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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa. Libero pensatore, poeta, appassionato di arte, musica, cinema (e altro ancora) nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto: cittadino del mondo intero!

29 agosto alle ore 11:06

Serena(mente)

Intro: Laddove il pensiero può quando falliscono i fiori

Il racconto

 La donna di un mio amico si chiamava Serena. La madre la chiamò così affinché avesse la mente libera...e gli occhi - sempre - ben aperti!
 Venne al mondo in una notte di temporale ad aprile...ma poi, al mattino, il cielo si rasserenò (forse, chissà, proprio in onore della nuova arrivata!). Sua sorella (maggiore) si chiamava Fatima, aveva diciassette anni più di lei ma non era mai stata serena dacché era venuta al mondo. Frequentava topaie viscide piene di ubriaconi, e stamberghe di terz'ordine frequentate da puttanieri affamati di sesso ed assetati di whisky e gin, con cui si accoppiava di buona lena ma mai in tutta...fretta. Fatima era conosciuta nell'ambiente, aveva una rinomata reputazione; la chiamavano la "delantera", in quanto dispensava gioia e gioie a go-go...senza seminare lutti!
 Una volta, quando sua sorella [Serena] era cresciuta, Fatima la portò con sé, in un locale - era il "Soledad", a Miami Beach - poi salì in una stanza e la mise a sedere; ivi si scopò un negro di San Francisco e dopo averlo fatto, ovvero dopo che quello [il negro] era più volte penetrato in lei, li disse:
 - Quando la fede non coincide con la ragione bisogna astenersi dal dare ragione alla fede!
 Il negro rispose:
 - Cosa hai preso, stronza? Fottiti...e se ne andò sbattendo la porta. Mentre Serena era rimasta seduta sulla sedia, a guardare i due che scopavano, serena (mente) per tutto il tempo!
 Quando crebbe ancora andò a scuola e poi al college: era una ragazza sveglia e dal piglio sicuro, ed imparava in fretta...prese la laurea in legge e poi quella in lettere.  Serena (mente) cominciò  a viaggiare ed a girare per il mondo (in lungo, quanto in largo; curiosando, annusando, osservando). A Parigi visse due anni: abitò al quartiere latino (boulevard du Port Royal), a Saint-Germain, Montparnasse; suonava l'arpa indiana nei bistrot ed agli angoli delle strade; vi conobbe un pittore, André Fabergé, con cui spesso faceva l'amore...era quel fare l'amore che non si fa alla leggiera; era quel fare l'amore, cioé, delle prime volte, che ti viene senza sapere il perché. Dopo diventò solo sesso, e basta: lui "veniva" sempre prima ma lei godeva ugualmente (faceva finta di godere) per farlo felice e perché la prendeva con filosofia e restava a mente serena.
 Una volta, dopo aver scopato (che non era più, ormai, come il fare l'amore di prima...quella volta, però, era stata l'unica volta buona) André morì:
 - E'scoppiato il cervello e poi il cuore! - disse impietosamente il medico.
 Serena aggiunse:
 - Che bello deve essere stato...venire prima di andarsene!
 Seppellirono André in una tomba anonima a Pere Lachaise, vicino alla tomba di Jim Morrison. Serena (mente) Serena tornò a casa e riprese la sua vita di sempre. Cominciò a lavorare; sua madre Allyson morì la mattina del 24 dicembre (era venuta al mondo il 25 dicembre di sessantadue anni prima: per quello odiava il natale!), di cancro ad un orecchio, quello destro, dove portava un grosso orecchino indiano d'avorio; sua sorella Fatima, invece, fu uccisa a New York - a bastonate - da un gruppo di irlandesi ubriachi del Village che gridarono:
 - Muori, lurida cagna ebrea! (avevano sbagliato persona, forse: Fatima non era ebrea anche se di certo era una lurida cagna!!!).
 Al suo funerale (come prima a quello della madre) Serena pianse due volte: quando il prete disse "riposa in pace" e quando il feretro parti per il cimitero di San Cristobal, in Messico, dove entrambe riposano (in pace?!)...insieme al marito della madre, il quale è il padre (sconosciuto) tanto di Fatima, quanto di Serena. Serena rimase sola ma non si perse d'animo: continuò la sua vita di sempre - come sempre aveva fatto - serena (mente), nonché a mente serena!
 Un giorno partì per Las Vegas, a cercar fortuna (alle slot, al black-jack, al tavolo verde) ed anche un marito: trovò entrambi. Infatti, vinse molti soldi e si sposò con Johnny Brown, un distinto ragazzo wasp, figlio di un petroliere texano. Andarono a vivere a Corpus Christi, in un grande ranch: entrambi erano pieni di soldi, di voglia di vivere e...fare figli. Allevavano cavalli (purosangue di razza appaloosa) e praticavano la tecnica (a letto) del dai, dai e dai...ebbero così tre figli maschi ed una bambina.
 Johnny un giorno morì: aveva soltanto la misera età di quarant'anni (ma la morte non sa far di conto!) e se ne andò in una lurida scura giornata di novembre, ucciso da un pirata della strada mentre usciva da un pub a Dallas. Serena, come al solito, prese tutto serena...mente. Continuò a crescere i propri figli lo fece bene ma, ugualmente, non ebbe fortuna: Billy, il primogenito, infatti, perse la vita in un incidente di macchina insieme ad altri compagni di college, a Tempe in Arizona; qualche anno dopo, anche l'unica figlia femmina, Susan, tragicamente perì a Los Angeles: avvenne nel corso di una sparatoria, e aveva soltanto ventun anni! (ma la morte non sa far di conto!).
 Serena, allora, serena (mente) scrisse una poesia (Pietra di luna, moonstone), che regalò poi ad un barbone, Johnny, conosciuto tempo dopo a Filadelfia; il quale, a sua volta, la scrisse colorata di giallo su un muro tutto blu di un palazzo in rovina, a down-town della città:
         "Pietra di luna" (moonstone)
          era la mia bambina (dura come la pietra
          e lucente come la luna); sì, lo era:
          che vendeva violini tzigani 
          sempre vestita di verde e di giallo
          all'angolo della 38^con Liberty street...
          ma una sera alle ventuno fu spazzata via
          da una pallottola strisciante; già
          fu spazzata via: sputata da 
          una 7,65 di uno dei "falchi dormienti"
          lì venuti per caso ad uccidere
          sulle freccianti loro
          spitfire color cammello.
          L. A. è un buco di culo
          sempre più malsano, quando scocca
          il primo rintocco di bel cucù:
          meglio allora andar per fiori
          sì, nel candido giardino del vicino
          e cogliere un mazzo di belle viole,
          o piuttosto restar tappati in casa
          a pregar che il sole nasca presto!

 Ma Serena aveva la mente libera e - come sempre - continuò la sua vita di sempre: serenamente! Riprese a viaggiare, si appassionò alla xilografia ed alle incisioni su legno e vetro, leggendo di Samuel de Mesquita e Maurits Escher su alcuni libri comprati ad un mercatino delle pulci di Londra. Fece strane (e malsane...ma non per la sua mente) conoscenze strada facendo: come quella, a Laredo, di Stan "nuvola bianca", indiano mezzo sangue della tribù dei figli del sole, con cui convisse per tre anni. Quello spacciava peixote,  mescal e la colla; lei, invece, la nostra cara [Serena] prese a dipingere e a collezionare quadri, soprattutto quelli di Bosch. Una volta, ad un'asta, a Seattle, comprò un quadro di Gauguin (Arearea): era un falso, però, ma lei non lo sapeva; lo avesse saputo avrebbe preso il tutto con filosofia, anzi, serenamente. Il suo uomo morì a Chicago, in uno scontro a fuoco con la polizia. Serena (mente) Serena, anche questa volta riprese la sua vita come se non fosse successo nulla! Un giorno vendette ogni cosa avesse ad un rigattiere (non era diavolo travestito da rigattiere, però!) di provincia; e mandò via da lei la sua anima (ma non la mandò al diavolo, però!). Ricomincò, così, a viaggiare, lo fece senza portarsi dietro nessun rimpianto e neanche un misero ricordo...solo e soltanto serena (mente). Cercò, cercava qualcosa: forse la valle dell'eden sperduta, chissà, per andarci a morire, un giorno, quando fosse giunta la sua ora (ammesso che l'avesse trovata!); o forse...qualcos'altro.
 Serena adesso continua ancora a viaggiare (probabilmente lo farà all'infinito) con la mente, con le gambe e col suo grande cuore di donna: e lo fa sentendosi felice, anzi, serenamente!

da: "Quaderni psichedelici", 2017.

LUCIANO RONCHETTI: GRAZIE!

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