Ibiza Masterclass - parte 2 (racconto comico!)
Estratto dal libro umoristico e satirico "La Fama e la Ricchezza" di Eugenio Flajani Galli, disponibile da Amazon, Google Play/Google Books, Mondadori, Feltrinelli, IBS e tantissimi altri store!
All’apice del successo come influencer e love coach, Chanel Cazzaniga (chanel.is.real su IG), che insegnava alle donne single come fare per conoscere uomini facoltosi facilmente e rapidamente, ideò e organizzò una masterclass di seduzione realizzata attraverso un viaggio‐evento a Ibiza. Ovviamente era molto di più di una semplice vacanza di una settimana a Ibiza dal momento che il pacchetto comprendeva anche la masterclass, pubblicizzata come “Un indimenticabile e instagrammabilissimo trip in cui passerai una vibrante brat summer così cool e trendy che posterai only good vibes!”. Il nobile obiettivo didattico consisteva nel “Conoscere un uomo ricco per farsi mantenere a vita o quantomeno per ottenere soldi o altri regali ‐ teoria e pratica”.
Una volta uscite dalla discoteca e tornate a Playa d’en Bossa più o meno ubriache, più o meno fatte e più o meno fuori dalla grazia di Dio, le studentesse della prof.ssa Cazzaniga se la presero con i clochard rei di vivere nell’indigenza e di non poterle pertanto offrire e regalare alcunchè. “Pezzenti di merda! Ficcatevi l’elemosina nel c***! É una vergogna che delle belle ragazze di classe come noi dobbiamo vedere in giro degli straccioni come voi e respirare la vostra stessa aria!” gli inveirono le studentesse di Chanel, argomentando che “Peggio di un uomo c’è solo un uomo povero!”. Dal canto loro, i clochard non presero però molto male queste offese, dal momento che l’essere venuti a conoscenza dell’esistenza di esseri umani – per giunta di sesso femminile – ridotti così da schifo, si rallegrarono all’idea che sulla faccia della terra potessero esserci persone messe anche peggio di loro. Passato qualche minuto da questa scenata, le studentesse della prof.ssa Cazzaniga, evidentemente irate alla vista del fatto che degli uomini scellerati avessero preferito abbordare le escort sul ciglio della strada piuttosto che loro, approfittando altresì della strutturale assenza di forze dell’ordine, pensarono bene di rivolgerle anche loro la parola, dicendo cose del tipo: “Troie! Puttane!! Vi puzza la f***!! Fate schifo peggio della merda!!! Vi si in******[CENSURA] pure i pakistani! Dovete annegare nella sb****[ALTRA CENSURA]!” e altre ancora, anche più gravi (?), per poi passare dalla rissa verbale a quella fisica, ripresa e quindi postata online anche dai passanti che si trovavano lì in quel momento. In breve tempo il video – contenente il tag di Chanel e l’hashtag #ibizamasterclass – divenne virale su TikTok e Instagram, essendo stato altresì riproposto anche da un seguitissimo account specializzato in contenuti trash. Insomma, la masterclass di Chanel diventò in poco tempo addirittura virale sui social al punto da essere anche citata dai mass media, dato appunto il risalto mediatico che aveva avuto l’incontro – sfociato nell’increscioso episodio sopra descritto – con l’allegra fauna del luogo. Considerato, comunque, che le sue studentesse vennero poi denunciate solo a piede libero, la prof.ssa Cazzaniga arrivò alla conclusione che non fosse più il caso di continuare a portarle a conoscere uomini in discoteca; pertanto decise che si sarebbero potute recare all’hippy market dell’isola, confidando altresì nella possibile presenza di qualche uomo facoltoso in detto luogo, magari recatosi lì anche solo per acquistare qualche simpatico funghetto da consumare in allegra compagnia. Una volta giunta all’hippy market con le sue studentesse, la prof.ssa Cazzaniga constatò – con non poco entusiasmo – che la sua classe era stata subito abbordata da un gruppo di hippy, e addirittura tutti di sesso maschile se si fanno ricadere in tale categoria anche i trans. Essendo poi le 3 di pomeriggio passate, ritennero tutt* che fosse oramai giunto il momento di pranzare, e pertanto Chanel e il suo seguito furono invitate dagli hippy appena conosciuti a mangiare una pizza in compagnia in un localino molto ricercato, raffinato e romantico lì accanto, ovvero un kebab‐pizzeria gestito da nordafricani. Certo, nonostante Chanel e le sue studentesse fossero partite con l’aspettativa di farsi offrire cene di lusso in locali esclusivi – con tanto di ostriche e Moët & Chandon – da multimilionari, si dovettero infine accontentare di farsi offrire una pizza in un chiosco di extracomunitari. Le sue studentesse, comunque, gradirono molto il pranzo, e le più ardite assaggiarono anche la specialità che le avevano offerto gli hippy: la pizza ai funghi. Non essendoci però alcunchè di instagrammabile degno di poter essere postato da una influencer di alto livello come lei, Chanel fu la prima ad alzarsi dal tavolo e con la scusa di andare al bagno si fece un giro per l’hippy market tanto per fare qualche storia degna di essere postata sul suo account. Dopo aver immortalato un po’ di ninnoli qua e là tra le bancarelle, ella non potè non notare, tra tante variopinte paccottiglie, anche un’immagine molto familiare per lei: trattavasi infatti del volto del diavolo, affisso su una sorta di altarino e coperto da una piccola tensostruttura. E attorno ad esso vi erano hippy che incitavano all’adorazione del maligno e che distribuivano relativi flyer con uno zelo secondo solo ai testimoni di geova. In un primo momento Chanel li scambiò per PR intenti a pubblicizzare un qualche party per mezzo di questa messa in scena, ma poi le venne spiegato da un trio di ragazze hippy italiane ivi presenti che trattavasi di un vero e proprio culto, e che l’immagine esposta bene in evidenza non era la locandina di una serata, bensì un’immagine acheropita del diavolo, recentemente portata a Ibiza da un hippy il quale, molto onestamente, confessò di non ricordare assolutamente il modo in cui ne entrò in possesso in quanto era troppo drogato per potersene rendere conto. Fatta analizzare dall’università locale, venne accertata la natura acheropita dell’immagine, al pari della Sindone di Torino o del Volto Santo di Manoppello, e pertanto venne da quel momento in poi adorata dalla comunità di satanisti hippy di Ibiza. “È molto instagrammabile” commentò una delle hippy con cui Chanel aveva oramai fatto amicizia. “All’università hanno detto che non può essere stata fatta dalla mano dell’uomo perchè è realizzata su fibra di bisso marino e non esiste nessuna persona che è in grado di dipingerla...” commentò un’altra delle tre hippy. “Sì, infatti ChatGPT ha detto che forse si tratta di un fenomeno fisico ancora non del tutto accertato, per cui il volto del diavolo è rimasto impresso sulla tela” commentò la terza. E mentre le tre hippy erano immerse nella disquisizione inerente la tela demoniaca acheropita, a Chanel parve che la stessa prendesse vita e fosse animata al pari delle immagini animate dall’intelligenza artificiale, tant’è che iniziò anche a parlar(l)e: “Chanel, stai peccando di hybris*! Sei diventata troppo piena di te e ti stai scordando che la fama e la ricchezza che stanno accompagnando la tua vita dipendono solo da me. Però non sei stata per niente riconoscente nei miei confronti: sei venuta a trovarmi solo adesso che il tuo soggiorno a Ibiza è quasi terminato e non hai portato nemmeno un dono in mio tributo!”. “Un dono?? Come sarebbe a dire!? Sono gli uomini che devono fare i regali alle donne...altrimenti che esistono a fare!?! E poi non mi va bene per niente questo fatto che devi dirmi quello che devo fare! È una cosa così scostumata, irrispettosa, maschilista, misogina e patriarcale!”. “A quanto pare, Chanel, continui a macchiarti di hybris anche adesso, perfino al mio cospetto!” le rispose il diavolo, che poi la ammonì: “Ricordati: se io ti ho dato fama e ricchezza, allora me le posso anche riprendere!”. “Tesoro, non so quanti soldi hai, ma di follower di sicuro ne ho più io di te, e poi peggio per te se come tanti altri uomini hai paura delle donne indipendenti che sanno quello che vogliono, lo sanno ottenere e sono in grado di realizzarsi e pure di vivere una vita come vo...”. “Scusa, ma ti senti bene??” le domandò una delle hippy. “Ah, sì, certo, sto benissimo! Stavo solo rispondendo a quello stronzo del diavolo, che mi stava mancando di rispetto con i suoi discorsi misogini, maschilisti e patriarcali!” le rispose Chanel. “Mitico! Anche la nostra nuova amica fuma ganjaaaaaaa!” commentò la seconda hippy, dando per scontato che la prof.ssa Cazzaniga, essendosi recata presso l’hippy market di Ibiza, avesse sicuramente acquistato e consumato dell’erba. Che quindi l’aveva portata ad avere allucinazioni e a interagire con esse. “Ma...ma non vi capita pure a voi di vedere quella immagine del diavolo che qualche volta prende vita, apre la bocca e parla?? O comunque che fa cose??”. “Certo!” le rispose la prima hippy, “Una volta io ho visto che apriva la bocca e iniziava a cantare tutta la discografia di Marilyn Manson!”. A quel punto intervenne pure la seconda hippy, desiderosa di condividere anche la sua esperienza: “Invece a me proprio l’altro giorno è capitato che ha aperto la bocca, poi mi ha tolto il cannone che avevo io in bocca, e se l’è fumato tutto lui!”. Infine la terza hippy confessò che: “Una volta è capitato pure a me! Allora, il diavolo a un certo punto ha aperto la bocca, poi ha cacciato la lingua e...me l’ha ficcata nella f***!”. “Bè, a quanto pare è proprio vero il detto porco demonio!” commentò Chanel. Fatta, oramai, definitivamente amicizia con le tre hippy, la prof.ssa Cazzaniga le invitò a conoscere anche le sue studentesse, e pertanto seguirono la scia del tanfo di kebab per tornare ove era rimasta la sua classe. Con sua somma sorpresa però trovò uno degli hippy precedentemente conosciuti steso a terra e medicato da paramedici. Le sue studentesse le spiegarono prontamente che una di loro era stata abbordata da tale sventurato hippy, il quale le aveva prima offerto la pizza ai funghi e poi le aveva anche offerto il suo “salsiccione”. Ella, probabilmente perchè di funghi ne aveva mangiati anche più di Mario Bros, dopo aver accettato detto salsiccione, lo prese in mano, lo portò avidamente alla bocca e...lo morse alla stregua di Mike Tyson con l’orecchio di Evander Holyfield. “Mi hanno spiegato poi che si trattava di un cazzo” raccontò la responsabile di tale inaudito gesto, “Ma cazzo, come cazzo si fa a capire che una salsiccia è in realtà un cazzo?!? Cioè, cazzo, io volevo la pizza funghi e salsiccia, lui me l’aveva ordinata solo con i funghi, cazzo, perchè mi ha detto hey baby, te lo dò io un grande salsiccione, e poi quando alla fine è arrivato è venuto fuori che era un cazzo, cazzo!”. “Ma almeno è stato di tuo gradimento?” le chiese, incuriosita, una delle hippy conosciute poco prima da Chanel. “Cazzo, no! Più che salsiccione era un mini würstel. Giusto l’antipasto!”. “Cazzo di discorsi sono queste cazzate sui cazzi degli altri che non fanno altro che farmi incazzare, cazzo!?” chiese la prof.ssa Cazzaniga, la quale aveva d’altro canto imparato molto dalle sue alunne, soprattutto a livello di linguaggio. Ma anche le sue studentesse, almeno qualcosa, l’avevano pur sempre imparata dalla loro fantastica docente. Infatti, allorchè arrivarono le forze dell’ordine, tutta la classe raccontò che la Mike Tyson del gruppo in realtà era una povera ragazza vittima di un vile tentativo di stupro: infatti, a loro dire, l’hippy millantatore di salsiccioni avrebbe di proposito offerto i funghi allucinogeni alla malcapitata, per poi poter abusare del suo corpo, iniziando dalla sua innocente boccuccia, e il morso infertogli era da interpretare solo ed esclusivamente come un atto di difesa da tale tentativo di stupro. L’hippy, oramai eunuco, venne così anche denunciato per tentativo di stupro e portato via da ambulanza e forze dell’ordine, mentre l’azzannatrice lo salutò dicendogli: “E comunque non ti cambia un cazzo di niente, che prima nemmeno c’era un cazzo da vedere!”. Dopodichè Chanel radunò le sue alunne e ritenne auspicabile portarle a un pool party sì, ma in un hotel con piscina senza obbligo di bagnino, ovvero avente una profondità così limitata da rendere impossibile qualsiasi possibilità di annegamento. Ella si accertò altresì che fosse disponibile anche un buffet a bordo piscina affinchè, laddove avessero vomitato, avrebbe potuto pur sempre imputare il vomito alle pietanze consumate in hotel, di modo da far ricadere la responsabilità sull’albergatore e puntando così a non pagare nemmeno quanto consumato. In tal frangente la prof.ssa Cazzaniga, complice l’alcol, si rese partecipe anche dell’animazione del pool party, invitando le sue allieve a scatenarsi e, allorchè il dj suonò Jump, le incitò altresì a saltare “Come delle Blackpink cocainomaniiiiiiiii!!!” e, saltando tutte insieme appassionatamente con i cocktail in mano, fecero così la doccia a gli altri avventori ivi presenti. Intanto, mentre la maggior parte del gruppo era impegnata a far festa (e a rovinare quella degli altri), le più audaci e maliziose allieve di Chanel ritennero quantomeno doveroso, in un contesto informale e festoso, dimostrare di non avere nulla da invidiare agli uomini e, anzi, di poter fare tutto ciò che un uomo, nel bene e nel male, farebbe in una situazione del genere. Pertanto, fingendosi delle ricche ereditiere in vacanza a Ibiza con i soldi di papà, offrirono da bere a degli inglesi un po’ alticci che si trovavano a bordo piscina a esibire i loro corpi sormontati da tatuaggi improponibili in pandan con scottature color aragosta. L’unica “dimenticanza” fu però quella di comunicargli di aver messo la droga dello stupro nei cocktail che gli avevano offerto. Avendo appurato che essi alloggiavano proprio in quell’hotel, gli fecero altresì credere di aver ceduto al loro immenso fascino (?) e si fecero così accompagnare nelle loro camere per poter divertirsi un po’. E infatti le studentesse di Chanel si divertirono alla grande con i poveri inglesi drogati, ubriachi e ustionati. Innanzitutto li legarono al letto e poi, filmandoli, li frustarono con le loro stesse cinture sul corpo ustionato, poi gli tolsero il costume e li penetrarono con dei sex toys vibranti che si erano portate con sè e senza nemmeno il lubrificante. Infine li truccarono mettendogli mascara e rossetto – che giustamente si abbinava alle scottature dello stesso colore – e prima di andarsene gli fregarono contanti, carte di pagamento, alcol, sigarette e pure altre sostanze non di libera vendita. Ovviamente questi video, una volta caricati sui social con relativi dettagli non a caso pixelati, divennero anch’essi in poco tempo virali, ed essendo altresì accompagnati dal tag della prof.ssa Cazzaniga e dall’hashtag #ibizamasterclass, fornirono una visibilità a dir poco enorme a Chanel. D’altra parte, mano a mano che i giorni passavano, la notorietà della signorina Cazzaniga aumentava a dismisura, tant’è che riuscì addirittura nella titanica impresa di ottenere anche più follower della coniglietta influencer Polly. A Chanel pareva sempre più di vivere in un sogno. O meglio, le pareva che il suo sogno si fosse avverato, poichè era DIVENTATA RICCA E FAMOSA!!!!!!!!!!
La fama e la ricchezza – da ella considerate i driver del cambiamento socio‐economico il cui raggiungimento era altresì di vitale importanza per il suo ego – erano state finalmente raggiunte e le avevano fatto da vero e proprio ascensore sociale. D’altra parte, in una società e in una nazione in cui il peso dell’istruzione e della cultura è sempre minore, cos’altro può fungere da ascensore sociale se non l’arricchimento e la notorietà? Questo è l’ascensore di quelli che “ce la fanno” oggi, che ha portato Chanel dai sotterranei della vita da giovane dipendente precaria, sfruttata, sottopagata e con zero possibilità di avanzamento in carriera, ai piani alti della condizione di celebrità, superando così quelli di mezzo abitati dalla banale e anonima borghesia. E fu proprio ai piani alti della società che Chanel potè vivere innumerevoli soddisfazioni a livello sociale e interpersonale: non passava giorno che non ricevesse in chat o tramite commenti sui social dei ringraziamenti da parte delle tante “amiche” alle quali aveva definitivamente cambiato la vita. “Pensavo di non avere chance con gli uomini, che mi hanno sempre utilizzata e presa in giro, ma da quando ho utilizzato il metodo di Chanel sono riuscita a essere io quella che li prendeva in giro e li utilizzava, e ho finalmente coronato il mio sogno di non lavorare più e farmi mantenere da un uomo ricco!”, “Prima stavo notte e giorno a studiare per la laurea. Non mi si cagava nessun ragazzo! Ero una secchiona sfigata senza nemmeno un migliaio di follower su IG. Ero disperata!! Poi però grazie a Chanel ho riscoperto la mia femminilità e sono diventata una vera bambola in grado di far perdere la testa a qualsiasi ragazzo, anche a quelli fidanzati, che ora mi riempiono di regali e attenzioni!” e tanti altri commenti di questo tipo erano all’ordine del giorno sui social network della signorina Cazzaniga. Finchè però non accadde qualcosa che ella non avrebbe mai immaginato le potesse accadere: il suo account Instagram fu hackerato da un team di hacker denominato Fronte di liberazione dalle donne streghe e spendaccione, capeggiato da un tale Renato Patriarcato (chiaramente un nome in codice), che utilizzarono l’account della signorina Cazzaniga per postare e diffondere messaggi altamente misogini, maschilisti, fascisti, patriarcali e offensivi nei confronti delle donne, del tipo “Le donne dovrebbero stare a casa a cucinare e a scopare. E la seconda cosa in tutti i sensi”, “Il generale Vannacci merita il Nobel per la letteratura”, “Le parrucchiere devono essere tenute al segreto professionale”, “Trump è un ottimo presidente e tratta molto bene le donne”, “Le donne che non si depilano si possono vedere solo allo zoo”, “Meglio una scimmia che una donna al volante” e via dicendo, il che portò inevitabilmente a un vasto numero di critiche, nonchè a una conseguente ingente perdita di follower, soprattutto quando il noto influencer @femboy_69 – in qualità di presidente dell’associazione di partigiani genderfluid “LGBTQIANPI+” – diffuse un comunicato stampa in cui affermava che le posizioni di Chanel erano dichiaratamente di destra – quindi fasciste – e finalizzate a porre in essere un preciso efferato disegno criminoso identificabile nel veicolare messaggi di propaganda aventi come finalità ultima il promuovere l’ignobile e immorale concetto di famiglia tradizionale. E come se non bastasse, anche diverse intellettuali femministe si scagliarono contro di lei, come una distinta professoressa che da quando era in pensione si occupava di scrivere post e articoli sul femminismo e la lotta al maschilismo, alla società patriarcale e a qualsiasi ideologia giudicata anche lontanamente di destra, e quindi fascista. Sulla sua pagina Facebook, per denigrare l’immagine di Chanel, fece dunque dei parallelismi tra il pensiero della sventurata influencer e quello di Tony Effe, commettendo però in tal modo un clamoroso autogol dal momento che, da femminista, asseriva implicitamente che l’ex componente della Dark Polo Gang avesse pur sempre una qualche sorta di attività cerebrale che gli permettesse più o meno (ma più meno che più) di unire due o più neuroni – ammesso che ne avesse di ulteriori – di modo da consentirgli un’attività mentale talmente avanzata da poter addirittura vantare un pensiero suo proprio. Un fatto, questo, da non dare assolutamente per scontato, trattandosi d’altronde di Tony Effe. Infine, concluse il suo post accusandola di essere una misogina in quanto “Seppur donna, complice dell’ignobile e abominevole società patriarcale, nonchè dell’aberrazione da essa prodotta e nota con il nome di maschilismo, poichè quanto da lei dichiarato è prova tangibile della sua colpevolezza di ragionare come un uomo. E anche peggio, come un uomo di destra”. A quel punto Chanel perse la pazienza e, ispirandosi ai discorsi culturali e all’aulico linguaggio proferiti dalle sue studentesse, le rispose: “Signora io ritengo di essere più donna di lei perchè ancora non sono in menopausa e non soffro di secchezza vaginale”. A quel punto la distinta professoressa colse la palla al balzo per accusarla nuovamente: “Queste sue ignobili parole non sono altro che la conferma che lei è una scostumata, una villana, una cafona che non fa onore a noi Donne! E anzi, questo suo ultimo commento la rende a tutti gli effetti una reietta dall’universo femminile, che di certo non merita personalità del suo livello. Distintamente la saluto consigliandole altresì di imparare quantomeno le basi del bon‐ton, sempre che ne sia in grado, e di acculturarsi un po’ anzichè offendere una signora più grande di lei mancandole addirittura di rispetto!”. “Al suo bon‐ton signora io ci squirto sopra!!! E anzichè perdere tempo a screditare su FB una ragazza che potrebbe essere anche sua figlia le consiglio di farsi una bella trombata, sempre che suo marito ancora glielo dia!!”.
Il resto dell'esilarante racconto di Chanel nel divertentissimo libro satirico e umoristico La Fama e la Ricchezza di Eugenio Flajani Galli.
Dott. Eugenio Flajani Galli
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NOTA: il presente racconto è di fantasia. Qualsiasi riferimento a persone, cose, luoghi ed eventi è puramente casuale. Data la natura satirica del presente racconto, il relativo contenuto è da ritenersi come di puro intrattenimento e non intende denigrare, diffamare e/o offendere alcuna persona, organizzazione, istituzione, azienda o movimento o partito politico. Nessun hippy e nessun inglese sono stati maltrattati nella stesura del presente racconto.
*dal greco antico ὕβρις, cioè un orgoglio eccessivo, una grande superbia, che può anche attirare l’ira delle stesse divinità. Nella letteratura greca è presente principalmente nelle tragedie di Euripide, Eschilo e Sofocle, così come nell’Odissea e nell’Iliade. In filosofia è stata altresì descritta da Platone.