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in archivio dal 11 ago 2011

Manuel Cappello

15 febbraio 1977, Gardone Val Trompia (BS) - Italia
Mi descrivo così: Cerco una forma religiosa nuova.
Il mio blog: it.manuelcappello.com
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  • 24 novembre 2014 alle ore 23:05
    Troppi Fiori

    In ufficio c’è un Van Gogh coi girasole.
    Nel corridoio una ragazza chiede ai petali una risposta.
    Il capotreno ha una corona di rose in testa,
    il vagabondo ha una viola nel taschino,
    e nei tuoi occhi è un tulipano nero.
    Ma troppi fiori non va bene.
    Troppi fiori non è la verità.

    Tratto dalla raccolta: "troppi fiori"

     
  • 08 dicembre 2011 alle ore 23:44
    A Silvio (Silvio non ti amavo)

    Silvio non ti amavo,
    però non son sicuro,
    se guardo quel banchiere
    scelto senza un voto.

    Nel nome di un bilancio
    lui chiede il sacrificio
    su consiglio interessato
    di uffici su nel Belgio,
    che son chiamati Europa.

    Silvio non ti amavo,
    ma non eran mie le tasche
    che cercavan le tue donne.

    Quest’uomo grigio invece
    ha dei soldi per amici
    che non parlano italiano,
    e se ne sbattono i coglioni
    dei danni alla nazione.

    Le cavallette hanno già fame
    e gli squali sono pronti;
    tempi duri abbiam davanti,
    soprattutto i fine mese.

    Pubblicata su: http://it.manuelcappello.com

     
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  • 23 giugno 2012 alle ore 14:26
    La fuga degli aforismi

    Come comincia: In un paese molto lontano senza l'internet e senza i giornali, senza l'industria e senza la scienza, c'era una prigione umida e buia, dentro la quale stava un discorso che camminava irrequieto nella notte e nel giorno. Aveva un'anima astratta e si piccava di venire a capo della struttura del mondo. Passava i pomeriggi con lo studio dei classici antichi e moderni, mentra la sera si distraeva leggendo citazioni, frasi famose ed aforismi. Le sue riflessioni lo conducevano a sogni di cieli azzurri e luminosi, ma poi non trovava il modo per uscire da quella prigionia e raggiungere gli spazi aperti in cui manifestare i propri contenuti. Questo lo rendeva molto nervoso. A volte restava seduto per ore sulla panca, immobile, fissando le chiavi appese dietro la scrivania della guardia; poi all'improvviso si alzava in uno scatto, si gettava col suo corpo molle di parole addosso alle fredde sbarre e allungava le sue frasi per raggiungere le chiavi, ma senza riuscirvi. Seguiva un momento di sconforto nel quale si accasciava a terra e guardava sconsolato il proprio corpo che pure essendo impalpabile veniva bloccato da quei ferri incrociati. Quello strazio fra il sogno e la prigionia si svolse spesso e con poche varianti, fino al giorno in cui, dopo l'ennesimo tentativo irrazionale di raggiungere le chiavi della prigione, il discorso si addormentò sulle pagine aperte di un libro di aforismi del suo autore preferito, mentre una lacrima solcava il suo viso. Fu un sonno agitato che ebbe termine con un'ispirazione nel risveglio: per andarsene da quella prigione doveva cambiare sé stesso, non poteva continuare ad illudersi di spiegare il mondo intero in un percorso unico e coerente. Doveva guardarsi all'interno, individuare i punti critici e spezzarsi in mille aforismi che sarebbero diventati altrettante verità.
    Fu così che un mattino la Realtà si stupì quando andando a controllare la cella della Filosofia si trovò davanti uno stormo di aforismi che prendevano il volo passando fra le sbarre, curvando poi a mezz'aria verso la finestra aperta. E dentro la cella rimase soltanto un silenzio.

     
  • 08 febbraio 2012 alle ore 23:29
    Il demone degli aforismi

    Come comincia: Nei miei pensieri c'è un demone smontatutto. Questo individuo, che forse vi sembrerà buffo ma che ha delle conseguenze tutt'altro che comiche, passa le sue giornate a ispezionare i miei percorsi interiori portandosi dietro una cassetta degli attrezzi. Quando il paesaggio è costituito da frasi dette da altri, da poesie di poeti, o da citazioni di autori famosi, il demone non ha nulla da obiettare e tira dritto, ma quando si trova davanti a delle frasi create da me, immancabilmente si ferma e rimane immobile ad osservare tendendosi la mano sinistra sul mento. Molto spesso la breve riflessione termina con la decisione di smontare la frase; allora il demone appoggia la cassetta e vi fruga dentro cercando l'attrezzo adatto a insinuarsi tra le parole. Il suo armamentario include lime diamantate per smussare i concetti più robusti, scalpelli appuntiti per colpire i punti deboli delle intuizioni, generatori di corrente per dare la scossa ai pensieri addormentati, un violino di nobili origini per suonare melodie convincenti, acido fluoridrico per corrodere le abitudini consolidate, e molto altro. Non so descrivervi compiutamente il modo in cui opera questo demone, fatto sta che quando ritorno sul posto la mia frase è smontata e non riesco più a credere che possa stare insieme come succedeva prima.
    Confrontandomi giorno per giorno con questo guastafeste ho finito per elaborare uno stile di parole che mira al massimo della sintesi e della densità di significato, essendomi accorto che sono queste le caratteristiche che rendono le frasi più resistenti alla sua azione demolitrice. Questo è il motivo a causa del quale ho finito per scrivere tanti aforismi: per salvare i miei pensieri dalla distruzione.

     
  • 03 gennaio 2012 alle ore 15:21
    IL POETA RITROVATO E LE PAROLE VOLANTI

    Come comincia: Il poeta con la cinepresa racconta la storia in bianco e nero di un pugile contro. La  narrazione rimane scritta nel cuore del ragazzo che la segue dal divano, incantato. Le immagini del combattimento gli tornano alla mente aspettando l'autobus nel freddo, durante gli intervalli passati in disparte, e nei piccoli rumori della notte, con la fronte appoggiata alla finestra senza sonno. Nei sogni, lui supera gli ostacoli indossando i guantoni e guardando in faccia i nemici.

    Ma il combattente a viso aperto è un'idea che non funziona nel mondo vero. Verrà sconfitta dalle prese in giro dei compagni, dagli inganni delle amanti e dai sotterfugi dei colleghi. Le parole volanti del poeta sono destinate a naufragare sui dettagli retrostanti sui quali si regge il mondo; a causa di questo insuccesso l'uomo smetterà di credere nel poeta. Divenuto un po' più triste, l'uomo resterà invischiato nella gara sociale della furbizia, che mette in palio la fetta più grossa della torta benestante. Il sorriso delle sue labbra non sarà più accompagnato da quello degli occhi, e lui smetterà di guardarsi allo specchio. Addolcita dal piacere dei sensi, la nebbia della falsità lo accompagnerà fedele fin dentro la bara, economica, scelta con cura dai parenti.

    Oppure, avrà un colpo di fortuna, e da un ricordo del passato nascerà un'ispirazione. Se lo sporco è annidato nei risvolti complessi del mondo, non basta una poesia per fare pulizia. Per cui no, non tornerà a confondere il mondo con le storie degli eroi, come faceva Don Chisciotte. Non si possono fermare i mulini a vento. Bisognerà prenderne atto e tornare sì a credere, ma in un modo diverso. Toglierà dunque la passione dai tumulti esterni, dei quali non si può aver ragione, e metterà un recinto e una password a protezione di un nuovo angolo del cuore, in cui le parole volanti del poeta torneranno di casa. Non più bandiera da pirati sui mari del mondo, ma preghiera di un cielo, silenziosa in un tempio.

    Copyright Manuel Cappello 2011
    Distribuito secondo Creative Commons BY-NC-ND
    Pubblicato originariamente su: http://it.manuelcappello.com/2011/12/il-poeta-ritrovato-e-le-parole-volanti/
    Registrato presso: http://myfreecopyright.com/registered_mcn/CVQ7Y-KK9PN-M4UTV

     
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