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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 28 febbraio 2007
    Emy1

    Capire chi siamo; capire chi sei.
    Vorrei potere guardarti dentro.
    Esplorare il tuo mondo che poi vorrei mio
    Tornare indietro estasiato e inebriato.


    Amore, felicità, oblio e ricordi
    Parole dure e difficili ora;
    ora che il sole è pallido e nulla lo colora
    neppure i fuochi di una passione.


    Grido al vento, spaventato e furioso
    Grido mille "perché" e non ottengo risposte
    ma solo rauchi suoni per me incomprensibili
    che mi tormentano e mi accompagnano.


    E vedo nei tuoi occhi tristi
    la paura di amare e di aprire il tuo cuore
    aprirlo ad uno nuovo vento di primavera
    perché quello d'inverno era freddo e tagliente.


    Eppure se guardo al futuro
    ti vedo serena e felice
    Con i capelli spettinati da venti tiepidi e colorati
    che ora non tagliano ma accarezzano


    E vederti chiudere gli occhi
    per immaginarti in un posto che vuoi,
    con il vento al tuo fianco.

  • 28 febbraio 2007
    Tributo alla gioventù

    Hai capito d’essere come tanti altri
    quando hai ripensato alla spensierata giovinezza,
    durante la quale i giorni trascorrevano lenti e frivoli
    e di fronte c’era sì il nulla,
    ma un nulla propositivo,
    un misterioso mondo da svelare e da assaggiare,
    che in qualsiasi forma e modo
    appariva positivo ed accogliente.
    La giornata era concentrata nelle ventiquattro ore,
    la tua mente non veleggiava tra domande e quesiti,
    non sentivi l’opprimente protagonismo del tempo,
    pensavi anzi che la vita fosse troppo lunga,
    esagerata,
    infinita,
    eri felice del poco che avevi,
    godevi all’idea di quello che avresti avuto,
    senza però ragionarci troppo,
    senza approfondire la coscienza,
    permettendoti il lusso di disinteressarti di te stesso,
    l’incoscienza di non meditare alla resa dei conti.
    Non avevi dubbi,
    una stupida ignoranza ti rendeva forte e deciso,
    eri convinto di remare nella direzione giusta,
    non ti chiedevi se vi fossero altre strade,
    perché quella su cui camminavi era già abbastanza confortevole,
    comoda, certa, nitida,
    non immaginavi che un giorno sarebbe diventata dissestata,
    non badavi ai buchi che c’erano lungo il percorso,
    la percorrevi disincantato,
    fiducioso, appeso a un filo, gioioso, energico, brulicante d’idee,
    etereo e teorico al massimo,
    inconsistente ed ingenuo.
    Quella gioventù molto ti manca,
    tanto la critichi,
    moltissimo desidereresti modellarla.

  • 28 febbraio 2007
    Tributo alla domenica

    Sei tu il giorno flessibile,
    meta anelata d’una lunga settimana,
    che riempi la bocca di buone parole
    e il cuore di speranze.
    Il tuo nome induce a dolci pensieri,
    beati programmi,
    con te il tempo è da godere,
    da gestire a piacimento;
    il riposo per chi è affaticato,
    le belle giornate all’aperto per chi rimane sempre rinchiuso,
    gli acquisti per chi non ha mai tempo,
    l’ozio per chi non ha mai voglia di far nulla.
    Eppure pensarti è lieto diletto,
    viverti è spesso logorante esercizio.
    In te si riscopre la bistrattata routine,
    il senso di una libertà solo teorica,
    poiché liberi di certe abitudini,
    per fare sprofondare in altre,
    perché millanti grandi soluzioni,
    ma fai pescare in un mazzo da cinque carte.
    Sei culla di controindicazioni,
    cara Domenica,
    lavori sull’umore delle persone,
    induci a riflessioni,
    accendi luci che durante la settimana restano spente,
    fai assaporare il gusto dell’illusione,
    evidenzi la velocità del tempo.
    E quando il sole scompare,
    rendi cupi i pensieri,
    spingi a riflessioni voraginose,
    ispiri profondi scandagli interiori,
    ma appena sei passata,
    si torna ad aspettarti,
    ad immaginarti bellissima.
    Ciò che di te penso,
    Domenica,
    è che sei come il gioco per un bambino,
    poiché è più bello anelarti che goderti.

  • 26 febbraio 2007
    Volo disperso

    Volo disperso
    Come uccelli volammo seguendo le correnti ascensionali.
    Vedemmo dall'alto gli umani ricordi.
    Nel nobile disfarsi delle nuvole
    Con lo sguardo capimmo già tutto.
    Librammo di nuovo sui fitti boschi e udimmo paure. Gelidi scenari già visti.
    Perdemmo la vista ed il senso dell' orientamento. Scomparve il mondo e le immagini.
    Rimase solo un cielo bianco ed i ricordi, che sono gli ultimi a disfarsi e li guardammo.

  • 26 febbraio 2007
    Parole

    Vi sono mille parole non sussurrate
    che giocano nella mia mente
    che rimbalzano da un pensiero all’altro
    come piccole api sui fiori

     

    Parole che rimangono in gola
    troppo pesanti per uscire facili
    troppo leggere per poterle udire
    troppo mie per essere condivise

     

    Ma come leggere salgono nella mia mente!
    Come sono pesanti dentro di me!
    Con voglia di gridarle al mondo!

     

    Potessi anche cancellarle per un istante
    vorrei ritrovarle poi subito
    per apprezzarne la loro potenza

  • 26 febbraio 2007
    Il mare

    Potrei perdermi davanti all'onda
    davanti a una forza che non controllo
    davanti al suono della mia infanzia
    e l'odore di salato nella bocca


    Calma piatta liscia per nuotare
    o agitato per eroiche sfide da bambini
    con la sabbia che compare dal nulla
    che lascerà poi spazio alle pietre


    e poi il fiato che manca
    nel guardare oltre quell'onda
    aspettandone un'altra


    e gli sguardi della gente
    ai piccoli eroi della giornata
    che sfidano il loro grande amico

  • 26 febbraio 2007
    Tornando

    Con un passo incerto
    e con i pensieri pieni
    riflettevo sul corso delle mie azioni
    mai calcolate, così spontanee
     
    Risate e lamenti
    tutto questo dentro di me
    impossibilitato nel farmi capire
    da quelli che speri vicini
     
    Mi ricordavo nel cielo una luna
    così diversa da quella che speravo
    ma pur sempre una cosa da condividere
     
    e allora la voglia di farlo uscire
    in parole e piccole frasi
    con occhi che si chiudono sperando nel domani

  • 26 febbraio 2007
    Dedicata a te

    Violenta sensazione di lotta.
    Voglia di respirare libero
    con la testa alta verso il cielo,
    con lo sguardo fiero e feroce


    Conquisterò il mio ideale.
    Lo modellerò e lo dominerò.
    o forse ne sarò dominato
    ma sarà pur sempre mio.


    Guarderò in faccia le mie paure
    e loro impaurite scapperanno
    in cerca di salvezza o dannazione eterna.


    Mi guarderò indietro un momento
    e vedendo le mie orme sorriderò
    perché capirò che sto comunque camminando.

  • 23 febbraio 2007
    Suicidio

    In un attimo, piangere e capire
    Quando dentro ormai tutto è diverso.
    Credere che la vita sia un lento finire
    E, in un lampo, far parte dell' universo.

  • 22 febbraio 2007
    Febbraio 2007

    Potrei forse sussurrare o forse dovrei gridare
    al vento e al sole di questo febbraio infame
    e lasciare uscire il mio vuoto per riempirlo con un altro
    e camminare nel vuoto dei chilometri


    Potrei sentire le mille parole e i mille richiami
    di altri vuoti che si sommano al mio
    Fino a riempire il mio essere
    con un deserto di emozioni


    Dovrei librarmi libero nel'aria spessa
    con la pienezza del freddo in faccia
    con mille spade che trafiggono


    Dovrei sentire la rabbia crescere dentro me
    farla crescere e ancora di più e farla urlare
    per riempire il mio vuoto e il mio silenzio.

  • Innocente incoscienza di un’età
    vissuta tra campi e fiume,
    sotto il sole cocente di un’estate
    antica, nudi dalla cintola in su,
    bruciati i visi dal caldo del meriggio,
    sudati e sporchi, stanchi, ma felici…

     

    Strisciar nell’erba verso il gruppo
    tranquillo di animali, ficcar la mano
    nel sacco al muso dei cavalli
    per prenderne carrube, sentir
    vibrare umide labbra con iroso nitrito,
    ritrarla svelti, forte ansimando,
    il cuore in gola…
    Inorgoglirsi poi di quella prova,
    di quel coraggio virile.

     

    E quando sera, scovar fantasmi
    dalla casa, sul fiume, abbandonata
    tra querce secolari; vociare, berciare,
    perfino dileggiarli, costringerli
    a mostrare il loro viso…
    ma poi fuggire a rompicollo urlando
    per verso chioccio di un uccello,
    da noi creduto grido di un dannato.

     

    Innocente incoscienza di un’età
    vissuta tra pianto e riso
    – sotto il sole cocente di un’estate antica –
    tra poco e niente… tra verdi campi
    e chiare acque del fiume.

  • 21 febbraio 2007
    Il Valore Della Vita

    Son passati sette anni ormai,
    ma il dolore rimane ancora lo stesso.
    Mi ricordo quando mio padre
    mi stringeva a sé
    quando ritornava da lavoro,
    avendo sempre per me un dono.
    La mattina, uscendo presto mi rimboccava le coperte,
    accarezzandomi il viso e baciandomi la fronte.
    Nonostante la breve durata,
    la bellezza di quei tempi rimane ineguagliabile,
    fino al giorno di quella scelta maledetta
    che segnò per sempre il nostro destino.
    La crisi economica cominciava a farsi sentire,
    così papà decise di partire in missione
    per guadagnare qualcosa in più.
    Verso sera il cuore cominciava ad ansare
    la sua telefonata,
    ascoltare anche un suo solo ciao
    mi faceva intravedere il paradiso,
    la lontananza spariva ed esistevamo solo io e lui.
    Il tempo trascorreva veloce,
    con esso aumentava sempre più il desiderio di riabbracciarlo,
    fino a quella notte del 17 Novembre,
    quando una telefonata distrusse per sempre la nostra vita.
    Mamma rispose con ansia, poi subentrò un silenzio vuoto,
    fino a quando vidi dagli occhi suoi scendere due lacrime
    che significarono più di mille parole,
    Papà era stato ammazzato.
    Ha donato la sua vita
    per il simbolo della patria, per i suoi valori.
    Da allora insieme al dolore un dubbio mi lacera l’anima:
    pongo l’occasione per chiedere al Buon Dio
    e a tutti voi:
    Ma davvero vale la pena sacrificare la propria vita,
    quando di Essa non si ha ancora conosciuto la sua vera bellezza,
    è quasi come donare un oggetto di cui non si conosce il vero valore,
    alla fine rimane un sacrificio che arreca
    solo un dolore inguaribile nell’animo
    di chi è costretto a riceverlo.
    Addio papà!

  • 21 febbraio 2007
    Sguardi ad Oriente

    Magia di fine inverno:
    fiori sul davanzale,
    lontano scheletri ombra,
    con mani alte al cielo.
    Immota notte bianca,
    seduta sui pensieri,
    mai più ferite,
    che il sole non guarisce,
    perle d'acciaio
    per annegare l'anima.
    Gentile viandante,
    navigando ad Oriente,
    carezze di cariatidi
    reggono il silenzio
    in cerca del tuo ritorno.

  • 21 febbraio 2007
    Come acqua contro i sassi

    Poche scelte
    Ci sono concesse
    In amore.

    Ogni nostro sentimento
    Sgorga infatti dalla fonte di Dio:
    Dio solo,
    Sceglie chi ameremo.

    Non ci resta che la ragione,
    Per murare
    Dentro di noi
    L’amore che pure vuol fluire
    E se questa viene meno,
    E non capita di rado,
    Possiamo solo
    Abbandonarci
    Al nostro destino,
    E divenire letto
    Di un fiume
    Che al suo scorrere
    Arrotonda ogni nostra
    Logica.

    Come acqua
    Contro i sassi.

    Così ora, che mio malgrado
    Di nuovo
    Mi trovo ad amarti,
    Se davvero spetta a Dio
    Scegliere,
    Allora che scelga, finalmente:
    Scelga che tu mi ami
    Così come ha già scelto
    Che io ami te.

    Oppure lasci
    Che il letto di questo fiume
    Si inaridisca
    E che solo le sagome
    Smussate delle rocce
    Si facciano testimoni
    Di qualcosa
    Che c’era,
    Ma non c’è più.

  • 21 febbraio 2007
    Mi penso in parole di carta

    Punto -silenzio.
    Mi penso in parole di carta.

     

    Un filo di matita basta a disegnare
    ché tanto io,  i tratti non li so definire mai.

     

    Sfumata -  corretta,
    suggerita in prosa la vita,
    la poesia è del non sentire
    il peso della carne ogni oggi.

     

    Mi riallaccio a una virgola incisa
    sul finire di un duetto d’amanti

     

    distanti

     

    come un paio di note al margine.

     

    Ancora - a capo.

     

    Distratta la punta cade su regioni bianche
    da vestire a nuovo.

     

    Il principio non è una sillaba
    che inizia per “A”
    e se scelgo prosa descrivo il mare
    se poesia lo so inventare.

     

    Mi sospendo in tre punti di silenzio.

     

    … Mi penso…

     

  • 21 febbraio 2007
    All'orecchio di una ragazza

    Non volli.
    Non volli dirti nulla.
    Vidi nei tuoi occhi
    due alberelli folli.

    Di brezza, di riso e d'oro.
    Oscillavano.
    Non volli.
    Non volli dirti nulla.

  • Nella mattina verde,
    volevo essere cuore.
    Cuore.

    E nella sera matura
    volevo essere usignolo.
    Usignolo.

    (Cuore, diventa color arancio.
    Cuore,
    diventa color d'amore.)

    Nella mattina viva,
    volevo essere io.
    Cuore.

    E nella sera tramontata
    volevo essere la mia voce.
    Usignolo.

    Cuore, diventa color d'arancio!
    Cuore,
    diventa color d'amore!

  • 21 febbraio 2007
    Canzone castana

    Mi perderei
    nel tuo paese castano,
    Maria del Carmen.

    Mi perderei
    nei tuoi occhi disabitati,
    suonando la tastiera
    della tua ineffabile bocca.

    Nel tuo abbraccio perpetuo
    sarebbe castano il vento
    e avrebbe la brezza
    il velluto del tuo volto.

    Mi perderei
    nei tuoi seni palpitanti,
    nelle profonde oscurità
    del tuo corpo soave.

    Mi perderei
    nel tuo paese castano,
    Maria del Carmen.

  • 21 febbraio 2007
    Casida della donna distesa

    Vederti nuda è rievocare la terra.
    La terra piana e priva di cavalli.
    La terra senza un giunco, forma pura
    chiusa al futuro: confine d'argento.

    Vederti nuda è comprendere l'ansia
    della pioggia che cerca fragili fianchi,
    o la febbre del mare dal volto immenso
    che non trova la luce della sua guancia.

    Il sangue risuonerà nelle alcove
    e verrà con spada di folgore,
    ma tu non saprai dove si celano
    il cuore di rospo o la violetta.

    Il tuo ventre è uno scontro di radici,
    le tue labbra un'alba senza profilo,
    e sotto le tiepide rose del letto gemono
    i morti, in attesa del loro turno.

  • 21 febbraio 2007
    Cuore nuovo

    Il mio cuore come una serpe
    si è spogliato della sua pelle
    e la tengo fra le mie dita
    piena di ferite e di miele.

    I pensieri annidati
    nelle tue rughe, dove sono?
    Dove le rose che profumavano
    di Gesù Cristo e di Satana?

    Povero involucro che opprimevi
    la mia stella fantastica!
    Grigia pergamena indolenzita
    di ciò che volli e ora non amo più.

    Vedo in te embrioni di scienze,
    mummie di versi e scheletri
    di antiche mie innocenze
    e di miei romantici segreti.

    Ti appenderò ai muri
    del mio museo sentimentale,
    vicino ai gelidi e oscuri
    gigli dormienti del muio male?

    O ti metterò sopra i pini
    libro dolente del mio amore
    perché tu conosca i trilli
    dell'usignolo all'alba?

  • 21 febbraio 2007
    Desiderio

    Solo il tuo cuore ardente
    e niente più.
    Il mio paradiso un campo
    senza usignolo
    né lire,
    con un fiume discreto
    e una fontanella.

    Senza lo sprone del vento
    sopra le fronde
    né la stella che vuole
    essere foglia.
    Una grandissima luce
    che fosse
    lucciola
    di un'altra,
    in un campo di
    sguardi viziosi.

    Un riposo chiaro
    e lì i nostri baci,
    nèi sonori
    dell'eco,
    si aprirebbero molto lontano.
    Il tuo cuore ardente,
    niente più.

  • 21 febbraio 2007
    E dopo

    I labirinti
    creati dal tempo
    svaniscono.

    (Rimane solo
    il deserto.)

    Il cuore,
    fonte del desiderio,
    svanisce.

    (Rimane solo
    il deserto.)

    L'illusione dell'aurora
    e i baci
    svaniscono.

    Rimane solo
    il deserto;
    l'onduloso
    deserto.

  • 21 febbraio 2007
    È vero

    Ahi, che fatica mi costa
    amarti come ti amo!
    Per il tuo amore mi duole l'aria,
    il cuore
    e il cappello.

    Chi mi compra
    questo nastrino
    e questa tristezza di filo
    bianco, per tessere fazzoletti?
    Ahi, che fatica mi costa
    amarti come ti amo!

  • 21 febbraio 2007
    Fidanzamento

    Buttate quest'anello
    nell'acqua.

    (L'ombra appoggia le sue dita
    sulla mia spalla.)

    Buttate quest'anello. Ho
    più di cent'anni. Silenzio!

    Non chiedetemi nulla!

    Buttate quest'anello
    nell'acqua.

  • La notte non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    benché un sole di scorpioni mi mangi la testa.
    Ma tu verrai
    con la lingua bruciata dalla pioggia di sale.
    Il giorno non vuole venire
    perché tu non venga
    e io non possa andare.

    Ma io andrò
    portando ai rospi il mio garofano morsicato.
    Ma tu verrai
    nelle cupe cloache dell'oscurità.

    Né la notte né il giorno non vogliono venire
    perché io muoia per te
    e tu per me.