Un mondo a parte
C’è un luogo che non compare
nelle mappe del sangue comune,
un regno laterale al frastuono,
dove l’amore depone le armi
e impara a respirare.
Lì noi accadiamo
come una profezia mantenuta:
due solitudini che si riconoscono
dal suono segreto delle crepe,
come anfore antiche
che si cercano per custodire lo stesso vino.
Il mondo, fuori, urla e divora.
Qui dentro, invece,
anche il dolore si toglie le scarpe
e cammina piano
per non svegliare la speranza.
Tu sei la mia eresia dolcissima,
la parola che ho osato dire
contro ogni catechismo della paura.
Io sono il tuo rifugio imperfetto,
la stanza in cui le ferite
possono finalmente sedersi
e smettere di giustificarsi.
Ci amiamo con una fame sacra,
non per possedere
ma per salvarci a vicenda:
come si salvano i naufraghi
abbracciando il legno
che li ha feriti.
E se il tempo verrà a reclamarci,
troverà solo cenere luminosa,
perché avremo imparato
l’arte più rara:
bruciare senza consumarci.
Questo è il nostro mondo a parte,
non migliore, non eterno,
ma vero.
Un luogo dove l’amore
non promette il cielo
eppure, restando,
lo inventa.