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in archivio dal 10 dic 2001

Rabindranath Tagore

06 maggio 1861, Calcutta - India
07 agosto 1941, Santiniketan, Bengala - India
Segni particolari: Il mio vero cognome è Thakur, ho vinto il Nobel nel 1913.
Mi descrivo così: Un amante della natura pieno di fiducia nell'uomo, strano?

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  • Non so come tu canti, mio signore!
    Sempre ti ascolto
    in silenzioso stupore.
    La luce della tua musica
    illumina il mondo.
    Il soffio della tua musica
    corre da cielo a cielo.
    L'onda sacra della tua musica
    irrompe tra gli ostacoli pietrosi
    e scorre impetuosa in avanti.

    Il cuore anela di unirsi al tuo canto,
    ma invano cerco una voce.
    Vorrei parlare, ma le mie parole
    non si fondono in canti
    e impotente grido.
    Hai fatto prigioniero il mio cuore
    nelle infinite reti
    della tua musica.

     
  • 03 aprile 2006
    O stolto, che cerchi

    O stolto, che cerchi di portare
    te stesso sulle tue spalle!
    Mendicante, che vieni a mendicare
    alla porta della tua casa!

    Deponi ogni fardello in queste mani
    che tutto sanno sopportare,
    non voltarti mai indietro a guardare
    il passato, con rimpianto.

    Il desiderio subito spegne
    la fiamma d'ogni lampada che sfiora.
    E' empio - non prendere doni
    dalle sue mani impure.
    Accetta soltanto
    quello ch'è offerto dall'amore.

     
  • 03 aprile 2006
    Qui è il tuo sgabello

    Qui è il tuo sgabello
    e qui riposa i tuoi piedi
    dove vivono i più poveri,
    i più umili, i perduti.

    Quando a te io cerco d'inchinarmi,
    la mia riverenza non riesce ad arrivare
    tanto in basso dove i tuoi piedi
    riposano tra i più poveri,
    i più umili, i perduti.

    L'orgoglio non si può accostare
    dove tu cammini, indossando
    le vesti dei più poveri,
    dei più umili e dei perduti.

    Il mio cuore non riesce a trovare
    la strada per scendere laggiù
    dove tu ti accompagni a coloro che non hanno
    compagni, tra i più poveri,
    i più umili, e i perduti.

     
  • 03 aprile 2006
    Vita della mia vita

    Vita della mia vita,
    sempre cercherò di conservare
    puro il mio corpo,
    sapendo che la tua carezza vivente
    mi sfiora tutte le membra.

    Sempre cercherò di allontanare
    ogni falsità dai miei pensieri,
    sapendo che tu sei la verità
    che nella mente
    mi ha acceso la luce della ragione.

    Sempre cercherò di scacciare
    ogni malvagità dal mio cuore,
    e di farvi fiorire l'amore,
    sapendo che hai la tua dimora
    nel più profondo del cuore.

    E sempre cercherò nelle mie azioni
    di rivelare te,
    sapendo che è il tuo potere
    che mi dà la forza di agire.

     
  • Quando mi comandi di cantare, il mio cuore
    sembra scoppiare d'orgoglio
    e fisso il tuo volto
    e le lacrime mi riempiono gli occhi.

    Tutto ciò che nella mia vita
    vi è di aspro e discorde
    si fonde in dolce armonia,
    e la mia adorazione stende l'ali
    come un uccello felice
    nel suo volo attraverso il mare.

    So che ti diletti del mio canto,
    che soltanto come cantore
    posso presentarmi al tuo cospetto.

    Con l'ala distesa del mio canto
    sfioro i tuoi piedi, che mai
    avrei pensato di poter sfiorare.

    Ebbro della felicità del mio canto
    dimentico me stesso
    e chiamo amico te
    che sei il mio signore.

     
  • 03 aprile 2006
    Il mio canto ha deposto

    Il mio canto ha deposto ogni artificio.
    Non sfoggia splendide vesti
    né ornamenti fastosi:
    non farebbero che separarci
    l'uno dall'altro, e il loro clamore
    coprirebbe quello che sussurri.

    La mia vanità di poeta
    alla tua vista muore di vergogna.
    O sommo poeta,
    mi sono seduto ai tuoi piedi.
    Voglio rendere semplice e schietta
    tutta la mia vita,
    come un flauto di canna
    che tu possa riempire di musica.

     
  • Non celare il segreto del tuo cuore,
    amico mio.
    Dillo a me, solo a me, in segreto.
    Tu che sorridi tanto gentilmente,
    sussurralo sommessamente,
    il mio cuore l'udrà,
    non le mie orecchie.

    La notte è fonda,
    la casa è silenziosa,
    i nidi degli uccelli
    son coperti di sonno.

    Dimmi tra lacrime esitanti,
    tra sorrisi titubanti,
    tra dolore e dolce vergogna,
    il segreto del tuo cuore!

     
  • 03 aprile 2006
    Mi hai fatto senza fine

    Mi hai fatto senza fine
    questa è la tua volontà.
    Questo fragile vaso
    continuamente tu vuoti
    continuamente lo riempi
    di vita sempre nuova.

    Questo piccolo flauto di canna
    hai portato per valli e colline
    attraverso esso hai soffiato
    melodie eternamente nuove.

    Quando mi sfiorano le tue mani immortali
    questo piccolo cuore si perde
    in una gioia senza confini
    e canta melodie ineffabili.
    Su queste piccole mani
    scendono i tuoi doni infiniti.
    Passano le età, e tu continui a versare,
    e ancora c'è spazio da riempire.

     
  • Concedi ch'io possa sedere
    per un momento al tuo fianco.
    Le opere cui sto attendendo
    potrò finirle più tardi.

    Lontano dalla vista del tuo volto
    non conosco né tregua né riposo
    e il mio lavoro
    diventa una pena senza fine
    in un mare sconfinato di dolori.

    Oggi l'estate è venuta
    alla mia finestra
    con i suoi sussurri e sospiri,
    le api fanno i menestrelli
    alla corte del boschetto in fiore.

    Ora è tempo di sedere tranquilli
    a faccia a faccia con te
    e di cantare la consacrazione
    della mia vita
    in questa calma straripante e silenziosa.

     
  • Cogli questo piccolo fiore
    e prendilo. Non indugiare!
    Temo che esso appassisca
    e cada nella polvere.

    Non so se potrà trovare
    posto nella tua ghirlanda,
    ma onoralo con la carezza pietosa
    della tua mano - e coglilo.

    Temo che il giorno finisca
    prima del mio risveglio
    e passi l'ora dell'offerta.

    Anche se il colore è pallido
    e tenue è il suo profumo
    serviti di questo fiore
    finché c'è tempo - e coglilo.

     
  • Dimmi se questo è vero, amore mio,
    dimmi se questo è tutto vero.
    Quando questi occhi scagliano i loro lampi
    le oscure nubi nel tuo petto
    danno risposte tempestose.
    E' vero che le mie labbra son dolci
    come il boccio del primo amore?
    Che le memorie di mesi svaniti
    di maggio indugiano nelle mie membra?
    Che la terra, come un'arpa, vibra
    di canzoni al tocco dei miei piedi?
    E' poi vero che gocce di rugiada
    cadono dagli occhi della notte
    al mio apparire e la luce del giorno
    è felice quando avvolge il mio corpo?
    E' vero, è vero che il tuo amore viaggiò
    per ere e mondi in cerca di me?
    Che quando finalmente mi trovasti
    il tuo secolare desiderio
    trovò una pace perfetta
    nel mio gentile parlare
    nei miei occhi e nelle mie labbra
    e nei miei capelli fluenti?
    E dimmi infine se è proprio vero
    che il mistero dell'infinito
    è scritto sulla mia piccola fronte.
    Dimmi, amor mio, se tutto questo è vero.

     
  • A lungo durerà il mio viaggio
    e lunga è la via da percorrere.

    Uscii sul mio carro ai primi albori
    del giorno, e proseguii il mio viaggio
    attraverso i deserti del mondo
    lasciai la mia traccia
    su molte stelle e pianeti.

    Sono le vie più remote
    che portano più vicino a te stesso;
    è con lo studio più arduo che si ottiene
    la semplicità d'una melodia.

    Il viandante deve bussare
    a molte porte straniere
    per arrivare alla sua,
    e bisogna viaggiare
    per tutti i mondi esteriori
    per giungere infine al sacrario
    più segreto all'interno del cuore.

    I miei occhi vagarono lontano
    prima che li chiudessi dicendo:
    «Eccoti!»

    Il grido e la domanda: «Dove?»
    si sciolgono nelle lacrime
    di mille fiumi e inondano il mondo
    con la certezza: « lo sono! »

     
  • 03 aprile 2006
    Afferro le sue mani

    Afferro le sue mani
    e la stringo al mio petto.
    Tento di riempire le mie braccia
    della sua bellezza,
    di depredare con i baci
    il suo dolce sorriso,
    di bere i suoi bruni sguardi
    con i miei occhi.
    Ma dov'è?
    Chi può spremere l'azzurro dal cielo?

    Cerco di afferrare la bellezza;
    essa mi elude
    lasciando soltanto il corpo
    nelle mie mani.
    Stanco e frustrato mi ritraggo.
    Come può il corpo toccare
    il fiore che soltanto
    lo spirito riesce a sfiorare?

     
  • Lo strinsi al cuore
    e la spina mi punse.
    Quando il giorno svani' e si fece buio,
    scopersi che il fiore era appassito
    ma il dolore era rimasto.

    Altri fiori verranno a te,
    con profumo e con fasto, oh cielo !
    Ma per me e' passato il tempo di cogliere fiori;
    nella notte buia non ho piu' la mia rosa,
    solo il dolore e' rimasto.

     
  • 03 aprile 2006
    Talvolta la mia gioia

    Talvolta
    la mia gioia
    ti spaventa
    amore mio
    nasce dal nulla
    e si nutre di poco
    di larve invisibili
    che il vento trasporta
    di frammenti di paura
    che si fondono in tepore
    di briciole di serenità
    cadute
    dalla mensa dei poveri
    di un raggio di sole
    che risveglia lucciole
    addormentate
    in gocce di rugiada
    se mi ami
    amore mio
    perdona la mia gioia

     
  • Dimentico sempre dimentico
    che non ho ali per volare
    e ogni notte
    sfioro nei miei sogni
    i gradini
    della scala della vita
    che importa
    se non ho ali per volare

     

    come vento
    che ha un corpo
    scosto
    i fili d'erba
    del prato

    come brezza
    che ha mani colgo
    i fiori nel campo

    come vento del sud
    do calore
    a chi ha tanto freddo
    nell'anima

     
  • Se l'amore deve essermi negato,
    perche' il mattino spezza il suo cuore
    in canzoni, e perche' questi sospiri
    che il vento del sud disperde
    tra le foglie appena spuntate ?

    Se l'amore deve essermi negato,
    perche' porta la notte, in dolente
    silenzio, la pena delle stelle ?

    E perche' questo folle cuore getta
    getta sconsideratamente la speranza
    su un mare la cui fine non conosce ?

     
  • 03 aprile 2006
    Per un tuo sospiro

    Per un tuo sospiro
    io do sfogo
    a viventi note
    di gioia
    o di dolore.
    Sono una sola cosa
    col tuo canto,
    che sia
    mattutino
    o notturno,
    che entri
    tra i raggi del sole
    o tra le ombre
    della sera..
    Se dovessi
    Perdermi nella fuga
    di questa musica,
    non ne patirei,
    tanto
    questa melodia
    m'è cara

     
  • 03 aprile 2006
    Quest'autunno è mio

    Quest'autunno
    è mio,
    fu cullato
    nel mio cuore.
    I campanelli luccicanti
    alle caviglie
    mi tintinnavano
    nel sangue
    e il suo san di velo
    ondeggiava
    nel mio respiro.

    Io riconosco il contatto
    dei suoi capelli ondulati
    in tutti i miei sogni.
    Intorno c'è sempre lei,
    anche nei tremuli rami
    che danzano
    al mio ritmo,
    e i suoi occhi,
    che dal cielo azzurro
    sorridono,
    presero luce da me.

     
  • Smettila di cantare i tuoi inni,
    di recitare le tue orazioni!
    Chi adori in quest'angolo buio
    e solitario d'un tempio
    le cui porte sono tutte chiuse?
    Apri i tuoi occhi e guarda:
    non è qui il tuo Dio.

    E' là dove l'aratore
    ara la dura terra,
    dove lo spaccapietre
    lavora alla strada.
    E' con loro nel sole e nella pioggia,
    la sua veste è coperta di polvere.
    Levati il manto sacro
    e scendi con lui nella polvere.

    Liberazione?
    Dove credi di poter trovare
    liberazione?
    li tuo stesso signore
    ha preso su di sé lietamente
    i legami della creazione -
    è legato a noi tutti per sempre.

    Lascia le tue meditazioni,
    abbandona l'incenso e i tuoi fiori!
    Che male c'è se le tue vesti
    diventano sporche e stracciate?
    Va incontro a lui,
    sta presso di lui
    nel lavoro e nel sudore della fronte.