L’uomo di Taured
L’uomo di Taured e il potere che non riconosce il mondo
Ci sono leader che avanzano nel mondo come portatori di mappe invisibili, tracciate in solitudine, convinti che le loro linee segrete coincidano con la geografia reale della terra. Camminano con passo sicuro, come se il loro sguardo fosse l’unica bussola possibile, e chiedono ai popoli di orientarsi secondo un disegno che nessuno ha visto nascere. Ma il potere, quando smette di ascoltare, si ripiega su se stesso: diventa spirale, diventa eco, diventa un territorio che solo chi lo abita crede ancora di riconoscere.
L’uomo di Taured è il simbolo di questo disallineamento tra mondi: non un viaggiatore interdimensionale, ma la figura di chi porta con sé una certezza che non trova riscontro nella realtà che lo circonda. Arriva con documenti impeccabili, con la sicurezza della propria origine, e scopre che nessuno conosce il Paese da cui dice di provenire. La sua mappa è perfetta, ma appartiene a un altrove che non coincide con il nostro.
Non serve credere ai varchi dimensionali per cogliere la verità di questa immagine: quando il potere smette di ascoltare il mondo, è il mondo a smettere di riconoscerlo.
E allora il leader, pur circondato da clamore e apparati, resta solo con la sua carta geografica di un continente che non esiste più, solo con il suo passaporto di Taured, solo con la sua certezza che il mondo debba coincidere con la sua visione. Ma la realtà, silenziosa e paziente, continua a respirare altrove.
Giovanni Mascellaro