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Autore

Matteo Cammisa

in archivio dal 01 ago 2006

31 ottobre 1985, Lucca - Italia

23 marzo 2011 alle ore 0:04

Malto e Taco (prima parte)

Intro: Un fotografo strampalato, un cane quasi umano e una bellissima donna sono i protagonisti di una storia a metà tra il thriller e il grottesco. Una storia ai limiti del possibile ricca di ironia e colpi di scena che non manca di lasciarci con una lezione di vita...

Il racconto

«… Arrestati in tarda mattinata due immigrati di origine magrebina in zona stazione. Nella valigia rinvenuta l’arma del delitto: un cacciavite. Nel pomeriggio i due, interrogati, svelano il movente: era troppo bella, ora non l’ avrà nessuno.  Il servizio è di…-La televisione aveva un volume insopportabile, era udibile da almeno due isolati di distanza. Malto amava dare noia ai vicini: non lo salutavano mai. Lo fissavano sempre come se da un momento o l’altro dovesse esplodere o fare qualcosa di straordinario. Non aveva niente di meraviglioso: aveva le foto, un cane e una testa tutta sua. A volte girava completamente nudo in casa a porte e finestre aperte, un po’ per convincersi che nel suo piccolo era un uomo libero e un po’ per rovinare la giornata di qualche fanciulla che passava di lì sotto.« Taco dove minchia sei?....TACO! Quel cazzo di cane un giorno o l'altro lo faccio fuori… TACO PORCA MISERIA sono già le tre se non ti porto al parco finisce che scagazzi dovunque come l’ultima volta, quella signorina si è accorta del puzzo di merda sulla sciarpa e non ha più voluto le mie foto… Eccoti!»Era un bastardino dal pelo corto, le orecchie sugli occhi e il muso lungo simile ad un doberman. Non abbaiava mai. Si faceva i fatti suoi, era un cane depresso: tipico dei cani di città che non escono mai e si cibano di avanzi del padrone.«Andiamo giù al parco così ti fai tutti gli sporchi bisognini, io intanto cerco la bionda dell’altro giorno eh? Che dici?»Malto amava quel meticcio, si sarebbe tirato nel fuoco per lui, forse perché rivedeva in lui la sua infanzia solitaria e silenziosa o forse perché era l’unico amico che aveva al mondo.Era un fotografo, Malto. Vendeva i suoi scatti a gente che lo pagava di sottobanco. Solitamente pagavano bene per le immagini di magistrati, ministri o senatori che se la facevano con qualche mignotta del parco o zona stadio. Conosceva bene quei posti e conosceva le baldracche che lavoravano là, spesso faceva in modo che gli incontri tra persone importanti e belle donne non fosse… casuale; non faceva niente di male! La sua convinzione era che in fondo loro si facevano una scopata e lui ci prendeva qualche soldo. La loro reputazione faceva schifo comunque. Odiava il paese, odiava i politici e la gente che sorrideva a caso «Lo fanno per farci credere che tutto stia andando bene» si ripeteva ogni volta.Era una giornata di sole. Prese il cappellino rosso, il guinzaglio e qualche spiccio.«Che hai cucciolo? Sei più depresso del solito» Disse Malto al cane aspettandosi una risposta. Taco fece un grugnito, una specie di rutto soffocato e prese per le scale. «Hai maledettamente ragione quella pizza all’uovo non era il massimo, la prossima andrà meglio, giuro… » L’ultima parola la disse urlando perché il cane era gia al piano terra « …Lo sto perdendo lo sento!» Chiuse la porta e gli corse dietro.Erano fuori. La strada non era affollata: c’era qualche neretto qua e là e la solita vecchia del portone accanto che sputava in terra ogni volta che lo vedeva.«Allora oggi andiamo al lago, che dici? Dai, su col morale!» Cercò di dirlo sorridendo ma non ci riuscì, la vita era un peso: non si poteva fare.«Arriveranno “better days” come dice la canzone Taco, better days! Tu avrai una cagnetta e io la mia donna, avremo le birre e abbastanza soldi per la pay tv; la pay tv è forte fratello…» Parlava a voce alta, i bambini gli ridevano dietro e le mamme impaurite li portavano lontano. A lui non interessava, ci aveva fatto l’abitudine. Camminava in maniera stupida: la suola calcava l’asfalto solo da metà in poi, praticamente stava in punta, ballonzolava e ogni tanto si inclinava un po’ verso destra abbassando la spalla, sembrava uno zoppo ubriaco «… Ci sono un sacco di porno e dicono che puoi vedere come si cucinano le cose più strane come i topi o le cavallette. Ti piacerebbe un piatto di cavallette? Io ad esempio non ho mai mangiato i vermi… tu sì ti ricordi!» Mentre se la rideva di grosso tirò un calcio ad un sasso colpendo una vecchia.«Ehi tu! Ma dico sei scemo?» Gli urlò uno sulla cinquantina a pochi passi dal cadavere che aveva colpito.« …Non ti ricordi mai una mazza Taco sei incredibile…» Continuava a parlare con il cane, senza curarsi minimamente della vecchia che perdeva sangue da una gamba e il signore che la curava bestemmiando.Il tizio, quando ebbe finito di medicare quel reperto con due gambe e una dentiera, si avvicinò a Malto e disse « sei drogato? Capisci la mia lingua? Hai appena ferito una signora, il minimo che mi posso aspettare è che tu chieda scusa. Allora?»Malto si girò sulla “a” dell’ ultima parola come se qualcosa l’avesse svegliato. Aveva la sua solita faccia da ebete stanco con gli occhi socchiusi. Fece un respiro, prese coraggio e disse: «Andiamo, avrà si e no due ore di vita ancora , le ho fatto un favore, dovrebbe ringraziare lei a me! Lo sa quanti cadaveri come lei ci sono in questo paese? Lo sa quanto spendiamo per loro e le maledette case di riposo? Se morirà avrò fatto un favore al paese intero, sono un patriota cazzo, voglio delle stelline anch’ io, facile andare in guerra! Al massimo ti ammazzano e tela vai a spassare con il padre eterno! La vera guerra è qui, è nei parchi, nella burocrazia… Lei ha degli ideali ? Ce l’ha un sogno? Lo so che dirà di no, quindi mi eviti il pianto e si tolga dalle palle che oggi non è giornata» fece quindi un cenno con la mano tra il “vai a quel paese!” e un “ciao!” e se ne andò per la sua strada. Il signore sbiancò di colpo, come se improvvisamente la Madonna, nuda e con una coca cola in mano, gli fosse apparsa davanti; cominciò a battergli l’occhio destro e mosso da un istinto di orgoglio ancestrale provò a ribattere « Tu sei solo un…» ma non riuscì a finire la frase.«Che modi Taco! La gente non ha capito niente della vita, vive in una specie di grande fratello personale e si aspetta pure di vincere un premio. Sai qual è l unica cosa buona? Dico nella vita… Sai qual è? Il sole! Non costa niente e te lo puoi godere quanto vuoi» Il cane si fermò e alzò lo sguardo come se avesse capito di cosa stava parlando. Si fermò anche Malto, continuando a guardare in alto «dici che ce lo toglieranno?» Lo disse sconsolato e fissò per terra per qualche minuto come se tutte le certezze della vita fossero crollate d’improvviso. Taco capì la tristezza del padrone e gli si appoggiò alla gamba facendo dei piccoli guaiti.«Sei un amico Tac! Meno male ho te» lo accarezzò dietro l’orecchio e con un po’ di fiducia in più riprese a camminare.Arrivò al laghetto pochi minuti dopo. Era un posto incantevole, i mocciosi però rovinavano tutta la poesia ridendo e urlando. Malto ne beccò uno che pisciava all’albero dietro alla panchina dove si era messo a sedere e gli tirò un bastone. Non lo prese.«È suo?»Malto si girò di scatto pronto ad affrontare un altro nemico…« È bellissimo quanto ha? »Era una ragazza, stavolta bruna, un bel corpo, forse un po’ magro ma decisamente accativante.« Cinque o sei non ricordo» disse Malto cercando di capire meglio quella figura che aveva davanti controsole.«Mi chiamo Silvia» disse la ragazza mostrando la mano«Piacere Mattia ma la prego mi chiami Malto. I nomi di battesimo sono una fregatura non piacciono mai a nessuno eppure continuano a darli»La donna accennò un sorriso...«Anch’ io ho una canina è piccola ha appena un anno, è là legata con mio figlio»«Tiene suo figlio legato? In effetti è un buon rimedio contro i rapimenti. Mia mamma mi sparava i piombini nella schiena quando mi allontanavo troppo, ho ancora i segni…»«No! no, ah! ah! ah! Lei è molto simpatico signor Malto…» disse la signora accarezzando Taco sotto di lei.«La prego tolga il “signor” rende il mio nome più stupido di quello che è…» Disse senza cambiare espressione.« È un artista? Cosa fa nella vita? Non ho potuto fare a meno di notare la sua macchina fotografica, è veramente grossa»Bastò quell’ultima parola e pensò di fotografarla nuda sopra il cesso di casa e di farsela subito dopo nella doccia. Aveva un viso particolare e quelle labbra ispiravano solo sesso.«Beh, sì. Faccio foto ma non so cosa sia un artista. L’ ho sempre fatto, fin da piccolo, sono nato per fare questo. Lo so perché ho sognato Dio e lui mi ha detto di farlo. Aveva la barba e un benjo in mano» fece un sorriso, il primo della giornata.«Faresti delle foto per me?» la donna gli si sedette accanto con un fare così femminile che ebbe una sussulto là sotto.«Gliel’ho detto, lo faccio di lavoro. La avverto non faccio foto ai bambini è il mio unico limite. Una volta avevo anche un biglietto da visita. Malto photo & graphics NON FOTOGRAFO BAMBINI»«Le lascio il mio numero, mi dia il suo, la contatterò in settimana forse anche domani»Malto prese un biglietto del treno che aveva in tasca e sotto la scritta Milano centrale segnò il suo numero e lo dette alla dolce femmina.«Adesso devo andare» si alzò si guardò in torno fece un cenno con la mano e tornò dal figlio.«Che brava donna, visto?» disse Malto rivolgendosi al suo amato cane « I “better days” Tac i “better days” stanno arrivando, prendiamo i frutti di quello che abbiamo seminato!» Sapeva bene di non avere seminato nulla ma crederlo lo rendeva felice.----------Passarono due giorni di splendida monotonia. Il cellulare squillò una mattina alle nove in punto, un orario impossibile per Malto: solitamente dormiva più o meno fino alle due. Aveva la bocca impastata, la bava sul colletto del pigiama e un alito che sapeva di kebab.«Pronto…»«Sono Silvia! Quella del parco. Stasera è libero?»«Aspetti che guardo l’agenda…» si alzò andò nel bagno fece una pisciata e grattandosi la pancia riprese il cellulare « …sono stranamente libero. A che ora?»«Le dieci al bar all’angolo, porti pure il suo cane non faranno storie»«Perfetto… stasera alle dieci»«A stasera, arrivederci!»«Arrivederci…»Attaccò il telefono e tornò a letto pensando di nuovo alla donna nuda sul cesso… Gli sarebbe davvero piaciuto.Alle dieci meno un quarto era fuori di casa, il posto era vicino ed era in perfetto orario. Taco era lentissimo non sopportava il buio e chiudeva gli occhi per dormire. Era quello che sapeva di dover fare quando il capo spegneva la luce.«Ancora un piccolo sforzo amico mio, mi devi sostenere: ho un’ingroppata in programma e non puoi rovinarmela!» Fece a tempo a finire la frase che già da lontano Silvia lo chiamava.«Malto! Venga le ho riservato un tavolo» E s’ infilò nel bar.Era buio. Le luci illuminavano il bancone del bar e i tavolini, il resto era ombra e buio. Un vecchietto si rovesciò in terra sbronzo come non mai e quello dietro gli fregò la sedia. Il barista fece cenno a Silvia: la bevuta era pronta.«A cosa brindiamo? A noi due?» disse Malto sorridendo. Lei sorrise ma non rispose, Poi disse « Parliamo subito di lavoro»“ Subito al sodo, così ti voglio!” Pensò Malto e non potè fare a meno di ripensare al suo bagno e a lei che faceva una verticale sul lavandino nuda.«Mio marito se la fa con un'altra, lei dovrà fare delle foto per me» lo disse rovistando nella borsa.«Suo marito è un pazzo, lei è molto bella perché dovrebbe farlo? »«Lo dovrà scoprire lei…» Il complimento sembrava non averla toccata «…Questo è l’indirizzo… una foto e questo è un anticipo. Non parli a nessuno e usi il mio numero con discrezione» Alzò la mano dalla borsa e gli passò una busta bianca e un foglietto con su scritto un indirizzo un nome e un cognome sotto a una polaroid.«Perché non ha chiamato un investigatore? Io sono solo un fotografo e parecchio scarso direi, mi beccheranno! A nascondino da piccolo non duravo più di due minuti »« Ho dei buoni motivi per aver scelto lei, deve solo scegliere se accettare o meno, non la sto forzando. Domani sera sarò di nuovo qua e mi dirà la sua idea. Adesso si goda la bevuta. Devo andare»«Aspetti io …»«Ho già pagato, è ospite mio, conosco il padrone non si preoccupi. Arrivederci e buona serata» sparì dietro a un tizio e no la vide più.« È pazza di me lo sento...» tirò giù un sorso di tequila, trattene un rutto «lo so!» parlò come se Taco gli avesse fatto una domanda «… Ma le belle donne si fanno desiderare, scappano e poi si ripresentano piangendo. Era tanto che non bevevo una tequila, penseremo domani alla questione» si strinse nelle spalle e continuò a bere.--------Fece una lunga e piacevole dormita sognando a tratti lei nel bagno e un albero che parlava cinese. Si alzò con un leggero mal di testa, il barista la notte precedente aveva insistito perché si bevesse la quarta tequila e a una tequila si sa: non si dice mai di no.Appena aperti gli occhi senza muoversi dal letto allungò la mano sul comodino prese una sigaretta e la accese facendo un lungo tiro e aspirando l’impossibile, era il suo buongiorno, se non lo faceva diventava nervoso. Prese la busta accanto al pacchetto e guardò quanti soldi gli erano stati anticipati. Dopo qualche secondo finì di contare cinquemila euro. Tirò un moccolo che rimbombò in tutta la stanza, si vestì in fretta chiamò il cane e si gettò in strada cantando come un’imbecille «… Better days are coming next to ya… oh yeah oh yeh…» Tirò un calcio a un gatto che passava di lì continuando a cantare il motivetto. Era felice. Quella donna era la sua fortuna aveva tutto quello che una donna doveva avere: un corpo e un mare di soldi.Tornò la sera con meno di cento euro in tasca. Incredibile come si potessero perdere i soldi al gioco, ma in fondo era felice: aveva la sua donna.---------Il bar era sempre buio, forse di più. C’erano molte più persone e il brusio era tangibile. Silvia sedeva a un tavolo in un angolo del bar. Stavolta Malto era da solo. Taco dormiva di gusto: sarebbe stato un peccato svegliarlo.«Buonasera Malto!» disse sorridendo la bruna.Malto si sedette accanto a lei. Aveva un cenno di sorriso sul lato destro della bocca e lo sguardo in basso.  Improvvisamente scattò verso di lei:«Chi devo uccidere?»«…» la donna sgranò gli occhi. Era decisamente sorpresa.«Non sono uno stupido, lei lo sa, e sa anche che sono abbastanza disperato per volere quei soldi, e questo le deve bastare...»«Beh… meglio! Evitiamo di prenderci in giro, però preferirei evitasse d’essere cosi esplicito, qualcuno potrebbe sentire » disse la donna alzando lo sguardo in qua e là«Mi darà un’arma? Non ho voglia di sporcarmi, Taco potrebbe impressionarsi»«Le darò un’arma, se vuole un’arma, altrimenti come vuole lei» disse interessata e sorridente.«Voglio una pistola, se possibile con il silenziatore. Cazzo James Bond era un figo col silenziatore! Almeno evito di fare casino»«Avrà tutto… »«Possiamo darci del tu?»«Certo»«Allora?»«Allora cosa?»«Dove l’hai? Insomma non la vorrai prendere di giorno. Il tuo contatto è sicuramente reperibile, muoviamoci in fretta. Questa storia m’interessa ma non voglio finire in galera. Ci siamo visti due volte e sempre nello stesso bar, dici di conoscere il barista e di fidarti ma in realtà gli hai mollato qualche soldo prima che entrassi per fare bella figura, quindi in un processo si ricorderà di noi e parlerà malino. La storia del giovane amante che uccide il marito di lei funziona sempre e gli avvocati ci puntano un sacco, a meno che NON sia tuo marito la vera preda...»«Sbalorditivo, ti facevo più stupido!»«Io in sogno ti facevo e basta…» disse lui abbassando lo sguardo pensieroso.«Come scusa?» lo disse stringendo gli occhi e inclinando la testa come fanno gli stranieri quando li mandi a fanculo e non capiscono.«No niente…a llora ti ripeto chi devo…»  riprese Malto con tono deciso.«… Non lo dire!» Alzò la mano come a fermarlo.« …SALUTARE con un’arma in mano e dire ciao! La morte ha mandato me, saluti da tua cugina: grande zoccola» con uno slancio prese la bevuta e tirò giù un bel sorso.«È mio marito non ti ho mentito… Sì vai pure ad informarti ma se fossi in te non lo farei per non dare troppo nell’occhio, devi fidarti di me per fare questo lavoro»«Mi fido ciecamente ma voglio più soldi»«Non sono così ricca!»«Non sono così idiota! Non mi stai chiedendo delle noccioline…»«Il doppio dell’anticipo?»«Il quadruplo»«… Avrai tre volte tanto! Non ti concedo altro altrimenti…»« Che fai ne trovi un altro? E lasci in giro uno che sa tutto … mmm… Non mi sembra il caso. Il quadruplo»«Hai vinto. Andiamo» si alzò dal tavolo un po’ più nervosa di quando era arrivata.«Bene…» disse Malto, finì con un sorso la bevuta e si alzò.Erano fuori c’era un po’ di nebbia e non c era un’anima viva.La donna fece un cenno. Malto la seguì senza staccare gli occhi dal suo sedere, gli avrebbe fatto un sacco di foto, ma proprio un sacco…«Avvicinati, così sembra che mi stai seguendo, poi va a finire che qualcuno si ferma e mi chiede qualcosa. Sarai il mio uomo per stasera»«Vorrei esserlo per la vita baby» si avvicinò e l’abbracciò.«Non fare l’idiota è solo per evitare noie…» era nervosa. Aumentò il passo.Arrivarono di fronte ad un garage.«Vai tu!» disse Malto.«Dobbiamo farlo insieme…» si girò di scatto per dirlo.«TU cononosci il tuo uomo e TU hai soldi per l’oggetto, la mia faccia non ce la metto aspetterò su quella panchina al buio, ti lascio le mie chiavi di casa in segno di fiducia»«… E va bene ma non starò tanto quindi non ti addormentare…»«Aaah peccato io speravo in un bacino del buon risveglio»«Cominci a darmi sui nervi» disse in tono brusco.«Non mi sembra né il momento né il caso di innervosirsi, insomma ma ti devo insegnare tutto!» si girò e si andò a sdraiare sulla panchina.Passarono pochi minuti e Silvia era già di ritorno. Malto sentì il suono delle suole delle scarpe avvicinarsi.«Alzati dobbiamo andare!» Apostrofò lei alquanto innervosita. La situazione sembrava scivolarle di mano.«Casa mia o casa tua?» Malto la prese per la vita e portò la sua bocca vicino a quella di lei.«Non ti ho pagato per una scopata! Sei solo un poveraccio, non mi farei mai toccare da te! Tieni le tue cazzo di chiavi!»«Siamo sull’ acidino eh! Dammi la roba dai, domani sera sarai una donna felice! Con qualche soldino e un marito in meno» disse Malto girandogli l’indice sulla faccia come si fa ai bambini di due anni.«Non mi fido di te…»«Ormai il dado è tratto, siamo in ballo e dobbiamo…»«Risparmiami queste stronzate!»«Minchia oh! Una spina nel fianco!»«Ascolta bene, tu entrerai come un ladro farai quello che devi fare e poco dopo entrerò io per accertarmi. Chiamerò la polizia e tra due giorni avrai i tuoi soldi»«Ok, mi sembra ragionevole, la polizia potrebbe insospettirsi se ti trovasse il giorno stesso in un bar a parlare con uno sconosciuto e magari con una valigia in mano…» Lo disse con fare dubbioso poi proseguì… «E tuo figlio?»«Non ho un figlio e non ho una canina» Malto accennò un pianto poi disse«Non me lo dire, sul figlio c’ero arrivato ma cazzo la canina! Ci speravo, a Taco gli si spezzerà il cuore si era innamorato, non mangia da due giorni l’amore leva l’appettito»«Sei pazzo… E non farmi altre domande non ce n’è bisogno!»«Sì capo! Allora dove e quando?»«Domani sera alle sei dovrò uscire per fare la spesa sarà il momento giusto»«… E bang bang!» disse Malto simulando un gangster.«Ti prego!»«Ora siamo compassionevoli, che avrà fatto quel pover uomo per meritarsi questo?!»«Non dobbiamo dirci altro, l’indirizzo lo sai! Non mi contattare, tra due giorni sarò al “Castello Del Pesce” il ristorante. Mangeremo insieme…»« … Come due innamorati! Non vedo l’ora!»«Addio e non fare cazzate… Vorrei non averti mai conosciuto»«Anch’ io ti amo!» le mandò un bacio e tornò per la sua via deserta.Il giorno seguente il cielo sembrava conoscere il futuro perché era grigio come non mai, senza pioggia, qualche tuono il lontananza e portava con sé uno strana sensazione di caldo, di quello che ti si attacca tra i pori della pelle.Alle sei in punto Silvia uscì di casa. Malto era lì di fronte nascosto dietro un grosso albero; aveva un cappuccio in testa, i guanti e la pistola dietro nei pantaloni. Aspettò un attimo e poi iniziò il lavoro. La casa aveva un ingresso sul retro... (Continua... Vedi Malto e Taco Parte seconda)

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