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in archivio dal 13 mar 2003

Percy Bysshe Shelley

04 agosto 1792, Field Place, Horsham, Sussex - Inghilterra
08 luglio 1822, Golfo di La Spezia
Segni particolari: Amico di Lord Byron, ho scritto <i>Adonais</i>, un'elegia in morte di John Keats.
Mi descrivo così: Controverso, ribelle, anticonformista e nonostante tutto… estremamente romantico.

elementi per pagina
  • Ricchezze e signorie scompaiono nella massa
    del grande mare del giusto e dell'ingiusto umano,
    quando è la volta che il nostro possesso scada;
    ma l'amore, anche se maldiretto, è tra quelle
    cose che sono immortali, e sorpassano
    tutta quella fragile materia che saremo - o siamo stati.

     
  • E chi sente la discordia ora o il dolore?
    L'Amore è l'universo oggi
    questi sono gli schiavi di un opaco domani
    che oscurano la strada labirintica della Vita

     
  • Sono come uno spirito
    che nell'intimo del suo cuore ha dimorato,
    e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri
    ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso
    del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo
    è noto, quando tutte le emozioni
    in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi.
    Io ho liberato le melodie preziose
    del suo profondo cuore: i battenti
    ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato.
    Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono,
    quando veste di lampi le ali.

     
  • 03 aprile 2006
    Alla luna

    Sei pallida perché
    sei stanca di scalare il cielo
    e fissare la terra
    tu che ti aggiri senza compagnia
    tra le stelle che hanno una differente
    nascita, tu che cambi
    sempre come un occhio senza gioia
    che non trova un oggetto degno della
    sua costanza?

     
  • 03 aprile 2006
    Serenata Indiana

    Sorgo dal tuo sogno soave
    Dal primo sogno della notte folta
    Mentre il vento respira leggero
    Ed ogni stella palpitando ascolta.

    Sorgo dal tuo sogno soave
    E uno Spirito mi ha recato
    Chi mai, chi mai saprà come?
    Sotto la tua finestra, bene amato.

    Nel tacito, oscuro cammino
    Anche la brezza già muore.
    Come pensiero nel sogno
    Del ciàmpak esala l'odore.

    Si spegne sul piccolo petto
    Dall'usignolo il lamento
    Come su te io cadrei
    Per come amata ti sento.

    Sollevami dall'erba dove muoio.
    Irrora di pioggia mai stanca
    Di baci gli occhi sfiniti,
    La bocca immobile, bianca.

    Io sussulti d'anèliti profondi.
    Ho pallida, fredda la faccia.
    Oh stringi il mio cuore sul tuo
    Fino a che taccia.

     
  • 03 aprile 2006
    La filosofia dell'amore

    Le fonti si confondono col fiume
    i fiumi con l'Oceano
    i venti del Cielo sempre
    in dolci moti si uniscono
    niente al mondo è celibe
    e tutto per divina
    legge in una forza
    si incontra e si confonde.
    Perché non io con te?

    Vedi che le montagne baciano l'alto
    del Cielo, e che le onde una per una
    si abbracciano. Nessun fiore-sorella
    vivrebbe più ritroso
    verso il fratello-fiore.
    E il chiarore del sole abbraccia la terra
    e i raggi della Luna baciano il mare.
    Per che cosa tutto questo lavoro tenero
    se tu non vuoi baciarmi?

     
  • 03 aprile 2006
    Il tempo passato

    Come il fantasma d'un amico amato
    è il tempo passato.
    Un tono che ora è per sempre volato
    via, una speranza che ora è per sempre andata
    un amore così dolce da non poter durare
    fu il tempo passato.

    Ci furon dolci sogni nella notte
    del tempo passato.
    Di gioia o di tristezza, ogni
    giorno un'ombra avanti proiettava
    e ci faceva desiderare
    che potesse durare
    quel tempo passato.

    C'e' rimpianto, quasi rimorso, per
    il tempo passato.
    E' come il cadavere d'un bimbo molto
    amato che il padre veglia, sinché
    alla fine la bellezza e' un
    ricordo, lasciato cadere
    dal tempo passato.

     
  • 03 aprile 2006
    Mutevolezza

    Il fiore che oggi sorride
    domani morirà
    ciò che desideriamo
    durevole ci tenta e va
    via. Che cosa e' la gioia
    del mondo? Un lampo che irride
    alla notte, breve come la propria
    luce.

    La virtù come e' fragile
    l'amicizia come e' rara
    l'amore ci da' una povera
    felicità in cambio di orgoglio
    e pena. Ma noi, benché cadano
    subito, alla loro gioia sopravviviamo
    e a tutto quello che diciamo
    nostro.

    Mentre i cieli sono azzurri e
    di luce, mentre i fiori sono lieti
    mentre gli occhi che prima
    di sera cambieranno fanno sereno
    il giorno, mentre ancora camminano
    calme le ore, sogna tu, e dal tuo
    sonno svegliati poi, per
    piangere.

     
  • 03 aprile 2006
    Tempo

    Mare insondabile! le cui onde sono
    anni, Oceano del tempo, le cui acque di profonda
    pena sono salmastre per il sale
    delle lacrime degli umani.
    Tu diluvio inarginabile, che nel tuo
    flusso e riflusso cingi i limiti
    di cio' che e' mortale
    e nauseato di prede eppure gridi
    per una ancora
    e vomiti i tuoi relitti sulla sponda
    inospitale, infido nella bonaccia, e terribile
    nella tempesta
    chi mettera' gemme su di te
    Mare insondabile ?

     
  • 03 aprile 2006
    Domani

    Dove sei tu, amato
    Domani ? Da giovani e da
    vecchi, forti e deboli, ricchi
    e poveri, attraverso gioia e pena
    sempre cerchiamo i dolci tuoi
    sorrisi. Ma al tuo posto noi
    troviamo quello che abbiamo
    fuggito, l'oggi.

     
  • 03 aprile 2006
    Ode al vento occidentale

    I
    Fiato d'Autunno, o Ponente selvaggio
    ch'urgi le foglie, come ombre fuggenti
    da un mago, all'invisibil tuo passaggio,

    gialle, rosso-malate, pestilenti
    turbe, e ciascuna alla sua buia cella
    invernal trai le aligere sementi,

    ove la fredda terra le suggella,
    come la tomba i corpi; fin che appena
    l'azzurra tua primaveril sorella

    soffia la tromba, fa la terra amena
    d'odori, e i germi al suon de' dolci modi
    a pascer l'aria come greggi mena:

    spirto selvaggio, che per tutto godi
    in serbare e distrugger, m'odi, m'odi!

     

    II
    Tu, fiume dove nuotan nubi a schiere,
    che Cielo e Mare han scosso come fronda
    dai rami lor conserti, messaggere

    di piogge e lampi: effusi son sull'onda
    tua d'aria azzurra, qual fulgente crine
    irto sul capo d'Evia furibonda,

    al pien colmo del cielo dal confine
    d'orizzonte, i capei della Bufera
    che s'approssima; o pianto sulla fine

    dell'Anno, a cui questa postrema sera
    volta d'ampio sepolcro sia, che annodi
    coi congesti vapor dell'atmosfera

    fin che da quel pregno aer pioggia esplodi
    nera, con fuoco e con gragnola, oh, m'odi!

     

    III
    Tu che il turchin Mediterraneo senti
    per te destarsi, ove in sua calma estiva
    si culla al suon di vitree correnti,

    nel sen di Baia, alla pumicea riva
    d'un'isola; ed antiche regge e torri
    nella luce dell'onde ch'è più viva

    vedeva in sonno ei tremolar, d'azzurri
    muschi e fiori ineffabili coperte;
    o tu per cui l'Atlantico, ove corri,

    si fende in gorghi, mentre giù l'inerte
    selva del mare di limosi biodi
    per lo spavento il suo color converte

    d'un tratto, a udir le note tue melodi,
    e trema e si dischioma, m'odi, oh, m'odi!

     

    IV
    Oh, foss'io foglia dal tuo soffio mossa,
    volassi io teco, nube senza fondo;
    flutto, fremessi sotto la tua possa!

    Parte avess'io nell'impeto, secondo
    in libertà, o indomito, a te solo!
    Foss'io compagno al tuo vagar sul mondo

    come da bimbo, allor quando il tuo volo
    vincer pareva agevole salita!
    Non mai così pregato avrei nel duolo,

    levando a te la voce mia smarrita!
    Alzami, foglia, nube, onda leggera!
    Sanguino sulle spine della vita!

    Curva dall'ore gravi e prigioniera
    è un'anima tua pari, indoma, altiera.

     

    V
    Fammi tua cetra al par del bosco, o Vento!
    Che fa, se cadon pur le foglie mie?
    Forte, autunnal, mesto e pur dolce accento

    da noi trarran le tue fiere armonie.
    Che il mio spirito sia nel tuo converso;
    o gagliardo, sii me! Per tutte vie

    reca mie morte idee sull'universo
    come le foglie, a vite suscitare
    nuove! E con la magia di questo verso,

    faville d'inestinto focolare,
    le mie parole fra le genti trai!
    Tromba di profezia sii da destare

    la terra, ne' miei labbri. Ché s'è omai
    Verno, tardar può Primavera assai?

     
  • 03 aprile 2006
    A...

    Temo i tuoi baci, gentile fanciulla,
    ma tu non hai bisogno di temere i miei;
    la mia anima è troppo profondamente oppressa,
    per poter mai opprimere la tua.

    Temo il tuo viso, i tuoi toni, i tuoi moti,
    ma tu non hai bisogno di temere i miei;
    innocente è la devozione del cuore
    con la quale adoro il tuo.

     
  • 03 aprile 2006
    Alla Musica

    Argentea chiave della fontana delle lacrime,
    dve lo spirito si disseta finché il cervello è folle;
    soffice tomba di mille timori,
    dove la loro madre, l'Inquietudine, come una bimba assonnata,
    è addormentata tra i fiori.


    Musica, no, tu non sei il cibo dell'Amore,
    a meno che l'Amore non si nutra del suo dolce essere
    finché diviene tutto ciò che la musica sussurra

     
  • 03 aprile 2006
    Canto della fanciulla

    Mi sveglio, t'ho sognato
    nel primo sonno della notte.
    I venti spirano sommessi
    e le stelle ardenti splendono.
    Mi sveglio, t'ho sognato
    ai miei piedi uno spirito
    m'ha trasportato chissa come
    sotto la tua finestra, amore!


    Ecco, le brezze languono
    sulla corrente oscura silenziosa
    il profumo di champaca si dilegua
    come i dolci pensieri di un sogno.
    Il lamento dell'usignolo
    muore sul suo cuore
    come io devo morire sul tuo,
    o amato, così amato!


    E sollevami dall'erba!
    altrimenti muoio, languo, svengo!
    Piova il tuo amore in baci
    sulle mie labbra e sulle mie pallide palpebre.
    Poiché la mia guancia è fredda e bianca!
    Il mio cuore batte forte e rapido.
    Tienilo ancora stretto al tuo, ti prego,
    dove all'ultimo si spezzerà comunque.

     
  • 03 aprile 2006
    Stanze

    Via! La brughiera è divenuta oscura sotto la luna,
    e le rapide nuvole hanno bevuto l'ultimo pallido raggio della sera:
    Andiamo via! I venti che si stanno incontrando presto richiameranno il buio
    e la profonda mezzanotte avvolgerà le luci limpide del cielo.


    Non ti fermare! Non c'è tempo! Ed ogni voce grida andate via!
    Non tentare di convincere con un'ultima lacrima l'ostinazione della tua amica:
    gli occhi della tua amante, così freddi e lucidi, non osano pregarti di restare.
    Il tuo senso del dovere e il suo abbandono riportano alla solitudine.


    Vai via! Via! Torna alla tua casa triste e silenziosa; versa lacrime amare sul suo
    desolato focolare; guarda le oscure ombre che come fantasmi vanno e vengono,
    e intessono intricate strane tele di malinconica allegria.
    Le foglie degli spogli boschi d'autunno volteggeranno attorno al tuo capo:
    i fiori della rugiadosa primavera risplenderanno ai tuoi piedi;
    ma la tua anima o questo mondo devono svanire nel gelo che costringe i morti,
    prima che il cupo sguardo della notte e il sorriso del mattino, prima che tu e la pace vi possiate incontrare.


    A mezzanotte le ombre delle nuvole riposano,
    perché gli esausti venti tacciono, o la luna è sotto il mare;
    qualche sollievo dalle proprie onde lo conosce anche l'affaticato oceano;
    e come qualunque cosa che si affatichi, si muova o si lamenti
    ha il sonno che le spetta.


    Tu ti riposerai nella tua tomba e tuttavia finché non fuggono i fantasmi che quella casa
    e la foresta e il giardino un tempo ti hanno reso cari,
    i tuoi ricordi e il pentimento e le tue intense meditazioni non saranno libere dalla
    musica di due voci, e dalla luce di un dolce sorriso.