Dall'altra finestra,
ogni giorno,
aspetto,
quando la calura,
strema i corpi,
il suono del violino,
che da dietro la tenda,
ascolto,
mentre slego,
il mio reggicalze,
intravedeno,
capelli castani
ondulati,
che svolazzano,
impazziti,
fronte madida,
dita forti,
morbide,
sapienti,
nell'adulare le corde,
come fossero,
amiche consenzienti,
loro si allugano,
per divenire onda,
raggiungono,
la mia pelle,
accaldata,
come mosche,
rimanendo intrappolate,
nel umido salmastro,
che assaggio,
pensando,
con riso triste,
come potremmo mischiare,
i nostri sudori,
in un unica sinfonia.
13 giugno 2010
Altri contenuti che potrebbero piacerti
Il perdono fu nell'acqua
di Stefania Ferregutti
Sorella acqua,
io a te giungo,
dopo averti lasciata,
per dimorare,
tra le tue braccia, (…)