Rami
In un giardino dove il tempo non fa ombra,
si intrecciano le mani, due rami di un albero immobile.
Lì, dove gli anni sono solo polvere
sospinta dal vento,
le distanze si sciolgono come nebbia
al primo bacio del sole.
La tua giovinezza, impalpabile brezza,
sfiora la corteccia di un cuore che sa già il peso
del mondo. Eppure, tu lo tocchi
come l’acqua che sfiora una pietra antica
senza rovinarla, senza bruciarla.
Il mio amore non è l’eco di un passato,
ma la promessa di una radice che affonda,
di un abbraccio che cresce sotto terra,
segreto, senza orologio.
Non è il numero che separa
la nostra carne, ma il fuoco
che nelle pieghe di ogni giorno,
sotterraneo, ci unisce.
Amare è come una rosa che sboccia
all’imbrunire, mentre la luna ascolta,
incerta di volerci consegnare il suo mistero.
Eppure la sua luce, fragile e eterna,
è la stessa che ci attraversa,
un attimo infinito.
La tua bocca giovane,
tuttavia già affilata dalla fame di cielo,
trova la mia in un respiro che non conosce epoche,
un soffio che disegna mappe antiche,
cancella le distanze tra i mondi.
Siamo due anime, non due corpi.
Siamo la tempesta e la quiete che la precede.
E se i giorni passeranno come foglie,
se gli anni ci attraverseranno come ombre,
questo amore non avrà né radici né sponde.
Non conoscerà la misura.
Rami distesi,
ma che non cesseranno mai di toccarsi
al cuore del vento.
Là dove tutto si dissolve e tutto ritorna,
noi, imperfetti, ci troveremo sempre
come in un circolo di stelle immutabili,
piegati solo per rinascere
nel sorriso di un nuovo giorno.