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Autore

Marco Missiroli

in archivio dal 19 mar 2013

02 febbraio 1981, Rimini

segni particolari:
Nel 2006 ho vinto il "Premio Campiello" con il romanzo "Senza coda".

mi descrivo così:
Il mio romanzo Il senso dell'elefante è stato tradotto in Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, Inghilterra.

22 agosto alle ore 16:52

Atti osceni in luogo privato

di Marco Missiroli

editore: Feltrinelli

pagine: 256

prezzo: 7.65 €

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"Non ero più vulnerabile per me stesso, ero fragile per noi. Passavo dalla prima persona singolare alla prima persona plurale. Il sentimento per lei custodiva i miei atti osceni".
Non so perché non ho letto prima Atti osceni in luogo privato di Marco Missiroli. È una domanda che mi sono posto per tutta la lettura. Forse per la copertina ambigua. Forse perché dai libri troppo discussi spesso me ne sto alla larga. Non saprei a mente lucida il reale motivo.
Sta di fatto che Missiroli a mio avviso ha scritto un libro perfetto sulla crescita della persona in quanto uomo/donna. Infatti, il libro è diviso per tappe che scandiscono dei tagli netti nella vita del protagonista: Libero Marsell.
Le tappe esplorate dallo scrittore sono sei: Infanzia, Adolescenza, Giovinezza, Maturità, Adultità (ma quant’è bello questo termine?) e Nascita.
Lo scrittore offre a lettore una storia che come una parabola si evolve nel corso del tempo, Libero è un bambino promettente, ha alle spalle una famiglia insolita, poco comune, potrebbe essere etichettata come una famiglia moderna. Il padre è una figura schiva, ombrosa. La madre è una donna ingombrante, eccessiva, determinata, alle volte anche egocentrica. Poi arriva la separazione.
Missiroli riesce ad offrire al lettore una storia di crescita e di esplorazione che parte dal corpo per arrivare al centro del mondo: il cuore.
Libero è curioso della vita e dei meccanismi che ne regolano il funzionamento, e attraverso il corpo imparerà ad avere consapevolezza di sé e dell’altro sesso: "…] perché non piaccio alle donne? Sorrise come si sorride al proprio figlio, al bastardino del canile, al mendicante ai semafori. Rimase sovrappensiero, – La tua forza è nella chimica, Libero – e mi spiegò che esisteva qualcosa di molto più succulento dell’estetica. Si chiamava alchimia della carne. Ma ci voleva pazienza. Le dissi che non capivo. La chimica non era attrazione, nemmeno complicità, nemmeno legame: consisteva nel ribollimento ormonale senza spiegazione. La chiave di tutto era: senza spiegazione. Al di là del viso, del corpo, dell’odore, da qualche parte in qualcuno resisteva un campo energetico che manipolava le scintille celebrali. Quelle del finire a letto.
– E io ho le scintille, Marie?
Fu il sì migliore si sempre. Possedevo l’alchimia della carne. Come mai allora veniva ignorata?
Dovevo crescere io e dovevano crescere le donne che frequentavo, più la femminilità era adulta e più recepiva questo magnetismo […]".

Libero è un archeologo della vita, ne studia le origini e i mutamenti: "Ho comprato un tavolino da campeggio e l’ho spostato sotto la finestra. Mentre scrivo vedo un palazzo con i mosaici intorno ai balconi, c’è un uomo che con una mano annaffia i gerani e con l’altra si sistema il colletto della camicia. Assomiglia a Marcello Mastroianni. Mi sono accorto di avere una finestra. Qualcosa è cambiato. Non è la maglia, ma è la stessa pasta di quando sono salito a casa tua e abbiamo mangiato le prugne con la pancetta e ti ho chiesto di mostrarmi le tette. È oscenità o si chiama vita? Qualsiasi cosa la rivoglio".

Libero è uno sciupafemmine, esplora, indaga, gode, intaglia segni evidenti sul bancone del lavoro per portare il conto delle conquiste, Libero è l’uomo moderno. Quello che alla fine della corsa si arrende perché colpito nel suo punto debole. Il punto debole più bello dell’uomo. È oscenità o si chiama vita?

recensione di Gino Centofante

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