Tempo cupo
Questo tempo cupo grava sul petto più di un peso reale.
Il mio sonno, eternamente agitato, mi costringe a continui risvegli nel cuore della notte, a interrogarmi su un’infinità di cose, tra cui persino la verifica del tempo.
Attraverso i vetri osservo il manto stradale bagnato, che brilla nel riflesso del lampione. Mi costringo a tornare tra le coperte per non prendere freddo, mentre i residui di raffreddore si fanno ancora sentire.
Il sonno non arriva. Troppe domande, nessuna risposta — anche se il silenzio stesso, forse, lo è.
Messi via i pochi oggetti di luce artificiale, e con essi la magia del Natale, si ritorna alla luce spoglia della normalità. La routine quotidiana stritola le ore, soffoca i respiri leggeri, offusca la luce dei sogni.
Decido allora di lasciare accesa la piantana di ciliegio, come illusione di una luce capace di illuminare sempre il buio: un’immersione fragile e necessaria nei sogni.