Chi sa restare
La vita di una persona
è un luogo sacro,
non è terra da calpestare
distrattamente.
Chi entra dovrebbe farlo piano,
come si fa quando
si ha paura di rompere
qualcosa di prezioso.
Dentro ci sono stanze
che non si vedono,
piene di ricordi, di ferite,
di attese lunghe.
Ci sono giorni che fanno
ancora male
anche se sembrano lontani.
Per questo serve cura,
serve rispetto anche
nelle piccole cose,
in una parola detta male,
in un silenzio lasciato
nel momento sbagliato.
Non tutto si può capire subito,
non tutto si deve toccare.
A volte basta restare,
senza fare rumore,
e se scegli di restare davvero,
fallo con verità,
perché certe anime si aprono poco,
ma quando lo fanno,
si affidano completamente.
Ma se non vuoi restare,
non fuggire come vento inquieto,
ma posa il passo, un’ultima volta,
su ciò che ti ha dato riparo,
perché non è poca cosa
essere accolti nell’anima altrui,
tra stanze silenziose
e luci tenute accese per qualcuno.
Parla, se puoi, con voce sincera,
non lasciare che il dubbio diventi ferita,
né che l’attesa si consumi
come candela dimenticata.
E va’, ma senza strappare,
senza far crollare
ciò che non comprendi,
porta con te solo il necessario
e lascia in pace ciò che resta.
Perché vi sono addii
che sanno essere gentili,
e altri che, pur nel silenzio,
gridano per anni nel cuore.
Sii dunque lieve anche nell’andare,
come lo fosti nell’entrare,
se mai lo sei stato davvero.
Aurora Sisi
13 aprile 2026