username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

Racconti di Maria Angela Carosia

Visita la scheda completa e tutti gli altri testi di Maria Angela Carosia

  • 10 aprile alle ore 17:09
    Meno dolorosa

    Come comincia: Quando chiama insistentemente
    obbligando qualcuno a ripetere più volte
    quello che è già stato detto significa
    che è in crisi
    se si rifiuta di capirlo, o non lo capisce
    i rapporti vanno interrotti e lo deve capire
    Se insiste a procedere su quella strada
    allora deve capire che se non cambia vita
    resterà così con una certa agitazione addosso
    che però, non ha il diritto  di addossarla sugli altri
    Quando si da tanto fastidio anche se non si vuole essere
    aiutati bisogna allontanarsi chiarendo alcune cose
    che non si sopportano, con quelli, i quali, si ha a che fare
    vivendoci insieme. Se non lo fa, continuerà, è facile
    ad essere scontrosa, che poi la gente si allontana
    ed è bruttissimo, per lei, innamorata della compagnia
    Arrabbiarsi, sputare fuoco su tutti, rovina solamente
    quello che si è costruito quindi meditare
    per non fare scelte sbagliate. All'inizio chiunque
    sembra bravo, innamorato perso, ma potrebbe fingere
    perchè le piace comandare, sentirsi  vulnerabile
    dimostrare di saper esercitare la sua forza, imporre il suo essere
    maschio, forte e non debole. La vittima se vuole illudersi
    senza ascoltare coloro che ci tengono ad aprirle gli occhi
    ha il dovere di tenersi tutto per sè, pure i figli, debbono esserne
    all'oscuro, perchè sono i primi, a non avere nessuna colpa
    Cercare il pelo nell'uovo per non farsi dire te l'avevo detto
    parlando di argomenti che non sono quelli i veri problemi
    a far scaturire un malessere profondo, non serve nemmeno
    a se stessa, ma di parlarne con uno specialista sì, se la fede
    non basta, dopo ovviamente, trarre delle conclusioni
    che aiutino a trovare una soluzione, meno dolorosa

    NB: Riflessioni rivolte a persone che sono così

  • 18 dicembre 2019 alle ore 0:09
    Che cosa rappresentava per lei?

    Come comincia: Che cosa rappresentava per lei? Proprio non si sa, una persona o un demonio che puntava dritto il dito per far danni a suo piacimento? Usciva e quando rientrava era un altro. Escogitava piani. Nella sua testa gli frullavano cose apparendo sereno mai poi sentendosi dire di no, che non sarebbe stato accontentato per avere più soldi a disposizione il suo umore si incrinò, inventandosi qualcos'altro o cercando un alleato che potesse permettergli di realizzare quello che avesse in mente. Tantissime guerre creò, fingendosi di essere sempre una vittima raccontando come visse da bambino che una vita facile non ebbe. Trascrisse delle pagine. Ogni giorno le riempiva prese nota di quello che sentiva e vedeva un'idea che servì per sopportare dando luogo ad una speranza ad una via d'uscita finendo tutto quel gran casino. Viveva sognando, con uno sguardo languido. Le porte si aprivano dentro passi più volte veloci, alquanto strani. Al chiuso si sentiva soffocare anche solo mezza giornata per sentirsi prigioniero. Non c'era un momento in cui non smettesse di pensare, la sua mente era continuamente al lavoro, progettare doveva dicendo bugie a non finire. Quanto rumore usciva dagli strumenti che costruì, portandoseli ovunque sperando che molti lo notassero dicendogli bravo per qualsiasi cosa facesse. Era anche una malattia, quella che lo rese veramente euforico. Un senso a tutto questo c'era, ma è possibile, che dipendesse solamente dal suo stato di salute e non dalla personalita? Se lo chiedeva spesso dicendo a se stessa tante volte che non poteva essere. Capì, ascoltandolo, che dava risposte giuste, tacendo quando doveva e sapeva quando era finito dalla padella alla brace, quindi si convinse che fingeva, con le nuvole che si abbassavano. La nuvolosità in aumento appariva con forti precipitazioni temporalesche. Rimase comunque nel vago, perchè nessuno le spiegò. Nessuno voleva affrontare questo argomento per quanto delicato fosse, trovandosi i malcapitati in balia del vento, senza cinture allacciate bene. Curarlo bisognava, qualcuno però non prese le giuste precauzioni, forse per la troppa debolezza che regnava in un cuore in tessuto di lana, dove si prosciugava, aumentando la sete

  • 15 dicembre 2019 alle ore 22:13
    Racconto giallo. "Sbattendo la porta"

    Come comincia: Fiorella: ciao Viola, stanotte è entrato nella mia stanza mentre dormivo credo volesse ammazzarmi.
    Viola: e perché dovrebbe farlo, cos'hai fatto tu per meritare una fine bruttissima?

    Fiorella: lui vuole tutto e io spesse volte glielo impedisco. La mia unica colpa è questa, che poi lo faccio anche per lui, intendiamoci. Abbiamo costruito insieme quello che abbiamo e da anni pensa di campare senza preoccupazioni. Detesto questo suo modo di vedere le cose carissima Viola

    Viola: fai bene ad essere dura e che eviti di uscirci insieme. Vorrei tanto che tu potessi andartene via da qui. Dovresti cercarti un'altra casa.

    Fiorella: ma se io me ne vado perdo tutto.

    Viola: non penso, qualcosa ti resterebbe e anche se poco pazienza. Ciò che conta di più è che tu non lo hai vicino ad assillarti continuamente.

    Fiorella: ci sono momenti che dico ma si, me ne torno al mio paese dove la gente è più vera rivedere quelle amiche e organizzare qualche festa in casa come si faceva una volta con il sorriso che mai mancava rispettandoci senza provare invidia per nessuno. A quei tempi si viveva davvero e non come oggi con troppe esigenze e tanta indifferenza. Viviamo facendoci del male ogni giorno non pensando ai giorni volati.

    Viola: Fiorella adesso basta, smettila di deprimerti, pensa alle tue figlie.

    Fiorella: certo hai ragione Viola, però quell'uomo mi sta uccidendo. Io vorrei cambiare discorso, se non riesco non è colpa mia, mettitelo bene in testa, per favore.

    Fiorella: me lo spieghi tu, come posso fregarmene? Non lo vedi com'è, pronto ad architettare un piano, per far tanto rumore?

    Viola: che cosa vorresti fare con lui? Che ne pensi di prendere una decisione? Direi che sarebbe il caso di affrontare la questione, cercando innanzitutto di capire chi è, perché sinceramente a me sembra che abbia un segreto che forse si porta dietro da quando era solo un ragazzo.

    Viola: Fiorella devi sapere che mi aveva raccontato alcuni episodi veramente curiosi. Mi raccontò che nel paese dove era cresciuto seppe che un ragazzino che faceva il pastore per un suo stretto parente fu trovato morto. Qualcuno gli fece vedere il corpo e lui che era giovanissimo rimase scosso da non riuscire a dormire , vedendo quando chiudeva gli occhi anche se non dormiva fiamme alte ed aerei che volavano sulla sua testa.

    Fiorella: io Viola, se potessi me ne andrei all'estero per non farmi più trovare se soltanto avessi il coraggio di farlo, ed invece mi ritrovo sempre qua parlando degli stessi problemi che mi irritano tanto. Non so che fare con quest'uomo è avvilente addossandomi colpe che non ho.

    Viola: io ti sono amica, potresti venire da me se vuoi. La casa è piccola ma potrei ospitarti, poi nel frattempo, vedremo gli sviluppi di questa complicanza che onestamente tu, avresti dovuto darci un taglio quando ti accorgesti di quegli strani comportamenti abituali. Potremmo prendere informazioni su di lui.

    Viola: io Fiorella sono tentata ad andare a parlare con dei conoscenti assieme a te. Verresti? Dimmi di sì, te ne supplico.

    Fiorella: va bene Viola. Dimmi da dove vuoi che incominciamo. Intanto vorrei recarmi in banca per scoprire se ha aperto nuovi conti e se si, a favore di chi.

    Fiorella: ma chi ti dice, che puoi?

    Viola: posso, conosco uno che mi conosce da vent'anni e abbiamo la stessa età. È una persona gradevole emiliano di nascita matto per i computer che un giorno si era messo a giocare in borsa ritrovandosi senza un soldo. Ci volle parecchio per lui, per rivedere la luce. Quando ci riuscì, diventò più sensibile, aprendo un locale per donne spaventate fuggite da storie che le avevano rapite.

    Mauro: ciao Fiorella devo parlarti. Mauro sono impegnata, che cosa vuoi ancora, si può sapere. Non credi che sia arrivato il momento di farla finita. Lui al telefono la sentì particolarmente agitata. Si meravigliò, pensando che dietro a questo suo cambiamento ci fosse una persona a proteggerla da renderla forte. Quando la conversazione terminò, Mauro si vestì e scese a piano terra comunicando al portiere che doveva assentarsi dallo studio pubblicitario per circa quattro ore. Salì sul suo fuoristrada facendo inversione di marcia. Aveva i capelli al vento, elegantissimo ed un'abbronzatura quasi perfetta. Sembrava un divo di Hollywood. Era nervoso correva come un pazzo non rispettando i semafori la casa dove viveva con Fiorella distava due chilometri dal suo studio, non poté trovarlo nelle vicinanze per questioni economiche. Prezzi veramente troppo alti per le sue possibilità. Mauro mise il viva voce e compose il numero della moglie quell'attesa lo innervosiva pensare che lei era un'altra e poteva aver scoperto il suo lato interiore gli sconvolgeva la mente. Egli era un bugiardo cronico e non voleva che nessuno lo scoprisse. Viola rispose ma riattaccò immediatamente.

    Mauro: la sua voce grintosa gli fece paura, il cuore sobbalzò nel petto. Fiorella ebbe la sensazione che lui volesse raggiungerla allora prese il cappotto e raggiunse il taxi che la stava aspettando. Quando sali, disse all'autista di accompagnarla in banca guardandolo con un'aria molto infelice. Viola si sedette vicino a lei sul sedile posteriore mentre dallo specchietto notò un uomo subito non lo riconobbe ma dopo sì, comunque ormai si stavano allontanando non erano lontane ma lui non avrebbe provato lo stesso ad inseguirle non voleva dare nell'occhio. Salì nell'appartamento entrando scorse una lucina che proveniva dalla stanza delle figlie. Esse a quell'ora dovevano essere uscite da circa due ore. Al mattino solitamente alle 7 erano già sulla porta per recarsi a scuola. Ciò lo mise in allarme avanzando delicatamente nell'ingresso di un corridoio semi buio. Il suo volto si specchiò. C'era uno specchio rettangolare spostato da una parte messo per potersi ammirare. La figlia maggiore odiava quella egocentricita' e lui la sua disapprovazione, non la vedeva per niente di buon occhio. Le pupille di Mauro scorsero una figura alta 1,65 capì che in casa qualcuno lo stava aspettando e chi. Perché sei qui, papà, gridava la ragazza. Lei sperava in quel momento che cadesse. La sua vicinanza era irritante come un tuono tempestoso che investe il cuore e ruba la voce. Uscì allo scoperto, accendendo la luce. Il buio scomparve ora potevano fissarsi negli occhi. Papà, che ci fai qui, non dovresti essere al lavoro? Tu invece a scuola, esatto? Disse con un sorriso sarcastico. Sonia s'intimori, non gli sembrò, calmo davvero, come voleva far sembrare.

    Sonia si fece coraggio, dicendo: papà perché non mi dici chi sei, ti tieni tutto dentro, menti spudoratamente. Hai mentito a tutti, con quale faccia, mi domando io? Scusa ma come puoi insinuare questo? Stai delirando figlia mia. Sono un padre che lavora, ho sempre portato i soldi a casa non vi ho mai fatto, mancare niente, trattando tua madre come una signora che se non fosse stato per me avrebbe continuato a vivere dove viveva.

    Sonia: papà sono una ragazzina, non stupida, convincitene per favore. Dovresti spiegarmi perché sei venuto. Non sono tenuto a darti spiegazioni quindi aspetta tua madre e in silenzio. Siamo intesi?

    Sonia rabbrividì. Suo padre le mostrò i denti, quell' interrogatorio la stava logorando. Egli si accomodò sul divano versandosi del moscato glielo dette un viticoltore pugliese che trascorse tutta la vita nei campi prendendo tanto sole e tanta pioggia nella felicità la troppa fatica veniva ricompensata dagli abbracci della moglie e dai figli al suo rientro in casa.

    Mauro: mentre beveva dei passi avanzarono, era lei la moglie incredula, per quello che l'impiegato le disse.

    Mauro aprì un altro conto ma non seppe a nome di chi. L'impiegato, non volle svelarlo, si preoccupò per essa che la vide molto provata per ciò che scoprì. Nel taxi Viola le svelò dei segreti. Lo aveva seguito per due settimane di fila quando staccava dal lavoro ritrovandosi in un pub pieno di clienti. Mauro un essere egocentrico che non si capiva o troppo chiuso volendo star solo per ore nella sua camera oppure trascorrere il suo tempo quando poteva nei labirinti della bellezza di Giamaica per meditare facendo yoga con una insegnante dagli occhi stregati come quelli di una zingara. Da essa si sentiva ipnotizzato. Metteva musiche rilassanti consigliandogli di immaginare di vedere una barca al centro di un lago sotto un cielo senza nuvole. Mauro la sentì entrare. Fiorella procedette di corsa verso il salotto. Quella mattina ne aveva sentite troppe di cose da non poterne più. Pensò di non dirgli nulla e chiedere il divorzio. Un'ombra si rifletee sul muro maestro. Entrambi si accorsero dell'altro. I loro volti increduli per qualche istante restarono paralizzati, però non persero l'occasione di dirsi di tutto, dire che il loro amore era finito e per sempre. Egli pensando di volersi sentire libero, come non lo era mai stato, non ebbe nessuna difficoltà ad accettare la separazione. Mauro uscì dall'appartamento senza nemmeno salutare la figlia disperata, sbattendo la porta

  • 13 dicembre 2019 alle ore 14:55
    Guardò il soffitto

    Come comincia: Comandava senza riflettere alle conseguenze. Adele impertinente rincorreva sogni che li viveva come se potesse affrontarli veramente la sua ossessione insistente si ripercuoteva fissata in un punto della mente. Appoggiata al cuscino guardò il soffitto le diede dei suggerimenti che si contorcevano su di essa e più pensava e peggio era. I tramonti l'accompagnavano sempre, ogni minuto un problema di quelli complicati senza provare una gioia immensa con molta leggerezza scrollandosi negatività, tutte quante, per ringraziare felicemente.
    In un contrasto di parole, i ricordi si assopivano, tenui come spine. Le offese subite, ciondolavano cadendo ad ogni passo sui bordi di vie pericolanti. Le pareti del cuore indurite adoravano la pioggia e il ticchettio delle gocce sui vetri. Com'era rilassante, sentirli, al posto delle voci del giorno. Nella sua vita c'era un segreto se lo portò appresso ma lo svelò. Un beneficio volle, che accadesse, il solo scopo di sapere che tutti potessero sapere anche famiglie non toccate e forse consapevoli, responsabili, di non aver detto, quel nuocere distruttivo posto ai lati delle stanze dai muri spessi ed uno sottile. Molta falsità traspariva. Rispose attaccata al telefono, con il filo in mano. Cercava di apprendere spiegazioni vane nessuna verità a galla venì.
    Lesse lettere, in alcuni pezzi si soffermò, osservando certe frasi che le fecero comprendere cose sfuggite lasciate a macerare, che prendessero forma, riciclandole. Conveniva a cervelli non curanti, di proseguire e spartirsi torte farcite buonissime lasciandone di vuote, al meno, arioso, che tante porte per lui rimasero ben salde ma rivolte ad un cielo nebuloso tratto da un'immagine dal battito violento, preso dalla scossa rumorosa, con brividi inespressivi.
    Una frase trovò, in una lettera, nella quinta riga. Quella capii, che era la chiave giusta. Le fornii alibi, vicini alla verità, illuminandole la traiettoria. Percorreva via via, momenti sepolti e mai visti conoscendoli solamente per sentito dire, nel cammino di camini accesi di giorno messi ogni tanto a dormire immersi nel silenzio fluttuante di un'alba gelosa di lei, rincorsa dall'aria indispettita, a volte pungente, nel sogno di domani, sognandolo splendido, con essenza, di rose profumate

  • 27 febbraio 2014 alle ore 16:58
    Innamorata dell'esistenza

    Come comincia: Quel giorno Roberto, non era tornato a casa, Regina sapeva che al suo ritorno l’avrebbe tradita, troppo tempo era stata via sistemandosi in un paradiso dove i brutti ricordi scivolavano sulla sua pelle recisa dal tempo. Quegli anni sfuocati, riflettevano su di essa, chiedendosi: perchè, diede la mano a un uomo, insolente, attaccato al lavoro e poco alla famiglia, a lei, ai bambini, che proprio lui, in un primo momento desiderava? Regina smise di pensare, accendendo la radio e ballando immersa dal calore creato, nell’appartamento luminoso, tappezzato da quadri meravigliosi, pieni di natura, non contaminata, dipinti dalla bravura di un giovane pittore poco conosciuto, ma che lei insieme al suo bambino più grande, tantissimo amava. Essa ad un tratto, distolse l’attenzione dai suoi pensieri, decidendo di rivedere gli abiti nel grande laboratorio delle sarte, lasciate sole, per mesi, senza avere i suoi consigli, che esse apprezzavano tanto, perchè Regina oltre ad essere una brava stilista, era molto attenta, ai loro problemi, di donne, trascurate dal marito, proprio come lei, innamorata, dell’esistenza.
     

  • 26 febbraio 2014 alle ore 8:37
    Le campane suonavano

    Come comincia: Le campane suonavano a festa, il matrimonio di Stefano e Marina era stato celebrato in una chiesa gotica romana, con navate meravigliose, lunghe e larghe, che catturavano gli invitati degli sposi molto eleganti, contenti di essere li, per quell evento tanto voluto, da un periodo dove esisteva solamente delusione, caratterizzata dai momenti inconsueti, litigi all’ordine del giorno, che straziavano il cuore. Essi prima di sposarsi si ripudiavano, perchè troppo diversi. Lei proveniva da una famiglia altolocata, possedeva terreni, ville, su altipiani di montagna, dove andava spesso, per sentire il silenzio, e ammirare i prati in fiore, quando la neve si scioglieva, e il sole arrivava a scaldare la solitudine di una mamma premurosa, che Marina adorava, comprandole tutti gli anni un regalo per il suo compleanno, festeggiato in ristoranti famosi, molto richiesti. Sua madre era stata lasciata dal marito, giocatore d’azzardo, oltre che direttore bancario. Stefano al contrario di lei apparteneva a una famiglia contadina, la quale viveva con poco, ma era felice, unita, ogni giorno mangiavano tutti insieme, in una rustica cucina, scaldata da una stufa a legna, in certi periodi anche d’estate, per via del bosco, che si trovava a fianco all’abitazione. Loro comunque impararono ad amarsi, e a capire che il vero amore prevale su tutto, e niente è più forte di lui
     

  • 25 febbraio 2014 alle ore 15:38
    Firenze addormentata

    Come comincia: Faceva freddo, le sue mani non sentivano più niente, sembrava quasi che avesse perso sensibilità, lucidità, sotto quella coltre di neve bianca, che le aveva fatto dimenticare come lei e Giorgio si fossero lasciati, quella giornata, iniziata bene, ma finita male, vicino alla propria abitazione, “villa stupenda”, con piscina, dove ai bordi della vasca prendevano spesso il sole, vicini vicini, senza staccarsi gli occhi di dosso, per un paio d'ore, finchè il tempo glielo permetteva, e la voglia non smetteva, di conoscere bene, il vero motivo, del perchè volevano stare insieme per sempre, viaggiando su strade che li conducevano sul posto di lavoro, “edificio enorme”, frequentato da colleghi avvocati, due dei quali uomo, e donna, che si davano da fare, per complicargli la vita, cercando di farli dividere, per riavere il controllo, di un processo, che avrebbe dato ad essi maggiore popolarità, maggiore ricchezza. Laura piangeva, ripensando al diverbio avuto con lui, alle parole cattive, che dicevano: vattene, tu non puoi stare con me, stamattina sono stato dal dottore, e mi ha dato la conferma che tanto temevo, dicendo che non potrò avere figli, con nessuna, per una malattia avuta da ragazzo, in un'età un pò avanzata. Essa a quel punto, scappò, e si ritrovò sola, chiamando un taxi, che la portò all'aereoporto, dove prese un aereo, per una destinazione molto lontana, affianco a uno, che la guardava, mentre si sistemava i suoi lunghi capelli e lasciava Firenze, addormentata

  • 24 febbraio 2014 alle ore 22:48
    Là fuori sapevano

    Come comincia: Rientrò in serata, nell'albergo, dalle luci soffuse, che scoprivano un'eleganza che lasciava senza fiato, in una stanza bellissima, dove c'erano vasi pieni di fiori profumati, nascosti da tende, alla vista di chi ci abitava di fronte. Là fuori sapevano, che era frequentato da un'attrice di teatro affascinante, che recitava divinamente, davanti ad un pubblico attento, seguendo la bravura disinvolta e audace dall'aria solare. Girava quasi tutta l'Italia, avendo sempre tanto successo. Valentina ne era fiera, ma in alcuni momenti no, perchè aveva perso l'amore, un uomo stanco, della sua passione, dei suoi continui spostamenti. Thomas era una persona riflessiva, che si conosceva molto bene, sapeva esattamente di cosa aveva bisogno, qual era quella lei, che poteva veramente conquistarlo. Lui viveva la sua vita, chiusa, nella cattiveria degli altri, a volte insopportabile, per quello che faceva. Egli scriveva, pubblicò tanti libri, che purtroppo solo pochi avevano avuto ottimi risultati, non riuscendo a guadagnare abbastanza, neanche per poco tempo. Valentina quella sera si distese presto sul letto, voleva pensare unicamente a lui, a quando le massaggiava il collo, e le diceva ti amo, nel fruscio del vento agitato, che lo guardava vicino a un camino, posto accanto al divano, scaldato anche da un cagnolino innamorato della sua padrona, che lo viziava. L'attrice all'alba decise di prepararsi, indossando un abito fresco, dai colori vivaci, correndo da Thomas, che le corse incontro, al centro della citta piena d'arte, importante, incoronata da un anello al dito meraviglioso, e una nascita inaspettata

  • 26 dicembre 2011 alle ore 14:13
    Si allontanava rapidamente

    Come comincia: Era bello quel giorno, il vento stava spazzando le nuvole e il suo umore cattivo che voleva pensare a lei, non riusciva, suo figlio un bimbo piccolo si trovava in ospedale, sua moglie lo aveva dato alla luce con tanta gioia, andando via, dopo poche ore dal parto. Il cuore non era riuscito a sopportare quel lungo travaglio, che poteva evitare, se il personale di turno si fosse precipitato tempestivamente nella sua stanza, dove il sole filtrava, illuminandole il viso, sconvolto dal dolore, che appesantiva la sua schiena, sorretta da lui, mentre il sudore gli gocciolava. In quel periodo il reparto si trovava a fronteggiare una situazione di emergenza molto estenuante, erano arrivate tante straniere, sbarcate con mezzi di fortuna, che avevano rischiato di affondare, lontano dalla riva, presa d’assalto, costringendo abitanti di un’isola americana a fare un passo indietro, accettando estreme condizioni per tutti, davvero disastrose. Marina era stata una donna sempre forte, amava la vita e quando conobbe Mauro ancora di più, tanto che si faceva portare in locali lussuosi, dove si baciavano, alla vista di molti, sotto riflettori, testimoni di un amore, sentito e conosciuto, quando tutto ormai per entrambi sembrava finito Erano cresciuti troppo in fretta, il tempo per essi non era stato proprio buono, i loro genitori avevano deciso di separarsi, lasciandoli soli, all’età di quattordici, sedici anni, in una piccola casa, scampata alla guerra, che non dimenticò facilmente, nei lunghi anni vissuti. Quegli anziani si amavano, prendendosi cura calorosamente dei nipoti, i quali li ricambiarono teneramente. La giornata di Mauro cambiò, egli tornando indietro  con la mente rivolta al passato giurò a se stesso di non legarsi mai a un’altra, anche se Gloria in alcuni momenti lo faceva sentire bene come rinato, non appena si poteva sfogare in ufficio, parlando a lei, dei suoi problemi, di essersi innamorato, di una donna malata, consapevole della sua malattia, che presto l’avrebbe uccisa. All’improvviso i suoi pensieri spostarono l’attenzione, al campanello, fuori sul pianerottolo di casa c’era Gloria, desiderosa di vedere lui, che potè guardarlo soltanto dalla finestra, mentre si allontanava, rapidamente