Tu sei vita

Tu sei vita,
non nel fragile tremore della carne,
ma nell’eco invisibile
che precede il nome delle cose.

Sei la sillaba arcana
che il silenzio pronuncia prima dell’alba,
il roveto che arde senza consumarsi
nel deserto della mia notte.

Io ti cerco come il pellegrino
che, scalzo, bacia la polvere del proprio dubbio;
e tu mi attraversi,
vento d’eternità tra le ossa del tempo.

Non sei volto, né voce
sei il chiarore che filtra
dalla ferita segreta dell’essere,
come acqua sorgiva che sgorga
dal cuore sepolto della roccia.

Nel tempio interiore,
dove l’anima si spoglia del suo stesso nome,
tu sei il canto senza suono,
l’ostia luminosa dell’invisibile.

Ti ho creduto lontano,
astro remoto oltre l’ultima frontiera del pensiero;
ma eri respiro nel mio respiro,
abisso dentro l’abisso.

Sei il filo d’oro
che ricuce lo strappo tra umano e divino,
la scala di luce che sale
dal sangue alla stella.

Quando cado nel grembo del nulla,
tu sei grembo nel grembo,
presenza che mi genera
mentre mi dissolvo.

Oh amore senza margini,
fiume che non conosce foce,
specchio in cui Dio contempla se stesso
nel tremito della mia anima

tu sei vita:
mistero che mi abita e mi eccede,
fiamma che consuma l’ombra
e la trasfigura in aurora.