Fiori e inferi

Il tempo tesse il mio destino
mentre l’ambra del sole,
nell’ombra di un’eco, smarrisce.

Nel grido impavido di mia madre,
discesi nella ferita della terra,
come gambo di giovinezza reciso.

La mia innocenza fu preda
dell’inganno del Dio oscuro;
mi rese sposa di sogni sepolti
e regina dal velo di nebbia.

Così, si spezzò la mia vita
per un compromesso divino:
luce e buio in egual misura.
Nella quiete appresi il mio nome,
accettai le fiamme vigili
e la pace informe dell’abisso.

Il mio cuore, arillo di speranza,
nutre il ritorno dalla morte
nell’attesa del gelo che morde.
Nel giardino dal miele Ibleo
la natura riprende il respiro,
il grano esplode nel profumo dei fiori.

In eterno valico il liminale dei due regni
per vene di pietra e silenzio sommerso.

Sono l’icore di un’anima immortale,
sono Kore, linfa e cenere del mondo,
equilibrio che sempre rinasce.