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Poesie di Michela Zanarella

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  • 28 luglio 2013 alle ore 21:23
    Lapilli di vita

    In queste ossa

    viaggio

    e insieme mi porto

    lapilli di vita.

    Scavo calore

    consumo il fiato,

    amo.

    Voglio andare

    con la pelle

    a restare magia

    nel destino.

    Voglio esplodere

    di te

    e sapere il sapore

    del mare.

    tratta da "Meditazioni al femminile" 2012
    © Michela Zanarella

  • 05 gennaio 2012 alle ore 23:16
    Prendo vita

    Prendo vita
    da un'acqua materna,
    raccolta in tralci
    di sangue sapiente
    e destino che matura.
    Il cielo crea
    la mia impronta
    e mi immerge
    in equilibri di luce,
    fiducioso
    delle mie chiare fondamenta.

  • 09 novembre 2011 alle ore 17:55
    Delle lacrime

    Delle lacrime
    che in questi giorni
    vedo,
    cerco l'odore della luce,
    il vapore di una terra
    che calmi le febbri del tempo.
    Alcuni di noi
    hanno perso l'anima
    in pavimenti di detriti,
    sono inciampati nelle estremità
    della corrente.
    Passa la natura
    a svuotare le pareti
    e gli inchiostri.
    Sul fiume
    la vita che resta
    è affollata di dolore.

  • Sento che l'alba s'appoggia in silenzio
    sulla mia pelle
    e che ogni attimo di luce più intenso
    è un sorriso freddo ad un buio
    incipriato d'addio.
    Si fanno specchio dentro di me
    i sogni inventati tra le nuvole
    e mentre il primo sole s'infila
    tra le viti e gli orti,
    lo sguardo spaventato della luna
    affoga tra le geometrie
    delle strade.
    Vedo il mio volto sospeso
    nelle sfumature del cielo.
    Le rughe scalano tramonti
    sconfitti
    e dalle antiche radici di un orizzonte
    penzolano stagioni chiuse
    in valigia.
    Anche l'infinito ha bisogno
    del mio respiro.
    Ed io che ho una vita
    da lasciare alle stelle,
    mi lascio incidere nell'anima
    il riflesso sfocato
    dell'ignoto.

  • 28 ottobre 2008
    Mio caro Verlaine

    Ho visto la luna camminare
    a piedi scalzi sulla mia mente
    - come un discreto lampo bianco
    sul mare -
    ed ho sognato te, mio caro,
    che ridevi dell'amore vecchio
    come un pazzo rinchiuso nella sua disperazione.
    Oh, io soffro, soffro accanto
    alla tua anima indignata
    da fastidiosi malefici.
    Così, dei tuoi neri convulsi
    ascolto ogni melodia
    e con rispetto lodo i grigiori lontani
    che brillano nel cielo.
    Amo la malinconia orgogliosa
    dei tuoi occhi ribelli,
    vagabondi nemici di un cuore
    in fiamme.
    Immaginate ch'io sia il vento
    che incide un rosso tramonto
    in omaggio alla poesia.
    Voi ed io, vittime di un perfido
    gioco di follie.

  • 23 ottobre 2008
    Dolce assurdo

    Andiamo, mia fragile mente,
    andiamo ad accompagnare le ragioni
    al precipizio.
    Le follie infantili ridono di noi
    ci offrono baci e smorfie
    come calici di vino rosso.
    Io mi gusto l'aspro ritratto
    di un volto che sposa l'assenza
    e con voi mi nascondo
    sotto gli artigli di un dove
    senza senso.
    La realtà ci punzecchia
    con le arie d'acciaio
    fino a spostare le nostre ombre
    con una scossa di silenzio pallido.
    Ci scivolano addosso
    i singhiozzi del cielo
    e vecchi canti di rane nere.
    Tutto ci soffoca,
    i giorni, i cespugli,
    l'orizzonte.
    Andiamo.
    Andiamo a chiudere le porte
    del nostro dolce assurdo.

  • Adesso parlano.
    Venti arrossati
    dall'inverno
    ripetono il viola
    di una bellissima bufera.
    E il cielo sfoglia
    le pioggie come pagine
    d'ombra pronte a precipitare.
    Sono come sempre
    in mezzo,
    tra il grigiore del tempo
    e lo sbadiglio di una nuvola.
    Potrei giurare di conoscere
    a memoria le voci di ogni stagione,
    il commovente suono
    delle nevi
    l'umile rimbombo del sole
    il boccheggiare pallido della nebbia.
    Ma mi disfo delle mie certezze
    appena un po' di brina si abbandona
    tra le foglie cercando una vecchia quiete.
    Lo so, gli anni non sono mai gli stessi
    e tutto può cambiare.
    Certo, se ora il vento
    dice la propria tristezza
    anche alle siepi,
    mi sento senza privilegi,
    una lenza buttata a caso
    tra le acque.
    Potevo essere lo splendore
    tra le distanze,
    uno sfrenato silenzio che ancora
    continua.

  • 06 ottobre 2008
    Ghiaccio

    Nel bianco del mattino
    con la brina tra i capelli
    vedo gli abeti tremare
    e la strada cercare il sole
    come un diamante caldo.
    Sono ghiaccio.
    Sto immobile e stringo a me
    ogni cosa.
    Sui campi l'erba si regge
    in piedi a fatica
    mentre il sale si incolla
    al cemento urlando.
    Perché mi aggrappo alla terra
    come se fosse solo mia?
    Lascio che una timida pioggia
    liberi le polveri
    e che il mio corpo respiri
    il suono del cielo.
    Il gelo è silenzio
    io lo conosco, lo amo.
    Sento il battito degli insetti
    nelle tempie,
    impronte opache scivolare.
    Immagino che quasi nessuno
    mi aspetta.
    Forse mi detestano, mi odiano.
    Ma io vivo, soffocato
    dal mio destino,
    ovunque.

  • 26 settembre 2008
    Io senza di lei (a mia madre)

    Il silenzio è breve,
    l'istante di quiete
    si interrompe quando
    le bandiere della terra
    ripetono in coro che è
    l'ora di andare.
    Esco.
    Nasco.
    Vivo.
    Amo la luce che cade
    sul mio corpo
    il profumo di cielo
    che subito mi disseta.
    Mi viene naturale urlare.
    Sento voci ripetere
    all'infinito il mio nome
    e in lontananza un orizzonte
    pronto a proteggermi.
    Non so il perché,
    ma nello sguardo di una donna
    ho trovato calore.
    Mi chiedo come mai
    ha le mie stesse labbra
    il mio stesso viso.
    Mi aggrappo al suo seno
    riconoscente,
    rannicchiata nel suo cuore
    che batte.
    Sento qualcosa di unico,
    un legame forte spinto da un amore
    senza limiti.
    Io senza di lei, non sono più.

  • 24 settembre 2008
    Le immagini della mia vita

    Le immagini della mia vita
    si aggrappano veloci
    al cuore,
    come onde che cercano
    uno scoglio.
    E mi ritrovo scalza
    a svuotare l'innocenza
    nei prati
    con gli occhi bagnati
    di felicità
    per aver scoperto in un fiore
    un sorriso amico.
    Mi affaccio timida
    sui binari dell'amore
    e mi perdo nel fascino
    di un cielo vagabondo
    che mi lascia cullare
    l' anima sotto le sue lenzuola.
    Intanto m'accorgo
    che i giorni si consumano
    l'inverno scappa e poi ritorna
    come i sogni
    che sembrano impauriti
    dalla fretta del tempo.
    Il pensiero di invecchiare
    non mi angoscia
    la mia ombra è sempre
    la mia ombra,
    che misera si inchina
    all' eterno
    per scendere a giocare
    con il silenzio.

  • 24 settembre 2008
    Per non morire mai

    In questo tempo
    dove i dubbi si rincorrono
    e le strade esplodono
    di polvere,
    la vita continua.
    Con la disperazione
    negli occhi
    con la pazzia tra le tempie
    l'aria sporca
    violenta le pelli
    radendo anime e cuori.
    Sanno di inverno
    le lacrime
    che balzano via
    con i volti nel fuoco.
    Finestre chiuse,
    portoni che aspettano
    una falsa pace
    e di nuovo mine
    che strappano sguardi felici.
    Solo la memoria
    soffia sulle carni spente
    urlando il disprezzo
    per la guerra,
    una preghiera per non
    morire mai.

  • 24 settembre 2008
    Il primo fumo (l'autunno)

    Quando il cielo
    faticherà a far nascere
    il giorno
    e l'aria sarà una spina
    sulla pelle
    io mi lascerò amare
    dalla malinconia.
    Guarderò l'autunno
    colorare di giallo
    la mia anima e le piante,
    mi porterò addosso
    il primo fumo delle case
    come un fazzoletto ricamato
    dal tempo.
    Davanti a me
    avrò una terra fradicia
    di nuvole,
    una terra orfana di calore
    che stenterà a respirare
    il gelido sapore
    di una nuova stagione.
    Allora il mio silenzio
    si abbandonerà ai ghigni
    rossastri delle foglie,
    diventando respiro
    e sudore di un'attesa.

  • 15 settembre 2008
    Riepilogo

    Sono nata nella pianura padana
    sono cresciuta tra le montagne
    ho amato Venezia ed il mare
    i miei nonni sono gli angeli
    che vegliano sulla mia esistenza.
    Conosco a memoria il dolore
    e so che ogni uomo nella vita
    ha sofferto in qualche modo.
    Ho mangiato il pane della mia casa
    e quello di altri
    ho assaggiato il cous-cous
    e lasciato sul piatto il pesce
    della Senna.
    Non conosco l'odio
    ma molti mi hanno odiato
    non conosco l'invidia
    ma molti mi hanno invidiato.
    Ho provato ad essere me stessa
    scrivendo poesie
    ho letto l'arte e la storia
    nei libri
    sono sfuggita alla morte
    ascoltando la parola di Dio
    ho conosciuto uomini troppo
    orgogliosi e gelosi
    ho sudato la felicità al loro
    fianco
    ho mentito e ingannato
    per non deludere i miei cari
    ho pochi amici
    e quei pochi hanno sparlato
    in mia assenza.
    Non ho nulla se non un cuore
    da donare a chi mi amerà
    in eterno.

  • 08 settembre 2008
    Seconda lirica d'amore

    Tu forse non ricordi
    che ti feci straripare l'anima
    con una sola carezza.
    Dalla notte raccolsi qualche attimo
    per spingermi nel tuo stupore.
    Ah, fu troppo breve il canto
    delle nostre pelli sgombre di pudore,
    ci avvolgemmo nel sonno della luna
    cadendo ai suoi piedi come due corpi
    dorati in penitenza.
    La nostra natura terrestre e celeste
    faticava a separarci dal buio,
    intorno alle stelle noi portavamo
    il fascino dell'amore.
    Cerchi di luce cercavano
    di mettere radice nei nostri occhi,
    volevano addolcire le nostre pupille
    annunciando l'alba.
    Rimanemmo immobili a sepellire
    il midollo oscuro
    alzando le fronti al fondo luminoso
    che ci trovò esausti.

  • 08 settembre 2008
    Lirica d'amore

    Tutto cominciò quando
    mi sforzai di mutare
    il mio sguardo in un leggero
    dormiveglia tra le tue braccia.
    Non sapevo perché scuotendo
    le palpebre ti sentivo combattere
    con il mio respiro invisibile.
    Erano le tue labbra, fuse e confuse
    ad una promessa,
    a contendersi la mia fronte
    prima ancora che una frangia
    d'amore sfollasse dal viso
    la mia timidezza di sempre.
    Lo capivi: ogni sospiro raccoglieva
    un grido,
    in te io trovavo la luce,
    un ventaglio bianco da sventolare
    al cuore.
    Certo non bastava esserti accanto
    immersa nel tuo corpo
    di poeta assassinato dal fuoco
    dei miei sensi,
    dovevo sporgermi da questa vita
    e riconoscerti in un angelo
    che in silenzio cullava
    il mio spirito.

  • 08 settembre 2008
    Terza lirica d'amore

    La tua mano passò sulle mie labbra
    si abbandonò al calore della pelle
    poi si liberò di una ciocca di capelli
    e venne a salutare le mie ciglia.
    Iniziasti a calpestare le spine
    di un tardo sorriso
    impazzivi a sperare in un dopo
    sempre più eterno.
    Morivi d'amore sapendo che
    anche il mio cuore balzava
    al pensiero di te,
    messaggero di sospiri.
    Perché appartenevamo
    entrambi ad uno sciame
    di pensieri folli,
    irrequiete magie da tentare
    per riordinare una realtà in fuga.
    Ci eravamo spinti in dimensioni
    sempre più pregne d'incessante
    silenzio.
    Tutto sembrava ricominciare
    in un altro orizzonte,
    dove noi eravamo solo voci
    complici di un sogno.

  • 02 settembre 2008
    Dietro di te

    Vivendo sopra i passi
    di altri
    coi volti smessi dal tempo
    respirando vuoto e catrame
    nella solitudine più gelida.
    Partono da ieri le tempeste
    di attimi
    i fuochi caldi della paura
    e solo gli immortali
    capiscono il bisogno
    di strappare le vecchie vesti
    per un lembo di verità.
    E' questo che ci manca, Dio,
    la verità da impugnare
    davanti alla croce
    prima di sparire
    in un fulmine di piena estate.
    Ma troveremo la strada
    per avere un sogno da stringere
    in silenzio,
    dietro di te, Eterno.

  • 24 luglio 2008
    Un paradiso nell'anima

    Benché io non conosca il sapore
    della mia pelle
    sento il tuo cuore impaziente
    d'imprimermi addosso il fuoco.
    E' in fiamme la tua mano
    che sgombra la timidezza
    dai miei occhi.
    Sollevata da un cenno
    gentile
    mi lascio incidere un paradiso
    nell'anima,
    con stupende luci che palpitano
    assieme al mio vivace respiro.
    Come negare che amo
    disobbedire alla mente
    giocando a perdermi
    nel tuo mondo!
    Ch'io sia imprigionata
    nelle tue calde torri
    finché la luce non diventa
    un grembiule per nascondere
    l'amore.

  • 21 luglio 2008
    Questa è la terra

    Questa è la terra
    che mi ha cullato di tramonti
    cantando in ginocchio
    il suo silenzio.
    Mi ha vestito delle sue perle
    ogni giorno
    chiamandomi figlia
    dei suoi orizzonti
    mascherati di nuvole.
    Ho respirato le arie
    dai suoi verdi polmoni
    ho amato le sue guance
    ghiacciate d'inverno
    senza disdegnare
    il suo scomodo invecchiare.
    Ho bevuto le improvvise
    solitudini
    come un dolce latte materno
    soffocando ogni piccola
    paura
    nel suo seno.
    Ora posso frugare
    nella sua anima
    senza disturbare l'alba
    sorridendo ad un sole
    che mi ha visto crescere
    impaziente di amare
    l'immenso.

  • 15 luglio 2008
    Capriola vermiglia

    E' mio il traboccare di luna
    e l'urto d'amaranto verso
    la notte.
    Posso unirmi al canto
    delle rane
    o crollare accanto
    alle stelle,
    disfandomi del brusio
    del tempo.
    Non serbo rancore
    per il cielo che tenta
    di confondermi con le vecchie
    impronte dell'alba.
    Ho sconvolto i capelli
    dei pioppi
    ho strappato il sonno
    alle nuvole
    infarinando di rosso
    le sciarpe polverose
    ed ogni nido di specchi.
    Come un cuore
    in attesa tra le cime,
    ho inghiottito vertigini
    vincendo una pioggia di luci
    ed ho distratto il lampo
    incollandomi addosso
    una capriola vermiglia di silenzio.

  • 15 luglio 2008
    Clochard

    Ad un angolo di marciapiede
    stringevi l'anima agli stracci
    in rissa col freddo di gennaio
    i denti color ruggine.
    Ti inseguiva qualche cane
    randagio
    che ti credeva padrone,
    la notte era il salotto
    della tua vita
    sotto la pelle delle stelle.
    Dormivi coperto dai giornali
    sfrattati dalla mira dei topi
    tra polveri d'asfalto
    e mediocri speranze.
    Ti svegliava l'eco dell'alba
    ed il primo chiasso delle nuvole,
    nei tuoi occhi un mosaico
    di vergogna
    si trasformava in un inferno
    di lacrime.
    Nell'indifferenza degli sguardi
    ti sentivi un uomo senza patria
    un'ombra tra le tante della strada.
    La tua mano tremante
    imprecava pietà in silenzio,
    mentre milioni di piedi
    ti confondevano con un lampione
    spento.

  • 15 luglio 2008
    Se un giorno mia madre

    Se un giorno mia madre
    s'affacciasse nei miei occhi,
    con un sorriso che calpesta le ombre
    vedrebbe le sue montagne
    con i ciliegi e le more
    ribellarsi al sole,
    le case in fila una dopo l'altra
    tra le pecore e le capre,
    il vento in fiamme
    con l'azzurro arrabbiato
    e le antiche voci
    nel bianco delle nubi.
    D'improvviso
    ci incontreremo
    oltre il fuggirsi,
    non servirà parlare.
    Saremo dentro gli orizzonti,
    colore nel colore.

  • 08 luglio 2008
    Il ritmo di te

    Ancora t'amo.
    Con le labbra spazzolo
    le tracce del rosso
    timore
    scappo
    e mi rinchiudo nei
    tuoi occhi,
    le mie braccia
    sfrecciano nel battito
    d'un lampo,
    eterno.
    Porto il ritmo di te
    sulla pelle
    il rogo d'una pioggia
    dannata
    e respiro
    respiro più che posso
    il tuo silenzio
    un confine sbriciolato
    a file di polvere.
    Salto nel capriccio
    d'uno sguardo
    e mi nascondo
    nel tramonto che dolce
    si emoziona con noi.

  • Mi dicevo, guardando le montagne
    dai mille volti,
    che mai avrei dimenticato
    le nubi abbracciate alle strade
    e l'abbaiare dei boschi.
    Il fresco smalto delle sere,
    il dominio delle minuscole contrade
    l'accoppiarsi delle vipere,
    erano l'incanto ed il pianto
    delle mie vecchie estati.
    Ho amato le aquile
    ed il profumo di terra rimossa,
    il sole in marcia tra i pini
    il tranello dei burroni.
    Mi sentivo nel cuore
    la dolcezza della polvere
    ed il vocio dei lupi
    dagli occhi di velluto.
    E cosi fu, io rimasi
    in quelle sacre lenzuola
    di vento e ciclamini
    a specchiarmi nel ricordo
    di quel cielo.

  • 27 giugno 2008
    Le coeur bohémien

    Vissi a lungo sperando che il carretto
    della mia inquietudine si fermasse
    a fiancheggiare le pupille ardenti
    della giovinezza
    portando la mia anima
    a contemplare quel domestico
    infinito rannicchiato nella luce.
    Erano segrete le strade
    che mi separavano dalla pace.
    Gonfie di favolosa bellezza
    tribù di mari e fiere altezze
    grondanti di secoli
    sembravano pretendere il mio arrivo
    impadronendosi di quel cuore
    zingaro, le coeur bohémien,
    che cresceva a stento tra dolori
    indomabili
    e intimi rimpianti.
    Ed in mezzo a cicatrici
    di buio e pessime mandrie
    ho pianto tutto il nero
    che portavo in grembo,
    sprofondando
    in una strana malinconia
    d'ingenuo tormento.