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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

elementi per pagina
  • La storia di Fanes, una leggenda raccontata con semplicità e grande capacità di accattivare il lettore. Una favola, una saga, che ci apre le porte su un regno antico, quello di Fanes per l'appunto, descritto da colei che diverrà la sua regina, Alexa. Un racconto di gesta, di popoli che cambiano, di avidità che chiama guerra. Il declino, la fuga e la ricostruzione all'ombra di intrecci familiari degni delle più grandi favole. Gemelli divisi, fratelli che si ritrovano, ignari. Sullo sfondo Fanes, che come una fenice, rinasce dalle sue ceneri, unendo, finalmente, tutte le razze e sconfiggendo odio e avidità. O almeno così spera Mara, l'ultima sua discendente.
    Molto bello: consigliato.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • Tutti i libri di Durrenmatt si presentano alla nostra lettura in modo sobrio, direi quasi riservato, ma svelano poi lentamente quanta profondità e quanta ansia di comprensione della vita l'autore porti nel suo modo di interrogarsi e di raccontare.
    Anche questo breve testo ci introduce lentamente nella storia: prima spiegando che cosa si intenda con il termine utilizzato per il titolo (panne) e poi ci fa incontrare il protagonista, un commesso viaggiatore che, a causa di un problema alla macchina - la famosa "panne" - è obbligato a pernottare in uno sconosciuto paesino.
    Viene ospitato nell'abitazione vecchio stile di un giudice a riposo che lo invita alla sua cena, in compagnia di alcuni suoi amici, tutti ormai ottuagenari ed ex uomini di legge, che gli chiedono di partecipare al "gioco": così definiscono il loro unico passatempo, e cioè quello di rifare famosi processi storici.
    E' evidente che questo famoso "gioco" sarà certo più interessante nel caso in cui si presenti una persona reale che risponda alle domande in veste di imputato.
    Il protagonista accetta divertito: si aspettava una piccola avventura femminile, si aspettava di cenare in una comoda osteria fra gente allegra, e si ritrova invece a rispondere, senza nemmeno accorgersene, fra bottiglie di vini prestigiosi ed una cena sopraffina, alle insidiose ed incalzanti domande di uno degli anziani che riveste il ruolo di pubblico ministero.
    Ed è proprio in questo modo che verrà accusato di assassinio per aver provocato, più o meno inconsapevolmente, la morte del suo diretto superiore, un delitto che, chiaramente, non avrebbe mai potuto arrivare alla giustizia, ma solamente in questo preciso contesto viene messo in luce.
    Ormai è a tal punto evidente persino alla coscienza del protagonista che questi, dopo essere stato giudicato colpevole di morte,mentre risale nella sua camera, sul far del giorno, prenderà l'unica decisione coerente, anche se spiazzerà completamente i suoi ospiti.

    Amaro e profondamente triste, ancora una volta Durrenmatt conferma il suo intento nel dimostrare quanto sia difficile e complessa la realtà profonda dell'animo umano.

    [... continua]
    recensione di Niva Ragazzi

  • Il legame più misterioso e affascinante - e forse anche meno compreso – della nostra umana essenza è quello che lega la parola e l’immagine, la denominazione della realtà e la sua rappresentazione. Seppure scienze come la linguistica, la psicologia, la semiologia, abbiano provato ad indagare questo nodo, è stata da sempre la poesia a proporre gli interrogativi e le risposte più interessanti, in quel suo modo figurato e realissimo di evocare dalle parole le immagini e i pensieri.
    Quest’ultima opera di Giuseppe Napolitano, "poeta delle avventure totali di riscatto della poesia" (U. Piscopo), ruota intorno a questo dilemma, ma capovolge straordinariamente il punto di inizio della creazione artistica, "entrando quasi come un attore nella pièce teatrale" (M. Carlino) a raccogliere le suggestioni provocate da 18 opere del pittore Normanno Soscia. L’esperimento risponde all’interrogativo espresso da Napolitano nella sua Confessione: “è possibile esprimersi allo stesso modo, con la stessa intensità, in forme espressive diverse quali sono la pittura e la poesia?”. La soluzione dell’enigma è affidata al lettore attraverso questa intensissima associazione di versi e colori, parole e figure, in “una consapevole impresa regalata a domani”.
    Un interrogativo sospeso nell’atto della risposta, non una sfida tra i due mondi artistici ma un imperativo quasi categorico che ha "acchiappato" l’animo del poeta, il quale ha così tentato di assecondare le voci ammaliatrici dei mondi disegnati da Soscia. Ed ecco allora che la realtà e la sua storia si confondono nell’universo onirico che un venditore ambulante porta a spasso sul suo carretto; Salomè si trasforma nella femminea delusione di un futuro perduto; un equilibrista incarna l’ansia del domani, mentre una piuma suggerisce la possibilità che la fantasia sia la chiave di salvezza da un mondo, da cui scale sembrano portare lontano ma finiscono in nessun luogo. In questo universo di uomini ingannevoli e donne ricche di una sensualità che sembra delusa, in cui la finzione, che si  materializza in forme di 'tivvù' e specchi, diviene simbolo, e insieme quasi rimedio, del fallimento umano, aleggia leggera la perenne ironia sia del poeta che del pittore, entrambi sospesi a formulare un "indovinello che ognuno scioglie a modo suo".      

    [... continua]
    recensione di Sabina Mitrano

  • Una "poetica spuria", dove Luciano Lodoli colleziona suggestioni. Sensazioni che traspaiono come poesie allo stato embrionale. Rousseau diceva "Je sentis avant de penser". E' l'avvertire che interessa a Luciano Lodoli, il collezionare stati d'animo e sentirsi pungere allo stomaco: ogni emozione lo fa in maniera diversa. Così, non ha grande importanza se una poesia si sciogle come una galaverna al primo sole. La si è sognata e si è dileguata in silenzio durante il risveglio, ma la cosa prioritaria è che la si è vissuta. Il nostro corpo rimane intriso da quell'emozione, pur in un vuoto di parole.
    La poesia di Lodoli è rinchiusa in una metrica scarna accompagnata da un sottofondo a un solo tono. Nel suo paniere raccoglie semplici emozioni ancora vive, convinto che la semplicità sia la vera amica della verità e di una coscienza pronta ad accogliere emozioni tenui o vivaci. Nasce così la sua poesia: da sorgenti profonde e lontane, ma quando arriva a lambire le sponde della casa del poeta, l'acqua è fresca e pura, e si svela ai suoi occhi con naturalezza.
    E' una narrazione lenta che va lontano, dove c'è bisogno di tempo per raccogliere i pezzi senza tralasciare nulla. Luciano Lodoli è uno psicoterapeuta e la sua passione per i viaggi introspettivi è come un respiro ritmato che traspare da queste pagine. Un linguaggio sempre volutamente semplice che racchiude sottigliezze e caverne da esplorare. Quello di Lodoli, è un'inchiostro che galleggia nel grande mare dell'uomo moderno che si riflette allo specchio. Poesie da leggere con spirito e mente, perché da questa raccolta oltre che a sentire si può anche imparare.

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    recensione di Paolo Coiro

  • "La verità in frantumi" è un libro che si legge tutto d’un fiato, rapiti dagli eventi narrati e proiettati fin dal primo capitolo in un tempo che, seppure a noi contemporaneo, ha un sapore mitico, plasmato da una natura aspra come l’Aspro-monte.
    Anche i personaggi che si alternano nella narrazione sono duri, governati da leggi dettate dal sangue prima che dallo Stato. Le loro voci ricostruiscono le tante sfumature di una medesima storia, che si arricchisce di particolari e significati proprio grazie alla compresenza di diversi punti di vista. Ognuno ha una propria verità, perché la verità forse non esiste o forse è qualcosa che sfuma in frammenti che soltanto uno sguardo distante può ricomporre.
    Luca, Angela, Marco, Salvatore Barreca, Don Sebastiano Marra, Domenico Barreca, Rocco Marra, Teresa Barreca, Lucia Marra... sono le voci di due famiglie che si contrastano, si alleano, tornano a guardarsi con sospetto, partecipando ognuna alla propria parte di storia. Fra tante voci appartenenti alla terra calabra, non stona la voce di un tenente "polentone", venuto dal lontano Friuli e isolato come in un inferno. Sebbene suo desiderio sia lasciare il più presto possibile quella terra su cui alla stregua di mandrie transitano camion di detriti e carichi di armi e droga, forse il biondo tenente ha compreso più di quanto egli stesso non creda. Per questo la sua voce, all'apparenza estranea, è essenziale al completamento del mosaico delle verità. 
    Con questo romanzo Giuseppe Pipino si interroga sulla Verità e al contempo ci regala un intenso spaccato dell'Aspromonte, che si apre con una prospettiva amplificata da uno sguardo bambino e termina con gli occhi del ricordo di un vecchio. In questo modo si chiude un circolo, si chiude un tempo e una saga familiare nel riconoscimento che bene e male sono solo piccole increspature di un unico Mare.

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    recensione di Alessandra Gorlero

  • Un classico della letteratura libertaria. Junger ci ricorda che il mondo cambia e con esso cambia anche la libertà:  non la sua natura, ma la sua forma, perchè la libertà è imperitura, pur essendo costretta di volta in volta a rivestire i panni del tempo. Dobbiamo fare in modo che la libertà da noi ereditata si incarni nelle forme coniate dall' incontro con la necessità storica: per non smarrirsi nel mondo delle illusioni è fondamentale non perdere mai di vista il necessario. Il vero problema, afferma Junger, è piuttosto che una grande maggioranza non vuole la libertà, anzi, la teme, in sintonia con quanto dice Fromm nella "Fuga dalla libertà", poichè la libertà è esistenza - un accordo consapevole con l' esistenza.

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    recensione di Hor Russomanno

  • Uno scrittore sudafricano avanti con l’età e residente a Sydney (il Senor C.). Una giovane vicina di casa di origine filippina, in cerca di un lavoro ma senza alcuna fretta. Il compagno di lei, un investitore dedito agli affari e senza troppi scrupoli.
    Coetzee gioca tra finzione ed elementi autobiografici mettendo in campo le opinioni del Señor C. (o forse quelle dello stesso Coetzee) su politica e società attuali, destinate a dar luogo al saggio "Opinioni forti", richiesta di un editore tedesco all’anziano scrittore protagonista del libro. "Diario di un anno difficile" è una partitura a tre voci: la prima voce è formata dai capitoli che compongono il saggio, la seconda voce sono i pensieri che occupano la mente del Señor C. a seguito dell’incontro con la giovane e attraente Anja, da ultimo vi sono i pensieri di Anja e i dialoghi con il suo compagno.  Anziché alternare le voci, Coetzee sceglie di farle scorrere in parallelo sulla pagina, cosicché contemporaneamente ci troviamo a seguire il lavoro dello scrittore, le sue riflessioni più intime e le reazioni della vicina di casa all’avvicinamento da parte dell’uomo.
    Incontrata per la prima volta nel locale lavanderia dello stabile, Anja con la sua bellezza provocante risveglia nel Señor C. pensieri che lui stesso riconosce come oramai inadeguati all’età. Dal canto suo Anja, conscia dell’effetto che provoca sugli uomini, è divertita dall’interesse del vicino di casa e accetta la sua proposta di lavoro temporaneo come dattilografa. Il Señor C. è infatti affetto da una malattia che gli rende difficile la scrittura: per questo accompagna annotazioni di difficile interpretazioni alla registrazione vocale dei capitoli del suo saggio, che affida ad Anja affinché li trascriva a computer.
    Anja, a dispetto della sua formazione internazionale, è rimasta una ragazza che sa molto poco di lettere; ha uno sguardo disincantato sulla vita e la politica di cui C. scrive la annoia. Scrittore e dattilografa non potrebbero essere più diversi, “vicini lontani”: eppure dai loro dialoghi, non di rado punzecchianti fino a giungere alla lite, nascono in entrambi riflessioni che li porteranno a modificare la propria visione delle cose.
    Oltre che per la forma con cui giustappone voci diverse (compresa la voce dell’autore che a tratti si confonde con quella del Señor C.), "Diario di un anno difficile" è un testo molto interessante per le “opinioni forti” e le “opinioni tenere” che racchiude. 

    [... continua]
    recensione di Alessandra Gorlero

  • Ogni amante del genere giallo conosce sicuramente questa splendida autrice ed il suo  fantasioso eroe, Lord Peter Wimsey.
    Anche in questo caso si tratta di un omicidio, ma sarà arduo per Lord Peter venirne a capo, preso com'è dal suo fresco matrimonio e dalla sua luna di miele che, nonostante tutti i programmi minuziosi ed i suoi progetti, si rivelerà assolutamente insolita, ma non priva di brividi e follie.
    Una commedia soffice e sorridente in cui seguiamo con interesse i due sposi che si sistemano in un vecchio cottage nel fondo della campagna inglese per trascorrervi la luna di miele: molti disagi e molti problemi, numerosi e vari personaggi del luogo descritti nella loro peculiare personalità tramite un fuoco d'artificio di dialoghi e battibecchi senza un attimo di tregua.
    E Lord Peter arriverà anche alla soluzione dell'omicidio, svelando lati nascosti - non per questo meno compassionevoli - del suo carattere, che ce lo fa giustamente apprezzare.

    [... continua]
    recensione di Niva Ragazzi

    • Sister
    • 06 luglio 2011 alle ore 17:54

    Il dolore è amore trasformato in mancanza eterna (di una persona). Un capolavoro. Una lettura compulsiva, avvincente. Uno strano thriller emotivo.
    Comincia con Beatrice che scrive a sua sorella, Tess. Una lettera piena d'amore, rimpianto, paura. Solo dopo qualche pagina, il lettore capisce la verità: Tess è morta. La lettera continua fino al punto dove Beatrice “scrive” che ha scoperto chi l'ha uccisa e che glielo spiegherà, ma non subito, le racconterà tutta la storia.
    La narrazione di una stupenda storia d'amore inizia. La storia di due sorelle, un legame tenuto insieme da vicinanza, amore, affetto. Solo una persona capace di un amore simile, può andare incontro ad una tortura simile per cercare di provare che la sorella che conosce meglio di tutti, la sorella con cui ha condiviso una tragedia familiare così forte, la sorella così differente da lei, non avrebbe mai e poi mai commesso un suicidio. Beatrice svela la storia di una gioventù segnata dalla perdita di un fratello a causa della fibrosi cistica, il legame forte tra due sorelle, che non solo hanno perso un fratello, ma il cui padre le ha abbandonate per rifarsi una vita. Dipinge la sorella in un modo tale che il lettore quasi conosce Tess come se fosse viva. Descrive gli ultimi mesi della sua vita, come si è accorta di essere incinta di un uomo, che non avrebbe mai fatto parte della sua vita. Come era riuscita a circondarsi da belle persone, anche se sola per tanti versi. Il suo bambino, al quale è diagnosticata una fibrosi cistica, e un esperimento, una cura miracolosa, a darle speranza. Ma da qualche parte qualcosa dev'essere andata storta e i fatti si rivelano come un castello di sabbia  spazzato via da una mareggiata, lasciando il dolore, l'angoscia e un buco nel cuore e nella vita di Beatrice. La battaglia di una sorella per cercare la verità, anche se nessuno le crede (nemmeno sua madre), anche rischiando la propria vita. Una storia d'amore, di tenacia, coraggio, speranza. Molto commovente: non si riescono quasi a trattenere le lacrime, una pagina dopo l'altra. Contemporaneamente, fortemente irritante: il lettore sentirà il bisogno di schiaffeggiare il poliziotto. Ma è un libro che calda il cuore: anche chi non ha mai avuto una sorella può comprendere le sensazioni di Beatrice e il suo dolore, nei bei ricordi di sua sorella. Sulla copertina: “Sei scomparsa. Sto venendo a cercarti... SORELLA”.
    Da non perdere.

    [... continua]
    recensione di Katia Guido

  • Questo è un vero piccolo gioiello, dedicato e scritto per i ragazzi ma che può e deve essere letto dagli adulti.
    Anche se è stato scritto nel 1955, non ha perso nulla dello smalto e della freschezza che l'hanno contraddistinto fin dall'inizio.
    Il protagonista, Mickel, vive insieme alla nonna ed al suo amatissimo cane Bobbe, sulla costa svedese ed aspetta fiducioso il ritorno del padre, partito da anni per mare a bordo del brigantino Tre Gigli - che dà il titolo al libro - e naufragato senza più dare notizie di sé.
    In queste pagine si trova di tutto: ladri e padroni cattivi, pecore di casa e aringhe fredde, odore di vento che porta naufragi, ma soprattutto, troviamo l'incantevole candore di un bambino che vive intensamente ogni minuto e sa trovare, per ogni minuto, una goccia di speranza.

    [... continua]
    recensione di Niva Ragazzi

  • "Cent’anni di solitudine" lo si può abbandonare alla terza pagina oppure amarlo dalla prima parola, da quell’inizio che è già proiettato in futuro e avvolto in un alone di misteriosa anticipazione. Io ho attraversato entrambi i momenti, abbandonando il libro per riprenderlo anni dopo e amarlo come merita.
    La magia irrompe prepotente – eppure con passo naturale  –  all’interno del quotidiano, con i morti che si aggirano fra i vivi e i presagi che vengono vissuti con la tranquillità di utili indicazioni. I personaggi si susseguono con nomi ripetuti, dal bizzarro José Arcadio che, novello Mosé di un Nuovo Mondo dove tutto pare funzionare secondo leggi sovvertite, parte alla testa di un drappello di uomini alla ricerca di una Terra non promessa, fino all’ultimo discendente che mette fine ad una stirpe segnata dalla solitudine.
    La solitudine è esplicitata come carattere dominante della famiglia Buendía, e metonimicamente dell’umanità tutta, in un romanzo in cui avvenimenti e personaggi sono fortemente simbolici fino a costituire un campionario dell’umanità, delle sue caratteristiche, della sua forza e dei suoi difetti. L’amore è, come sempre per García Marquez, venato di follia e di ossessione, indissolubilmente legato alla sofferenza e persino alla morte. Una forte carica erotica è presente in tutto il libro, e si coniuga spesso all’elemento di dismisura favolosa o fiabesca che costituisce un altro tratto costante del romanzo. La ripetizione ossessiva dei nomi all’interno delle generazioni è un elemento che enfatizza il senso di circolarità del tempo e il carattere di predestinazione associato alla parola. Nomen omen, sembra saperlo Ursula quando considera che tutti gli Aureliani della famiglia hanno un temperamento più riflessivo e deciso, mentre i José Arcadio sono più impulsivi. Ursula incarna il collante di una famiglia che tende a disperdersi parallelamente al suo sfibrarsi di vecchiaia.
    L’occhio dello scrittore abbraccia un intero secolo di solitudine in una narrazione neutrale, senza traccia di riprovazione o giudizio alcuno, senza chiedere al lettore empatia o identificazione, ma piuttosto il riconoscimento di tratti caratteristici dell’umanità, che si trovano distillati all’interno di quel microcosmo simbolico che è Macondo. 
    La prosa di Marquez fiorisce rigogliosa e naturale come la vegetazione tropicale, storie ed incisi germinano l’uno sull’altro con una prolificità spontanea che affascina e tiene incollati pagina dopo pagina. 

    [... continua]
    recensione di Alessandra Gorlero