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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 gennaio 2007
    Post-it ( 1 ) - risveglio.

    Credimi che piove appena
    su questa pianura scioccata e spaccata
    [ spaccata - lo vedi ? - nel bel mezzo profondo
    di noi ]
    non posso parlarti senza sorridere al freddo
    delle spalle scoperte di notte
    mentre fuori, mentre fuori anche ieri pioveva

    pioveva lentissimo.

  • 31 gennaio 2007
    La terra

    La terra viene chiamata Pianeta Blu,
    e meravigliosa essa fu,
    perché adesso in pericolo è la terra,
    per il così noto effetto serra.
    Sapete che è colpa degl’umani,
    infatti le fabbriche consumano le risorse che abbiamo,
    perché attenzione noi non facciamo,
    con l’inquinamento distruggiamo l’ambiente,
    e quindi molti animali in pericolo mettiamo veramente,
    molte specie infatti sono in via d’estinzione,
    e per certi problemi non esiste una soluzione,
    l’umanità proviamo quindi a salvare,
    e cerchiamo di non inquinare.

  • 31 gennaio 2007
    Su tutto piove

    La pioggia sottile
    bagna la polvere nei campi
    riga in rivoli l'asfalto
    lucida il porfido
    i cortili lastricati
    l'uscita della metro
    i giardini segreti
    lo spiazzo dello squero
    le vie affollate
    i vicoli bui
    i viali alberati
    le robinie in fiore
    le cassette di frutta
    al mercato
    i limoni sugli alberi
    e te
    amore mio
    che sorridi
    grondante e felice.

  • 29 gennaio 2007
    Se non... un ricordo

    Cosa resterà di me
    se non un respiro nel vento,
    sogni librati al cielo
    parole d'aria
    rapite da sirene di luce.
    Cosa resterà di me
    se non il sottile abbandono
    di un fremito,
    il profumo dell'ombra
    che silenziosa
    si adagerà nei pensieri
    di chi m'ha amato,
    orme di polvere
    su asfalti scolpiti dal tempo.
    Degli occhi...
    appena dei giochi di luce,
    della bocca...
    un tenero sorriso di brina
    di rosa sbocciata
    e poi appassita piano...
    su di una lapide grigia e muta...
    di un ricordo

  • Sopra e sotto
    da cima a fondo
    ti scopro piano
    ti scopro in fretta
    A volte non ci sono
    Nel vortice non vedo
    scherzavo quando dicevo
    "un giorno sarò"
    Per adesso vivo.

  • 29 gennaio 2007
    Morte del re

    Nessun amore per queste mani forti
    per le mie labbra screpolate
    Pochi sguardi sfuggevoli e tiepidi.
    Ah, giorni di tenerezza e gloria!
    La goliardia regnò incontrastata
    tristemente oggi spartisce i suoi gioielli
    Ed a malapena la sera si trattengono le lacrime.

  • 29 gennaio 2007
    Constatazione n.7

    In frammenti,
    a momenti
    l'unità di tutto
    si fa presente

  • 25 gennaio 2007
    Un ricordo

    “Posso sorella entrare nella stanza?”
    “Ma è tardi, sono stanca”.
    “Ti prego, sento il buio che stasera avanza…”
    “Va bene resta e siedi a quella panca”

    “Domani è festa e non andremo a scuola.”
    “Suonano le strade di Omignano”
    “Una rondine già vola!
    L’indico come un tempo con la mano”

    “Ma dimmi fratello, che succede?”
    “Niente, è solo un ricordo che ritorna ancora:
    chiusi nella soffitta, come prede…
    il terrore tra le mani, quella suora…”

    “Sempre mi picchiava nel collegio
    ricordo le scarpe rotte, il sacrilegio”.
    “Povero piccino! È stata dura!”
    “No! E’ solo che ritorna, nelle ossa, la sua cura ”.

  • 25 gennaio 2007
    In memoria

    Sono tornato a casa per piangere mia nonna.
    Le ho accarezzato i capelli bianchi,
    baciato la fronte.
    Solo oggi capisco quanto sia fredda la morte.
    Pare che dorma: è bella!
    Sulle labbra un sorriso,
    e mi sembra ieri che mi dava quattro lire
    per farmi mangiare.

     

    In memoria di Venuti Melinda
    Sabato pomeriggio 25/1/2003

  • 25 gennaio 2007
    A mia nonna

    È sera.
    Una foschia grigia,
    il tepore  del fuoco.
    Mio padre sonnecchia su una sedia;
    Quattro mani piangono
    la salma.

     

    Sabato sera 25/1

  • 25 gennaio 2007
    Il sogno del tuo cuore

    Siederanno ancora a quella vecchia panca
    dove l'inverno passava
    a ricordare il sole
    in quelle storie con la sua voce stanca,
    ma non sarà il nero velo tuo
    che poi frusciava a sera nella stanza
    dove riposa il caldo simulacro.

     

    Voleranno i bimbi ancora nel giardino
    e fiori nuovi saluteranno il viale,
    ma non più quelli che amavano
    il tuo canto e s'inchinavano
    alla lenta emorragia del lieve pianto. 

     

    Ci saranno ancora frutti
    sul nespolo di casa
    vuota quest'oggi
    come mai lo era
    al non sentire
    il sogno del tuo cuore.

  • 25 gennaio 2007
    Il pallone d'oro

    La neve, l’erba, un tiepido sole, bidoni sporchi a far da cornice, voci confuse, un gatto che attraversa il campo, madri alle finestre, occhi fissi, un pallone d’oro.


    Lo rincorro ancora nella notte, quando al mio paese ritorno e riconto i miei sogni. Mi sembra ancora di sentirlo rotolare, impazzito, smarrito, in cerca di un riparo.


    Come allora lo trova in un rovo. Mentre il mondo si ferma a guardarlo. Deluso per il sogno ormai perso, sgonfiatosi come il pallone d’oro.

  • 25 gennaio 2007
    Sogno nel sogno

    Un sogno nel sogno...

    Le parole incerte
    rivelano la fragilità
    di un attimo incantato.

    Anche i sogni son vita?
    E perché la passione
    nei sogni
    sembra così simile al vero?

  • 25 gennaio 2007
    Debitore

    Sono debitore alla notte, quanto alla luce del sole,
    a "lei" devo il riposo, a lui il vigore.

     

    Son debitore alle stelle, per l'oro negli occhi,
    allo scroscio delle onde, per le accorate armonie.

     

    Non ho nulla da dare, se non le mie ore,
    la mia giovane pelle e le mie notti d'amore.


    Mentre a lei, che è il mare,
    offro l'intero mio cuore, che tra sospiri e ferite,
    ha scoperto l'ardore.

  • 25 gennaio 2007
    Umile servo

    Fermati un momento.
    Fermati a pensare.
    Spoglia la tua mente dai futili pensieri.
    tocca la tua fronte.
    Non più, acida, scivolerà la tua mano.
    Non più.
    Ora sarò io a servirti.
    Davvero o mio Signore?
    Chiamami fratello.
    Sì, Signore.
    Come?
    Perdonami, fratello.
    Fatto.
    Sei stato anche premiato, non solo assolto ed ascoltato.
    E come avete fatto, perché fratello mio?
    Non ti spaventa il mio colore?

  • 25 gennaio 2007
    Puttane le mie parole

    "Non avrai occhi stasera

    nè orecchie nè lingua,

    vagherai nell'oltretomba

    cieco sordo e muto

    e i defunti diranno:

    ecco Ettore, lo stolto

    che credeva d'aver ucciso Achille."

    dal film TROY

     

    Puttane le mie parole
    in punta di lingua
    svendute contro chi sorrise
    ad ogni mio spasmo di ventre,
    perché non conosce clemenza
    il nome che porto.


    All’ombra del buffone
    che fece vanto del mio scalpo
    ho raccolto grammi d’ego,
    ed ora bocca alla bocca
    restituisco l’offesa-ferita.
    Non conosce resa
    il nome che porto.

    Nessun ordine d’arresto
    a placare la bestia
    scesa in caccia
    ... che di nascosto - talvolta -
    piange sull’avanzo che resta.


  • 25 gennaio 2007
    Fallimento

    Le persone fanno un gran parlare di fallimento
    si considerano inutili e perse e smarrite
    (coglioni) non sono mai stati costretti a pisciare nel lavandino
    con il fetore del cesso che ti avvolge
    né a bere vino da un bicchiere sporco
    di decine di marche di rossetto diverse
    che tu non ricordi di avere mai assaggiato
    Proprio non ci arrivano, al nocciolo del termine
    al cuore malato di aritmia, al sudore di ghiaccio
    alle tempie che pulsano, allo scenario desolante
    all'aridità sentimentale, alla banalità intellettualoide
    non ci arriverano mai, e già si considerano fallite
    A tutti questi signori vorrei dire che per fallire
    ci vuole costanza
    e impegno
    e dedizione
    e ortiche (tra le quali strofinarsi il cazzo)
    e una buona dose di fortuna
    che ti abbandoni nel mezzo del ricevimento più bello della tua vita.

  • 25 gennaio 2007
    Decisioni

    Ho barba e capelli lunghi
    E la decisione di cambiare vita
    (che bussa ogni mattina alle 10.30)

     

    Sul pavimento ci sono le orme e i capelli
    Degli ultimi dieci clienti
    E i pavimenti puzzano
    Di lozioni andate a male.

     

    Vecchi seduti su poltroncine di pelle
    Sfogliano i volti del giornale del mattino
    Fino al giorno in cui non vedono i propri figli.

     

    Mi siedo... zzz... rasoio elettrico
    Mani che odorano di mandorle
    Le solite domande noiose.

     

    Come va l’università?... zzz...
    Suoni ancora di tanto in tanto? ... zzz...
    E tuo padre?... zzz...

     

    (Ci vado per questo dal mio barbiere
    Per le sue domande noiose
    Dette con tono tranquillo)

     

    Bene... zzz
    Sì... zzz
    Bene... zzz

     

    Divento più leggero
    Prima la testa, poi il viso
    Una metamorfosi inutile.

     

    Mi specchio soddisfatto
    Per farlo felice
    Pago, ringrazio, saluto ed esco fuori.

     

    C’è il sole e mi sembra tutto diverso da prima
    Mi sento nuovo e sicuro
    Nel mio dopobarba aromatico.

     

    Tra un’ora, o forse anche di meno
    Sarà esattamente la stessa merda
    Ma ora mi sento nuovo.

  • C’è che questo vuoto, eppure,
    mi contiene a sfondo
    e ogni stanza è già perimetro
    sfrattato d’alba in occhio ombroso,
    un valico autunnale.

    Le mie parole svitano,
    su giri azzurri di pozzanghere sfiorite,
    il nesso dondolante di una sosta
    tra me che sfondo il vetro di un’assenza
    sedutapronta al tavolo di pietra
    apparecchiato sempreverde a tre
    per quell’omaggio di sole alla veranda

    e il tuttoresto che ancora ci confina
    silenzio masticato come pelle
    al vento che mi oscilla e non mi cade in tuono
    o scuri oziosi dimenticati a sbattere
    senza la presa, senza!, di una mano.

    Mi vedo piccola, sopra la sedia in vimini slacciato,
    tentare vie di fuga come una giacca da indossare
    sulla pioggia

    mi sogno vecchia,
    inumidita di spesa inutile che non so ricordare
    le dita a fiore sullo spavento marmo del comò.

    Là in fondo.

    Sotto la lente si deforma anche la goccia di sudore,
    l’ultimo sforzo teso alla terrazza,
    la voglia di toccarla,
    la seta verde di quella foglia nata nel frastuono
    di ossigeno mancante

    un desiderio sparso come cera
    sopra la terra rossa calpestata
    pallida d’amnesia che si riflette luna

    e mi raggiunge acqua di silenzio

    decantata

    da riversare, buona,
    piccola
    cascata
    per i pesci.

    E poi, le ombre.

     

    23/01/2007

  • 23 gennaio 2007
    Miodesopsia

    Ho una mosca
    che mi ronza
    davanti all'occhio sinistro,
    la inseguo
    con lo sguardo,
    mi sembra
    però
    di non raggiungerla
    mai,
    è troppo veloce,
    nemmeno la luce
    la immobilizza,
    lascia
    sulla scia,
    una macchia
    nera opaca,
    sembra essere
    il colore
    dei peccati
    che forse ho commesso,
    forse no,
    ogni tanto si ferma,
    mi illude
    che abbia terminato
    quel suo lungo
    e instancabile
    viaggio
    verso una meta
    che non ha meta,
    nel continuo
    vortice del mio
    occhio,
    durante la sera,
    mentre serro
    le pupille,
    mi sembra
    che anche lei
    si addormenti,
    non so dove
    sia il suo giaciglio,
    forse nei meandri
    più nascosti
    del mio vitreo
    o del cristallino,
    non lo voglio
    immaginare,
    so che
    al mattino
    quando
    mi sveglio,
    lei
    è ancora lì,
    infaticabile,
    imperterrita,
    schiude le ali
    e
    riparte
    per un altro
    dei suoi lunghi viaggi,
    per un'ora,
    per un giorno,
    per tutta
    la mia vita

  • 23 gennaio 2007
    Nella tua stanza

    Sono venuto
    nella tua stanza,
    silenziosamente
    stanotte,
    nemmeno
    la luna
    mi ha sentito,
    non ho
    lasciato
    respiri,
    nè echi di passione
    dietro di me,
    solo
    una pallida luce
    del mio viso
    risplende
    sul vetro,
    effige
    carnale
    del rapporto,
    sento
    la tua ombra
    incombente
    che
    mi tocca
    con grandi mani,
    fino ad emozionarmi,
    l'aroma
    sensuale
    del nudo
    fuoriesce
    dal chiavistello
    senza chiave,
    e
    l'eccitazione
    guida
    i miei repentini
    sogni,
    sei
    già sveglia,
    lo percepisco
    dal liscio
    aprire-chiudere
    delle tue palpebre,
    incantate
    da
    struggenti
    amorevoli
    pensieri,
    sto per
    valicare
    la soglia
    del paradiso,
    fuori
    dal mondo
    spento,
    silenziosamente,
    in punta di piedi
    entro
    nel tuo cuore,
    il tuo corpo
    mi attende

  • 22 gennaio 2007
    Notte di abbandoni

    In solitudine senza di te
    a respirare rumori d’un tempo, è
    purgatorio.
    Un pianto desta clamore agli insoliti
    rimandi di approcci desiderati, è notte
    di occasioni perdute.

  • 22 gennaio 2007
    L'attimo

    Seppur fuggevole
    come un fulmine
    lo colsi per un attimo

    L’emozione svanì
    nel fiume dell’oblio
    Non seppi più ricordare

  • 22 gennaio 2007
    Pensieri in prima linea

    Pensieri in prima linea

    E' nel mio silenzio

    che ritrovo un senso

    dove parlo al mondo

    da un cuscino di un letto.

    E' nell'essere nudo nell'anima avversa,

    nella lavagna di una vita

    che tutto mi ha dato,

    nello sfumare di un creato che mi ha assistito,

    che rivedo le immagini.

    Scenografie son stati la pioggia ed il sole,

    la nebbia ed il mare e la luna.

    La luna,

    che mi ha consigliato, che mi ha perdonato,

    ha visto che il tempo non concede spiraglio,

    nemmeno l'abbaglio di chiare risposte.

    Il mare,

    che mi ha cullato, coccolato e viziato,

    mi ha sciolto il bianco

    della pace di neve.

    La nebbia,

    che mi ha confuso,

    che mi ha fatto gioire e che poi mi ha deluso,

    ha ascoltato il richiamo dei vapori,

    ha svanito per sempre i colori.

    Il sole,

    che mi ha abbagliato,

    che mi ha scaldato nei freddi rimorsi,

    ha bruciato un istante il filo che unisce speranze.

    La pioggia,

    che ha lavato tutto,

    che a volte ha creato e a volte ha distrutto,

    stavolta ha diluito i sensi e prepara

    la terra ad un nuovo inizio fertile.

  • 19 gennaio 2007
    Il Rientro alle Case

    Oggi ritornan dal fronte
    il treno carico di militi
    fa ingresso alla stazione
    sbuffando fra l'intrepida folla.

     

    Chi attende un figlio
    chi un marito
    un amante
    chi un padre.

     

    Tra quei vagoni si sbircia con ansia
    uno dopo l'altro gli scomparti passano
    svanendo nella nebbia
    uno dopo l'altro i visi a terra esultano.

     

    La giovane aristocratica
    vestita di tutto punto
    col mazzo di fiori in mano
    vuole il suo ufficiale riabbracciar.

     

    E a testa in su
    cerca coll'occhi
    tra un graduato e un giovane soldà
    e a testa in su prega il Signore.

     

    L'ultima carrozza
    di quel lungo treno
    le passò davanti
    ma dell'uomo suo non vide il volto.

     

    Tutti festosi
    si scambiano baci
    la giovane triste
    stringe al petto i suoi fior

     

    e un petalo cade
    come caduto è il suo amor.

     


    da - In Silenzio Osservando il Mondo -