che poi, per un motivo o per un'altro, per un contrattempo o un incidente di percorso (come le guerre combattute contro gli inglesi e contro i boeri) che lo avevano bloccato, per una indecisione o un tentennamento che li avevano "tarpato" le ali a più riprese, aveva smesso di fare: il musicista, suonatore di arpa birmana e di violino classico.
    Da allora, cioè da quella notte di agosto al molo "13", il tenente non "rivide" più Sophie, l'amata di un tempo ma visse, però, la sua vita: nel modo in cui aveva sempre desiderato fare!

    Taranto, 18 marzo 2017. 

     

     

  • 21 dicembre 2018 alle ore 15:57
    Frammenti di follia (per non dimenticare)

    Come comincia: "La strada, ora, si faceva ingombra di profughi. Sull'altipiano di Asiago non era rimasta anima viva. La popolazione dei sette comuni si riversava sulla pianura, alla rinfusa, trascinando su carri a buoi e su muli, vecchi, donne e bambini, e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico. I contadini allontanati dalla loro terra, erano come naufraghi. Nessuno piangeva, ma i loro occhi guardavano assenti. Era il convoglio del dolore".
    (da: "Un anno sull'altipiano", di Emilio Lussu, sulla disfatta di Caporetto, 1917). 

  • Come comincia: La principessa Salim spesso osservava, dal balcone della sua reggia, la montagna incantata rossa che si stagliava enorme di fronte a lei; essa, però, quando lo faceva si rattristava tantissimo: pensando al giorno in cui sarebbe dovuta andare via, in una lontana terra straniera; pensava, cioè, che non avrebbe più rivisto quella "meraviglia della natura": visione paradisiaca ed inquietante assieme!
    Ed un giorno, infatti, quel giorno arrivò: quando che la principessa sposò il suo principe ed andò via con lui lontano.
    Quello stesso giorno , però, anche la montagna incantata andò via, a suo modo: un'ora prima dello scoccar di mezzanotte, infatti, corse dapprima un vento fortissimo tutt'intorno a lei e poi franò per intero in poco più di un attimo!

  • 12 novembre 2018 alle ore 4:37
    Le terre di Lothian e gli antichi guerrieri

    Come comincia: Anticamente le lontane terre di Lothian erano abitate da cuori impavidi che non temevano le forze del male, le tenebre e la morte.
    Erano i guerrieri di quelle terre, laddove non sorgeva mai il sole. Essi lottavano contro i draghi Kimono delle caverne ed i maghi Kayleigh, malvagi incantatori di farfalle a pois nere e...cacciatori dei cuori delle giovani fanciulle vergini; oppure contro le streghe Lavender, che vendevano agli abitanti pozioni magiche avvelenate per rubarne poi i loro cuori.
    Quei guerrieri lottavano contro chiunque e ogni forza - visibile o invisibile, oscura ed arcana - tutti i giorni dell'anno d'ogni anno, per difendere la libertà di quelle terre e di chi le abitava.
    Ma un giorno ogni guerriero andò via da quelle terre, tutti si spostarono per andare ancora più a nord, ai confini più desolati dell'estremo nord, più vicino al mare di nessuno.
    Le terre di Lothian così, quelle terre così accanitamente difese per anni, decenni e secoli d'improvviso rimasero incustodite. Infatti, furono invase dal male e dominate, per altrettanti anni, secoli e decenni dai cattivi maghi e dalle altrettanto cattive nonchè subdole streghe...
    Oggi quelle terre lontane non ci sono più: furono sommerse durante un natale di tantissimi decenni fa, il loro ultimo natale, da un cataclisma di pietre e di fuoco piovuto dal cielo; ma gli antenati di quei remoti cuori impavidi, appartenuti ad antichi guerrieri, i quali abitano (in) altre terre, altrettanto remote e lontane delle terre di Lothian, ricordano quelle valorose gesta: raccontandole ai loro figli ed ai figli dei loro figli...per non dimenticare mai!

    Taranto, 2 settembre 2016.

  • Come comincia: Ho riascoltato ieri, alcune volte, il brano "Bocca di Rosa", di Fabrizio De Andrè: scritto e 
    composto da lui stesso ed arrangiato da Gianpiero Reverberi.
    La storia di Bocca di Rosa, credo - e spero - la conosciamo tutti: è la storia di una donna di facili costumi, una puttana (o una troia, o una battona: a seconda delle latitudini, vengono così brutalmente apostrofate...ma tutti si dimenticano che sono donne, esseri umani come tutti gli altri!) che arriva, un bel giorno senza data, in un fantomatico paese della provincia nostrana (Sant'Ilario): è comincia a prostituirsi, anzi, a concedersi a tutti; il bello della storia (per alcuni, però, forse è il brutto!) sta proprio nel fatto che la suddetta lo fa in uno strano modo; lo fà, stranamente, senza farsi pagare; lo fà per passione, appunto! 
    Sta proprio quì, l'inganno, ma no, l'inghippo della storia, ciò che mette il pepe al culo alla gente, ciò che non va giù ai benpensànti, ai savi, ai sensati, ai timorati di Dio: che una puttana si conceda a tutti, no per denaro ma perchè li và di farlo!
    Capite Signori, qual'è il nocciolo della questione: non è il fatto che Bocca di Rosa eserciti la professione più antica del mondo, ma il fatto di cui sopra detto, che lo faccia senza farsi pagare.
    Io sono un anarchico, per mia libera scelta, anzi, sono un anarchico sui generis, visto che da alcune settimane oso definirmi un comunista-anarchico (non mi frega niente se non vado a genio nè ai comunisti, nè agli anarchici: ho scelto così, superando, dopo quasi quarant'anni le barriere ideologiche che mi bloccavano, facendo finalmente parlare - merito di una donna con cui sto chattando su un sito di incontri - il mio cuore!), e sono - ahimè! pure un romantico: per questo motivo sto, e starò sempre dalla parte di Bocca di Rosa; cioè, dalla parte dell'AMORE vero, quello che si dà senza chiedere nulla in cambio, quello che si dà a tutti senza chiedersi il perchè, incondizionatamente e senza doppi fini, senza fare calcoli o compromessi di sorta...alla faccia dei preconcetti, dei pregiudizi o quant'altro; alla faccia dei bigotti e dei benpensanti: di coloro i quali pensano ancora che avere un crocifisso in mano ti dia il diritto di sentirti migliore di chi non lo ha, di chi la domenica fa l'amore piuttosto che andare a sentir messa. Ebbene, io Signori, sono di Taranto ed ivi abito: in un appartamento, sito all'ottavo piano - da quasi mezzo secolo - che dà proprio, udite, udite di fronte ad una chiesa, la più grande della città, la nuova concattedrale (costruita nel 1970-71 dall'architetto Giò Ponti): forse, chissà, per ironia della sorte, a voler ricordare perpetuamente, a uno come me, ateo, di essere un essere (scusate il gioco di parole!) infinatamente più piccolo e inferiore agli altri. Ebbene io, Signori, non mi sento nè più grande nè più piccolo di nessuno: io AMO,
    come tutti gli altri, AMO (in una poesia lunghissima che poi riporterò quì, su APHORISM l'ho chiaramente fatto intendere: la considero il mio "manifesto programmatico", se mi si concede il termine!) la natura, la poesia, l'arte, il bello, l'AMORE, le donne, le città, la campagna, la vita semplice... ed ancora il mare, i tramonti in riva al mare, quei tramonti vermigli e fiabeschi che ti mozzano il fiato, il cielo, le stelle, la luna, il creato tutto all'infuori di Dio; perchè tutto ciò che conta per me vive quaggiù, senza risposte di vita eterna ultraterrena, tutto, per mè finisce quaggiù, insieme all'uomo; amo tutti i paesi del mondo come se fossero i miei paesi, le mie patrie: è per questo che noi anarchici amiamo il mondo intero, è per questo che il mondo intero è la nostra patria!
    Quindi, ripeto, di non sentirmi inferiore a nessuno: soltanto per il semplice motivo di non credere in Dio, nè di non frequentare le patrie ga...pardon chiese!
    Il bello della favola, anzi, del racconto che sto scrivendo sta proprio nel fatto che io, in gioventù, sia pure stato chirichetto, che ho pure servito messa (come si diceva una volta!) e ho fatto parte dell'azione cattolica: non rinnego niente, però, del mio passato, in quanto ho conosciuto dei ragazzi fantastici (moltissimi sono miei amici nel mio profilo facebook: vedasi "Gruppo della Concattedrale"), che ancora oggi sono coerenti alle loro scelte, con alcuni dei quali spesso ci si incontra e ci si saluta regolarmente!
    Poi, erano gli anni settanta (metà-fine) ho cominciato a leggere testi diversi (non parlo solo di Bakunin) che mi hanno avvicinato all'ideologia anarchica; ho cominciato ad appassionarmi alle vicende dell'allora "movimento" (quello del '77, tanto per intenderci!)...e poi, il silenzio (politico-ideologico), inframezzato da frequentazioni maldestre (dicasi, udite, udite: Figc-Fuan, estrema destra!). La disillusione, il disincanto, il disimpegno ideologico-politico che colpì tantissimi giovani della mia generazione: la vita spensierata dei magnifici anni ottanta: irripetibili anch'essi!
    Soprattutto, però, la vita vissuta nell'ambito familiare: irripetibile, senza paragoni!
    Non è questo un controsenso, cioè un contestatore come me che esalta la vita in famiglia: la mia famiglia, come ho scritto da qualche altra parte, è stata una famiglia speciale (non lo dico perchè era la mia famiglia, ma proprio perchè lo fù, nel vero senso della parola!), una famiglia ultramoderna, già agli albori degli anni settanta, quando il ruolo dei genitori veniva messo in discussione dagli stravolgimenti socio-politici, quando il rapporto genitori-figli stava per essere capovolto, per non dire stravolto!
    La mia famiglia, invece, era un'eccezione, anzi, lo è stata in tutti i sensi: tanto che, paradossalmente, io sembravo il fascista, rispetto a loro, e loro gli anarchici; io il conservatore tradizionalista, rispetto a loro, e loro i sessantottini! 
    La mia famiglia originaria era composta da mio papà Marco, figlio della bassa reggiana-modenese, venuto in quel di Taranto a diciannove anni per cause non dipendenti dalla sua volontà (dicasi chiamata di leva: era il 1939 ed allo scoppio della guerra, come accadde per molti giovani della sua generazione, ecco il calcio nel culo...e si ritrovò sulla nave "Caio Duilio" della regia marina italiana, a trascorrere le vacanze, alias tutta la guerra!); dalla mia mamma Ada, tarantina d'oc e casalinga per quasi tutta la sua vita (tranne qualche anno di impiego presso l'allora Genio Marino); dalla zia materna Maria e dalla mia amica-sorella ANNA, colei che ha segnato indelebilmente la prima fase della mia vita (è andata via, lei, come tutta la mia famiglia: lei però, è andata via in modo speciale, così come fu tutta la sua vita, ossia lasciando il segno; per colpa di quel mostro a sette code e dieci teste che si chiama Alzheimer!).
    Ebbene, perchè la mia famiglia era speciale? I miei genitori ripetevano spesso, anzi, lo facevano sempre, quanto segue: "Luciano, fai quello che vuoi fare, dì quello che vuoi dire, và ovunque tu voglia andare purchè sia felice: e se tu lo sarai, noi lo saremo per te!". Ora, sfido chiunque a dire che una famiglia del genere non fosse ultramoderna, sfido chiunque a sostenere che una famiglia del genere andasse contestata!
    Tornando al brano di De Andrè, il grande Faber, devo rimarcare questo: Bocca di Rosa verrà cacciata dal paese in cui era misteriosamente giunta; alla stazione l' accompagnano i gendarmi ed anche il parroco: messa sul treno, però, ci si accorge che il suo viaggio di ritorno (verso dove, però, non è dato sapere!) è commovente, a tratti struggente, romanticissimo; infatti, a salutarla, in ogni stazione, diventano sempre più numerose le persone di ogni età, persino qualche prete. Tutti a salutarla con un fazzoletto rosso in mano o a lanciarle addosso un fiore, oppure, addirittura un bacio!
    Bocca di Rosa è uno spaccato di provincia italiana antico: che, però, persiste ancora oggi. Sono ancora vaste, a mio avviso (ringalluzzite, rinvigorite dagli eventi politici recenti), nel nostro paese, le sacche di miseria intellettuale, di povertà di animo e di grettezza di spirito. Ripeto, e con questo termino il mio racconto, io sto - e sempre starò - dalla parte di Bocca di Rosa, dalla parte, cioè, di tutte quelle fantomatiche Bocca di Rosa che amano senza chiedersi il perchè, pur andando contro l'ordine precostituito delle cose, pur andando contro tutto e tutti!    

  • Come comincia: In una delle sue Pensées più cupe, Pascal disse che la fonte di tutte le nostre sofferenze era l'incapacità di starcene tranquilli in una stanza.
    Perché, domandava, un uomo che ha di che vivere sente lo stimolo a trovare un diversivo in qualche lungo viaggio per mare? O a vivere in un'altra città, o a andarsene alla ricerca di un grano di pepe, o in guerra a spaccar teste?
    Scoperta la causa delle nostre disgrazie, Pascal volle anche capirne la ragione, e dopo averci riflettuto sopra ne trovò una ottima: e cioè la naturale infelicità della nostra debole condizione mortale;così infelice che, se ci concentriamo  su di essa, nulla può consolarci.
    Solo una cosa può alleviare la nostra disperazione, ed é lo svago (divertissement); eppure proprio questa é la peggiore di tutte le nostre disgrazie, perché lo svago ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta gradualmente alla rovina.
    da: Taccuini in "Le vie dei canti", di Bruce Chatwyn.

    -  L'uomo é nato per muoversi, non per restare fermo: la sua natura é movimento.
    Blaise Pascal, Pensées.
    -  Perché gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all'altro?
    Bruce Chatwyn a Tom Maschler, 1969.
    - Studio della grande malattia: l'orrore del domicilio.
    Charles Baudelaire, Journaux Intimes.
    - Ma i veri viaggiatori partono senz'avere né meta né ragione;da un fatale richiamo sospinti, cuori lievi come le mongolfiere, senza saper perché, dicono sempre: "Andiamo!". Charles Baudelaire, I fiori del male.
    - Soprattutto, non perdere la voglia di camminare... i  pensieri migliori li ho avuti mentre camminavo...ma stando fermi si arriva sempre più vicini a sentirsi malati...perciò basta continuare a camminare e andrà tutto bene. Soren Kierkegaard, Lettera a Jette (1847).
    - Robert Burton - sedentario e libresco don di Oxford - dedicò un'enorme quantità di tempo e di erudizione a dimostrare che il viaggiare non era un flagello ma un rimedio alla malinconia, ossia agli effetti deprimenti della vita sedentaria: "Anche i cieli girano continuamente in tondo, il sole sorge e tramonta, la luna cresce, stelle e pianeti mantengono un moto costante, l'aria é agitata dai venti, le maree montano e rifluiscono: senza dubbio per conservarsi e insegnarci che dovremmo sempre essere in movimento".
    Oppure:
    "Contro questa malattia [la malinconia] non c'é nulla di meglio che cambiare aria, vagabondare qua e là, come quei tartari zalmoensi che vivono in orde, e colgono le opportunità che offrono loro i tempi, i luoghi e le stagioni".
    Anatomia della malinconia
    tutti da: Taccuini in "Le vie dei canti", di Bruce Chatwyn.
    - Il viaggio é scoperta prima, poi diventa ricerca di qualcosa o di qualcuno: ricerca della propria strada, della "via". (mio pensiero breve della domenica delle Palme, 20 marzo 2016).

  • 09 ottobre 2018 alle ore 6:17
    Estate 1977: "ascoltare il vento"

    Come comincia: Il vento é come una serpe strana
    che viene e che va
    andanseuse...astuto!
    Il vento di Ishtar che soffia
    lungo le colline dell'utopia
    ha reciso molte menti;
    lo zeffiro di primavera ha illuso
    tantissimi cuori di ragazzi e ragazze.
    Il vento gitano, quello che ti rapisce
    e ti porta via con sè, soffia soltanto
    in estate: lo senti sulla faccia,
    sulla pelle, nel cuore...
    In riva al mare, sulla spiaggia,
    sugli scogli; è un vento
    che ti vuole, é il vento della nostalgia,
    delle illusioni dei sogni.

    Notte sul mio scoglio, spira un vento leggero: é un vento che mi vuole bene!

    Un'estate intera trascorsi ad "ascoltare" il vento: era l'estate - quella lunga, lunghissima estate - del 1977.
    Per venti giorni assolati e per altrettante notti stellate lo feci; ascoltai, cioè, quella calda e sottile brezza estiva: senza, però, nulla sentire...quando, alla ventunesima notte, finalmente [lui] mi disse: "vai sicuro, ragazzo, è stai contento" (ma io, allora, ero già abbastanza felice!). La notte dopo, lui [il vento], mi parlò ancora: "ragazzo, vivrai più di cent'anni", disse (ma io, allora, mi sentivo "immortale"!).
    Dopo quelle notti, diciamo pure abbastanza inconsuete e speciali, continuai ad ascoltare per il resto dell'estate: sfortunatamente più nulla accadde. In autunno le vacanze finirono, tornai sui banchi di scuola e nuovi amori sbocciarono: quella rimase, però, per sempre la lunga e meravigliosa estate del 1977, quella dei quindici anni!
    E da quelle notti di quell'estate, inoltre, non ho mai dimenticato ciò che accadde allora: per questo ogni tanto resto ancora ad ascoltare il vento!

  • 04 ottobre 2018 alle ore 13:51
    Quella strana notte (raccontino)

    Come comincia: Quella notte sulla baia brillava una intensa luce di fuoco, mentre l' ultima nave era partita alle 23, come al solito, dal molo "antico", quello delle barche di pietra e delle sirene impazzite, verso terre lontane.
    Io, dopo aver letto l' ultima pagina de "Il rosso e il nero", dopo aver consumato voluttuosamente soddisfatto l' ultima cicca di un meharis alla menta e dopo strenua lotta con rognose mosche e zanzare letali, mi ero adagiato sul duro letto riuscendo finalmente a chiudere gli occhi.
    Vana illusione: infatti, dopo qualche godurioso minuto di sonno, un boato, secco ed intenso, mi svegliò!
    Feci per andare alla finestra, che era semichiusa, la aprii e mi affacciai sul balcone che dà sulla baia: non riuscendo, ahimé, a scorgere nulla!
    Allora decisi di restare affacciato ancora un pò, a godermi l' insolita atmosfera di quella notte; così restando, lanciai casualmente uno sguardo al cielo e mi balenò in testa un vecchio pensiero, anzi, un vecchio ricordo: tornai indietro nel tempo, cioè a quando ero bambino, e rividi la baia tormentata dai bombardamenti degli SS20 alleati, all' epoca della guerra trent' anni prima.
    Ebbene, ricordai che quei bombardamenti erano sì orrendamente spaventosi e spaventavano me come tutti i bambini, ma al tempo stesso illuminavano la baia a giorno, proprio come in questa strana notte di adesso!
    Allora, tra me e me pensai questo: - è scritto nel destino oppure nelle stelle, o forse da qualche altra parte, che il tempo, in qualche modo ed a suo modo, torni indietro e si ripeta, facendoci rivivere strane sensazioni, e strani ed impensabili dejavu, ponendoci di fronte a inconsueti refrain, sorprendendoci con bellissimi ed emozionanti flash-backs, con certosina dovizia mixati tra vita vissuta (passata) e presente?
    - Il tempo - pensai ancora - é proprio un furbo ed abile, infallibile architetto: infallibile ed assai furbo, non c' è dubbio!
    Dopo tutto ciò, quasi senza accorgermene, eran venute prime luci dell' alba: a quel punto decisi di rientrare in casa dal "viaggio" di pensieri nel balcone; quindi mi adagiai sul letto, lo stesso duro letto di prima, e così finalmente riuscii a riaddormentarmi.