Col nodo in gola,
spezzato il cuore,
tremante di sconforto
e di paura
su incerto legno
con acque minacciose,
turbolenti
sferzanti i fianchi
esule desolato
strascicante va.
Trepidante alfin
su sconosciuto suolo
approda
e pausa che generoso
cuore ad esso va.
Or se l'umanità
fosse men cruda
e se un poco d'amor
tenesse in cuore
né tu, né io e nessuno
terremmo corpo
e anima a digiuno.
21 aprile 2011
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Sono fortunato. Il mio corpo non è afflitto dei dolori che molte persone lamentano. Sopporto soltanto i miei dei quali, invero, sono molto dispiaciuto e, assai volentieri li scanserei, ma sono talmente radicati che fanno tutt’ uno col mio corpo e, per estirparli, dovrò, prima, abbandonare il mio corpo.