Pensavo fosse poesia e invece...

...la sensazione di sentirsi visionari,
già, i poeti lo sarebbero.

Ci sono poesie aforistiche
che sembrano insegnare la vita
che si spera di vivere o si vorrebbe
far vivere. Maestri, talenti
si susseguono, gareggiano, vivono
di solitudine apparente, ma resteranno
poveri e poi sono tanti.

Dopo decenni di scrittura, la pace
non è mai arrivata, la gente si schifa
e si uccide, si uccidono le donne
alle quali dedichiamo versi d’amore.

Parliamo di accettazione, integrazione
ma poi, ci ribelliamo al prossimo,
sì quello diverso nel colore, nella lingua
nella religione, forse è giusto!
Nelle poesie però, come negli aforismi,
siamo tutti angeli e saggi, e adottiamo licenze
linguistiche e parole ben architettate
per presentarci al pubblico.

Ma poi bestemmiamo, inveiamo, diventiamo
scurrili, se non fuori, ma almeno dentro, insomma
manchiamo di coerenza, è impossibile, oggi,
esserlo.

Personalmente non amo chi non rispetta
le regole del mio paese, chi non riconosce
l’ospitalità, che delinque in ogni modo e in
ogni dove o non adoro la donna che vuol
fare l’uomo e l’uomo che diventa donna.
E’ una realtà, che rientra nel prosastico e non
nella poesia.

Vorrei prendermi una pausa lunghissima da questo
mondo letterario inutile, falso, per la mia
dignità di uomo normale, non praticante,
credente ma con attenzione verso un mondo
che non capisce il tempo.
Non posso aggiungere delusioni alle delusioni
e poi, anche quella della poesia che spesso vorrei
fosse bestemmia o turpiloquio.

Peccato.