LUCREZIA, OVVERO CERTEZZA

Lucrezia,
Ahimè solo il tuo nome squarta l’idea che io ho di beltà,
Solo a mirar il tuo viso ho immane desiderio di straziarmi le pupille,
A suon di fresco coltello e non poter esaminare più
i tuoi tratti maldestri,
Che come giunco al vento mi trasportano verso un mondo fatto di crudeltà e
Disperazione,
Nonché dell’essere divino
Tu ne sei la rappresentazione più lontana ed astrusa.
Ma mai fidarsi di quello che in copertina vi è scritto e smettere
Di crogiolar sulle pagine,
Nonché nei tuoi seni all’apparenza aspri,
Vidi un mondo di fortune che questo mondo non conobbe mai.
La tua mente, apparentemente grigia e circondata di spine,
Fu campo arato per la costruzione delle idee
E con te mi trovai su morbido cuscino,
Nel letto di certezze,
Tra giunchi al sole
E pallide rose,
Che il sesso tuo è coronare,
Il sogno di una notte d’estate.