Io pagavo, loro si salvavano

Ho sempre agito in buona fede,
ho creduto a chi sapeva mentire bene,
a chi storceva la verità per cattiveria.
Credevo alle parole aggiustate,
alle mezze ammissioni,
ai racconti rifiniti quel tanto che bastava a sembrare puliti.
E intanto io restavo lì,
a fare spazio, a giustificare,
a pensare che capire fosse un dovere.
Loro si salvavano la faccia,
io perdevo pezzi, senza rumore,
senza scene, solo con quella
stanchezza che arriva
quando ti accorgi che stai reggendo
pesi che non sono tuoi.
Cercavano di ferirmi,
ma cercavano di non crollare.
Io accettavo di essere il posto
morbido dove far cadere le proprie colpe,
il silenzio comodo
in cui nascondere ciò che
non volevano ammettere.
Ho confuso la mia lealtà
con la pazienza infinita,
la mia empatia con il dover sopportare.
Pensavo: passerà,
mentre dentro imparavo a farmi da parte,
a non disturbare,
a non chiedere troppo.
Poi ho capito che la buona fede
non salva sempre,
che essere veri in mezzo a chi si protegge mentendo è un atto che logora e che
non è amore, né amicizia, né rispetto
se uno si salva e l’altro si consuma.
Oggi non rinnego nulla.
La mia fiducia era reale,
la loro paura anche.
Ma ora so questo:
non sono nata per essere lo scudo di nessuno,
né il luogo dove nascondere le verità scomode.
E restare umana, anche quando costa,
è l’unica cosa che non mi hanno tolto.

Aurora Sisi

7 febbraio 2026