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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
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  • Alla fine del libro di Bevilacqua puoi sorridere, puoi piangere, o puoi fumarti una sigaretta dal retrogusto dolce.

    È l’estate di Yul, l’estate di tre ragazzi che partono per una vacanza e che vivono emozioni contrastanti. Sono tre uomini che si tuffano in un vortice leggero dell’America anni ’70, fatta di concerti e serate tirate fino all’alba.

    C’è un senso profondo nell’“Estate di Yul”; un senso che raccogli e fai tuo solo leggendo le ultime tre righe della “Nota” finale. Un senso che ti accompagna per tutto il romanzo ma non riesci a comprendere bene. Perché l’estate di Yul, per l’autore stesso, è stata la stessa emozione provata ad un passo dalla morte, a pochi centimetri dal precipizio dove sarebbe potuto andare a finire con la sua macchina.

    Una scrittura legata alla terra. Che trasuda come l’asfalto mangiato dalla Ford Mustang che guidano a turno Sal, Leo e Walter (i tre attori protagonisti di questo libro). L’inchiostro di Bevilacqua è assai variegato. C’è la scena che ti far ridere con leggerezza: “Entro al Big Palomar, il negozio di Sal. Sono ancora avvolto dal miele di Agnese, ma lui non può accorgersene a meno che non gli venga una voglia improvvisa di ciucciarmelo. Ma lo ritengo improbabile”.

    Ci sono immagini poetiche che in poche righe dicono tanto: “[…] Una città dove ci si chiude all’aperto, tanto non c’è nessuna intimità da proteggere”. O altri lampi di pensieri che rassomigliano a frasi pronunciate dopo giorni d’attesa: “I progetti sono lineari, la vita è ellittica”.

    In tutte e 165 le pagine si ritrova la capacità - vicina solo allo scrittore - di una penna che scrive sul mondo e che getta inchiostro tra la gente, perché quest’inchiostro è spirito blu tra la vita. Per questo, lo stile di Bevilacqua ha un gusto tutto suo. Sapore dell’imprevisto, di qualcosa che accade quando smette di piovere o quando la notte tarda a finire. Tra le pagine si possono trovare emozioni contrastanti a distanza di poche righe. Immersi nella lettura, viene in mente un’immagine liberatoria, che ti rimette al mondo; un’emozione forte, forse illogica, ma che ti prende e ti getta da qualche parte con violenza. Un libro che dà la stessa sensazione che potrebbero darti due ore d’amore subito dopo un funerale.

    Questa “estate” va letta in un solo giorno, va bevuta tutta d’un sorso e assaporata in un solo boccone.

    Una storia densa, un respiro che è l’essenza di tanti respiri. La West Coast di Bevilacqua è piena di vita, sorridente, scanzonata e pronta a fare i conti con il ritorno a casa… Direzione Europa.

    Allora si ritorna, con quel sapore amaro in bocca, classico, alla fine di una lunga vacanza che non si scorderà mai.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Tra leggeri e sospirati echi baudelariani e una vena poetica giovane e forte, Nicola Lotto ha scritto questa intensa raccolta di poesie intitolata “I demoni della mente”, in cui i suoi stati d’animo, la sua tristezza e il suo sconforto vengono immortalati in versi carichi di una passione davvero profonda. Sono attimi passati, fugaci, densi di malinconia e rabbia, di lacrime perdute e pianti che riecheggiano forti nell’anima.
    Con uno stile intelligente ma semplice, Lotto riesce a colpire con una facilità davvero degna di nota caricando ogni suo verso di un’emozione forte e decisa, capace di trascinare il lettore attraverso le sue atmosferiche tristezze di vita, amplificate da queste poesie dirette ma toccanti. A partire dall’iniziale e breve “Il primo fiore di primavera” (che ricorda molto Rabinandrath Tagore) sino alla conclusiva e intensa “Illusione”, fiumi di poesia scorrono al ritmo della vita, materializzando attraverso un fragile specchio emotivo le difficoltà e i problemi dell’esistenza, la malinconia e l’amore, toccando così tutte le gracili pareti del vivere.
    Con i versi di “All’alba” o ancora di “Della tristezza”, il giovane poeta poggia sul cuore di chi legge una pesante zavorra di duri pensieri nascosti che entrano nell’anima trasmettendo l’inquietudine e la tristezza provenienti dalle disgrazie e dai momenti difficili che aggravano la vita umana. Lotto tratta tali temi con una vena poetica pungente e sempre profonda, sveglia e capace di colpire a fondo il cuore del lettore che come in un incantesimo entra nei versi e nei pensieri del libro, diventando anch’egli lettera di una straziante e triste poesia.
    Leggere, ma soprattutto sentire dentro i suoi scritti è davvero un piacere. Lotto entra in questa sfera grazie al suo leggero ma evidente sentimentalismo, reso concreto con uno stile poetico semplice ma sempre capace di conservare dentro di sé quell’alone di tristezza e inquietudine che rende sempre grande una poesia. Le sue metafore e i suoi schemi poetici sono sempre interessanti e ben costruiti, mantenuti alti dall’oscuro inchiostro proveniente dalla penna del suo cuore, sempre a cavallo tra sconforto e sofferenza, ma che lascia trasparire sporadicamente una via d’uscita verso la felicità. Ma spesso una sentita e profonda tristezza è meglio di una blanda felicità, per questo Lotto prosegue su tale sentiero dal quale egli può vedere tutte le cose con occhi veri e reali e, registrando dentro di sé i suoi stati d’animo, li rigetta poi con delicatezza nelle sue poesie, mai banali o scontate, bensì dense e colme di significato. Non si griderà al capolavoro, ma questa piccola opera è davvero come un sole durante la tempesta: dura poco ma i suoi effetti si fanno sentire per molto tempo.
    Per questo bisogna fare i complimenti a Nicola Lotto, che ha vissuto i suoi componimenti nel vero senso della parola, rendendo concreti gli effimeri e significativi attimi di vita dai quali sono scaturite queste profonde poesie.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro