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“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • "Sogno amaranto" è una storia d'amore del tutto originale, ma prima di tutto profonda. Un infinito di dolcezza e di amore incondizionato verso l'altro, che è tutto nell'anima più che nel cuore. Fairy è un'insegnante semplice nell'apparire e di aspetto gradevole, Dick è un attore teatrale affermato; un personaggio sul palco così come nella vita, dove indossa la maschera dell'uomo dalle mille donne. Femmine usate e buttate via senza impegnarsi con i sentimenti, che il personaggio percepisce con superficialità, ma l'uomo - nella sua nudità di sentimenti - sente e assapora con tutto il suo spirito.
    Fairy invece, palesa tutto il suo amore nel suo modo di essere e di amare senza reticenze. Una donna convinta di aver visto giusto, negli occhi di quell'uomo dall'aspetto cupo e menefreghista. In quelle pupille l'innamorata ha visto bruciare la stessa passione che lei porta con sé.
    Una storia d'amore che unirà due anime gemelle in un vero paradiso di emozioni empatiche, in un vortice di amore e passione che regna in queste pagine, in questa storia londinese.
    Non limitiamo queste righe a un romanzo d'amore, ma la prospettiva che più merita è uno specchio di riflessione sui sentimenti e su come le persone li mostrano agli altri, molte volte ingannando se stessi e il proprio naturale bisogno di amare ed essere amati.
    Cinzia Luigia Cavallaro è una scrittrice che entra in punta di piedi, ti accompagna in un girovagare di passione, frustrazione, esaltazione, sconforto. Una vallata serena che arriva a spaccarti il cuore nel finale.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

    • Le onde
    • 27 gennaio 2011 alle ore 18:16

    In questo romanzo, Virginia Woolf già dal titolo sottolinea alcune impermanenze della vita umana: la continuità del discontinuo (proprio come il flusso e il riflusso delle onde del mare), il conflitto tra tempo e durata, l'eterno fluire della realtà con i processi di nascita e morte dell'esistenza.
    La scrittrice rifiuta una caratterizzazione dei personaggi in senso tradizionale e la sua concezione della vita appare in tutta la sua chiarezza.
    Concentrandosi sul monologo interiore dei personaggi, la scrittrice riesce a mostrarci l'esperienza del vivere umano: la realtà che si apre agli occhi del lettore riguarda la presa di coscienza della solitudine e l'assorbimento passivo dell'esperienza piuttosto che il suo risolversi in azione.
    L'interesse, quindi, non sembra più concentrato sul problema del tempo: i sei personaggi che compongono la trama sono liberi dalle illusioni temporali: stanno al di là di esso e, contemporaneamente, si specchiano in esso incarnando un qualcosa di spirituale che è immune dall'inganno della realtà mutevole.
    I sei personaggi sono fusi tra loro in un turbinio di emozioni ed esperienze e rivelano la struttura di fondo della personalità umana: la capacità di provare gioie e dolori, il timore della vita (che è uguale a quello della morte), l'essere schiavi delle ns coscienze.
     

    [... continua]
    recensione di Francesca Arangio

  • Generalmente la tradizione critica letteraria divide i personaggi o eroi di un'opera letteraria in "flat" (se questi sono costruiti su una singola idea)o "rounded" (se, invece, sono soggetti a cambiamenti o crescita interiore). In questo caso letterario, Novecento non è il calssico eroe ma, per essere il protagonista principale, ha anche un elevato spessore psicologico sia perchè in preda ad una crisi esistenziale, sia perchè mosso da una grande passione (la musica), da sentimenti puri e, infine, da un'immensa elevatezza d'animo. Nel monologo non vi è una descrizione particolareggiata dei personaggi o della voce narrante che racconta la storia: Baricco non dice nulla della loro storia personale o del loro passato e lascia che il lettore fantastichi su questi, lasciandosi trasportare dalla diverse musiche che fuoriescono dallo scorrere delle pagine.
    Se da un lato il monologo rispetta i codici di fruizione e le regole di finzione di un prodotto artistico (cioè una storia da raccontare attraverso dei luoghi e dei personaggi che agiscono in una trama di eventi legati da un principio di causa-effetto), dall'altro lo scrittore prosegue il suo racconto con una struttura "aperta" che denota la volontà di spiegare la storia, ma un finale "chiuso" perchè il protagonista muore e non lascia che nessun altro raccolga e continui la sua eredità musicale. Il monologo, in sostanza, non sovraesplicita: lascia al lettore libere interpretazioni e intuizioni, permettendo che questi senta la sofferenza di Novecento.

    [... continua]
    recensione di Francesca Arangio