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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • Lorenzo Bonadè; apri il suo libro, leggi la prima poesia a pagina undici e rimani come imbambolato dalle immagini, da un calderone crudo e intenso di flash da un rigo, che scattano emozioni in inchiostro da varie parti del mondo.
    Una poesia che è sempre corale nel suo crogiolarsi in situazioni a volte estreme e paradossali. Nelle perle poetiche di Bonadè, trovi il sacro e il profano, il giorno e l’abisso, “Puttane negre che praticano riti vodoo  nella periferia milanese” e “la fioritura nel roseto”, a Madrid.
    Ti viene quella voglia insaziabile di leggerti una poesia ogni ora,  per poter gustare in quell’arco di tempo le immagini che il poeta piacentino riesce a incarnare dentro di sé e gettare poi in quel fango poetico che è la sua poesia.
    Come un Salgari moderno, viaggia nel nero seppia del nostro mondo, sfregiando la sua tela con scatti psichedelici e noir. Una sorta di Bukowski-ermetico, tanto per fare un paragone un po’ azzardato letterariamente. È sicuramente una poesia che si incrocia con l’ermetismo, un genere da romanzo noir, il gusto per il blasfemo, e un tocco di maledizione.
    Quando è complicato dare una collocazione precisa a uno scrittore, vuol dire che ci troviamo davanti un personaggio e una letteratura interessante e nuova, originale.
    Le sue poesie rappresentano il rosso e tanto di nero; nuotano nel caos di melma di questo mondo moderno. Lorenzo Bonadè ci sguazza dentro, ma se ne distacca di tanto in tanto, per mettersi lì ad osservare il mondo dall’alto, con un occhio pigro e con l’altro acuto.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Una tela nera su cui cadono sette gocce di giallo e ogni goccia diventa un filo, a volte indipendente e a volte imprescindibile dalle altre.
    La tela nera è la nostra mente, ricca di percorsi non sempre scontati e conosciuti, sulla quale le gocce percorrono queste strade oscure e piene di misteri, stampando poi al termine il loro ghirigoro spesso pieno di follia.
    L’Autore, il fiorentino Mirko Tondi, in questa raccolta di sette racconti descrive in modo asciutto ma chiaro  queste tortuose e, spesso, insondabili strade da cui derivano le nostre azioni e dove perfino il delitto ha una sua spietata logica e, incredibilmente, razionalità. Ognuna di queste storie s’incastra perfettamente dentro l’altra e tutte sono legate tra loro da un’unica matassa  che si dipana, poi, nei finali a sorpresa.
    Perciò, la lettura di questo libro, trascinante e davvero avvincente, lascia dentro di noi più di un dubbio. Ci chiederemo, alla fine, se l’assassino è sempre veramente così colpevole e se una di quelle gocce di giallo potrà un giorno imbrattare anche la tela nera del nostro perbenismo e del conformismo imperante nella società attuale.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Un concetto è lampante nella scrittura di Amanda Nebiolo, scrittrice controversa e mai banale: la naturalezza della poesia sta nel gusto dell’equivoco, nella libertà di poter anche contraddirsi, perché una voce e una mente nel nostro corpo, sono a lavoro sempre tra loro. Vengono fuori stati d’animo, punti di vista, concetti sul mondo; al poeta la capacità di ascoltare questa voce dell’anima liberandosi dalle infrastrutture del mondo moderno, essendo sinceri con la voce del cuore, del proprio io più naturale.
    È quel “Je sentis avant de penser” di Roussoniana memoria, che la Nebiolo mette in atto, riuscendo a scindere il sentire, dal pensare. Essendo sincera in tutto, nel sentire, nell’interpretare e… nel contraddirsi senza paure e senza remore.
    […] Voglio l’autentico. Scelgo l’equivoco. Fisso sulla/carta i miei pensieri aspettando il verde ai semafori/e, in una lingua che non è la mia,/sento le parole sublimarsi in musica.
    Così nella sua pura poesia, vera voce di un’eco sincera, c’è lo spazio meritato al peccato, all’istinto primordiale dell’uomo a concedersi quel lusso, nell’immediatezza del proprio volere. La poesia della Nebiolo può essere anche considerata come una voce tenue ma sentita, che nasce dalle conseguenze del peccato. Forse non ci sarebbe poesia senza peccato, e senza il dramma o la causa che ne segue. Perché la poesia è sincera, diretta; e nel peccato c’è tanta verità; in un uomo che si libera dagli schemi delle leggi sociali e si dona solamente all’istinto. Perché molte volte, per riconoscere di nuovo noi stessi, abbiamo bisogno di peccare, proprio come insegna il Maestro Gaber: […] Cerco un gesto, un gesto naturale/per essere sicuro che questo corpo è mio/cerco un gesto, un gesto naturale/intero come il nostro Io. […]
    Amanda Nebiolo è una scrittrice da leggere spegnendo per un attimo noi stessi, e ascoltando solo le sue parole e quello che ha scoperto e continua a scoprire, innervando le sue critiche sul mondo e sulla gente, di uno sguardo rivelatore, accorto e sincero.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro