Per carità non chiamatela poesia

Per carità
non chiamatela poesia.
È solo il vaneggio d'una nottambula
davanti all’ipocrisa…
davanti a frasi dette e stradette
che non eccitano le anime
dei mendicanti di umanità …

Erano gli anni miei
quello del tempo delle mele
quando un vecchio
di fronte casa mia
parlava alla gente
come un saggio guru
di anima e fratellanza.

‐Ma nessuno lo filava‐

Dicevano
“è un vecchio matto
reduce di guerra
con ancora il fischio delle bombe negli orecchi
ed il cervello ormai in pappa…”

Oggi arriva il primo coglione
senza fama e senza nome
pagato a fior di conio
che ti parla come un Budda
di pace anima e fratellanza.

‐Tutti a spellarsi le mani‐

ed è delirio di massa...
Poi va tutto al dimenticatoio,
le belle parole
finiscono alla bottega del vino
si ritorna ad essere
gli stronzi di sempre,
(perché in fondo
alcuni non sanno
neanche che vuol dire umanità),
fino a quando
non arriva un secondo coglione
un altro budda
in giacca e cravatta
piume di struzzo intorno al collo
che ti ricanta col suono del conio
la stessa filastrocca
e lì,
ti rispelli le mani
e ritorna il delirio...

… e penso
a quel vecchio rintronato di bombe
di fronte casa mia,
senza neanche
una patacca al valore sul petto
quando dal suo balcone urlava

‐L'umanità deve cercar la sua essenza se vuol far tacere il potere o domani vi ritroverete tutti più rincoglioniti di me
e senza manco far la guerra‐
(in siciliano fa più effetto)

Oh e aveva ragione!

Tutti gli illustri del mondo
senza cuore ma col conio
ti posson parlare
di pace amore e fratellanza
Tu ti alzi in piedi
e ti rispelli le mani.

Ma quando si nasce guerrafondai
non si può altro
che morire stronzi…

Frasi dette e stradette
senza applauso
e senza conio
anche dal mio bisnonno.