username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 09 dic 2011

Maria Angela Carosia

13 marzo 1965, Genova - Italia
Mi descrivo così: Inserita in sette antologie e pubblicato due libri il sole s'affaccia e un'altra vita, ciò perché volevo vedermi in qualcosa che non pensavo affatto di poter realizzare e credo che sia questo il motivo se in uno di loro ci sono dei passaggi molto introspettivi, incomprensibili

elementi per pagina
elementi per pagina
  • mercoledì alle ore 9:39
    Ciò può sembrare

    Ciò può sembrare strano
    ma non lo è, con il silenzio del vento
    tutto si dissolve 
    ed un uragano dimostra
    una imposizione

    Si riceve amore quando non si dimostra di volerlo, solo cosi, da chiunque si ha

     
  • domenica alle ore 16:42
    Certi pensieri

    Certi pensieri si siedono
    aspettano, si logorano e il mare ci spinge
    Conta i passi uno ad uno, mentre lo fa legge
    verificando l'umore andato in fumo
    al battito di ciglia che si confonde
    al primo sguardo, alla prima destinazione
    per una località sconosciuta che si domanda
    chi arriverà a disturbare, un essere corretto e serio
    invidioso o calmo? Senza invidiare, volersi prendere un caffe'
    in santa pace, ricordando solamente risate
    rivedere momenti distensivi e parlarsi comodamente
    ringiovanire insieme, non buttare via, pensando che è sbagliato farlo
    infliggere pene. Azioni nocive uccidono, come esseri sbagliati

     
  • 06 agosto alle ore 15:18
    Cavità sentite

    Sale il vento in rapida discesa
    nell'amore degli occhi un cosmo al passaggio
    di un temporale scrolla rami penzolanti
    è buio pesto, che avvolge, niente rimane
    solo briciole di pane, nel giardino dei sogni
    di giorni nel sole che brilla brillando
    solamente lui. Ombre nel buio dei cipressi
    si dettano al mare ed un tempio per pregare
    risale dal profondo mentre il vento tace
    triste, tuoni assordanti scuotono rami
    infiniti predatori. Nel sipario una danza spenta
    nei riflessi riprende le note in giorni cupi
    nuvole ammantate di cielo sospeso ed infinite comete
    raccolte tra cespugli dimenticati in periferie
    del cuore. Cavità sentite
    Proprio nel fluire delle notti, scorrono pensieri più vivi
    muovere pareti sottili, avverti, un turbamento
    è indispensabile chiedersi cos'è
    che ti spinge a non sentire il bisogno
    per mesi, anni, di cercare
    Vorresti che capisse chi si respinge
    accettando di buon grado questa decisione
    senza insistere, se insiste, costringe a far dire cose
    metà vere e metà false
    rimproverandosi, d'avere insistito
    La cosa che fa malissimo
    è non voler capire. Dietro ad una decisione
    ci sono motivi profondi, dimensioni lontane
    dalle sue, capirsi non potranno, troppa diversità di vedute
    per venirsi incontro. Agisce nelle pieghe del mistero
    e cammina con lui, rimanendo soffocata
    tra le spire buie che l'avvolgono irrigidendosi
    ad un vento impetuoso, costruendo dighe
    dove l'acqua non si muove
    ma scopre rifugi accampati sulle cime
    di montagne protettive

    Il tempo e la vita si rifugiano in qualcosa, che protegge molto 
     

     
  • 06 agosto alle ore 13:55
    Il tempo passa

    Adesso ascoltami
    non so più che dire
    il tempo passa e tu non cambi
    purtroppo bisogna accogliere
    ciò che ci viene, anche se brutto
    La vita è fatta di momenti dolorosi
    spesso ci avvolgono
    Prendiamo quello che ci offre
    vivendo finchè si può 
    la terra molto calda
    fra mura circondate dal vento 
    in questo insensibile universo
    nell'abisso di un vuoto profondissimo
    che non conosce ragione

    Accettare tutto, sempre, altrimenti guai

     
  • 05 agosto alle ore 18:17
    Per sentirci

    Per sentirci capiti dobbiamo 
    capire, per sentirci amati 
    dobbiamo amare 
    per sentirci vivi dobbiamo vivere 
    cosi, perché funzionino rapporti 
    che sparirebbero se raggi di sole non splendessero
    nei riflessi di tante meravigliose tele 
    dipinte in pastelli sgargianti come opere 
    fondamentali, per bellezze senza tempo 
    illuminate dallo splendore 
    che inganna la notte sul mare 
    mentre navi fortunate, libere 
    sempre, in ogni momento 
    in ogni istante della loro esistenza 
    mitica
    guardata, semplicemente

     
  • 01 agosto alle ore 18:29
    Respira un fiore

    Respira un fiore
    nelle notti come sogni si lascia
    incantare, vive intensamente
    aspettando il respiro dell'alba
    Gli sorriderà, ringraziandolo
    per essere vivo per essere bello
    che dona a chi lo guarda serenità
    nell'animo suo, delicato, con tanta voglia
    di amare, di brillare. Al centro è
    dei pensieri, che affollano le menti
    inghiottite da vuoti, annegati 
    nelle solitudini, appisolate

     
  • 26 luglio alle ore 16:41
    Sono qua

    Nell'anima cerco il suono del vento
    e fra le mani comprendere
    trovando parole adatte
    che possano guarire
    vorrei trovarle
    ma non le trovo
    ricorro a frasi copiate
    di altri efficaci
    cos'altro c'è di più della verità
    che dire sei la malattia
    deve curarsi?
    In quel momento qualcuno ci sostiene
    soli non si resta, a rinascere o affondare
    ancore sante, verso di noi
    ci aiutano è sufficiente chiamarle
    dirle, sono qua, voi, che assenti siete
    no, veramente

     
  • 22 luglio alle ore 15:09
    L'ottimismo

    Il cielo non promette niente di buono
    la terra è asciutta piovere non vuole
    una maledizione divina, magari è esausto
    questo mondo dalle molte ingiustizie
    malvagità, sofferenza, vanità, egoismo, ipocrisia
    al di sopra di tutto pur d'arrivare lontano
    prendere il posto più alto per qualche carica
    dai pieni poteri senza mettersi d'accordo
    sopperendo ancora, di sera
    che scruta e si ribella. Toglie il sonno
    alla mediocrità, che può solo guardare
    morendo soprattutto la salute precaria
    che stenta a farsi strada, fra l'ottimismo
    dei grandi, che moltissimo ricava

     
  • 19 luglio alle ore 17:25
    Avvolte

    Pian piano si contano i giorni
    al tramonto che sentimenti puri possiede
    La notte è lunga e gradisce il silenzio 
    arrivato a sfiorare terre nelle sale senza cuore
    di eccentriche parole e morbidi pensieri 
    rinascere fanno, nutriti con amore
    rispettoso, medicina miracolosa
    Funesta è, con arte celebrata
    in assenza, di presenze nocive
    avvolte, dal magma

      La vita poi punisce, chi bravo non è

     
  • 17 luglio alle ore 13:36
    Paradiso tropicale

    Il budino mi piace con gli amaretti inzuppati nel marsala un liquore dolciastro che lo rende buonissimo Per il palato è il dolce che ci vuole ma anche per gli occhi che rinascono mentre lo fissano e si mette il cucchiaino dentro un piattino delizioso il morale va su e la bocca assapora delicatamente questo ottimo dessert che rallegra scacciando monotonie ed i contrasti di pitture chiari e scuri immaginando il paradiso tropicale addobbato di roseti ad arco soleggiati da una finta primavera, indossata dal cielo che si tinge di rosa

     
  • 16 luglio alle ore 20:52
    Il sentiero si è perso

    Guarda, il sentiero si è perso
    Dolore senza cuore inciso
    su di un tronco ha fatto rompere tralicci
    frantumati come pezzi da museo
    l'ira si è fusa con la calma
    che si sposta in piccolissimi passi
    riflettendo molto del perché sei cosi
    il carattere forse, arrabbiato con il male
    l'unico reo confesso?
    Se si affianca alla profondità di un animo
    cambierebbe e di certo il sole vedrebbe
    anche dove non c'è perfetto colmo
    di vigore e d'entusiasmo
    respirandolo dimenticandoti, di lui

     
  • 16 luglio alle ore 14:16
    Un ricordo rimosso

    Un ricordo riaffiora, un ricordo rimosso
    nel sole di una siepe che illuminava un finto sorriso
    era li, come un verde smeraldo, appassiva fornendo dati
    alla mano. Li avevi letti, erano evidenti, occhi grandi
    finiti in quell'angolino sconfortato triste
    un senso di pace forzato filtrava da una luce
    sfocata intenta ad inquadrare soggetti
    smarriti. Nell'inconscio rammentava
    tagli irregolari. Doveva accettarli
    ed il cuore soffriva, nel vento del sospiro
    che all'anima parlò e di notte danzò
    nei sogni custoditi, abbracciandoli stretti
    nell'attesa che vana non era

     
  • 13 luglio alle ore 9:53
    Nella terra

    Nella terra acqua non c'è
    ed i tramonti uccidono i giorni
    si spargono fulmini al sole
    necessita di pioggia lei stella bagnata
    che ama e si riveste di seta
    con un brivido lento nel vento
    dei fili d'erba
    Bagnati di rugiada luccicano
    concedendosi. Una frescura refrigerante
    rilassante
    con foglie di menta e melissa
    per la mente e lo spirito sono
    unici li rende
    facendoli vibrare, come una melodia
    lontana, disciplina strategica
    evolutiva, che si presta, donando
    naturalezza, in gocce curative
    armonizzate, dirompente

    La pioggia è armonia che bagna il tempo 

     
  • 06 luglio alle ore 15:41
    Dio ha parole

    Dio ha parole, stravolge pezzi 
    in versi, che son luminosi
    e necessari a volte
    apparire diversi dentro il tempo 
    dell'universo sottilissimo pensiero 
    divino
    Un libro da aprire e sfogliare è lui
    con tinte dai sapori caldi 
    di un padre presente
    e costantemente impegnato
    nei diari delle vite consacrate
    in passi azzardati 
    dietro amici del dolore che macabro è
    ma ammiratori ne ha
    distruttori, delle anime perbene
    nelle ombre, divenute silenzi

     
  • 29 giugno alle ore 9:33
    Inutile parlarne

    Il poeta vede ogni chiave 
    che soddisfa i suoi pensieri 
    e ad ogni sorriso riprende la sua penna 
    Con l'inchiostro in mano, parla di lui 
    delle sensazioni inventate 
    per coprire la notte, non far trapelare 
    nulla. Sognando è felice, deve
    la verità glielo permette, di perdonare 
    Egli che non sapeva e avrebbe desiderato sapere 
    quando c'era ancora, vivo, per spiegare, perchè 
    atteggiamenti strani
    ma quando c'è il vento contrario, si affida l'incarico 
    al buio, a rivelare cose 
    che una mente annebbiata, può solo complicare 
    quindi inutile parlarne, se si vive, nell'oscurità

    I sogni a volte fan vedere ciò che è sfuggito, o conferma, quello che si pensava

     
  • 22 giugno alle ore 16:50
    Uno che scrive

    Dev'essere sicuramente disperato
    uno che scrive tantissimo
    senza mai fermarsi e stesso argomento
    unico e deciso che rammenta 
    il presente o il passato
    con l'amaro in bocca
    dall'interno arriva pulsando forte
    battiti accelerati si fan sentire
    i lettori è probabile che sentono 
    il cuore in fermento
    ma lancia un messaggio
    chiaro ad essi, sbalorditi 
    se non commentano 
    limitandosi a leggere 
    pensando, mentre li attira
    incuriosendoli molto 
    nelle pieghe degli occhi
    profondi

     

     
  • 10 giugno alle ore 13:58
    Sempre cercando

    Ti guardo come scrutare il cielo,
    velato è. Leggendolo, mi domando
    dove sei, sottilissima presenza
    istante di un momento subito
    Hai raccolto acqua piovana
    Nel silenzio del cielo
    la guardavi
    mentre pensavi, nell'infinito
    delle sere, indecifrabili
    accese e spente nell'universo
    che ha raccontato gemendo
    in orme di nubi 
    nell'emisfero pensante
    sempre cercando
    Era tardi per vivere il tempo
    che cerca il vento abbracciandolo stretto
    Nelle parole vivono di ricordi
    sofferenze e gioie
    Scacciano i pensieri quotidiani
    Nell'apparire stanchi,
    incontrano sogni spensierati
    dove le notti pensano a momenti
    verso tramonti

     
  • 07 giugno alle ore 8:57
    Riflessione

    Il tempo per ciò che piace può arrivare, prima o poi arriva, ma resta il fatto che c'è stato un impedimento, che potrebbe tornare, come le rondini in primavera. Riprendono a viaggiare, rifacendo lo stesso percorso. Migrano, posandosi su di un filo, sospese nel vuoto, che dopo si staccano e fingono, di non tornare

     
  • 06 giugno alle ore 10:25
    Un velo di speranza

    Un velo di speranza
    un velo di ricordi
    nella valle dei pensieri
    uniti al resto del mondo
    sopraffatti dal dolore
    in venti che si mescolano fra loro
    comunicando da lontano
    mondi diversi, troppo
    per venirsi incontro
    racimolare quel che resta
    sentendo il fiato sul collo
    Corrono veloci 
    soldati
    angeli del cielo divino
    invincibili e veritieri
    come paradisi 
    li, i miracoli, accadono

     
  • 30 maggio alle ore 9:54
    Soltanto il vento

    Soltanto il vento accumula pensieri di stelle
    nella corsa di un vento e tu starai a sentir battiti
    del cielo, ti guarderà nell'ombra passi vedrai
    accarezzati da nostalgie gli occhi saranno diversi
    il tempo stropicciato
    di sentieri nudi che si inerpicano
    colline si intravedono che leggono te
    domandandosi
    se tacere nel mezzo di un cammino
    oppure immaginarle solamente
    che valide sono lo stesso
    rinascere per sempre con il cuore guarito
    dentro l'alba di un pino mortificato
    nell'odore molto salato
    al quale rinunciare detesti
    ma nocivo è, il fisico, lo detesta

     
  • 13 maggio alle ore 8:16
    Poemi scaduti

    E si vive
    nel silenzio di ognuno
    in feste misere
    alcune sono
    accampate sotto tetti
    Fredde si ripercuotono
    si vivono assaporando
    cieli diversi e tavole imbandite
    di soli desideri
    Prigioniere oscurate
    da mille problemi
    godono di un'aria
    che cambia
    la sentono davvero
    mentre per quelli agiati
    è come un soffio di vento
    niente rimane, dimenticano
    subito, con le pagine scritte
    di poemi scaduti

     
  • 18 marzo alle ore 14:54
    Per un angolo di cielo

    Non ci sono occasioni per un angolo di cielo perduto
    ove il vento è vero, nell'acqua della sorgente
    che si riflette in un cristallo purificando l'anima
    avvolta da nubi a cascate, che scendono giù rapidamente
    In campagna api operaie lavorano rallegrandosi assieme
    raccogliendo l'atmosfera portandosela in spalla
    Una cella incontaminata nel cammino arduo, però, adorabile
    senza perfidia, che ossigena la mente, libera dai mali
    del tempo disattento, nostro padrone, fermo, deciso
    a dettar legge, che un limite c'è, guai a superarlo
    e farne uno scempio di formiche, devastando
    edifici originali, manufattiera, com'era all'origine
    come stati costruiti, partendo, dai fondi
     

     
  • 11 marzo alle ore 22:26
    Un gelido vento

    Un gelido vento, un pallido sole
    buca i confini del tempo
    Fa caldo in casa, c'è un'aroma profumato
    ed il cane nel cortile che abbaia
    e il gatto che fa le fusa
    Pentole borbottano ed il profumo di cibo che si diffonde
    in tutta la casa
    Nel freddo spuntano le prime viole
    non si cancella il dolore della guerra
    sta nel cuore rimane lì e si chiede
    se deve prepararsi, ma le melodie del cuore vincono sempre
    bellissime sono, si lasciano sfiorare
    se sapessero quanto amore danno forse canterebbero
    la tristezza di una sola melodia
    Danzerebbero in sguardi pensierosi
    giorni, rivolti al sole, che coperto rimane
    nei silenzi, nei respiri, come segno di pace
    nelle preghiere silenziose rivolte ad esseri
    distrutti fuori e dentro di sè
    nella propria anima, perdendo pure lei
    cercandola, senza trovarla

     
  • 10 febbraio alle ore 18:52
    Bella eri e bella sei rimasta

    Bella eri e bella sei rimasta
    anima splendente
    per te la vecchiaia
    non esiste sei la regina
    dei fiori che sensibili
    ti porgono una rosa
    di un rosso fiammante
    vellutato. Quanto amore
    doni, umile e sincera
    creatura di un'intelliggenza
    vera, donata semplicemente
    dalla natura no dai libri
    Sei nata predisposta
    per contenere regali unici
    intensi. Ti guardi bene
    nel fare del male rispetti
    nobile sei, di animo buono
    ed è questo il motivo
    del tuo vivere sano
    respirando aria pulita
    dando quello che spetta
    riconoscere opere buone
    premiandole
    come è giusto che sia

    Un'anima bella lo è, anche quando tramonta

     

     
  • 07 febbraio alle ore 10:05
    Orti coltivati

    Non è il tempo che fugge via
    ma bensì il vento, colmo di vuoto
    da ignobili promesse, costruite
    come corazze per deviare piste
    corrette che accompagnano
    fin dagli orti coltivati bellissimi
    sinceri rispettabili gioie
    che producono
    senza pesticidi
    amorevoli verso il prossimo
    debole umano fatto di materiale purissimo
    onesto riconoscente dimostrandolo
    non solamente a parole, facendo credere d'esser
    uno dei tanti, che comprende la differenza
    Stupide bugie concentrate
    sul potere stroncano
    tornando al mittente.

     
elementi per pagina
  • 10 aprile 2020 alle ore 17:09
    Meno dolorosa

    Come comincia: Quando chiama insistentemente
    obbligando qualcuno a ripetere più volte
    quello che è già stato detto significa
    che è in crisi
    se si rifiuta di capirlo, o non lo capisce
    i rapporti vanno interrotti e lo deve capire
    Se insiste a procedere su quella strada
    allora deve capire che se non cambia vita
    resterà così con una certa agitazione addosso
    che però, non ha il diritto  di addossarla sugli altri
    Quando si da tanto fastidio anche se non si vuole essere
    aiutati bisogna allontanarsi chiarendo alcune cose
    che non si sopportano, con quelli, i quali, si ha a che fare
    vivendoci insieme. Se non lo fa, continuerà, è facile
    ad essere scontrosa, che poi la gente si allontana
    ed è bruttissimo, per lei, innamorata della compagnia
    Arrabbiarsi, sputare fuoco su tutti, rovina solamente
    quello che si è costruito quindi meditare
    per non fare scelte sbagliate. All'inizio chiunque
    sembra bravo, innamorato perso, ma potrebbe fingere
    perchè le piace comandare, sentirsi  vulnerabile
    dimostrare di saper esercitare la sua forza, imporre il suo essere
    maschio, forte e non debole. La vittima se vuole illudersi
    senza ascoltare coloro che ci tengono ad aprirle gli occhi
    ha il dovere di tenersi tutto per sè, pure i figli, debbono esserne
    all'oscuro, perchè sono i primi, a non avere nessuna colpa
    Cercare il pelo nell'uovo per non farsi dire te l'avevo detto
    parlando di argomenti che non sono quelli i veri problemi
    a far scaturire un malessere profondo, non serve nemmeno
    a se stessa, ma di parlarne con uno specialista sì, se la fede
    non basta, dopo ovviamente, trarre delle conclusioni
    che aiutino a trovare una soluzione, meno dolorosa

    NB: Riflessioni rivolte a persone che sono così

     
  • 18 dicembre 2019 alle ore 0:09
    Che cosa rappresentava per lei?

    Come comincia: Che cosa rappresentava per lei? Proprio non si sa, una persona o un demonio che puntava dritto il dito per far danni a suo piacimento? Usciva e quando rientrava era un altro. Escogitava piani. Nella sua testa gli frullavano cose apparendo sereno mai poi sentendosi dire di no, che non sarebbe stato accontentato per avere più soldi a disposizione il suo umore si incrinò, inventandosi qualcos'altro o cercando un alleato che potesse permettergli di realizzare quello che avesse in mente. Tantissime guerre creò, fingendosi di essere sempre una vittima raccontando come visse da bambino che una vita facile non ebbe. Trascrisse delle pagine. Ogni giorno le riempiva prese nota di quello che sentiva e vedeva un'idea che servì per sopportare dando luogo ad una speranza ad una via d'uscita finendo tutto quel gran casino. Viveva sognando, con uno sguardo languido. Le porte si aprivano dentro passi più volte veloci, alquanto strani. Al chiuso si sentiva soffocare anche solo mezza giornata per sentirsi prigioniero. Non c'era un momento in cui non smettesse di pensare, la sua mente era continuamente al lavoro, progettare doveva dicendo bugie a non finire. Quanto rumore usciva dagli strumenti che costruì, portandoseli ovunque sperando che molti lo notassero dicendogli bravo per qualsiasi cosa facesse. Era anche una malattia, quella che lo rese veramente euforico. Un senso a tutto questo c'era, ma è possibile, che dipendesse solamente dal suo stato di salute e non dalla personalita? Se lo chiedeva spesso dicendo a se stessa tante volte che non poteva essere. Capì, ascoltandolo, che dava risposte giuste, tacendo quando doveva e sapeva quando era finito dalla padella alla brace, quindi si convinse che fingeva, con le nuvole che si abbassavano. La nuvolosità in aumento appariva con forti precipitazioni temporalesche. Rimase comunque nel vago, perchè nessuno le spiegò. Nessuno voleva affrontare questo argomento per quanto delicato fosse, trovandosi i malcapitati in balia del vento, senza cinture allacciate bene. Curarlo bisognava, qualcuno però non prese le giuste precauzioni, forse per la troppa debolezza che regnava in un cuore in tessuto di lana, dove si prosciugava, aumentando la sete

     
  • 15 dicembre 2019 alle ore 22:13
    Racconto giallo. "Sbattendo la porta"

    Come comincia: Fiorella: ciao Viola, stanotte è entrato nella mia stanza mentre dormivo credo volesse ammazzarmi.
    Viola: e perché dovrebbe farlo, cos'hai fatto tu per meritare una fine bruttissima?

    Fiorella: lui vuole tutto e io spesse volte glielo impedisco. La mia unica colpa è questa, che poi lo faccio anche per lui, intendiamoci. Abbiamo costruito insieme quello che abbiamo e da anni pensa di campare senza preoccupazioni. Detesto questo suo modo di vedere le cose carissima Viola

    Viola: fai bene ad essere dura e che eviti di uscirci insieme. Vorrei tanto che tu potessi andartene via da qui. Dovresti cercarti un'altra casa.

    Fiorella: ma se io me ne vado perdo tutto.

    Viola: non penso, qualcosa ti resterebbe e anche se poco pazienza. Ciò che conta di più è che tu non lo hai vicino ad assillarti continuamente.

    Fiorella: ci sono momenti che dico ma si, me ne torno al mio paese dove la gente è più vera rivedere quelle amiche e organizzare qualche festa in casa come si faceva una volta con il sorriso che mai mancava rispettandoci senza provare invidia per nessuno. A quei tempi si viveva davvero e non come oggi con troppe esigenze e tanta indifferenza. Viviamo facendoci del male ogni giorno non pensando ai giorni volati.

    Viola: Fiorella adesso basta, smettila di deprimerti, pensa alle tue figlie.

    Fiorella: certo hai ragione Viola, però quell'uomo mi sta uccidendo. Io vorrei cambiare discorso, se non riesco non è colpa mia, mettitelo bene in testa, per favore.

    Fiorella: me lo spieghi tu, come posso fregarmene? Non lo vedi com'è, pronto ad architettare un piano, per far tanto rumore?

    Viola: che cosa vorresti fare con lui? Che ne pensi di prendere una decisione? Direi che sarebbe il caso di affrontare la questione, cercando innanzitutto di capire chi è, perché sinceramente a me sembra che abbia un segreto che forse si porta dietro da quando era solo un ragazzo.

    Viola: Fiorella devi sapere che mi aveva raccontato alcuni episodi veramente curiosi. Mi raccontò che nel paese dove era cresciuto seppe che un ragazzino che faceva il pastore per un suo stretto parente fu trovato morto. Qualcuno gli fece vedere il corpo e lui che era giovanissimo rimase scosso da non riuscire a dormire , vedendo quando chiudeva gli occhi anche se non dormiva fiamme alte ed aerei che volavano sulla sua testa.

    Fiorella: io Viola, se potessi me ne andrei all'estero per non farmi più trovare se soltanto avessi il coraggio di farlo, ed invece mi ritrovo sempre qua parlando degli stessi problemi che mi irritano tanto. Non so che fare con quest'uomo è avvilente addossandomi colpe che non ho.

    Viola: io ti sono amica, potresti venire da me se vuoi. La casa è piccola ma potrei ospitarti, poi nel frattempo, vedremo gli sviluppi di questa complicanza che onestamente tu, avresti dovuto darci un taglio quando ti accorgesti di quegli strani comportamenti abituali. Potremmo prendere informazioni su di lui.

    Viola: io Fiorella sono tentata ad andare a parlare con dei conoscenti assieme a te. Verresti? Dimmi di sì, te ne supplico.

    Fiorella: va bene Viola. Dimmi da dove vuoi che incominciamo. Intanto vorrei recarmi in banca per scoprire se ha aperto nuovi conti e se si, a favore di chi.

    Fiorella: ma chi ti dice, che puoi?

    Viola: posso, conosco uno che mi conosce da vent'anni e abbiamo la stessa età. È una persona gradevole emiliano di nascita matto per i computer che un giorno si era messo a giocare in borsa ritrovandosi senza un soldo. Ci volle parecchio per lui, per rivedere la luce. Quando ci riuscì, diventò più sensibile, aprendo un locale per donne spaventate fuggite da storie che le avevano rapite.

    Mauro: ciao Fiorella devo parlarti. Mauro sono impegnata, che cosa vuoi ancora, si può sapere. Non credi che sia arrivato il momento di farla finita. Lui al telefono la sentì particolarmente agitata. Si meravigliò, pensando che dietro a questo suo cambiamento ci fosse una persona a proteggerla da renderla forte. Quando la conversazione terminò, Mauro si vestì e scese a piano terra comunicando al portiere che doveva assentarsi dallo studio pubblicitario per circa quattro ore. Salì sul suo fuoristrada facendo inversione di marcia. Aveva i capelli al vento, elegantissimo ed un'abbronzatura quasi perfetta. Sembrava un divo di Hollywood. Era nervoso correva come un pazzo non rispettando i semafori la casa dove viveva con Fiorella distava due chilometri dal suo studio, non poté trovarlo nelle vicinanze per questioni economiche. Prezzi veramente troppo alti per le sue possibilità. Mauro mise il viva voce e compose il numero della moglie quell'attesa lo innervosiva pensare che lei era un'altra e poteva aver scoperto il suo lato interiore gli sconvolgeva la mente. Egli era un bugiardo cronico e non voleva che nessuno lo scoprisse. Viola rispose ma riattaccò immediatamente.

    Mauro: la sua voce grintosa gli fece paura, il cuore sobbalzò nel petto. Fiorella ebbe la sensazione che lui volesse raggiungerla allora prese il cappotto e raggiunse il taxi che la stava aspettando. Quando sali, disse all'autista di accompagnarla in banca guardandolo con un'aria molto infelice. Viola si sedette vicino a lei sul sedile posteriore mentre dallo specchietto notò un uomo subito non lo riconobbe ma dopo sì, comunque ormai si stavano allontanando non erano lontane ma lui non avrebbe provato lo stesso ad inseguirle non voleva dare nell'occhio. Salì nell'appartamento entrando scorse una lucina che proveniva dalla stanza delle figlie. Esse a quell'ora dovevano essere uscite da circa due ore. Al mattino solitamente alle 7 erano già sulla porta per recarsi a scuola. Ciò lo mise in allarme avanzando delicatamente nell'ingresso di un corridoio semi buio. Il suo volto si specchiò. C'era uno specchio rettangolare spostato da una parte messo per potersi ammirare. La figlia maggiore odiava quella egocentricita' e lui la sua disapprovazione, non la vedeva per niente di buon occhio. Le pupille di Mauro scorsero una figura alta 1,65 capì che in casa qualcuno lo stava aspettando e chi. Perché sei qui, papà, gridava la ragazza. Lei sperava in quel momento che cadesse. La sua vicinanza era irritante come un tuono tempestoso che investe il cuore e ruba la voce. Uscì allo scoperto, accendendo la luce. Il buio scomparve ora potevano fissarsi negli occhi. Papà, che ci fai qui, non dovresti essere al lavoro? Tu invece a scuola, esatto? Disse con un sorriso sarcastico. Sonia s'intimori, non gli sembrò, calmo davvero, come voleva far sembrare.

    Sonia si fece coraggio, dicendo: papà perché non mi dici chi sei, ti tieni tutto dentro, menti spudoratamente. Hai mentito a tutti, con quale faccia, mi domando io? Scusa ma come puoi insinuare questo? Stai delirando figlia mia. Sono un padre che lavora, ho sempre portato i soldi a casa non vi ho mai fatto, mancare niente, trattando tua madre come una signora che se non fosse stato per me avrebbe continuato a vivere dove viveva.

    Sonia: papà sono una ragazzina, non stupida, convincitene per favore. Dovresti spiegarmi perché sei venuto. Non sono tenuto a darti spiegazioni quindi aspetta tua madre e in silenzio. Siamo intesi?

    Sonia rabbrividì. Suo padre le mostrò i denti, quell' interrogatorio la stava logorando. Egli si accomodò sul divano versandosi del moscato glielo dette un viticoltore pugliese che trascorse tutta la vita nei campi prendendo tanto sole e tanta pioggia nella felicità la troppa fatica veniva ricompensata dagli abbracci della moglie e dai figli al suo rientro in casa.

    Mauro: mentre beveva dei passi avanzarono, era lei la moglie incredula, per quello che l'impiegato le disse.

    Mauro aprì un altro conto ma non seppe a nome di chi. L'impiegato, non volle svelarlo, si preoccupò per essa che la vide molto provata per ciò che scoprì. Nel taxi Viola le svelò dei segreti. Lo aveva seguito per due settimane di fila quando staccava dal lavoro ritrovandosi in un pub pieno di clienti. Mauro un essere egocentrico che non si capiva o troppo chiuso volendo star solo per ore nella sua camera oppure trascorrere il suo tempo quando poteva nei labirinti della bellezza di Giamaica per meditare facendo yoga con una insegnante dagli occhi stregati come quelli di una zingara. Da essa si sentiva ipnotizzato. Metteva musiche rilassanti consigliandogli di immaginare di vedere una barca al centro di un lago sotto un cielo senza nuvole. Mauro la sentì entrare. Fiorella procedette di corsa verso il salotto. Quella mattina ne aveva sentite troppe di cose da non poterne più. Pensò di non dirgli nulla e chiedere il divorzio. Un'ombra si rifletee sul muro maestro. Entrambi si accorsero dell'altro. I loro volti increduli per qualche istante restarono paralizzati, però non persero l'occasione di dirsi di tutto, dire che il loro amore era finito e per sempre. Egli pensando di volersi sentire libero, come non lo era mai stato, non ebbe nessuna difficoltà ad accettare la separazione. Mauro uscì dall'appartamento senza nemmeno salutare la figlia disperata, sbattendo la porta

     
  • 13 dicembre 2019 alle ore 14:55
    Guardò il soffitto

    Come comincia: Comandava senza riflettere alle conseguenze. Adele impertinente rincorreva sogni che li viveva come se potesse affrontarli veramente la sua ossessione insistente si ripercuoteva fissata in un punto della mente. Appoggiata al cuscino guardò il soffitto le diede dei suggerimenti che si contorcevano su di essa e più pensava e peggio era. I tramonti l'accompagnavano sempre, ogni minuto un problema di quelli complicati senza provare una gioia immensa con molta leggerezza scrollandosi negatività, tutte quante, per ringraziare felicemente.
    In un contrasto di parole, i ricordi si assopivano, tenui come spine. Le offese subite, ciondolavano cadendo ad ogni passo sui bordi di vie pericolanti. Le pareti del cuore indurite adoravano la pioggia e il ticchettio delle gocce sui vetri. Com'era rilassante, sentirli, al posto delle voci del giorno. Nella sua vita c'era un segreto se lo portò appresso ma lo svelò. Un beneficio volle, che accadesse, il solo scopo di sapere che tutti potessero sapere anche famiglie non toccate e forse consapevoli, responsabili, di non aver detto, quel nuocere distruttivo posto ai lati delle stanze dai muri spessi ed uno sottile. Molta falsità traspariva. Rispose attaccata al telefono, con il filo in mano. Cercava di apprendere spiegazioni vane nessuna verità a galla venì.
    Lesse lettere, in alcuni pezzi si soffermò, osservando certe frasi che le fecero comprendere cose sfuggite lasciate a macerare, che prendessero forma, riciclandole. Conveniva a cervelli non curanti, di proseguire e spartirsi torte farcite buonissime lasciandone di vuote, al meno, arioso, che tante porte per lui rimasero ben salde ma rivolte ad un cielo nebuloso tratto da un'immagine dal battito violento, preso dalla scossa rumorosa, con brividi inespressivi.
    Una frase trovò, in una lettera, nella quinta riga. Quella capii, che era la chiave giusta. Le fornii alibi, vicini alla verità, illuminandole la traiettoria. Percorreva via via, momenti sepolti e mai visti conoscendoli solamente per sentito dire, nel cammino di camini accesi di giorno messi ogni tanto a dormire immersi nel silenzio fluttuante di un'alba gelosa di lei, rincorsa dall'aria indispettita, a volte pungente, nel sogno di domani, sognandolo splendido, con essenza, di rose profumate

     
  • 27 febbraio 2014 alle ore 16:58
    Innamorata dell'esistenza

    Come comincia: Quel giorno Roberto, non era tornato a casa, Regina sapeva che al suo ritorno l’avrebbe tradita, troppo tempo era stata via sistemandosi in un paradiso dove i brutti ricordi scivolavano sulla sua pelle recisa dal tempo. Quegli anni sfuocati, riflettevano su di essa, chiedendosi: perchè, diede la mano a un uomo, insolente, attaccato al lavoro e poco alla famiglia, a lei, ai bambini, che proprio lui, in un primo momento desiderava? Regina smise di pensare, accendendo la radio e ballando immersa dal calore creato, nell’appartamento luminoso, tappezzato da quadri meravigliosi, pieni di natura, non contaminata, dipinti dalla bravura di un giovane pittore poco conosciuto, ma che lei insieme al suo bambino più grande, tantissimo amava. Essa ad un tratto, distolse l’attenzione dai suoi pensieri, decidendo di rivedere gli abiti nel grande laboratorio delle sarte, lasciate sole, per mesi, senza avere i suoi consigli, che esse apprezzavano tanto, perchè Regina oltre ad essere una brava stilista, era molto attenta, ai loro problemi, di donne, trascurate dal marito, proprio come lei, innamorata, dell’esistenza.
     

     
  • 26 febbraio 2014 alle ore 8:37
    Le campane suonavano

    Come comincia: Le campane suonavano a festa, il matrimonio di Stefano e Marina era stato celebrato in una chiesa gotica romana, con navate meravigliose, lunghe e larghe, che catturavano gli invitati degli sposi molto eleganti, contenti di essere li, per quell evento tanto voluto, da un periodo dove esisteva solamente delusione, caratterizzata dai momenti inconsueti, litigi all’ordine del giorno, che straziavano il cuore. Essi prima di sposarsi si ripudiavano, perchè troppo diversi. Lei proveniva da una famiglia altolocata, possedeva terreni, ville, su altipiani di montagna, dove andava spesso, per sentire il silenzio, e ammirare i prati in fiore, quando la neve si scioglieva, e il sole arrivava a scaldare la solitudine di una mamma premurosa, che Marina adorava, comprandole tutti gli anni un regalo per il suo compleanno, festeggiato in ristoranti famosi, molto richiesti. Sua madre era stata lasciata dal marito, giocatore d’azzardo, oltre che direttore bancario. Stefano al contrario di lei apparteneva a una famiglia contadina, la quale viveva con poco, ma era felice, unita, ogni giorno mangiavano tutti insieme, in una rustica cucina, scaldata da una stufa a legna, in certi periodi anche d’estate, per via del bosco, che si trovava a fianco all’abitazione. Loro comunque impararono ad amarsi, e a capire che il vero amore prevale su tutto, e niente è più forte di lui
     

     
  • 25 febbraio 2014 alle ore 15:38
    Firenze addormentata

    Come comincia: Faceva freddo, le sue mani non sentivano più niente, sembrava quasi che avesse perso sensibilità, lucidità, sotto quella coltre di neve bianca, che le aveva fatto dimenticare come lei e Giorgio si fossero lasciati, quella giornata, iniziata bene, ma finita male, vicino alla propria abitazione, “villa stupenda”, con piscina, dove ai bordi della vasca prendevano spesso il sole, vicini vicini, senza staccarsi gli occhi di dosso, per un paio d'ore, finchè il tempo glielo permetteva, e la voglia non smetteva, di conoscere bene, il vero motivo, del perchè volevano stare insieme per sempre, viaggiando su strade che li conducevano sul posto di lavoro, “edificio enorme”, frequentato da colleghi avvocati, due dei quali uomo, e donna, che si davano da fare, per complicargli la vita, cercando di farli dividere, per riavere il controllo, di un processo, che avrebbe dato ad essi maggiore popolarità, maggiore ricchezza. Laura piangeva, ripensando al diverbio avuto con lui, alle parole cattive, che dicevano: vattene, tu non puoi stare con me, stamattina sono stato dal dottore, e mi ha dato la conferma che tanto temevo, dicendo che non potrò avere figli, con nessuna, per una malattia avuta da ragazzo, in un'età un pò avanzata. Essa a quel punto, scappò, e si ritrovò sola, chiamando un taxi, che la portò all'aereoporto, dove prese un aereo, per una destinazione molto lontana, affianco a uno, che la guardava, mentre si sistemava i suoi lunghi capelli e lasciava Firenze, addormentata

     
  • 24 febbraio 2014 alle ore 22:48
    Là fuori sapevano

    Come comincia: Rientrò in serata, nell'albergo, dalle luci soffuse, che scoprivano un'eleganza che lasciava senza fiato, in una stanza bellissima, dove c'erano vasi pieni di fiori profumati, nascosti da tende, alla vista di chi ci abitava di fronte. Là fuori sapevano, che era frequentato da un'attrice di teatro affascinante, che recitava divinamente, davanti ad un pubblico attento, seguendo la bravura disinvolta e audace dall'aria solare. Girava quasi tutta l'Italia, avendo sempre tanto successo. Valentina ne era fiera, ma in alcuni momenti no, perchè aveva perso l'amore, un uomo stanco, della sua passione, dei suoi continui spostamenti. Thomas era una persona riflessiva, che si conosceva molto bene, sapeva esattamente di cosa aveva bisogno, qual era quella lei, che poteva veramente conquistarlo. Lui viveva la sua vita, chiusa, nella cattiveria degli altri, a volte insopportabile, per quello che faceva. Egli scriveva, pubblicò tanti libri, che purtroppo solo pochi avevano avuto ottimi risultati, non riuscendo a guadagnare abbastanza, neanche per poco tempo. Valentina quella sera si distese presto sul letto, voleva pensare unicamente a lui, a quando le massaggiava il collo, e le diceva ti amo, nel fruscio del vento agitato, che lo guardava vicino a un camino, posto accanto al divano, scaldato anche da un cagnolino innamorato della sua padrona, che lo viziava. L'attrice all'alba decise di prepararsi, indossando un abito fresco, dai colori vivaci, correndo da Thomas, che le corse incontro, al centro della citta piena d'arte, importante, incoronata da un anello al dito meraviglioso, e una nascita inaspettata

     
  • 26 dicembre 2011 alle ore 14:13
    Si allontanava rapidamente

    Come comincia: Era bello quel giorno, il vento stava spazzando le nuvole e il suo umore cattivo che voleva pensare a lei, non riusciva, suo figlio un bimbo piccolo si trovava in ospedale, sua moglie lo aveva dato alla luce con tanta gioia, andando via, dopo poche ore dal parto. Il cuore non era riuscito a sopportare quel lungo travaglio, che poteva evitare, se il personale di turno si fosse precipitato tempestivamente nella sua stanza, dove il sole filtrava, illuminandole il viso, sconvolto dal dolore, che appesantiva la sua schiena, sorretta da lui, mentre il sudore gli gocciolava. In quel periodo il reparto si trovava a fronteggiare una situazione di emergenza molto estenuante, erano arrivate tante straniere, sbarcate con mezzi di fortuna, che avevano rischiato di affondare, lontano dalla riva, presa d’assalto, costringendo abitanti di un’isola americana a fare un passo indietro, accettando estreme condizioni per tutti, davvero disastrose. Marina era stata una donna sempre forte, amava la vita e quando conobbe Mauro ancora di più, tanto che si faceva portare in locali lussuosi, dove si baciavano, alla vista di molti, sotto riflettori, testimoni di un amore, sentito e conosciuto, quando tutto ormai per entrambi sembrava finito Erano cresciuti troppo in fretta, il tempo per essi non era stato proprio buono, i loro genitori avevano deciso di separarsi, lasciandoli soli, all’età di quattordici, sedici anni, in una piccola casa, scampata alla guerra, che non dimenticò facilmente, nei lunghi anni vissuti. Quegli anziani si amavano, prendendosi cura calorosamente dei nipoti, i quali li ricambiarono teneramente. La giornata di Mauro cambiò, egli tornando indietro  con la mente rivolta al passato giurò a se stesso di non legarsi mai a un’altra, anche se Gloria in alcuni momenti lo faceva sentire bene come rinato, non appena si poteva sfogare in ufficio, parlando a lei, dei suoi problemi, di essersi innamorato, di una donna malata, consapevole della sua malattia, che presto l’avrebbe uccisa. All’improvviso i suoi pensieri spostarono l’attenzione, al campanello, fuori sul pianerottolo di casa c’era Gloria, desiderosa di vedere lui, che potè guardarlo soltanto dalla finestra, mentre si allontanava, rapidamente