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Autore

Maria Angela Carosia

in archivio dal 09 dic 2011

13 marzo 1965, Genova - Italia

mi descrivo così:
Scrivo in diversi siti, e sono in cinque antologie. Ho scoperto di amare la scrittura qualche anno fa, da allora non riesco più a smettere, questa passione mi ha davvero travolta. È uscito il mio primo libro, "Il sole s'affacciava"e un'altra vita. Entrambi vendita online

13 dicembre 2019 alle ore 14:55

Guardò il soffitto

Il racconto

Comandava senza riflettere alle conseguenze. Adele impertinente rincorreva sogni che li viveva come se potesse affrontarli veramente la sua ossessione insistente si ripercuoteva fissata in un punto della mente. Appoggiata al cuscino guardò il soffitto le diede dei suggerimenti che si contorcevano su di essa e più pensava e peggio era. I tramonti l'accompagnavano sempre, ogni minuto un problema di quelli complicati senza provare una gioia immensa con molta leggerezza scrollandosi negatività, tutte quante, per ringraziare felicemente.
In un contrasto di parole, i ricordi si assopivano, tenui come spine. Le offese subite, ciondolavano cadendo ad ogni passo sui bordi di vie pericolanti. Le pareti del cuore indurite adoravano la pioggia e il ticchettio delle gocce sui vetri. Com'era rilassante, sentirli, al posto delle voci del giorno. Nella sua vita c'era un segreto se lo portò appresso ma lo svelò. Un beneficio volle, che accadesse, il solo scopo di sapere che tutti potessero sapere anche famiglie non toccate e forse consapevoli, responsabili, di non aver detto, quel nuocere distruttivo posto ai lati delle stanze dai muri spessi ed uno sottile. Molta falsità traspariva. Rispose attaccata al telefono, con il filo in mano. Cercava di apprendere spiegazioni vane nessuna verità a galla venì.
Lesse lettere, in alcuni pezzi si soffermò, osservando certe frasi che le fecero comprendere cose sfuggite lasciate a macerare, che prendessero forma, riciclandole. Conveniva a cervelli non curanti, di proseguire e spartirsi torte farcite buonissime lasciandone di vuote, al meno, arioso, che tante porte per lui rimasero ben salde ma rivolte ad un cielo nebuloso tratto da un'immagine dal battito violento, preso dalla scossa rumorosa, con brividi inespressivi.
Una frase trovò, in una lettera, nella quinta riga. Quella capii, che era la chiave giusta. Le fornii alibi, vicini alla verità, illuminandole la traiettoria. Percorreva via via, momenti sepolti e mai visti conoscendoli solamente per sentito dire, nel cammino di camini accesi di giorno messi ogni tanto a dormire immersi nel silenzio fluttuante di un'alba gelosa di lei, rincorsa dall'aria indispettita, a volte pungente, nel sogno di domani, sognandolo splendido, con essenza, di rose profumate

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