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Autore

Paolo Giordano

in archivio dal 16 gen 2013

19 dicembre 1982, Torino

segni particolari:
Nel 2008 ho vinto il "Premio Strega" con La solitudine dei numeri primi, che il regista Saverio Costanzo ha portato al cinema nel 2012.

mi descrivo così:
Sono uno scrittore che ha conosciuto il successo editoriale con la prima pubblicazione.

21 maggio alle ore 20:25

Divorare il cielo

di Paolo Giordano

editore: Einaudi

pagine: 430

prezzo: 18.70 €

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Siamo in Puglia, a Ostuni, alla fine degli anni ’90. Protagonista è la natura e i suoi sussulti interiori. Protagonisti umani sono Teresa, una giovane studentessa di Torino che passa le vacanze estive dalla nonna, riconosciuta da tutti come la "maestra"; e i tre quasi fratelli, affidatari di Cesare e sua moglie, Nicola, Tommaso e Bern, conosciuti anche come i ragazzi della masseria.
La storia inizia con uno spavento, dei rumori sinistri, delle risa sospette, la ribellione della sera che si fa notte, e dei corpi nudi esaltati ed elettrizzati dal divieto, di essersi intrufolati nella piscina dei vicini. Ma chi sono questi tre ragazzi? Cosa ci fanno in casa della nonna? E la masseria perché per Teresa è un luogo da evitare, da considerare inaccessibile?
Da queste premesse – seppur lente, perché per entrare nel vivo della storia bisogna avere abbastanza pazienza –  prende le mosse il quarto romanzo di Paolo Giordano, "Divorare il cielo", titolo poetico e nostalgico di quattro destini che sono destinati a sconvolgersi come nessuno si sarebbe potuto mai immaginare le reciproche esistenze.
La masseria è luogo rigido, un’oasi regolata e destrutturata dalle regole ordinarie del mondo, ma anche per questo diviene un polo attrattivo. I ragazzi vengono educati da Cesare, che rigidamente impartisce i principi delle Sacre Scritture, e le giornate sono scandite dai faticosi lavori nei campi. La masseria è una terra vergine, è una terra non contaminata dal peccato. Peccato destinato a compiersi con la crescita, con l’insorgere di altre necessità, esigenze. Arriva la scoperta del corpo. La voglia di scoprirsi. La fuga. Le dicerie di paese. Arriva Violalibera. Si concretizza l’idea di un ecosistema sano, naturale, biologico, dettato dai ritmi terrestri, che rispettasse i quattro pilastri: "Nessuna lavorazione! Nessun concime chimico! Nessun diserbo! Nessuna dipendenza da sostanze artificiali!", ma allo stesso tempo – come per equilibrare gli schemi – arriva la grandine che rovina i raccolti, la xylella che rovina gli ulivi, le ruspe che deturpano l’ambiente.
 
Giordano, attraverso la storia di queste quattro vite, destinate a moltiplicarsi nei corpi e nelle esistenze durante tutta la narrazione, descrive di un mondo a confronto, quello dettato dai tempi della natura e quello dettato dai tempi umani, ritornando al punto di partenza. Chiudendo un cerchio. Partendo da una donna, gettando il seme infetto del peccato, aprendo le porte dell’Eden, per poi restarne incastrati, da una feroce e brutale vendetta che in tutta la masseria a distanza di anni non fa che promanare ancora e ancora il profumo del dolce oleandro.

recensione di Gino Centofante

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