Non dire mai queste cose ai tuoi figli
Non dire mai ai tuoi figli
che il mondo è una lama nuda,
che l’alba sanguina dietro i tetti
come una bestia ferita.
Taci la grammatica del buio,
la sillaba aspra del disincanto;
fa’ che ignorino, ancora per poco,
il peso segreto delle ombre.
I bambini sono vasi d’aurora,
colmi di un cielo che non conosce crepe;
hanno ciglia come ali in preghiera
e mani che seminano miracoli nell’aria.
Non consegnare loro
la ruggine delle tue sconfitte,
non intrecciare alle loro ninne nanne
i rovi delle tue notti insonni.
Essi sono acqua sorgiva
se vi sciogli il tuo pianto
diverrà mare tempestoso
prima d’aver appreso la riva.
Proteggili come si custodisce il fuoco
nell’incavo delle palme,
come si cela una reliquia
nel grembo silenzioso della terra.
Non dire che l’amore tradisce,
che il pane talvolta sa di cenere,
che la fiducia è un vetro sottile
pronto a frantumarsi nel vento.
Lascia che credano al canto dei tigli,
all’innocenza delle stelle,
alla promessa segreta dei semi
che fremono sotto la neve.
Perché ogni parola è un destino
e la tua voce è scalpello o carezza;
può edificare cattedrali di luce
o scavare abissi nel cuore.
Sii per loro soglia e riparo,
arca nel diluvio dei giorni,
manto disteso sulla paura
quando la notte si fa verticale.
Non dire mai queste cose ai tuoi figli:
che il mondo è stanco,
che la speranza è un’illusione,
che la purezza è un errore.
Di’ invece —senza dirlo—
con la tenerezza delle tue mani,
che esiste un giardino inviolato
dove il male non osa fiorire.
E quando verrà l’ora
in cui scopriranno la ferita del vivere,
sapranno già, nel fondo del sangue,
di essere stati amati come si ama l’eternità.