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Recensioni

“Pensare prima di parlare è la parola d'ordine del critico. Parlare prima di pensare è quella del creatore”
Edward Morgan Forster


Protagonisti di questa pagina sono i libri dei nostri autori e quelli di nomi celebri; se anche tu hai pubblicato un libro e vuoi farlo recensire, chiedi alla Redazione cosa fare.
Se invece ti piace scrivere recensioni, scopri come entrare a far parte del Comitato dei lettori.

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  • Per chi è appassionato di vino, dopo aver letto questo libro, ti vien voglia di metterlo in valigia e intraprendere lo stesso viaggio di Slawka G. Scarso: girare la nostra bella Italia, da nord a sud, dal Müller Thurgau del Trentino, al Nero d'Avola della Sicilia. "Il vino in Italia" è un'operazione editoriale perfetta, perché dentro c'è di tutto: c'è l'esperienza di un'affermata giornalista di vino, c'è la storia di tanti viticoltori che svolgono con passione un mestiere fatto di duro lavoro ma anche di tanta poesia. Ci sono consigli utili su dove andare a pranzare, di locande e trattorie dove puoi assaggiare la genuinità e la bontà dell'inestimabile patrimonio italiano: la cucina. C'è una moltitudine di vini per tutti i gusti e per tutte le tasche.
    E' un viaggio dai mille odori, dalle mille emozioni, dalle mille storie. Ci sono regioni storiche del vino, come il Piemonte o la Puglia, ma ci sono anche tante gradevolissime sorprese, di posti dove, pur di far vino, si trovano compromessi con la natura. Tra i tratti più affascinanti di questa guida romanzata, c'è l'incontro diretto con i produttori. Slawka si fa raccontare come si gestisce un'azienda vinicola, se si tratta di una tradizione di famiglia o di un'illuminazione, di una scelta di vita. Quali sono i sogni o le difficoltà di un mercato, dove spesso, il marketing su scala internazionale scalcia via la qualità di tanti piccoli produttori.
    Ma ciò che l'autrice sottolinea è l'orgoglio che mettono questi viticoltori nel portare avanti le loro sfide, e tanti piccoli sogni. Il successo è determinato dal duro lavoro, dall'esperienza e dall'innovazione introdotta dalle nuove generazioni. Agganciato ai cardini della tradizione e del progresso, il livello qualitativo del vino italiano conserverà sempre una posizione di primo piano sul panorama enologico mondiale.
    "Il vino in Italia" sono ben 368 pagine che racchiudono un invito a viaggiare per vino, "perché chi viaggia per vino, sa bene che il vino è solo parte di un territorio fatto anche di cibo, natura e arte".

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Si tratta di un libro di racconti pubblicato nel 1934, quando ormai l'autrice, che proveniva da una antica e facoltosa famiglia di New York, si era già fatta conoscere al grande pubblico.
    Straordinario il racconto d'apertura, Febbre romana, in cui due donne ormai mature accompagnano in vacanza a Roma le rispettive figlie. Mentre il pomeriggio trascolora nella sera, i sentimenti di rabbia, invidia, rancore vengono a poco a poco a galla, tornano i ricordi e si svelano segreti che con un capovolgimento finale, come uno scorpione, pungeranno laddove ci si sentiva praticamente invulnerabili.
    Perfido il secondo racconto, con la descrizione di queste signore dell'alta borghesia che si riuniscono in un loro piccolo circolo culturale, credendosi altamente intellettuali e al di sopra dei comuni mortali.
    Si racconta poi della facilità con cui una signora riesce a sopravvivere e navigare nell'incerto mare della munificenza consentitale da vari matrimoni, senza mai completamente abbandonare i vari mariti, mentre l'ultimo racconto, dolente e accorato, ci presenta una signora ripudiata dal mondo chiuso del suo gruppo sociale a causa del suo divorziio dal marito e del suo successivo matrimonio, che vede la figlia ripercorrere i suoi stessi passi. Disperata all'idea che la figlia debba anche lei essere rifiutata dal suo mondo ed essere destinata al suo stesso doloroso calvario, si troverà davanti ai cambiamenti di questo stesso ambiente, che accetta nei giovani quanto non perdona nei più vecchi.
    I protagonisti dei romanzi e dei racconti di Edith Wharton, una vera esponente di quella società aristocratica e dei ceti privilegiati nordamericani da lei tanto fustigati, vivono in genere sempre combattuti, vittime delle convenzioni, desiderosi di esperienze intellettuali ed emotive, specialmente le sue donne, che tuttavia verranno o emarginate dal gruppo, oppure chiuse e bloccate in questo sistema che le distruggerà.
    Si tratta del tema costante dei suoi romanzi, nei quali l'autrice affianca ad un linguaggio sempre educato,  una corrosiva ironia nell'osservazione delle leggi e dei costumi che regolano una società perbenista e ipocrita.

    [... continua]
    recensione di Niva Ragazzi

  • Quando si vuole citare un romanzo ponderoso e complesso, tutti fanno riferimento a “Guerra e pace”, anche coloro che non lo hanno mai letto, dimostrando come l’opera di Tolsoj sia entrata, a buon diritto, nell’immaginario collettivo.
    Il libro racconta la storia di alcune famiglie dell’aristocrazia russa durante la campagna napoleonica in Russia e i complicati intrecci che le fanno interagire, mentre, più procedono gli eventi, e più Tolstoj nega ai protagonisti ogni facoltà di scelta: le gioie e le sventure di ognuno sono rigidamente determinate da una sorta di fato o necessità imprescindibile.
    Denso di riferimenti filosofici, scientifici e storici, il racconto coniuga la forza della storicità, la precisione drammaturgica (indimenticabile è il “ritratto” di Napoleone) e la descrizione puntuale degli eventi, da quelli colossali come la battaglia di Borodino a quelli più intimi dei singoli personaggi. Notevole è, infatti, la descrizione del tentativo di Napoleone di conquistare la capitale Mosca con la conseguente disfatta e la precipitosa ritirata dei francesi davanti all’impetuosa carica dei cosacchi.
    "Guerra e pace", quindi, è considerato da molti critici un romanzo storico tra i più importanti di tutte le letterature, in quanto offre un ampio affresco della nobiltà russa nel periodo napoleonico mescolando personaggi realmente esistiti a personaggi di fantasia; fra loro, s'imprimono soprattutto nella memoria le figure di Natalija Rostova ("Nataša") e Pierre Bezuchov il quale, ricevuta un'eredità inattesa, è improvvisamente costretto ad assumersi le responsabilità di un nobile e tenta, invano, di coniugarle con la propria idea di giustizia sociale.
    In conclusione, ancora oggi, a distanza di molti decenni, il libro conserva intatte la verità e la forza che ci fanno amare tutti i suoi personaggi, nei quali troviamo tanta parte di noi stessi e delle nostre più profonde aspirazioni.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Rocco e Riccardo sono due fratelli, ma sono anche molto di più. Sono due esistenze nelle quali Paolo Fiore si getta a peso morto, per scindere, attraverso una prosa fluida e poetica, i caratteri psicologici di un romanzo che sembra essersi scritto da sé. E' una storia che ti entra dentro e che non ti abbandona, trascinato via dalla profondità dei personaggi e dalla loro leggera complessità, più che dalla trama.
    Riccardo ha una grande passione per la letteratura, mentre Rocco vive in un universo tutto suo. Seduto da mattina a sera su una sedia, dondolandosi senza tregua avanti e indietro e fissando attento lo scorrere del tempo su un grande orologio.
    L'esistenza di Riccardo e Rocco, è sconvolta da fatti e persone: dalla misteriosa morte della madre e da un padre lontano da loro, per carattere e attitudini.
    I due fratelli possono essere anche un'unica persona, perché entrambi scappano da qualcosa, entrambi non si fermano. E' forse questo l'aspetto che più vuole evidenziare Paolo Fiore: una fuga dalla realtà, un rifugio che non sentono mai troppo vicino. L'unica soluzione per riprendere a guardarsi dentro senza lente, è fissare in faccia la realtà delle cose: sguazzare anche nella follia, ma renderla viva e presente, perché è in quella follia che è nascosto tutto.
    "Quando riuscirai a fermarti?" è una domanda che messamente Riccardo rivolge a Rocco, ma forse è soprattutto una domanda che rivolge a se stesso, riuscendo, nel finale, attraverso una racconto surreale, a buttar fuori i suoi fantasmi. La grandezza di questo romanzo è affiancare la letteratura alla psicanalisi, rafforzando una convinzione che vede i due emisferi quasi sovrapporsi, perché la vera letteratura nasce dal caos dell'uomo moderno.
    Riccardo riesce a salvare se stesso grazie alla sua passione per i libri, per le tante storie di inchiostro che non lo hanno mai abbandonato. Rocco, invece, ha deciso da subito di non affrontare questo mondo pieno di imprevisti o forse lo affronta a modo suo.
    "Quando riuscirai a fermarti?" non è solo un romanzo, ma una storia pregna di spunti da decriptare e su cui poter discutere a lungo. Merito a Paolo Fiore, un uomo che fa il medico e che di materia plastica per i suoi romanzi, ne ha davanti a sé tutti i giorni.

    [... continua]
    recensione di Paolo Coiro

  • Sentimentale, passionale, filosofico, sociale, politico, istruttivo, visivo, etico, emozionale, evocativo, concreto, esistenziale, intimo… un libro di pensieri ti permette di spaziare, di cambiare punto di vista, anche di contraddirti se necessario. Un libro di pensieri brevi, di aforismi, ti accompagna con leggerezza, ti lascia, poi ritorna. Puoi leggerlo tutto d'un fiato, puoi aprirlo a caso e trovare un'illuminazione, puoi rileggerlo e sorprenderti per una nuova scoperta o cercare, trovare un'immagine dietro una singola parola, forme che non avevi notato, pensieri che avevi scacciato. Puoi anche non essere d'accordo con questo o quell'aforisma, qualcuno potrebbe non piacerti, ma essere critici non farà altro che aprirti al confronto, con te stesso e con l'autore.
    "In sintesi" di Amanda Nebiolo assolve a questo compito con sincerità e naturalezza. Riesce a colorarti la giornata, a lasciarti un consiglio o a farti riflettere. Interagisce con te, con il tuo umore in quel momento, con i pensieri che ti passano per la testa, con le piccole azioni quotidiane. Dilata il tempo, quell'attimo di pausa in cui i pensieri cominciano a correre e non si fermano più e poi si uniscono l'uno all'altro diventando una lunga catena. È interattivo, come oggi è necessario, interattivo e breve! Forse perché “Le troppe parole/possono infrangere qualunque incanto”, sicuramente perché la sensibilità di Amanda Nebiolo è al passo coi tempi, in un momento storico in cui quasi tutti hanno gli strumenti culturali per “interagire” e quasi nessuno ha tempo di farlo. È un invito alla lettura come momento intimo, personale, che ti permette di trovare la chiave dentro di te per aprirti al mondo.
    Scrivere vuol dire esprimersi. Scrivere con sincerità e passione vuol dire esprimersi talmente a fondo da restare nudi, nei propri pensieri, davanti al lettore. Ogni aforisma di Amanda è un regalo, sta al lettore farne l'uso migliore.

    [... continua]
    recensione di Tommaso Valente

  • Ci sono diversi modi per raccontare la propria città: se ne possono descrivere in maniera sistematica i monumenti, gli scorci, le tradizioni, i fatti notevoli, oppure si può scegliere di affidarsi ai propri ricordi, per far rivivere luoghi, odori, persone che continuano a rappresentarne l’essenza dentro di noi. In questa raccolta Gordiano Lupi svela ai lettori l’anima della “sua” Piombino, esplicitando in un sol colpo, nella premessa, la chiave di lettura e lo stile a tratti tagliente con cui alterna racconti fantastici a veri e propri amarcord, come l’inno iniziale alle semplici bocche di leone, tipici dolcetti locali simili alle madeleines, meno nobili di queste ma amatissime dallo scrittore per la capacità evocativa di un tempo fatto di merende semplici e sapori di casa, o il ricordo del passaggio del giro d’Italia nella città, evento fugace e al tempo stesso intriso di aspettative. C’è il passato ma anche il presente in queste storie piombinesi, piccoli cammei che diventano spesso occasione per considerazioni di ampio respiro sulle sorti dei luoghi simbolo delle realtà locali. Tale è l’omaggio allo scomparso  Cinema Teatro Sempione, “… lo trovavi in corso Italia a Piombino, lato acciaierie, immerso nel sudore degli operai e nei quartieri popolari dove la gente faticava per arrivare a fine mese e per far crescere i figli”. Talvolta, sfogliando le pagine, ci si ritrova in ambientazioni oscure, torbide, da brivido lungo la schiena, indizio della predilezione di Lupi per il genere horror e i racconti del mistero, due delle tante passioni dello scrittore… Per fortuna, quasi come una sorta di contraltare, la seconda metà del libro riporta i lettori nel più rassicurante universo della tradizione culinaria piombinese, fatta di ingredienti semplici, spesso umili, alla base di ricette che l’autore chiosa con valutazioni personali, varianti e preziosi suggerimenti. Chiudendo il libro non si può far altro che cimentarsi in qualche manicaretto, facendo tanta, tanta attenzione nel maneggiare i coltelli…

    [... continua]

  • Secondo il mito orfico (tratto dalla leggenda di Orfeo che andò nel mondo dei morti per farsi ridare indietro la donna amata, Euridice e che l'avrebbe riavuta solo se non si fosse mai voltato a vederla durante il tragitto che conduceva dal mondo dei morti a quello dei vivi) si crede che l’anima sia di origine divina e che cada sulla terra imprigionata nel corpo a causa di una colpa originaria. Il suo fine ultimo è quello di ritornare alla patria celeste, suo luogo originario.
    PoesiAnima racconta la forma e la voce dell'anima. Nei versi dell'autore si ha l'impressione di vederla e di sentirla ogni giorno.
    L'anima ha la forma dell'albero davanti casa, del gatto della vicina, dei colli bolognesi, di una bambola Chancay, di un sasso, di una bambina, del mare.
    L'anima ha la forma di un quanto e dell'universo intero. La sua voce, quando inizia lunghi discorsi, parte dal canto degli uccelli e continua con il fruscio del vento per concludere con un assolo di musica rock.
    La forma e la voce dell'anima sono il mio e il tuo corpo, la mia e la tua voce, il mio e il tuo pensiero.
    Le poesie di Matteo Cotugno sono tutto ciò: un linguaggio sconosciuto e al tempo stesso familiare; una voce che sale da dentro, che inconsapevolmente affiora quando meno te lo aspetti e plasma la realtà al tuo sentire; un "do ut des" ebbro e sovraeccitato; una catarsi di fenomeni. Sono le nostre più intime sensazioni che diventano reinterpretabili, scomponibili e ricomponibili come in un puzzle, di cui conosciamo ogni sfumatura perché esse scavalcano i confini del non-detto.

    [... continua]
    recensione di Francesca Arangio

  • Il romanzo racconta le disavventure di tre quarantenni, amici d’infanzia, divenuti però più cinici e distanti, di fronte ad una realtà sconvolgente come può essere soltanto la prospettiva dell’imminente fine del mondo, alla quale ognuno di loro reagisce a seconda della propria indole e cerca di dare una risposta.
    Edoardo è l’Io narrante, Michele uno scrittore, più preoccupato di aver perso la propria ispirazione che della prossima catastrofe e Giovanni un assessore che, da buon politico, è abituato a minimizzare e quasi ignorare la realtà della situazione, perso nei suoi futili impegni mondani.
    Il nostro Autore, perciò, con la sua narrazione ci obbliga a  volte a sorridere, altre a riflettere sulle miserie umane che appartengono a tutti noi, ma che cerchiamo di non lasciar trapelare, presi dal vortice dei mille impegni quotidiani e che solo di fronte ad un avvenimento straordinario emergono in tutta la loro drammaticità.
    Con la sua pungente ironia, già evidente dal titolo paradossale, infatti, Francesco Franceschini legge la nostra epoca in chiave grottesca, mettendone in evidenza tutte le contraddizioni e le paure; perciò la vera morale, forse, è comprendere che non bisogna farsi troppe domande, né pretendere risposte, ma soltanto vivere al meglio ogni giorno.

    [... continua]
    recensione di Antonio Colosimo

  • Sai cos'è Packingtown? E' il quartiere dei macelli di Chicago e dopo aver letto questo libro non potrai dimenticarlo mai più.
    All'inizio del '900 è qui che si ritrovano a elemosinare lavoro migliaia di emigranti. Partiti dalle terre d'origine con grandi speranze, si ritroveranno a essere minuscoli ingranaggi di una macchina enorme che influenza la vita di un'intera nazione: soldi, corruzione, vita politica, scambio di voti, violenze, abbrutimento, assenza di diritti, sfruttamento dei lavoratori, questi sono alcuni degli ingredienti del capitalismo delle origini. E Sinclair denuncia tutto in un romanzo che ha fatto epoca, e suscitato molti  dibattiti.
    Un romanzo che rappresenta una critica aspra della società di allora ma che non ha perso nel tempo la sua attualità, perché ci dimostra quanto è stato fatto e quanto ancora si può fare.
    La Giungla di Sinclair è un libro potente e impegnativo, che fa riflettere e che racconta senza fronzoli, anche con descrizioni crude, vicende che a Packingtown erano all'ordine del giorno (e chissà in quanti Paesi "emergenti" lo sono ancora!).
    Il confine tra il romanzo, il saggio e l'articolo giornalistico è sottile e spesso non si distingue perché miscelato con sapienza. Sinclair si conferma un narratore attento e puntuale, un intellettuale critico nei confronti del primitivo meccanismo industrializzazione-politica-soldi-diritti dei lavoratori che ha avuto il coraggio e la sensibilità necessari per mettere la propria penna a disposizione dei più deboli.
    Non è una lettura per tutti, anzi, è vivamente sconsigliata ai vegetariani e agli animalisti.

    [... continua]
    recensione di Luigi De Luca