Aspettavo la neve
sopra le strade,
i cortili
e i palazzi
che mi hanno visto diventare
sempre più inquieta,
taciturna
e solitaria.
Aspettavo la neve
per vedere la veste bianca
leggiadra
di quello che un tempo
è stato assolato,
fiorente,
colorato,
poi diventato grigio cupo
sfumato.
Lo scenario, se fa male,
va cambiato.
Lo sguardo maturo
vuole oltrepassare la siepe,
i cancelli,
quei muri innalzati
dalle ombre della mente,
ma se non può farlo,
allora, si aspetta la neve.
23 febbraio 2026
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