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Autore

Marco Vergaini

in archivio dal 19 ago 2016

07 ottobre 1978, Perugia - Italia

segni particolari:
Unico come tutti, e come nessuno.

mi descrivo così:
Perditempo di professione.

19 agosto 2016 alle ore 20:54

Retromarcia

Il racconto

C. "Mi dici che hai?"
N. "Ho preso una strada a senso unico e senza uscita, sto cercando di tornare indietro, ma è come guidare una macchina con il llunotto posteriore oscurato, di notte, in una strada stretta e senza illuminazione. Ci metterò un po', ma alla fine ne uscirò e prendererò una altra strada."
Sul volto di C. lo sguardo interrogativo di chi non ha la più pallida idea di cosa stai parlando e sulla bocca qualcosa che potrebbe essere un "vaffanculo" o un "ma che cazzo stai dicendo". Ma dura poco, sorprendetemente, lo sguardo stranito scompare sostituito da un mezzo sorriso ed un incoraggiamento sussurrato "Hai solo bisogno di un po' di tempo".
Un altro sorso di birra per entrambi, da quelle due bottigglie di Corona che grondano sudore freddo in quella calda serata di agosto e gli argomenti tornano ad essere quelli di sempre.
Succede così, che anche se mascherata, una confidenza diventa un segreto condiviso e comincia a pesare di meno, e quasi ti sembra di avere qualcuno che, mentre fai manovra per tornare indietro, comincia a darti indicazioni come un parcheggiatore abusivo.

Qualche giorno dopo, stessa Corona sudata, stesso tavolino, soliti argomenti.
Tra un tiro e l'altro dell'ennesima Marlboro C. "Allora, come procede la retromarcia?"
Stavolta lo sguardo stralunato è quello di N., colto alla sprovvista, ma dopo averci pensato un po' "Procede, a fatica, ma procede."
C."Ce la fai?"
N "E' dura, lo sai, dovrei prendere una decisione drastica."
C. "E tra quanto la prenderai?"
N. avrrebbe voluto avere la risposta, oppure che il mondo in quel momento si fermasse, che smettesse di girare, che il tempo gli facesse la grazia di fermarsi, almeno un po', giusto quello che basta per trovarla quella risposta a cui aveva pensato così spesso, invece rimase in silenzio per troppo tempo.
C. "Sei messo peggio di quanto pensassi..."
Fu come se il parcheggiatore abusivo avesse urlando "Indietro non in avanti!" mentre l'auto procedeva a scatti.

Mesi dopo, cercando di non farsi rubare anche l'ultimo briciolo di vita dal resto del mondo, di nuovo di fronte ad una birra, con una altra sigaretta ed i soliti discorsi in bocca.
C. "Sei di nuovo strano, ancora in retromarcia?"
N. "No, finito"
C. "E allora cos'è sta faccia?"
N. "Me ne vado"
C. "Ma dove cazzo te ne vuoi andare?"
N. "Lontano, ma non posso dirti niente adesso"
C. "Ma sei un bastardo! Non ci credo! Tiri il sasso e nascondi la mano! Dimmelo!"
N "Puoi insistere quanto vuoi, ma non ti dirò niente stasera, mettiti l'animo in pace"
C. "Almeno verrai a salutare prima di partire!"
N. "Lo sto facendo adesso"
C. "Ma tra quanto parti?"
N. "Presto, molto presto"
C. "Domani? Domenica? Lunedì?"
N. "Presto"
C. "E non vuoi dirmi niente?!"
Il battibecco occupò il resto della serata, come il parcheggiatore abusivo che chiede il suo compenso e l'autista che non vuole cedere perché alla fine ha fatto comunque tutto da solo. Nonostante solitamente vinca il parcheggiatore stavolta l'autista se ne andò vincitore, ma senza soddisfazione.

Al tavolo oggi C. è seduto da solo, anche se le bottiglie sul tavolo sono sempre due.
C. "Il brindisi è con te bastardo, ma alla salute mia e mi berrò anche la tua."
C. è vestito elegante, gli sta bene, anche se lo fa troppo serio per come lo conosce N., che se fosse stato presente lo avrebbe preso in giro, anche per le lunghe scarpe nere che sembravano quasi valigie.
C. finisce tutte e due le birre, si alza, paga il conto e si avvia a casa, esattamente come tutte le altre volte.

N. è seduto ad un tavolino di un bar da tanto tempo, con una birra ormai calda in mano.
Ha l'impressione di avere la testa vuota, leggera, come quando sei di fronte ad uno spettacolo della natura che ti riempie gli occhi a tal punto da non poter aver nessun altro pensiero, perché l'unica cosa che riesci a fare è cercare di imprimerti in testa quell'immagine meravigliosa. I suoi occhi vedono da quando si è seduto pezzi di vita sulla banchina del treno, costantemente in movimento, brulicante ed affannante vita. Di punto in bianco solo un pensiero "E' solo una altra strada", si alza e si avvia verso il binario.

Commenti
  • Katia Guido bellissimo questo racconto! :-) mi piace tanto l'ultima frase, ma anche: "Succede così, che anche se mascherata, una confidenza diventa un segreto condiviso e comincia a pesare di meno, e quasi ti sembra di avere qualcuno che, mentre fai manovra per tornare indietro, comincia a darti indicazioni come un parcheggiatore abusivo." è proprio verissima! Benvenuto Marco! :-)

    25 agosto 2016 alle ore 10:19


  • Marco Vergaini Grazie mille! Sia per i complimenti che per il benvenuto :-)

    25 agosto 2016 alle ore 11:19


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