Ombre di velluto

Nel corridoio delle vene
cresce una notte domestica,
una notte che mi chiama per nome
con labbra di ruggine e latte.

Ho cucito il silenzio alla pelle
come una preghiera storta,
e ora sanguina luce
dalle fessure del pensiero.

Le ombre di velluto
mi accarezzano il cuore
con mani da mendicanti celesti:
chiedono poco,
solo di restare.

C’è un Dio distratto
seduto sul bordo del letto,
conta i miei respiri
come perle smarrite nel sonno.
Ride
ha i denti pieni di stelle spente.

Io sono una stanza senza porte,
una ferita che impara a cantare.
Nel caos fiorito dell’anima
sboccia un amore febbrile,
inermi ali nel fango.

E mentre il mondo si spezza piano,
io bevo l’ombra,
la trovo dolce,
la chiamo casa.