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in archivio dal 18 apr 2006

Marco Borin

24 novembre 1967, Milano
Segni particolari: Nessuno
Mi descrivo così: Persona sensibile agli altri, alla bellezza artistica delle cose, colta, spiritosa ma anche concreta e razionale.

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  • 27 dicembre 2011 alle ore 19:43
    pioggia....

    Pioggia.....  lungamente mi soffermo a meditare in quest'esterna nostalgia e rimpianto....

     
  • 11 febbraio 2008
    A una Corinne.....

    Se una Dea potesse essere oggi scolpita,
    Tu saresti la Musa ispiratrice….

    L’eleganza dell’intelligenza e l’intelligenza dell’eleganza

    Bella e intrigante, sottilmente cinica e spietata…
    Sicura di sé, padrona di tutto…

    La tua voce vellutata e discreta
    ma profonda e seducente…

    Sei sopra gli schemi, la banalità di questo mondo

    La tua Figura è un’opera d’arte
    verso la quale anche il sesso diverrebbe brutalità….

    Non son degno del tuo cospetto

    Posso solo ammirarti  con pia deferenza, anni luce distante…

    infondi luce e illusione in  noi… mediocri…

     
  • 24 aprile 2006
    Cristina

    Quando ti vedo m'intenerisce il cuore

    Lustri gli occhi pari del'animo

    La tua voce è un canto soave

    I tuoi movimenti la grazia d'un cigno

    Al tuo cospetto, alla tua vista, il sottoscritto si sente un teppista

    Se il meglio forse persona,

    lo sai Cristina

    a te dona.

     
  • 18 aprile 2006
    L'amore

    Come un lampo a ciel sereno

    ti prende l'animo, ti prende il senno 

    Un canto d'angeli hai dentro il cuore

    come una droga è l'amore.

    Ti può lustrare saper amare

    portare alla polvere

    portare all'altare.

     
  • 18 aprile 2006
    Sedici anni

    Sedici anni, non so cos'è

    forse il più bel fiore della tua vita.

    La gioia, l'incoscenza del nuovo, la via smarrita.

    Tutto il possibile ti sembra fare,

    ognuno, ogni cosa di conquistare.

    Ma quando cresci e ti cimenti,

    lo scoprirai

    Son solo momenti...

     
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  • Come comincia:

    Descrizione della scena


    Un ragazzino adolescente armeggia con un pallone tra i piedi. La scena avviene in un campo incolto, quasi abbandonato o in un cortile dimesso.


    Entra o compare un altro coetaneo di diversa carnagione che in silenzioso si avvicina e con uno sguardo passivo quasi gli chiede di potersi unire.


    Successivamente compare un'altro adolescente di colore o extracomunitario che con lo stesso atteggiamento chiede di unirsi.


    Poi un'altro di un'altra etnia...


    Inquadratura sui volti dei ragazzi che fanno un cenno di amicizia stringendosi le mani o dandosi un cinque con il primo e fra di loro


    Scena, magari al rallentatore di loro che giocano tra la polvere o l'erba incolta e successivamente voce fuori campo che dice: dove c'e' un pallone, un campo e dei ragazzi che si vogliono bene, ecco, qui c'e' il calcio..., il tutto con una colonna sonora che richiami le origini del rapporto umano (etnica africana o simil- esotica).