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Autore

Matteo Cammisa

in archivio dal 01 ago 2006

31 ottobre 1985, Lucca - Italia

23 marzo 2011 alle ore 0:06

Malto e Taco (seconda parte)

Il racconto

Passò un bel po’, forse un ora, dopodichè Malto uscì dalla porta principale e lentamente con le mani in tasca se ne tornò per la sua strada. Nessuno l’avrebbe notato. Poco dopo un incredibile boato fece scuotere le strade e i palazzi vicini. La casa era in fiamme. Silvia, che non si era allontanata di molto ebbe un cedimento, si bloccò dallo stupore e poi trovò le forze per chiamare i pompieri.

- Esplosione nel quartiere nord. Intorno alle diciannove una casa è stata devastata dal fuoco di un’esplosione, probabilmente di una bombola a gas. Muore il marito unica persona presente nell’edificio lasciando una moglie e molti misteri dati i suoi, quanto pare, precedenti nella malavita. Il servizio è di M. Trifogli…- Sì oggi ci saranno i primi accertamenti di quella che pare essere stato un semplice errore umano. La bombola era stata lasciata aperta per una buona mezz’ora… La moglie sarà comunque indagata dal procuratore per omicidio… -

Passarono due giorni come da programma. Malto si vestì di tutto punto per andare alle cena con la donna e i suoi soldi. Per strada e nei bar si parlava ancora dello scoppio nella via del quartiere nord e tutti si chiedevano come fosse potuto succedere...
«Taco è un ristorante non posso portarti. Lo so è un paese ingiusto ma te l’ho detto i better days sono alle porte, pazienta mio caro pazienta» fece un bellissimo sorriso spensierato e uscì fuori.

Il locale era famoso per la sua inaccessibilità di prezzi, solo persone facoltose, magnati e gente con la puzza sotto il naso frequentava quei posti. Malto si presentò con un bellissimo vestito, l’unico che aveva per le grandi occasioni. Conosceva molti dei ciccioni presenti, li aveva fotografati a loro insaputa con zoccole e trans in posizioni e luoghi assurdi.
«La sua signora è al tavolo che attende» disse un cameriere con la mano dietro la schiena e facendo un piccolo inchino. Malto gli lasciò cinquanta euro nel taschino e andò al tavolo.
«Buonasera!»
«Buonasera figlio di puttana hai idea del casino in cui mi hai lasciata?»
«Il buongiorno si vede dal mattino… Senti mi dispiace ma è andato un pochino storta la faccenda, te l’ ho detto dovevi chiamare un professionista. Alla fine hai avuto quello che volevi no?»
«Certo, come no ! Non ho più la mia casa e sono sotto accusa!»
«Sì ma non troveranno niente perché non hai commesso tu il reato e tutto il resto»
«Ma mi vuoi dire che cazzo hai fatto un’ora là dentro?»
«Bè tuo marito era nel cesso a cagare e non volevo finisse così la sua vita! Allora ho aspettato e…» fece una pausa « C’ è stato un’ora cazzo! Un’ora! così ho deciso di usare il gas, mi sono rifiutato di sparargli. Era sul cesso! Capisci? Andiamo un minimo di dignità, è il luogo della pace intima per il maschio… gli ho fatto un favore, decisamente»
«Sei una testa di caz… » soffocò le ultime parole perché il signore al tavolo accanto si era girato.
«Ascolta hai un mare di soldi, tuo marito era un assassino, si è saputo ora, la gente non può che essere contenta, l’ hai sistemato ti ridaranno tutti i tuoi soldi e pace fatta. Sei indagata ma cosa pretendevi che i giornali tacessero tutto e che la polizia facesse finta di niente? Non ti preoccupare fanno il loro lavoro. Tu lasciali fare, non troveranno prove a causa delle fiamme e se ne verranno fuori con la solita storia: una fuga di gas ha innescato tutto com’ è successo più volte»
«…» Non rispose voleva dire qualcosa ma si convinse che aveva ragione lui, in fondo poteva essere andata molto peggio. Chiamò il cameriere e ordinò per entrambi.
La cena proseguì senza intoppi anzi il dialogo sembrava rasserenarsi tra i due, forse un po’ per il vino o forse perché l’uomo tende a dimenticare…

Alla fine della serata Malto leggermente sbronzo prese la sua macchina e sotto la bauliera trovò la valigetta piena di soldi come da programma «Che donna!» si fece una fragorosa risata e se ne tornò a casa.
Taco era dietro la porta che aspettava. Malto si abbassò e lo strinse forte a sé.
«Sei pronto? I biglietti li ho io sì» Guardò un attimo in tutte le stanze prese due valigie e lo zaino, lanciò un bacio al sua casa e disse a voce bassa «Figi stiamo arrivando!»

Silvia tornava al suo albergo nello stesso istante in cui Malto usciva di casa. L’uscere la avvisò di una lettera che era stata recapitata nel pomeriggio quando lei non c’era.
La signora non voleva novità così disse che l’avrebbe letta il giorno seguente e si incamminò verso l’ascensore. Si bloccò all’istante quando l’uscere disse il nome del mittente. Suo marito. Cercò di non scomporsi e tornò immediatamente a prendere la lettera. Non voleva leggerla davanti a quello sconosciuto, come se avesse potuto leggerla nella sua testa! Così prese l’ascensore e una volta in camera iniziò a leggere.

Cara Silvia,
nella vita ci sono i deboli, i forti e i furbi, non sono mai stato forte, a volte debole sì, ma ciò che mi ha sempre distinto dagli altri, modestie a parte, è sempre stata la mia furbizia e se vogliamo dirla tutta anche un po’ di culo non mi è mai mancato.
Queste non sono le parole del tuo amato marito ma di Malto. Sì. Sono io. Mi dispiace ti sei fidata troppo e nella vita non è mai bene. Tuo marito è vivo e vegeto in qualche isola sperduta del mondo, io probabilmente sarò già in viaggio per le Figi con un volo di sola andata. Ti chiederai com’è possibile tutto questo: semplice, il cadavere nella casa non è di tuo marito ma di un poveruomo che ho dovuto dissotterare dal cimitero. Tuo marito era in salotto quando sono entrato. Abbiamo fatto una bella chiacchierata come ai vecchi tempi. È un personaggio in gamba mi ha sempre dato molte dritte. Anni fa pescavamo spesso insieme, ci siamo pure presi una bella sbronza una volta, che notte! Ebbene sì, cara Silvietta ci conoscevamo già. Una volta mi ha contattato per fare delle foto e da lì è nato un po’ il mio lavoro. Ho lavorato per lui per un bel po’ poi mi sono stufato e, non so come, ne sono uscito. Sorpresa eh? Tra tutti quelli che potevi incontrare proprio me! Il coglione del parco che parla con il cane. Starai maledicendo il fato, ma è la vita: un giorno freghi e il giorno dopo sei fregato. Insomma tuo marito, o meglio il noto Tito, era ed è il più grosso mafioso della nostra città. Naturalmente non lo sapeva nessuno al di fuori di qualche poliziotto corrotto, negozianti omertosi e il  clan di cui ho fatto parte per un po’. Solitamente le mogli sanno cosa il marito combina ma in questa caso Tito non ha mai voluto immischiare la dolce mogliettina. Poi, quando la dolce consorte ha saputo ha voluto fare di testa sua e vendicarsi in maniera atroce. Non è bello avere il marito mafioso, però già che c‘eri potevi startene zitta e godertela! Le donne! Non le capirò mai. Comunque, ho contattato Tito qualche giorno prima e abbiamo preparato il piano. Era tanto che voleva chiudere con quella città così ha approfittato della cosa. Mi dispiace dirti che si è gia incassato i soldi dell’assicurazione e che il pomeriggio stesso ha spostato tutti i soldi da un'altra parte. La polizia pian piano scoprirà tutto, compresa la provenienza della pistola visto che Pino, quello che te l’ha venduta, non sta mai zitto, già una volta mi ha messo nella merda… Beh, la giustizia farà il suo corso, Tito non lo vedrai più e nemmeno me.
Usa questa lettera per scagionarti anche se non so quanto ti sarà utile… Mi sa che sei nella merda… Mi dispace. Saresti stata un’amante fantastica…

Buona serata
Malto

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