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Autore

Luciano Ronchetti

in archivio dal 29 set 2018

03 novembre 1962, Taranto - Italia

mi descrivo così:
Non ho esperienza letteraria pregressa.Libero pensatore,poeta, appassionato di arte, musica,cinema (e altro ancora), sport nonché "venditore di parole" (in genere, però, alle belle donne, ed anche a quelle meno belle, le regalo!) a cui piace scrivere di tutto - e su tutto:cittadino del mondo intero

09 ottobre alle ore 16:06

Una trans che si chiama desiderio (storia di Luna)

Il racconto

                                                    - Gli dei concessero questa richiesta, e da allora
                                                    in poi il corpo di Ermafrodito conteneva sia il maschio
                                                    che la femmina.      

- Luna è una bellissima ragazza trans, ha i capelli scuri e gli occhioni verdi...nei suoi occhi è scritto (ancora) il dolore a caratteri cubitali: ne portano i segni più del suo corpo perché lo hanno toccato con mano, lo hanno subito a causa della cattiveria degli esseri umani. Luna è nata ventinove anni fa in uno slum di San Paolo, in Brasile. Il suo nome da uomo era Carlos. Non conobbe mai i genitori, crebbe in un'orfanatrofio pubblico. Sin da tenera età capì di essere diversa, si sentiva strana in quel corpo, quasi un'estranea...non voleva essere un uomo. A quattordici anni scappò via, cominciò la sua vita per strada e iniziò a prostituirsi per darsi da vivere: inizialmente lo faceva solo con uomini, sentendosi attratta verso persone del suo stesso sesso. Riusciva a guadagnare il denaro appena necessario per sopravvivere. Dormiva in spiaggia o nei cassonetti della spazzatura, quand'era fortunata in capanne di cartone tenute in piedi alla bene e meglio o sotto gli alberi. Qualche anno dopo la musica cambiò: Luna iniziò la sua transizione mentale ed il passaggio ad un corpo di donna. Si accoppiava e si prostituiva ancora con uomini ma...in maniera diversa: (facendolo) sentendosi donna, la cosa che - in fondo - aveva sempre desiderato, sin da bambino. Conobbe un medico, una donna di nome Loriana (la chiamava Lori: era una donna gay) che le diede sostegno morale e l'aiutò col denaro. A vent'anni il suo corpo era completamente cambiato, finalmente Luna si sentiva "sé stessa". Continuava a prostituirsi, lo faceva più volte al giorno: adesso sia con uomini che con donne, nei quartieri bene della città; ma non li piaceva vendere il proprio corpo, non li era mai piaciuto: lo faceva per denaro! Le cose, tuttavia, erano diverse per lei adesso (riusciva a pagarsi una stanza e non viveva più per strada) ma non per i suoi clienti.
 - Gli uomini vogliono il tuo corpo, - diceva Luna a Lori, - desiderano penetrare in te, e molti ci desiderano a tal punto da rischiare persino di perdere l'amore della famiglia, della propria donna ed il suo rispetto: è una voglia morbosa, la loro, voglia di sesso e basta; ma una cosa non cambia mai e...ti guardano con superiorità, quasi a volersi sentire migliori di te, con disprezzo il più delle volte, nonostante approfittino del tuo corpo e lo desiderino, sino a farti sentire sporca: un sacco di lurida merda. Ogni uomo lo fa, ogni uomo ti chiede con quanti uomini sei stata? Quanti cazzi hai succhiato? A che età ti hanno sfondato il culo? Nessuno ti chiederebbe mai come ti chiami? Quanti anni hai? Perché batti il marciapiede? Per gli uomini che ti pagano sei sempre una puttana, lo sarai per tutta la vita: solo ed unicamente una fottuta puttana trans! 
 A ventidue anni fu vittima della tratta degli esseri umani, dopo gli accadde ancora nel corso della sua vita. Racconta spesso quanto li è accaduto. 
 - Mi hanno proposto molte volte di viaggiare, - dice Luna, - sin da quando avevo sedici anni. Un giorno, un cliente mi disse: "Sei così carina, sai che faresti un sacco di soldi laggiù? Le donne diverse sono richiestissime. I giapponesi amano molto le trans, amano la perversione e tutto ciò che è perverso!".
 Così, speranzosa ed attratta dall'idea dei guadagni facili, Luna affrontò il viaggio spendendo tutti i suoi risparmi (circa duemila dollari). Il cliente conosceva un intermediario a cui parlò di Luna ed il quale - a sua volta, - parlò al prestanome locale che era una donna giapponese di quarantotto anni: si chiamava Kenzo Hiruo e girava sempre su una Jaguar grigia insieme a due uomini coi capelli corti e occhiali scuri; la chiamavano tutti "Kapò" per via dei suoi modi non del tutto cortesi ed oltre modo spicci e risoluti, ma anche...la "missionaria", per la sua attitudine a provare quella posizione durante il coito e quella a reclutare donne di strada: anche lei aveva battuto il marciapiede, da giovane, in Corea e Giappone. La donna accolse Luna al suo arrivo, all'aeroporto di Tokyo, in una mattina piovosa di metà maggio. Aveva viaggiato insieme ad altre due ragazze etero, Margy ed Evita, entrambe argentine di La Plata: vendevano il loro corpo anch'esse, non le rivide mai più. Alcuni mesi più tardi seppe che la rossa, Margy, era annegata in un fiume, in Francia, dove era arrivata per lavorare come stripper in un locale notturno. Insieme a lei aveva viaggiato anche Eduardo, viados venezuelano. C'era stato subito affetto con lui, Eduardo diventò grande amico di Luna (era difficile per chiunque non esserlo: era una ragazza molto dolce e gentile)...il suo destino era segnato, però. Anche lui aveva alle spalle una storia buia: era cresciuto nei bassifondi di Caracas a suon di risse, coltellate e marchette. Non aveva compiuto la transizione, era solo un travestito (in Brasile, quelli come lui li chiamano "trans centauro" pre-operazione): qualche giorno dopo il loro arrivo in Giappone confessò a Luna che non l'avrebbe mai fatto. Una mattina lo trovarono morto stecchito in un vicolo: aveva la carotide recisa da una rasoiata; versava in un lago di sangue, un garofano rosso in bocca ed un cartello appeso al collo con su scritto: "Fottiti, schifoso!". A Luna diedero dodicimila dollari e gli presero il passaporto. Gli dissero: "Devi pagarcene centomila per riaverlo". 
 - Quì sei sola, non hai amici, non hai nessuno che ti guardi le spalle, - disse Kapò a Luna, - devi darti da fare se vuoi che fili tutto liscio!
 Ogni ragazza doveva mantenere una media di cento clienti al mese: lei ci riusciva quasi sempre e quando non riusciva a farcela li tagliavano il trenta per cento dai suoi compensi. Altre sue amiche invece non riuscivano a tenere il passo con le richieste e allora le picchiavano dandogli pugni nello stomaco perché il viso non deve essere mai toccato: è una legge di mercato sacra per gli sfruttatori, i papponi e...la strada.
 - Una volta, - scrisse Luna a Lory, in Brasile, - il Kapò fece l'elettroshock ad alcune ragazze ("per ricondurle sulla retta via!", diceva), me lo raccontò una mia amica che lo aveva visto coi suoi stessi occhi. Decisi di scappare perché ero sul punto di scoppiare...di rottura mentale; ero ad un bivio. Però vennero a saperlo (le spie sono anche nei muri ed hanno orecchie, spesso). Il Kapò mi fece visita coi suoi gorilla, non alzò un dito e neanche la voce contro di di me e mi disse: "Ora il tuo debito è raddoppiato per riavere il passaporto...la prossima volta pensaci bene prima di farti venire strane idee in testa!".
Kapò era una donna orribile, non parlo dell'aspetto, - scrive ancora Luna, - anzi, il suo viso era bello e lasciava trasparire dolcezza e non quella che era veramente. Non aveva scrupoli e neanche un briciolo di umanità: avrebbe anche ucciso se ciò faceva comodo al suo scopo...anche molte di noi, però, avrebbero ucciso lei volentieri!
 Così Luna riprese a lavorare ma sebbene lo facesse con tutta la volontà possibile e mettendoci tutta sé stessa (oltre al suo culo, ovviamente!) non vedeva più via d'uscita...non ce l'avrebbe fatta mai a riscattarsi. Un giorno, però, ecco la svolta: una rondine che fa primavera (lo era già: era metà aprile, ironia della sorte, del caso, del fato o...della fortuna forse!). Luna cominciò ad incontrarsi con un cliente e dopo di allora a farlo sempre più spesso: era un uomo di mezza età dai modi garbati e gentili; non voleva mai far l'amore con lei e quando erano soli nella stanza li prendeva le mani e le stringeva forte a sé, li accarezzava il viso, li dava un bacio sui capelli: quando andava via li metteva sempre un fiore tra i capelli. Era un uomo solo, a cui la vita aveva fatto tanto male (in questo erano due gocce d'acqua siamesi: lui e Luna...sembravano fatti l'uno per l'altra!); la moglie era morta, uccisa impietosamente da un cancro alcuni anni prima, non avevano avuto figli. Aveva soltanto bisogno di parlare con qualcuno, in fondo...Luna lo capì e si ascoltavano a vicenda, a volte; ascoltavano i propri silenzi, senza dirsi una parola ma guardandosi dritti in mezzo agli occhi. L'uomo provava affetto per la ragazza: quell'affetto per cui...lo provi senza chiedere nulla mai in cambio e lo dai perché ti viene da dentro. Disse a Luna che l'avrebbe aiutata a riscattarsi. L'ultima volta che la vide li portò una busta: era piena di soldi. Abbracciò la ragazza, prima di dargliela, e poi li diede un bacio sulla bocca, di quelli che...lo senti dentro, te lo ricordi finché campi; di quelli che trinciano in due l'universo. L'uomo, prima di salutare Luna con un piccolo cenno della mano, le disse: - Questi sono per la tua libertà, va e non voltarti mai indietro. Va e vivrai! Luna li prese e pianse a dirotto. Non ha più rivisto quell'uomo. Portò i soldi al Kapò: era libera, finalmente! La sera stessa prese l'aereo per la Francia: aveva sognato sempre di andarci, sin da quando aveva un nome ed un corpo di uomo e viveva e si prostituiva nella favela, a San Paolo. Sapeva, però, in cuor suo, che la vita sarebbe stata difficile, come e più di prima - probabilmente - per lei: come sempre, del resto! Soggiornò per qualche tempo a Marsiglia, divideva un piccolo appartamento nella zona del porto con una ragazza nigeriana, Lorupe, che li procurava i clienti.
 - A volte i clienti ci odiano a tal punto da...- diceva Lorupe, - una sera uno di loro mi picchiò, stetti due settimane in ospedale con un braccio rotto e lo zigomo destro spaccato. Spesso i clienti odiano quelle come noi e le puttane in genere: quelle di strada ancora di più, noi non siamo escort d'altobordo. A volte ci odiano a tal punto da scoppiare come la dinamite o una bomba ad orologeria all'improvviso. Alcuni rivedono in noi la loro madre che li maltrattava da piccoli, si ubriacano e ci massacrano di botte. Una notte, mesi dopo, Luna rientrò col viso stravolto, i vestiti strappati e piena di lividi: era stata violentata in un vicolo buio, non li era mai successo sino ad allora, neanche in Brasile: c'é sempre una prima volta per ogni cosa, è così...anche essere sverginate dalla violenza della strada. A venticinque anni Luna lasciò la Francia e salutò la sua amica. Andò in Svizzera, a Zurigo, dove lavorò per una donna, una anziana signora polacca che si chiamava Irena. Conobbe solo il suo nome: aveva tre appartamenti in città, metteva a disposizione di Luna una stanza dove incontrava i clienti e prendeva la metà dei suoi guadagni in cambio. Luna le voleva un gran bene, era diventata come una madre per lei. Si innamorò di un uomo (spesso accade anche a quelle come lei) e con lui ebbe una breve ma intensa passione: era la prima volta, in sua vita, che conosceva l'amore...il fare l'amore amando che è ben diverso dal fare l'amore e basta! L'uomo poi morì tragicamente in un incidente aereo: Irena la aiutò e li stette vicina. In inverno Luna partì, si diresse a Cipro. Conobbe un lover boy (uno di quei tizi che ti adescano e poi...ti ritrovi nella merda fino al collo!) ed entrò per due volte nel traffico degli esseri umani. Fu dirottata in Lettonia, dopo un viaggio interminabile insieme ad altre ragazze dell'est Europa (ucraine, bulgare, ungheresi, ceche). Lavorò a Riga, a Jurmala e in altre cittadine di campagna. Si prostituiva per cinquanta dollari a marchetta (quaranta-quarantacinque a volte andavano all'intermediario: il resto li bastava per sopravvivere), ne faceva 10, 12, 13 fino a 15 al giorno, a volte...sesso di plastica, in quantità industriale: tal quale agli operai sotto il metodo Bedaux o come Stakanov. Era soltanto un pezzo di carne, ormai; si sentiva così...alla mercé della strada e di chi la sfruttava, proprietà assoluta del pusher. Riuscì a scappare ed insieme a una ragazza dell'Ucraina prese il treno per Copenhagen. Dopo alcuni mesi in Danimarca andò in Olanda: aveva ventisette anni ma si sentiva come se avesse vissuto da almeno due secoli! Ad Amsterdam si rivolse alla Croce Rossa ed all'esercito della salvezza, come aveva fatto quand'era in Svizzera per un breve periodo: per chiedere da mangiare e un alloggio. Stette al sicuro per un po', poi li pagarono il biglietto per l'Inghilterra. Ora Luna vive in un sobborgo di Londra, in una casa piccola ma accogliente, insieme a George, un uomo molto più grande di lei che l'adora. A George piace tutto di Luna, anche il suo "pocket coffee" (è così che lui chiama l'arnese che lei ha in mezzo alle gambe: con una tasca a sorpresa, appunto, ed un cioccolatino espresso assieme!): l'uomo ha lasciato la moglie, con cui era sposato da quasi trent'anni, per mettersi con Luna. Nel Regno Unito sempre più uomini si uniscono con ragazze trans: "sono più dolci, sensibili, generose...hanno buon cuore e sanno ascoltare", dicono (gli uomini) di loro. Spesso, però, è George ad ascoltare Luna quando li racconta scorci della sua vita passata. Qualche tempo indietro li disse:
 - Ho vissuto tanto per strada e lei ti cattura, prima, poi ti consuma ed infine cerca di buttarti via: così, se non sei forte abbastanza e preparata ad affrontarla...ti divora poco alla volta ma prima di farlo si ruba ogni cosa di te, si prende l'anima e tutta te stessa, si prende quello che hai di più prezioso: il sole di dentro, la luce dei tuoi occhi e persino il vento che soffia sui tuoi capelli, a volte! Luna non ha smesso di prostituirsi, vende ancora il suo corpo per denaro ma non è sotto padrone adesso e non fa più la schiava per nessuno: lavora soltanto per sé stessa. George è contento: la sua Luna non è più una puttana trans...adesso è una trans che si chiama desiderio.

Taranto, 8 ottobre 2020.     

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