I fratella...stri di Crozza - Vlog

Ricevo e pubblico, dal nostro videomaker @sanbandaleone, un'acuta analisi che riguarda il più bistrattato, mortificato e ignorato dei personaggi messi alla berlina dall'impareggiabile Maurizio: il pubblico. Un fenomeno strano che passa inosservato e che molti comici e imitatori vivono gaudenti senza pensare alle conseguenze reali delle loro butade sui politici italiani e sui personaggi di potere. Giovanna Esse.

Nota. Per il Vlog su You Tube cerca: Crozza e i Fratell_astri, sul Canale @sanbandaleone

Sapiens Ridens

Come si fa a non apprezzare il nostro sagace, divertente, dissacrante Maurizio Crozza? Intelligente, acuto, satirico… capace di sbeffeggiare e bacchettare, soprattutto con le sue riuscitissime imitazioni, il fior fiore della politica e del costume nazionale ed estero.
La cosa più esilarante e sorprendente è che Crozza, pur essendo bravissimo, in realtà non fa altre che esasperare la verità, o meglio quella realtà attuale che questi personaggi incarnano e imbasticono.
Ma è proprio per questo che credo sia il momento di muovere un doveroso appunto al nostro Maurizio nazionale… e sì perché, udite udite, Maurizio sembra fare dei favoritismi. In realtà a ben guardare molti artisti comici e satirici commettono spesso lo stesso tipo di gaffe… una dimenticanza, voluta o meno, a dir poco imperdonabile, soprattutto dopo anni di carriera!

E sì, Maurizio, perdonami ma è proprio il caso, infine, di denunciare questa distrazione, questo costante disimpegno da uno dei più importanti e decisivi personaggi del mondo della politica, del sociale e, diciamolo, della democrazia.
Capisco che dopotutto è proprio il personaggio principale… e purtroppo anche il più colpito dalle tue (dalle vostre) battute più esilaranti, ma spesso anche le più crude, le più cattive e oltraggiose…
Di chi si tratta? E dai, Maurizio, su: lo sai bene tu, lo sanno bene molti tuoi esimi colleghi… ovviamente si tratta di loro… Il pubblico! Esatto, proprio loro, proprio noi…
Soprattutto quello in presenza, quello pagante o meno che, magari fa carte false e si impegna tanto, pur di partecipare ai vostri spettacoli e, alla fine, viene in sala a farsi prendere per il sedere, viene a farsi sputtanare, anche senza riguardo: pesantemente, grossolanamente, volgarmente.
Noi da casa, nascosti dietro al teleschermo possiamo anche cavarcela, ad esempio possiamo evitare di ridere, qualcuno più sgamato può piangere, altri incazzati neri possono anche spegnere, cambiare canale… ma chi lo salva il pubblico pagante? Una volta dentro, persino i più arguti, i più esperti… che possono fare?
Essi ridono, applaudono anche, ma soprattutto ridono. E questo il momento peggiore, ridono ma è evidente che sono inconsapevolmente o lucidamente imbarazzati.
C’è chi cerca di ammiccare ridendo, come per dire:
“lo so che ci stai mortificando, rido per farti da spalla, guarda che bravo che sono!”
C’è chi ride anticipando le reazioni del cervello, prima di pensare, prima di rendersi conto che il “perculato” principale dello sketch è proprio lui, e c’è chi ride per salvare la faccia, sono la maggioranza ovviamente, perché sono coloro che ridono per giustificarsi, o associarsi, con l’amica, il parente, la moglie, insomma gli altri che con lui sono arrivati in teatro: c’è chi cerca di trasmettere euforia, chi prova ad essere condiscendente, chi cerca una complicità col vicino, nella quale non crede realmente nessuno dei due…
Beh, caro Maurizio Crozza, lo so che probabilmente non capiterà mai che tu ascolti queste parole, ma se succederà immagino già a quale personaggio affideresti il tuo pensiero poetico, per rispondere al mio sproloquio: al tuo fantastico dottor Feltri, ovviamente, per rivolgermi un accorato e certo meritato “Va’ a cagher!”

Avrei potuto farne a meno? Forse, ma io sono un egoista, non amo molto scrivere, parlare, pubblicare (soprattutto perché ciò che scrivo non interessa quasi a nessuno), però sono egoista e certe mie “patenze” le devo comunicare, devo lamentarmi e mugugnare, è un mio diritto (almeno lo spero ancora).
Io mi lamento perché … perché, beh, tu sei bravo e tanti comici italiani lo sono, ma anche se a volte mi strappate un sorriso, appena te telecamere inquadrano il pubblico mi rattristo, mi prende l’amarezza e il magone:
Essi ridono, Maurizio caro, essi ridono di essere sbeffeggiati, mortificati, schiacciati…
Essi ridono mentre VOI parlate di loro, ridono mentre i personaggi che impersonate, che sembrano comici, in realtà sono i loro padroni assoluti, i loro duchi, i loro imperatori.
Essi credono di ridere, e con quelle risate credono di combattere o almeno di sfogare il loro livore verso i loro padroni indiscussi e inamovibili.
Ridono dei cretini, degli incapaci, degli analfabeti, dei ladroni, dei criminali, degli spergiuri… o almeno credono di ridere contro di loro, mentre dovrebbero non dico arrabbiarsi, non dico rivoltarsi, non dico fare una rivoluzione ma almeno… anche se non volete piangere, almeno tacete. Accogliete con un rumoroso silenzio tanta mortificazione…
E invece ridono! Oggi ridono ancora…
come ridevano quando Corrado Guzzanti gli raccontava in quale letamaio stessero navigando gli italiani, grazie al potere corrotto dei loro politici;
come ridevano con Beppe Grillo, ai resoconti sulle truffe internazionali perpetrate proprio ai danni dell’industria e del commercio degli italiani…
Va detto che ora ridono un po’meno alle rocambolesche trasformazioni dei cinquestelle, quelli che complice Grillo stesso, hanno fregato un terzo dell’elettorato.
Ma l’amarezza maggiore viene dal totale disincanto, dalla impossibile speranza di ottenere qualche segno di vita dall’intelligenza degli italiani, invece essi ridevano persino sotto il giogo della psicopandemia… ma dico io: “stai male e ridi? Ti hanno convinto che puoi crepare improvvisamente e che non c’è scampo alla malattia del millennio e tu, italiota, che fai? Vai a teatro e ridi? Vai a teatro, ti siedi a posti alterni, poi ti mascheri da fesso e ridi… ancora ridi.”
Essi ridono? O forse, essi fingono di ridere dei loro capi, dei loro politici, dei loro senatori a vita, dei presidenti, dei papi, dei premier… hanno riso perfino di De Luca, di Renzi, addirittura di Razzi snatore.
Ridono, fingendo di ridere di loro… ma credimi, Maurizio, io sono sicuro che ridono per educazione, perché ti stimano, perché ti vogliono bene, magari ridono un po’ anche di te, sentendoti vicino, uno di “noi” insomma, ma sicuramente non ridono dei leader, dei capi, di quelli che tu fai sembrare sciocchi, opportunisti, traditori, no, di loro non possono ridere, perché gli obbediscono ciecamente da quasi 50 anni, gli leccano il... tu sai cosa, li rispettano e li stimano, li sostengono e soprattutto li pagano, costantemente, profumatamente, più vengono fottuti, più li pagano e poi ridono.
Che ne dici, Maurizio, hanno paura? E di che? E perché? Tu lo sai bene, “amico caro” che questi cancri, all’inizio erano tutti brufoletti, e allora sì che si poteva ridere, potevamo ridere a crepapelle, ridere vedendoli cadere, implodere su se stessi, scivolare, accappottarsi malamente come nei reel spassosi di Tik Tok.
E non ci volevano le bombe, né le grida in piazza, né i referendum tarocchi, bastava semplicemente dire di NO!
Dire di NO alle stronzate, alle assurdità, ai dispetti, alle palesi menzogne, alle leggi disgustose, ai provvedimenti irrazionali e alle politiche suicide.
Un NO secco, semplice… e magari, per farci una bella risata qualche testa calda come me, ex sessantottino, il NO lo avrebbe potuto ribadire anche allegramente: voltandosi, abbassandosi le braghe e facendogli vedere il c… ma… non per offrirglielo, come hanno fatto gli italioti, per fargli capire quanto valgono davvero!

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