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Autore

Primo Levi

in archivio dal 14 ago 2006

31 luglio 1919, Torino

11 aprile 1987, Torino

segni particolari:
Nel febbraio del 1944 vengo consegnato dai fascisti italiani ai nazisti e deportato ad Auschwitz (per l'esattezza nel campo Auschwitz III - Monowitz), come häftling (letteralmente funzionante) numero 174517.

mi descrivo così:
Sono stato uno scrittore autore di tristi memorie, racconti, poesie e romanzi.

10 ottobre 2011 alle ore 16:53

Se questo è un uomo

di Primo Levi

editore: Einaudi

pagine: 209

prezzo: 8,92 €

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"Arbeit Macht Frei" (il lavoro rende liberi).
Primo Levi e il lager, Primo Levi e l'inferno.
Il viaggio verso Auschwitz è un viaggio verso l’inferno: il furgone che trasporta i prigionieri è simile alla barca che traghetta le anime dannate al di là del fiume Acheronte; il soldato tedesco che li sorveglia è Caronte che, invece di gridare "Guai a voi, anime prave..." gli intima di consegnargli denaro e orologi.
Il viaggio attraverso l'inferno è appena iniziato e presto giungerà al termine, sul fondo, verso l'annullamento della dignità umana in cui l'uomo è ridotto a vivere in sofferenza e bisogno, senza possibilità di riscatto fisico e morale.
Leggere il romanzo di Primo Levi vuol dire avere coscienza che la morte è l'unica compagna di viaggio di questa storia: il lager è la "casa dei morti" perchè in quel luogo, anche le basilari regole del vivere civile non hanno alcun valore.
Le pene dei prigionieri somigliano a quelle vissute dalle anime infernali dantesche: i prigionieri spingono i massi come gli avari, stanno sotto la pioggia "fredda e greve" come i golosi o nella bufera che li molesta come i lussuriosi. Sono nudi per essere sottomessi e parlano tante lingue diverse anche solo per definire il pane.
E l'unica voce, uguale per tutti, è la musica che si leva dagli altoparlanti e che li accompagna a morire quasi come se le pene a loro inflitte siano frutto di una punizione divina.
L'antisemitismo tedesco in effetti è proprio questo: l'odio e il timore per l'acutezza intellettuale degli ebrei spinge a trattarli come bestie. E per dirla con Dante, anche la punizione di Ulisse è stata voluta da un Dio che non conosceva ma di cui ha sfidato la volontà, andando con la sua nave oltre le colonne d’Ercole: e in ciò che si ricorda il destino dei prigionieri ebrei, di coloro che hanno sfidato l’ordine fascista in Europa con la loro ferma e decisa opposizione.
 

recensione di Francesca Arangio

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