TERESA, OVVERO ILLUSIONE
Teresa,
Ovvero illusione dell’anima mia,
Donde ti rechi tu il sol guardingo esamina,
Il tuo passare,
Il tuo esser dolce in un’era di cristallo.
Ed i tuoi seni brillano all’ombra dell’orizzonte divino
Che è il cor mio quando odo la tua soave melodia
Provenire da uno sterno afflitto che di costellazioni divine,
Te ne ha reso partecipe,
Sin dall’era dei guardinghi dinosauri e mostri di ogni dove.
Il buon dio ne era riconoscente del potere della tua procreazione,
Nel donar al mondo individui stracolmi di ogni amor terreno e spirituale,
Veri intenditori, non qualunque figliol possa solo ammirare la bellezza del tuo risultato,
Del tuo essere semplicemente la madre che già dall’età del buio mi cullò all’infinito
Sotto strette spire.
Ma era tutta un illusione,
Ahimè,
Che cocente dolor sapere che il tuo grembo è arido e la tua mente
Non è che una fredda gabbia racchiusa di squame.