La leggenda degli uomini veri (veri uomini)

Esistono miti ed esistono leggende, entrambi sono raccontati, alimentate ed amplificate, resi reali ed umane da quelli stessi uomini che sovente ne sono anche i protagonisti, con le loro gesta. Ho consociuto, qualche anno fa, un uomo che è anche scrittore e poeta anarchico; si chiama O.L. : uso le iniziali del suo nome e cognome perché non voglio citarlo per esteso scrivendo questo breve mio racconto, e lo faccio no perché lui non meriti di essere citato bensì semplicemente perché mi va di fare in questo precipuo modo ‐ e no in un altro ‐ adesso. Una volta (esattamente correva l'anno prima dello scoppio del covid) comprai per corrispondenza online un suo librino di racconti (sovente, anzi, quasi sempre, direi, li stampa per evolverne il ricavato delle vendite alla cosiddetta "cassa antirepressione", ossia in favore di anarchici ed anarchiche rinchiusi nelle patrie galere). L'anno dopo (estate del duemilaventi, quindi in piena pandemia covid, questa volta) mi contattò di persona, sulla chat di un social, dicendomi queste parole: "Luciano, facci sapere come possiamo aiutarti!". Non risposi, ma quelle parole mi rimasero impresse e ‐ come ho scritto in un romanzo cominciato quasi tre anni orsono ma che non so se mai riuscirò a terminare ‐ resteranno per sempre tra i ricordi miei più cari, evidentemente. Veniamo ora al titolo di questo racconto, il quale ha a che fare (in gran parte) con ciò che ho appena scritto, ossia gli uomini veri. Per me gli uomini veri (non mi riferisco agli uomini in quanto tali, cioè esseri umani di sesso maschile, bensì a tutta l'umanità in genere) sono coloro che nascono, vivono eppoi muoiono come chiunque altro; quelli che si ammalano e muoiono, quelli che si ammalano e van guarendo ‐ talora ‐ dai loro stessi mali; quelli che invecchiano prima di morire, non prima di essere stati giovani e bambini; quelli che ti chiedono (appunto) se hai bisogno di aiuto facendolo senza scopo alcuno e secondari fini, soprattutto senza tanti giri di parole o usando sotterfugi di sorta, cioè facendolo perchè vogliono farlo e null'altro (mi viene in mente, mentre scrivo, quindi in assoluto tempo reale, il concetto della pietas dei latini, quello di cui fa largo uso nelle sue opere letterarie Virgilio stesso, oppure il cosiddetto "pietismo anarchico" di dostoevskiana memoria ma non approfondisco argomento perchè so che rischierei di uscire fuori tema). Per me, infine, uomini veri sono quelli che quando muoiono giacciono sotto tre metri di terra come chiunque altro (meglio sarebbe scrivere evidentemente che soccombono al destino di finitudine che lega ogni essere vivente, oltre che far notare che il concetto vada ad intendersi in senso figurato, è ovvio, visto e considerato che al giorno d'oggi morire costi forse quanto vivere e magari anche qualcosina in più!), senza aspirare a imperitura gloria e di loro puoi ben dire che hanno vissuto e sono andati via da questo mondo come fanno tutti gli altri esseri umani: questi sono gli uomini veri per me, anzi, veri uomini.

‐ 27 gennaio 2026