Commiato che si apre
nel cammino dei giorni
d'acqua e di fiori,
primavera ambulante
di torri di sabbia e vortici di sole
che nulla nasconde né muta.
La luce che lacera,
la grazia che si spegne,
l'accenno che non ricordo.
Mi basta forse sapere
della cavità che abita
nella conchiglia
levigata,
il suo barlume fragile
e la pietra bianca
nell'arco di luce
della risacca
ai miei piedi.
8 aprile 2012
Altri contenuti che potrebbero piacerti
Ricordi di un esule
di Monica Osnato
Il cantodella ginestra
risveglia la roccia,
il giallo insiste e tocca
la vena del mare. (…)