Inverto la rotta
del comune pensare
estrapolando il senso dalle ipotesi
e
come compasso avulso dai cerchi
disegno proiezioni in ellissi di passi
su scie di palpebre caduche.
Acceca
questa ipocrisia mai satura
mentre
del rumore di parole vacue
si ciba l’inetto
che confonde l’orgasmo col nulla
e si strugge la notte
se la mano non sopperisce al destino.
Ascolto la sera
l’incessante sciabordare del mare
che mi conduce a te
come onda in odor di preghiera.
Non esiste poesia
che non si prostri al tuo sguardo
Non esiste Monet
che dia più estasi dei tuoi occhi.
22 gennaio 2016
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