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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Cosa ha portato con sé Arnaldo? Perché l’abate Ubaldo decide di nascondere ciò che è arrivato dalla Terrasanta? E la Loggia dei Dragoni, a secoli di distanza, perché vuole impossessarsene a tutti i costi? Questa sono le domande a cui Sean Barni, con l’aiuto della collega Silvia Loi, deve trovare delle risposte. E le risposte saranno fondamentali per l’intera umanità: terribili segreti potrebbero essere svelati!
    E’ con queste premesse che Nanni Bassetti ci prende per mano e ci trascina in un vortice di eventi senza tregua.
    L’autore, esperto di sicurezza informatica, gioca molto con le conoscenze del suo mestiere e compone una struttura narrativa potente, dai ritmi martellanti. La svolta pare sempre dietro l’angolo ma bisogna inseguirla ad ogni capitolo.
    La struttura del libro è complice compiaciuta del cinema e dei grandi thriller americani, da cui assorbe quella passione per la ricerca, il nozionismo e la multidisciplinarietà che aiutano a rendere la trama corposa e senza limiti spazio-temporali definiti.
    La lettura procede agevole, scorrevole e l’autore sembra conoscere bene il suo pubblico: se amate l’informatica, l’esoterismo, la storia e la suspance, Onphalos è un libro che non può mancare nella vostra biblioteca.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Un storia fluida, un triangolo che si conclude con i tre angoli rimasti soli, ognuno pronto a tracciare la semiretta della sua vita. La penna di Cristina Mosca è stata capace di creare una trama emozionante che rapisce il lettore e lo porta a leggere il libro tutto in una notte.
    La protagonista è una ragazza determinata, ma allo stesso tempo incapace di star sola. Ha un assoluto bisogno di una figura maschile al suo fianco per sentirsi più viva, per sentirsi più forte.
    L’abilità narrativa della scrittrice abruzzese sta nel saper comporre il punto di vista dell’uomo con una dote innata. Sembra che sia proprio un uomo ad aver scritto i capitoli intitolati “Lui”. Dote derivante dall’esperienza personale – in primis –, ma soprattutto grazie alla spiccata qualità di saper studiare l’essere umano che gli è di fronte.
    La Mosca scandisce fasi di un rapporto amoroso abbastanza consuete, ma lo fa con un verbo creativo e scorrevole. La semplicità della scrittura è apprezzata, in questo spaccato d’amore. Un amore che forse non era vero, che forse non lo è mai stato. Una lontananza che non rinforza nulla, ma abbatte e porta alla ricerca di un abbraccio. Quello di un suo collega giornalista che forse viene sfruttato; ma non ne siate troppo certi…
    La sorpresa finale non manca. Basta sfogliar pagina con dolcezza, la stessa di cui è intriso l’inchiostro di questo libro. Arrivare alla fine e sentire la voce, il messaggio della giovane Cristina Mosca.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Questa silloge è un premio.
    Un premio per chi l’ha scritta, per chi l’ha selezionata, per chi la legge.
    Classificata al primo posto nel concorso per Giovani Poeti promosso dalla Fondazione Pescarabruzzo e dalla Casa Editrice Tracce, si è trasformata in un libriccino intenso e piacevole da leggere. Una scelta azzeccata da parte della giuria, e vale la pena rimarcare il percorso di una pubblicazione poetica, specie per onorare quelle case editrici che scommettono in un settore che non può certo definirsi florido, almeno in Italia.
    E poi c’è lei: Cristina Mosca, l’autrice, la “mamma” di questa raccolta. C’è dietro ogni titolo, dietro ogni verso, dietro ogni parola. Il suo vocabolario è fitto, vasto; le parole sono dosate, misurate, ricercate e messe al proprio posto con gusto, con sapienza.
    C’è passione, e si sente. C’è sacrificio, gioia e sofferenza. C’è la voglia di comunicare, di farsi capire e di aiutare a capire di più gli altri, guardandosi dentro, perché una poesia può riuscire a farlo meglio di tanti professoroni.
    Bisogna leggerli i libri così, e bisogna stamparli perché fanno bene e aiutano a stare meglio, a ritrovarsi e a guardare il futuro con ottimismo. Pierrot non è soltanto malinconia, il nostro Pierrot è di più e possiamo essere proprio noi a farlo sorridere.
    Questa silloge è un premio. Un premio per chi l’ha scritta, per chi l’ha selezionata, per chi la legge.
    Questa silloge è un premio anche per Aphorism.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca

  • Una serie di racconti sempre al limite. Situazioni mai casuali, in bilico tra sesso, divertimento, squallore, alcol e tanti altri colori che imbrattano questa sorta di muro celeste. Lo stesso raffigurato nella copertina. A pensarci bene, il libro di Ferrante sembra proprio così. Un cielo di un azzurro che fa male, sul quale disegnarci quel che si vuole. Scaraventarci su secchi di pittura, sfregiarlo con uno scalpello, scriverci una frase che non scorderai mai.
    Tra le pagine, è facile scorgere una vena autobiografica. Il personaggio che traspare in queste storie sembra un uomo che reagisce alle situazioni con delle implosioni non manifeste. La reazione avviene solo nella sua testa; spesso non trova il coraggio per compiere un altro passo. C’è un blocco, un’immobilità che rassomiglia a una zattera in mezzo al mare che ha i remi per raggiungere riva, ma aspetta che si alzi il vento perché c’è una vela.
    Il linguaggio di Ferrante, dei suoi racconti di massimo sei pagine, è vicino alla realtà. Usa le parole per quello che rappresentano. In questo è coraggioso. Si sciolgono su queste righe, temi forti, parole violente, situazioni surreali e umoristiche, e altre schifose e purtroppo reali. Ma la vita è questa, spaccati dagli odori più diversi. Si dev’essere pronti a subire ogni cosa. È questo il messaggio che lancia il nostro. Lui se ne sta lì, con uno sguardo vispo da mirabile osservatore; incuriosito dai legami multipli dell’uomo con le cose che lo circondano.
    “La sua immagine lo colpì, per il contrasto che essa seppe produrre fra la sua vivacità e colore e il grigiore mescolato ad un mesto senso di noia che quel luogo emanava”.
    Da questo sapore amaro dell’inchiostro di Ferrante, assurge una riconosciuta malinconia che il personaggio riesce a superare non prendendosi troppo sul serio.
    Un libro da leggere a luce fioca, mentre si fuma una sigaretta o si sorseggia un vino rosso, corposo e sincero.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro