Transumanza degli Anni Duemila
Era un’alba come tante, in un abbozzo di giorni ancora avvinghiati all’estate, silenzio intorno tra il frondar delle chiome verdi, seppur già venate d’oro e rubino. E d’un tratto uno scampanio birichino, intenso, come a chiamare il cuore.
Apparve un immenso gregge, di cui non si vedeva la fine, un’invasione irruente nella quiete, sulla tortuosa strada che conduce ad Aviatico, 1100 metri di montagna sotto il monte Cornagera, Orobie Bergamasche. Qui avanzano, maestose e placide, solo mandrie abituate ai sentieri impervi e disuguali. Ma un gregge… Un gregge non si era mai visto.
Anche gli alberi stormivano stupiti, quasi chinandosi ad osservare meglio. Un sussurro di sorpresa festosa, tra faggi secolari e austeri, tronchi aspri e lucenti, carpini e abeti perenni.
Il gregge si muoveva come un unico maestoso monolite, un ondulare di velli candidi come di neve fuori stagione.
A guidarlo non i coriacei pastori, da sempre abituati al nomadismo, senza patria, senza confini. A guidarlo spavaldi e sbarazzini, anche un poco impertinenti, alcuni ragazzi giovani, jeans e ipod, i nuovi bergamini, ecco la Transumanza degli Anni Duemila.
In gola un nodo malinconico e morbido al tempo stesso: scoprire come davvero il tempo fugge via, e di esso solo ricordi, e incantevoli momenti, mai sopiti. Un ritorno a casa, un ritorno al cuore.